SIMON SCARROW.
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LA BATTAGLIA FINALE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 5.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Eagle's Prey. 2004. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Roberto Lanzi.
2013. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO VENTIQUATTRO.
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Il generale Plauzio si avvicin lentamente al punto in cui i soldati erano stati tenuti i prigionieri,
seguito dallo sguardo nervoso dei suoi ufficiali. Cerano solo i centurioni della Terza Coorte, ma anche
il legato Vespasiano, i tribuni anziani di questo, il prefetto di campo della Seconda e tutti gli alti
ufficiali delle altre tre legioni che avrebbero dovuto assistere allesecuzione di quella mattina. Solo
alcuni parlottavano, e a voce talmente bassa da risultare appena udibili tra il picchiettio costante della
pioggia. Tutti gli altri fissavano il comandante dellesercito, stringendosi addosso i mantelli. Il grasso
usato per renderli impermeabili, scaldato dal calore dei corpi, stava rilasciando un intenso odore di
muffa che Vespasiano aveva sempre ritenuto oltremodo nauseante. Gli ricordava la conceria di pelle di
mulo di suo zio a Reate: il terrificante puzzo oleoso che aleggiava come una cappa sulle botteghe
fumanti e il giuramento di lui giovane di non intraprendere mai alcuna attivit che avesse a che fare con
quei disgraziati animali.
Tornando a concentrarsi sul presente, Vespasiano osserv Massimo e gli altri ufficiali della
Terza Coorte. Difficile non avere compassione di questi ultimi. Era toccato loro un cattivo comandante
e non si erano meritati le severe punizioni inflitte. Nonostante i tanti anni di esperienza, Massimo
mancava totalmente della tempra morale e dellautocontrollo richiesti a un comandante di coorte. Un
classico esempio di promozione immeritata e delle conseguenze della pericolosa investitura di un uomo
che, semplicemente, non era allaltezza del compito. Vespasiano si rammaric profondamente di averlo
accettato nella sua II Legione e si chiese quanti degli ufficiali schierati accanto al comandante di coorte
avrebbero avuto la carriera rovinata dalle vicende degli ultimi giorni. Alcuni erano degli ottimi soldati,
riflett il legato. Tullio era ormai anziano e nel giro di un paio di anni avrebbe terminato il suo periodo
di servizio, ma aveva esperienza e nervi saldi e non avrebbe mai deluso i suoi compagni. Il centurione
Macrone era un ufficiale altamente affidabile e per molti versi anche il centurione ideale: coraggioso,
pieno di risorse e resistente come il cuoio invecchiato. Poco fantasioso, forse, ma in un centurione
quella poteva anche considerarsi una virt. Degli altri due, invece, Vespasiano non era poi cos certo.
Neopromossi, Antonio e Felice avevano eccellenti curricula militari e forti raccomandazioni al
centurionato da parte del prefetto di campo della Seconda. Ricordando la loro pessima figura
alludienza disciplinare, Vespasiano si chiese se per caso Sesto non fosse stato pagato per
raccomandarli. Avevano dimostrato di saper essere legionari, questo s, ma erano pronti a dimostrarsi
validi centurioni?
Catone  lunico centurione mancante  fu lultimo ufficiale di Massimo che Vespasiano prese
in esame. Aveva deliberatamente rinviato ogni considerazione sul giovane ufficiale sperando che nel
frattempo il generale terminasse lispezione. La carriera del giovane centurione era finita e presto,
molto presto, anche la sua vita si sarebbe conclusa. Un pensiero che turbava profondamente
Vespasiano, consapevole, sin dal primo momento, che nella sua legione o in qualsiasi altra erano assai
pochi gli uomini del calibro di Catone. Nei due anni in cui questultimo aveva prestato servizio nella
Seconda, Vespasiano laveva visto crescere da giovane recluta a ufficiale con un coraggio e
unintelligenza eccezionali. Commetteva errori, certo, ma sapeva anche farne sempre tesoro e come
ottenere il meglio dai soldati che comandava. I professionisti come Catone, quando avevano la fortuna
di vivere abbastanza a lungo, erano la mente e la spina dorsale dellesercito e spesso potevano
concludere la propria carriera in una delle posizioni di pi alto livello come centurione primipilo,
prefetto di campo o, se eccezionalmente dotati, anche come prefetto delle legioni in Egitto, lo status
militare pi alto a cui potevano accedere gli uomini al di fuori dellesclusiva classe senatoriale di
Roma.
Sempre a condizione che non finissero eliminati dalle alterne vicende della guerra o, ancor
prima, dalle esigenze della spasmodica corsa alla gloria dellimperatore Claudio.
In quellistante Vespasiano scorse del movimento nei pressi del terrapieno e si volt di scatto.
Perso nei propri pensieri, per un istante aveva ignorato il generale e fu sorpreso di vedere che questi
aveva raggiunto il varco tra i paletti difensivi. Vespasiano si impose di non distrarsi pi: perdere
lattenzione in presenza di superiori era una cattiva abitudine.
Plauzio si chin per osservare meglio lapertura, poi si rialz e si appoggi sulla palizzata per
ispezionare il fossato sottostante. Alla fine si volt lentamente e torn dagli ufficiali.
Sesto si sporse verso il legato e sottovoce mormor: Adesso ci siamo.
Il generale si ferm a qualche passo di distanza dagli ufficiali silenziosi e li squadr uno ad uno
finch non arriv a Vespasiano e su di lui si blocc.
Tutti?
S, signore.
E nessuna traccia?
Non ancora, signore, ma ho mandato a cercarli tutti i miei esploratori e la coorte di cavalleria
batava. Torneranno a fare rapporto non appena avranno trovato qualcosa.
Voglio ben sperare, rispose Plauzio con sferzante sarcasmo. Altrimenti non avrebbe molto
senso tenerli fuori con questo tempo, giusto?
Ehm, no, signore. Vespasiano si sforz di controllare lo sguardo e di resistere alla tentazione
di abbassare gli occhi o comunque di distoglierli dal suo comandante. Non molto senso.
Quindi una quarantina di uomini sono riusciti a scappare senza che nessuno in questo campo e
nel forte principale della II Legione si sia accorto di niente. Mi sembra alquanto inverosimile. Il che ci
porta a due possibilit. O i soldati di vedetta sono ciechi come Tiresia oppure... i prigionieri sono stati
lasciati fuggire. In entrambi i casi i tuoi uomini sono responsabili, legato.
Vespasiano abbass leggermente la testa. Plauzio era ingiusto. Con il buio e la pioggia battente,
come pretendeva che durante la notte i soldati del suo campo notassero movimenti sul terrapieno della
Terza Coorte? Tuttavia sarebbe sembrata una banale scusa, e Vespasiano non aveva difficolt a
immaginare i commenti beffardi e le occhiatine con cui sarebbe stata accolta una spiegazione simile.
Per cui si astenne e resse lo sguardo del generale.
Se i miei uomini devono essere considerati responsabili, allora, in qualit di loro comandante,
ogni loro errore  anche mio, signore.
Il generale annu. Giusto, legato. La domanda adesso : cosa devo fare io? Quale potrebbe
essere unadeguata punizione per te e la tua legione?.
Vespasiano avvamp di rabbia. Capiva bene in quale direzione si stava spingendo Plauzio e
doveva agire rapidamente se voleva limitare i danni alla legione. Se il generale avesse preteso altro
sangue, per il morale della Seconda sarebbe stato un ennesimo colpo duro. Il disonore della
decimazione pesava gi fortemente sui soldati, ma quantomeno il fatto che la pena fosse stata
comminata solo alla Terza Coorte aveva permesso al resto dei legionari di sfuggire a ben peggiori
danni alla reputazione che si erano faticosamente conquistati. Una reputazione pagata col sangue dei
loro compagni e costruita con azioni di splendido coraggio.
Come loro comandante, era normale che Vespasiano brillasse della luce riflessa dei successi dei
suoi soldati. Il suo primo pensiero, per, era per loro, per quanto si sarebbero sentiti disonorati
dallessere ancora una volta il bersaglio dellira del generale. Tutto grazie ai fallimenti di Massimo e
della Terza Coorte. Se Vespasiano voleva preservare ci che rimaneva dello spirito di battaglia dei suoi
soldati, doveva necessariamente accettare un sacrificio.
La mia legione non merita la colpa per le azioni di una coorte disgraziata, signore. La Seconda
ha dimostrato eccezionali prestazioni in questa campagna; hanno combattuto come leoni, lhai detto tu
stesso appena qualche mese fa. Come leoni. Se ununit deve essere punita, allora che sia la coorte che
ha permesso ai prigionieri di scappare. Che sia la Terza a pagare la colpa, signore.
Il generale Plauzio non rispose immediatamente, ma ponder lofferta del legato. Alla fine
annu: Molto bene, allora: coloro che hanno permesso ai compagni di sfuggire allesecuzione
dovranno sostituirsi ai condannati.
A ogni parola del generale, Vespasiano sent il cuore battere sempre pi veloce. Di sicuro lui
non aveva voluto intendere un altro giro di decimazione. Cosavrebbe pensato il nemico?, riflett
Vespasiano: lasciamoli stare e i Romani finiranno per decimarsi fino allultimo uomo, risparmiando il
lavoro ad altri? Signore, inizi Vespasiano con quanta pi calma potesse, non possiamo infliggere
unennesima decimazione alla Terza Coorte; in questo modo si esaurirebbe.
Forse dovrebbe esaurirsi, rispose Plauzio. Unesecuzione spietata potrebbe cos servire da
sprone agli altri a non abbandonare la battaglia quando sar il momento, invece di girarsi e scappare
come ha fatto quella feccia. Forse lesecuzione dellennesimo scaglione, legato, potrebbe proprio essere
lesempio che cercavo per il resto dellesercito. Questa coorte ci  costata la vittoria finale su Carataco,
il suo fallimento si riveler un prezzo altissimo nei prossimi mesi. Come la mettiamo? Quanto altro
danno dovranno arrecare al mio esercito e alla reputazione della legione? Unaltra decimazione  il
minimo che possano meritare.
Forse no. Vespasiano stava ragionando velocemente. Sarebbe stato disumano sottomettere
quegli uomini a unulteriore punizione. Tra laltro avrebbero potuto tornare ancora utili, ma dovevano
comunque essere visti puniti, e severamente. Vespasiano fiss il generale con uno strano scintillio negli
occhi. Forse possiamo usarli per attirare i Britanni fuori dalla palude. Come esca.  pericoloso, ma
come hai detto tu stesso, signore, devono essere puniti.
Esca?. Il generale Plauzio sembrava scettico.
Esatto, signore, annu energico Vespasiano, rendendosi subito conto che avrebbe dovuto
entusiasticamente offrire ben altro che lannientamento della sua Terza Coorte per persuadere Plauzio
ad accettare il piano che aveva appena iniziato ad abbozzare in testa.
Signore, posso chiederti di accompagnarmi nel mio quartier generale cos da discutere il mio
piano nel dettaglio? Ho con me una mappa.
Piano?, rispose sospettoso Plauzio. Se non avessi di meglio da fare, penserei che fossi al
corrente di questa fuga, legato. Spero che non sia una delle tue solite idee strampalate.
No, signore, assolutamente no. Penso che anche tu lo giudicherai utile ai nostri bisogni.
Plauzio si concesse un istante di riflessione e Vespasiano rimase in attesa, rigido, cercando con
tutto se stesso di non lasciar trasparire leuforia e il nervosismo che gonfiavano ogni muscolo del suo
corpo di uninsopportabile tensione.
Ecco qui, signore, fece Vespasiano srotolando la mappa di pelle di capra sul tavolo
strategico.
Molto bella, rispose Plauzio, osservandola; poi risollev lo sguardo sul legato. Adesso
saresti cos gentile da spiegarmi cosha di cos speciale questa mappa?
Ecco, qui. Vespasiano si chin e picchiett con un dito su una zona virtualmente non
mappata di fianco allimmensa palude.
S... e cos?
Una valle, signore. Una piccola valle. Un mercante, uno dei nostri agenti spia, lha attraversata
e ci ha informati. Ho inviato una squadra di perlustratori e lhanno facilmente trovata. C un piccolo
villaggio, decine di fattorie e un sentiero che lo attraversa quasi completamente prima di virare verso il
cuore della palude.
Tutto molto interessante, riflett Plauzio. Ma che cosa me ne dovrei fare? E che relazione ha
con luso della tua Terza Coorte?.
Il legato rimase in silenzio. A lui pareva tutto cos ovvio, ma era chiaro che lopportunit che lui
aveva colto immediatamente, al generale doveva essere sfuggita. Era necessario illustrare il piano con
estremo tatto per non offendere Plauzio.
Stiamo sempre inseguendo Carataco, presumo, signore.
Naturalmente.
E lui si nasconde proprio in quella palude.  probabile che ci tenga nascosta una specie di base
avanzata.
S, lo sappiamo, Vespasiano. Cosa vuoi dire?
Be, signore, penso che non sar facile riuscire a trovare quella base, sempre se ci riuscissimo.
Basti pensare in quale guaio ci siamo trovati la scorsa estate nelle paludi vicino al Tamesis.
Il ricordo fece incupire Plauzio. Le legioni erano state costrette a rompere la formazione ed
entrare nelle paludi alla spicciolata, in piccole unit, e non avendo familiarit con il dedalo di sentieri
che si inoltravano nel sottobosco, molte unit erano state sopraffatte dal nemico, che aveva inflitto
pesanti perdite ai Romani.
Unesperienza che nessuno avrebbe mai voluto ripetere.
Nel contempo dobbiamo stanare Carataco, disse il generale. Non dobbiamo lasciargli il
tempo n lo spazio di riorganizzarsi.
Esattamente, signore. Proprio per questo dobbiamo inviare soldati nella palude, per snidare
Carataco. Vespasiano si ferm per permettere al piccolo pubblico di alti ufficiali di scambiarsi sguardi
disperati. A stento riusc a trattenere un sorriso nel vederli fare inconsapevolmente il suo gioco.
Oppure, possiamo adescarlo.
E in che modo?
Usando delle esche.
Esche? Intendi la Terza Coorte?
S, signore. Dicevate che potevamo sacrificarli.
Ed  cos. Come intendi usarli?.
Vespasiano torn a sporgersi sulla mappa e indic di nuovo la valle. Li mandiamo nella valle
per creare una fortificazione a poca distanza dalla palude. A Massimo ordineremo di fare razzie nella
zona e di trattare i locali nel peggiore dei modi. In men che non si dica quelli chiederanno a Carataco di
andare a salvarli dagli oppressori romani e Carataco non potr resistere al loro richiamo, per due buone
ragioni. Primo, perch  unottima occasione per farsi altri alleati: andr in soccorso alle popolazioni
della valle perch sar sicuro di trarne un vantaggio enorme. Questi piccoli successi generano sempre
un rinnovato desiderio di resistenza tra le trib locali. Lesempio potrebbe essere contagioso. E in
secondo luogo, i nostri perlustratori sono stati in grado di aggiungere un utilissimo dettaglio al quadro
generale. Vespasiano guard le facce che aveva davanti, una dopo laltra, e si ferm su Plauzio.
Sorrise sfacciatamente e ignor il crescente senso di nervosismo impresso sul volto del suo superiore.
Per Giove, Vespasiano, vai avanti!, disse Plauzio.
Certo, signore. Sembrerebbe che il nobile proprietario di questa valle sia imparentato alla
lontana con Carataco e dubito che questultimo se ne star in disparte a guardare il parente che viene
passato a fil di spada. Ci sono quindi buone probabilit che tenti di contrattaccarci. Qualsiasi cosa pur
di destabilizzare il nostro controllo della zona, e quando lui passer allattacco, noi saremo pronti. Se
riusciamo ad attirarlo fuori dalla sua tana, be ci sono buone probabilit che la mia legione possa
annientarlo.
Plauzio scosse la testa. Lo fai sembrare facile. E se Carataco ignora lesca?
Allora dobbiamo fare in modo che esca a combattere, signore.
E come?
Gli saranno rimasti non pi di due o tremila uomini e ci saranno molte altre diserzioni finch
non sar in grado di dargli unaltra vittoria. Quindi Carataco avr bisogno di cercare battaglia e prima
lo far, meglio sar per lui. Per cui rendiamogli le cose ancora pi difficili. Vedete come lacquitrino
curva sul margine nord?.
Plauzio esamin la mappa e annu.
Dovrei essere in grado di coprirlo, signore. Se mi autorizzi a posizionare delle truppe di blocco
su ogni sentiero e pista che si inoltri nella palude da nord, con la Terza Coorte a chiudere il versante
sud, alla fine dovremmo riuscire a strangolare le linee di approvvigionamento di Carataco. Senza pi
cibo in arrivo, n squadre di approvvigionamento in grado di uscire dalla zona, lui e i suoi saranno
presto messi alle strette. A quel punto o muoiono di fame o combattono, e combatteranno,
naturalmente. E quando usciranno allo scoperto e ci affronteranno, noi saremo pronti. Sempre
supponendo che abbocchino allesca.
E se abboccassero ma poi tu non dovessi arrivare in tempo per salvare la Terza Coorte?.
Vespasiano scroll le spalle. Be a quel punto speriamo che sia almeno valsa a qualcosa.
Soprattutto, pens ancora il legato, a cancellare la vergogna che altrimenti sarebbe rimasta
attaccata alla II Legione e al suo comandante. Quel pensiero estemporaneo fu come una staffilata di
senso di colpa per Vespasiano, perch sottintendeva la morte di circa quattrocento soldati. I quali, per,
avrebbero anche potuto sopravvivere e riguadagnarsi un po di onore. Cera una piccola possibilit che
gran parte del danno causato da Massimo potesse essere riparato con una battaglia ben combattuta e
una gloriosa conclusione della campagna.
Uno degli ufficiali dello stato maggiore del generale alz una mano.
Cosa c, tribuno?
Anche se Carataco uscisse dalla palude per attaccare la Terza Coorte, noi probabilmente non
riusciremmo a prenderlo: potrebbe lanciarci contro una retroguardia per guadagnare tempo e permettere
al resto dei suoi di tornare a rintanarsi e noi saremo punto e a capo, ma con una coorte in meno,
ovviamente.
S,  una possibilit, ammise pensieroso Vespasiano. Se andr cos, potremo solo stanarlo
bloccandogli i rifornimenti alimentari. In ogni caso, se agiamo adesso, lavremo in pugno. Il vantaggio
di costringerlo a battersi  che cos possiamo finirlo il prima possibile, impedendogli di continuare a
sobillare le trib che sono ancora fuori della nostra sfera di controllo per poi farsele alleate.
Vespasiano si rivolse di nuovo al generale. E dar unutilit allesecuzione di Massimo e dei suoi.
Esecuzione?, ripet Plauzio accigliato.
Certo, signore. Non penso che sopravvivranno quando Carataco uscir allo scoperto per
attaccarli. Non dopo quello che nel frattempo avranno inflitto alla sua gente.
Capisco. Il generale si sfreg una guancia, valutando il piano del legato. Fa in modo che
Massimo capisca di dover essere il pi crudele possibile.
Vespasiano sorrise. Considerato lattuale umore suo e dei suoi uomini, dubito che dovr
faticare troppo per convincerlo. Penso che sar pi che felice di potersi sfogare contro le trib locali
Molto bene. Plauzio si allontan dal tavolo e torn in posizione eretta. Far in modo che i
miei collaboratori redigano immediatamente gli ordini.
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CAPITOLO VENTICINQUE.
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Batavi?. Figulo guard allarmato verso la cima della collina quasi si aspettasse che gli
inseguitori potessero spuntare da un momento allaltro. Poi si volt di nuovo verso il suo centurione
che riprendeva fiato. Quanti ne avete visti, signore?.
Catone fece un paio di profondi respiri e poi rispose. Non pi... non pi di uno squadrone... di
meno... vengono da questa parte. Fai nascondere gli uomini.
Figulo lanci unultima occhiata indietro sul sentiero e poi si volt per dare gli ordini,
bisbigliando, quasi che i Batavi potessero gi sentirlo. I soldati si dispersero velocemente,
sparpagliandosi non troppo lontano tra lerba alta e i cespugli che crescevano sui due lati della pista.
Accucciati, brandirono spade e pugnali. Sul sentiero rimasero solo Figulo e Catone, questultimo
ancora piegato in due per cercare di riprendere fiato.
Li attaccheremo?, chiese Figulo.
Catone gli punt gli occhi addosso come se loptio fosse impazzito. No! Non se non siamo
costretti. Non vale la pena rischiare.
Siamo pi numerosi di loro, signore.
Ma loro sono meglio armati di noi, e a cavallo. Non ce la potremmo fare.
Figulo si strinse nelle spalle. Potremmo, invece, se li attacchiamo sul sentiero. E poi potremmo
usare i cavalli per trasportare dei soldati.
In questa palude creerebbero pi problemi che altro.
E allora, continu Figulo, sorridendo, potremmo sempre mangiarceli, signore.
Catone scosse la testa senza pi speranze. Che fine avevano fatto: erano braccati, ormai quasi
stanati e il suo optio pensava a mangiare. Fece un ultimo profondo respiro e si raddrizz. Eviteremo lo
scontro, se possiamo. Mi sono spiegato?
S, signore.
Io vado da questa parte, tu segui gli altri sullaltro lato, e falli stare nascosti e zitti finch non
vengo a cercarvi io.
E se ci vedono, signore?
Non fare nulla se non do io lordine. Assolutamente niente.
Figulo annu, si volt e corse via verso i soldati tra lerba alta che frusci al suo passaggio,
lasciandosi dietro una scia di perle di pioggia. Catone lo segu con lo sguardo per qualche istante e si
accorse che nel nascondersi, i soldati avevano lasciato in giro tracce schiacciando la vegetazione.
Ormai era troppo tardi per rimediare e il centurione corse a raggiungere gli altri sul suo lato del
sentiero. Solo lo scuotersi di un cespo di giunchi gli indic il punto in cui si stavano ancora sistemando.
Rimanete fermi, dannazione!, gli ringhi Catone.
Le teste marroni dei giunchi si immobilizzarono allistante; Catone si trov uno spazio tra due
soldati e si inginocchi. Poi si port una mano al lato della bocca e sibil: Figulo!.
A una trentina di passi, sullaltro lato del sentiero, spunt una testa. Signore?
Ricordati quello che ti ho detto. Mi raccomando!.
S!. Figulo si riabbass immediatamente, lasciando che Catone desse unultima occhiata alla
sua banda di fuggitivi. Poco distante da lui ne vide alcuni, schiacciati a terra, pronti a intercettare il
minimo rumore dei Batavi in avvicinamento. Anchegli si concentr e nellattesa preg che gli ausiliari
avessero perso le loro tracce e che, anzi, avessero addirittura cambiato direzione. Il cuore gli batteva
velocissimo e il pulsare del sangue nelle orecchie gli rendeva difficile ascoltare. La pioggerella
continu a cadere dolcemente sulla vegetazione circostante; tutto era immobile nella tetra nebbia che
nascondeva il cielo alla vista. Il tempo passava lentamente e la tensione crebbe.
Poi, quando Catone aveva ormai quasi iniziato a pensare che i Batavi fossero passati oltre, ud il
tintinnio di staffe e armi. Poi il battito degli zoccoli sul sentiero. Si volt verso gli uomini e constat,
furioso, che alcuni avevano sollevato la testa per guardare verso la fonte del rumore.
Gi!, bisbigli furente e i soldati sparirono allistante. Catone fu lultimo a inabissarsi,
schiacciandosi contro il morbido terreno torboso; attese, con la spada stretta in pugno, la testa girata
verso il sentiero, il cuore che batteva con rinnovata agitazione. Era tanta la tensione dei muscoli che
inizi a tremargli una gamba, ma non cera nulla che potesse fare per fermarla. Si udirono delle voci
gutturali ovattate dallaria umida e ferma della palude, poi un ordine secco fece tacere le lingue batave.
Torn il silenzio, rotto solamente dal masticare dei cavalli; Catone cap che il comandante dello
squadrone si era fermato per ascoltare eventuali rumori della preda.
Per un lungo momento, laria umida fu animata solo dai rumori della natura e Catone, che in
altre circostanze avrebbe gradito il ritmico picchiettio della pioggia, in quel momento si sent teso quasi
al limite della sopportazione. La tentazione di saltar su e di urlare lordine di caricare era fortissima,
invece di star l ad aspettare in quel modo, ma serr i denti e la mano libera a pugno, conficcandosi
dolorosamente le unghie nel palmo. Si augur che Figulo fosse pi resistente di lui e che non cedesse
alla stessa forte tentazione. Figulo il combattimento ce laveva nel sangue e Catone non era del tutto
certo che loptio sarebbe riuscito a tenere a bada la sua impetuosa natura celtica.
Alla fine il comandante batavo diede un ordine e il gruppo avanz al trotto lungo il sentiero a
non pi di una decina di passi dal punto in cui Catone giaceva immobile, respirando quanto pi
silenziosamente poteva. Dal rumore degli zoccoli cap che un paio di uomini erano stati inviati avanti a
perlustrare la pista; il resto dello squadrone li seguiva. Se la dea Fortuna quel giorno avesse deciso di
arridere ai Romani, i Batavi li avrebbero superati senza accorgersi di nulla. Catone invoc rapidamente
la dea, promettendole un giavellotto votivo se gli avesse permesso di sopravvivere a quellincubo.
Il rumore degli zoccoli gli pass lentamente accanto. Poi un coro di urla. Il giovane tese ogni
muscolo, pronto a schizzare in piedi e a scagliarsi addosso ai Batavi al primo sentore che li avevano
scoperti. Poi si rese conto che, ovviamente, il loro patetico tentativo di nascondersi era stato scoperto;
le stesse tracce che li avevano condotti fin l, poco oltre sparivano, il che poteva voler dire solo una
cosa per i Batavi...
Era solo questione di attimi...
Catone scorse una presenza alla sua sinistra e gir la testa: uno dei Batavi si era discosto di poco
dal sentiero, a piedi, la schiena rivolta verso di lui, a non pi di sei passi; luomo si sollev la tunica,
sciolse la cordicella che gli teneva le lunghe bracae e grugn, e Catone ud chiaramente un spruzzo pi
violento di quello delicato della pioggia. Dun tratto il rumore si interruppe. Il giovane centurione vide
luomo chinarsi rapidamente e poi voltarsi con un grido di allarme gi sulle labbra.
Addosso!, url allora Catone, balzando in piedi. Prendiamoli!. Il batavo l accanto continu
a girarsi, stringendo con una mano limpugnatura della spada e sorreggendosi, ancora, con laltra, il
pene. Catone gli si scagli contro, infilzandolo allo stomaco un istante prima di finirgli pesantemente
addosso, scaraventandolo a terra tra lerba alta. Attorno a lui vide le forme scure dei legionari alzarsi e
schizzare verso la congerie di uomini e cavalli. Sullaltro lato del sentiero scorse Figulo e gli altri fare
altrettanto. Da vero professionista, il comandante dello squadrone dei Batavi si riprese rapidamente
dalla sorpresa e brandiva gi la spada ancor prima di lanciare lordine. Ma ormai non aveva pi tempo
per gli ordini: attorno a lui cera solo caos, una mischia di furie romane coperte di fango e giganteschi
guerrieri che tentavano di controllare i cavalli imbizzarriti, battendosi contemporaneamente per la vita.
Sebbene dalla loro avessero il vantaggio della superiorit numerica e della sorpresa, i legionari erano,
per, armati solo di qualche spada e coltelli, mentre gli avversari avevano scudi, elmi e maglie di ferro.
Senza dimenticare le lunghe spathae che vorticavano nellaria in cerchi sibilanti per colpire i corpi non
protetti degli uomini che li avevano attaccati.
Con la coda dellocchio, Catone scorse uno scintillio sul fianco e si abbass nellistante in cui
una lama trafiggeva, a vuoto, il punto esatto in cui poco prima si era trovata la sua testa, e quando la
spada gli sfrecci sopra, con la punta dei capelli avvert lo spostamento daria. Quando risollev lo
sguardo sulluomo che aveva tentato di ucciderlo, si sent invadere le narici dellintenso odore di muffa
dei cavalli. Il violento slancio dellattacco aveva fatto squilibrare il guerriero in sella e, prima che
potesse invertire la rotazione del busto, Catone gli colp il gomito, spaccandogli larticolazione con uno
scricchiolio secco. Il batavo url e i tendini recisi gli fecero aprire di scatto le dita, costringendolo a
mollare la presa sulla spada. Catone lo agguant per il mantello e lo stratton gi, nel fango, dove mor
sotto una scarica di colpi di spada e schiacciato dagli zoccoli del suo stesso cavallo.
Uccideteli!, url Figulo al di sopra del clangore delle armi, le grida di battaglia dei soldati
nemici e i nitriti acuti dei cavalli. Uccideteli tutti!.
Un legionario di fronte a Catone, non potendo raggiungere uno dei guerrieri, aveva ben pensato
di pugnalarne il cavallo al collo. Dagli squarci nella luccicante pelle nera sgorgarono fiotti di sangue.
Quando il cavaliere se ne avvide, lanci un urlo di rabbia e affond la spada, trafiggendo gola e spina
dorsale del legionario e facendogli schizzar via la testa dalle spalle in unesplosione di sangue.
Non fateli fuggire!, url Catone, girandosi rapidamente in cerca di un altro avversario. Molti
Batavi erano gi a terra, uno schiacciato sotto il proprio cavallo che agitava le zampe in aria. Lanimale
cerc di rimettersi in piedi, indifferente alle urla di dolore che arrivavano da sotto di s. Catone aggir
il cavallo e si ritrov davanti lelmo nerocrestato del comandante batavo. Vedendo il giovane, il
guerriero socchiuse gli occhi e arretr un braccio per colpirlo. Mentre la spada iniziava a scendere, il
cavallo del batavo incespic di lato e il colpo fin a vuoto. Il guerriero inve contro lanimale e stratton
le redini per farlo girare di nuovo verso Catone. Nel brevissimo istante in cui il batavo gli rivolse la
schiena, il romano fece un balzo, gli afferr lorlo della tunica e tent di disarcionarlo. Sulle prime il
batavo riusc a mantenersi in equilibrio, stringendo le cosce contro gli alti pomelli della sella, ma un
altro romano lo afferr per il braccio sinistro e lo stratton via da Catone. Ripreso equilibrio, il batavo
colp di taglio contro il braccio del legionario. Udendo lurlo del compagno, Catone strinse i denti e
affond la spada contro il nemico allaltezza dei reni, trafiggendogli la maglia di ferro e la spina
dorsale. Le gambe del guerriero ebbero un improvviso spasmo e persero presa, luomo scivol gi dal
cavallo, ormai impotente, agitando le braccia e schiantandosi a terra. Catone avanz e lo trafisse alla
gola, poi si abbass e cerc di spingersi oltre sul sentiero verso il margine della palude.
Tu!, disse, afferrando un legionario per un braccio e voltandosi a cercarne altri. E voi due,
con me!.
I quattro partirono, staccandosi dallo scontro e dirigendosi verso la pista che conduceva fuori
della palude.
Sparpagliatevi sul sentiero e non fateli passare!.
I soldati annuirono e tennero pronte le spade. Poco oltre il combattimento sembrava avvicinarsi
alla fine, con i legionari in netto vantaggio. Rimanevano in vita solo sei Batavi, raggruppati e
accerchiati, ancora in sella, che tentavano disperatamente di respingere i Romani che gli vorticavano
attorno e colpivano con gladi e pugnali come furie. Catone scorse immediatamente il pericolo. Non
appena i nemici si fossero resi conto che la loro unica via di scampo era la fuga, si sarebbero stretti
assieme, caricando contro i legionari per superarli, investendoli con tutto il peso dei cavalli in corsa.
Non rimanete l fermi!, url. Figulo! Attaccateli!.
Un istante dopo uno dei Batavi lanci un grido di guerra, subito seguito dagli altri cinque.
Sollevarono in alto le spade, diedero energici colpi di tacco e i cavalli schizzarono al galoppo. I
legionari pi prossimi furono costretti a tuffarsi di lato per mettersi in salvo ed evitare di essere
calpestati. Quelli pi indietro ebbero il tempo di farsi da parte pi lentamente e si prepararono a colpire
quando i cavalieri gli fossero passati davanti. I Batavi, per, li ignorarono, ritenendoli inoffensivi. A
loro interessava la fuga, non infossarsi in uno scontro disperato in una palude persa nel nulla. Per cui si
protessero il corpo con gli scudi ovali, si rannicchiarono in avanti e spronarono i cavalli.
La limitata ampiezza del sentiero permetteva il passaggio di due soli cavalli alla volta, fianco a
fianco; i Batavi rallentarono per incolonnarsi. In quel momento i pi audaci dei legionari si lanciarono
in avanti, puntando le spade contro i fianchi dei cavalli o alle gambe dei cavalieri nella parte scoperta
tra le bracae di cuoio e gli stivali. Uno dei cavalli rimase colpito, sband di lato finendo di traverso sul
sentiero e bloccando la corsa dei tre cavalli che lo seguivano. Investirono tutti lanimale ferito
scaraventandolo a terra su un fianco. Allultimo istante il suo cavaliere riusc a lanciarsi dalla sella,
rovinando pesantemente ai piedi di un gruppo di legionari che lo trucidarono immediatamente. Gli altri
tre fecero un tentativo disperato di riguadagnare il controllo dei cavalli e di aggirare lanimale ferito
riverso a terra, ma ormai era troppo tardi. Si erano bruciati lo slancio e in un attimo si ritrovarono
attaccati dai legionari che li scaraventarono gi dalle selle e li macellarono l a terra.
Tutto questo apparve a Catone in una macchia sfocata in movimento, poi i suoi occhi si
focalizzarono sui due Batavi che avevano guidato la carica e che continuavano ad avanzare, denti
sfoderati e occhi sgranati dalla disperazione. A terra, l accanto, il giovane vide una spada della
cavalleria; la raccolse e la sua mano, ormai pi abituata al gladio, la giudic immediatamente insolita,
per peso e bilanciamento. Si accorse, poi, che i suoi uomini si stavano facendo da parte di fronte ai
cavalli che gli sfrecciavano contro lungo il sentiero.
Fermi l! Non fateli scappare!, url.
Un istante dopo i Batavi gli furono addosso; Catone sollev la spada in avanti e guard lungo la
sua lama, preparandosi allimpatto. Il cavallo si tuff al galoppo contro la punta che gli squarci la
pelle, penetrandogli nei muscoli e trafiggendogli il cuore. Avendo caricato tutto il peso sulla spada,
Catone fu scaraventato via. Atterr rovinosamente sullerba alta del ciglio del sentiero, i polmoni
svuotati di aria.
Laccecante lampo bianco che gli era scoppiato in testa quando aveva colpito terra si trasform
in un nugolo vorticoso di scintille. Poi anche le scintille svanirono e Catone si ritrov a guardare in
alto, verso il cielo grigio incorniciato di scuri fili derba. Non riusciva a respirare, la bocca spalancata, i
polmoni affamati daria. Nelle orecchie un ronzio e quando Figulo si chin su di lui con unespressione
preoccupata in viso, dapprima non comprese cosa loptio gli stesse dicendo. Poi a mano a mano che il
ronzio si spegneva, le parole tornarono immediatamente udibili.
Signore? Signore? Riuscite a sentirmi, signore?
Basta..., rispose ansimando Catone e tent di fare un altro respiro.
Basta? Basta cosa, signore?
Finiscila... di gridarmi in faccia... per Giove!.
Figulo sorrise, poi gli fece passare un braccio attorno alle spalle e lo iss seduto. Lungo il
sentiero una distesa di corpi e macchie di sangue. Molti cavalli erano morti, altri si dimenavano
lentamente ancora agonizzanti, altri ancora erano scappati, senza cavaliere. Solo uno era ancora in piedi
e strofinava il muso contro il corpo del comandante batavo.
Lultimo?. Catone si volt verso Figulo.
Scappato. Si star dirigendo verso la legione rapido come Mercurio.
Merda... quanti ne abbiamo persi noi?.
Il sorriso di Figulo si spense. Un terzo, forse la met. Uccisi e feriti. Alcuni feriti moriranno o
saremo costretti a lasciarli, non far differenza.
Oh.... Allimprovviso, quando lo shock del dopo combattimento gli avvinghi il corpo, come
sempre accadeva, Catone sent molto freddo e trem.
Avanti, signore, disse Figulo. In piedi. Dobbiamo perlustrare la zona e trovare un posto
sicuro in cui riposare prima che faccia buio.
E poi?, pens Catone a voce alta.
Figulo fece un ghigno. Poi arrostiremo carne di cavallo!.
...
.
...
CAPITOLO VENTISEI.
...
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...
Lesercito del generale Plauzio lev il campo il giorno successivo. Vespasiano segu lattivit
dallalto della torre di avvistamento sul terrapieno della II Legione a sud del Tamesis. Si era alzato di
buonora e si era appoggiato al parapetto di legno per osservare la moltitudine di uomini che finiva di
smontare le tende nellimmenso campo fortificato sullaltra sponda del fiume. Gi di primo mattino la
coltre di foschia si era mescolata ai fumi dei fuochi da campo e avvolgeva completamente la scena,
rischiarata dai primi raggi di sole. Piccoli gruppi di soldati erano indaffarati a rimuovere la palizzata
difensiva e a raccogliere i piedi di corvo chiodati sul letto del fossato alla base del terrapieno. Una volta
terminato, altri soldati avrebbero preso a picconare il vallo, rimuovendo poi la terra a palate e
gettandola nel fossato. Nel giro di qualche ora, il campo di marcia sarebbe stato completamente
smantellato, senza lasciare nulla che potesse essere di qualche utilit al nemico.
Vespasiano aveva gi assistito ai lavori in molte altre occasioni, ma ogni volta quella vista lo
riempiva di orgoglio e soddisfazione. Cera qualcosa di straordinario nel modo in cui un contingente di
quasi trentamila uomini riusciva in pochissimo tempo a costruire un campo delle dimensioni di una
piccola citt per poi, in una sola notte, rispianare tutto e rimettersi in marcia prima che un nuovo sole
iniziasse a scaldare la terra. Naturalmente, ricord Vespasiano, nulla era dovuto al caso, ma solo ad
anni e anni di duro addestramento che garantivano che il lavoro fosse eseguito con assoluta efficienza.
Era il modus belli dei Romani e su di esso si reggeva il futuro del pi grande impero che il mondo
avesse mai conosciuto.
Sul versante opposto del campo una densa colonna di uomini stava uscendo a passo di marcia
attraverso un varco del terrapieno, nel punto in cui una delle enormi porte di accesso era stata gi
abbattuta. Vespasiano strizz gli occhi per individuare i particolari, accecato dai tanti scintillanti riflessi
luminosi che baluginavano lungo tutta la colonna di elmi tirati a lucido. A mano a mano che i soldati
avanzavano, le prime file sollevavano dietro di s una coltre di polvere che finiva per inghiottire il
corpo principale della legione che seguiva.
La Nona, con i suoi due reggimenti di cavalleria e quattro coorti di fanteria ausiliaria, si
allontanava dal Tamesis prendendo verso est per annientare le ultime sacche di resistenza tra gli Iceni e
i Trinovanti. Una volta terminato quel lavoro, il legato Osidio Geta aveva ricevuto ordine di costruire
una rete di piccole fortificazioni per vigilare sul vasto e ricco territorio coltivabile che si perdeva nelle
sconfinate e impenetrabili paludi sul margine settentrionale del regno degli Iceni. Un luogo in cui
qualsiasi esercito, anche pi numeroso dei miseri rimasugli di Carataco, poteva facilmente trovare
rifugio e non essere mai individuato dagli esploratori romani.
Una volta che i Britanni erano stati sconfitti sul campo di battaglia, Plauzio poteva liberamente
sparpagliare il contingente e intraprendere il processo di provincializzazione del meridione dellisola
devastato dalla guerra. Colonie da impiantare, citt da costruire e una rete viaria da creare per
collegarle le une alle altre. E poi si sarebbe resa necessaria la creazione di una rete parallela di
amministratori e funzionari, per la gestione della nuova provincia e per assicurarsi che questa iniziasse
a coprire tutte le spese quanto prima.
Gi ora, con Carataco sconfitto solo qualche giorno prima, il generale aveva ricevuto lordine di
assumere dei funzionari locali per preparare il terreno per i riscossori delle tasse che si erano
aggiudicati gli appalti per la nuova provincia. Doveva essere redatto un censimento completo delle
trib che erano gi confluite del tutto sotto il governo di Roma, e altri regni clienti dovevano essere
avvicinati per determinare ladeguato livello di tributi che avrebbero dovuto versare nelle casse
dellimpero.
Si trattava di un compito delicato, in quanto alcuni regni clienti erano strategicamente pi
importanti di altri. Se da una parte, per esempio, i Cantiaci non avrebbero mai potuto sovvertire il
risultato della campagna in corso, gli Iceni, per contro, trib numerosa e bellicosa, delimitavano il
fianco destro dellavanzata romana e dovevano essere trattati con attenzione e rispetto finch non fosse
stato possibile inviare un contingente sufficiente a tenerli a bada. Pi a nord, molto pi a nord, si
trovava il regno dei Briganti governati da Cartimandua, una giovane regina con una formidabile forza
di volont che aveva deciso che cera molto da guadagnare da una pace con Roma. Per il momento,
almeno. Con il tempo, per, questi regni sarebbero stati spietatamente annessi allimpero e soggiogati
al suo governo. Solitamente bastava la presenza di una legione di stanza sulla loro soglia di casa a
domare qualsiasi tentazione di ribellarsi al nuovo ordine. E semmai avessero comunque opposto
resistenza, avrebbero ricevuto una rapida e sanguinosa lezione sul modus del nuovo ordine. Linvio
della colonna comandata da Osidio Geta verso est non era altro che il primo passo verso la successiva
annessione delle terre degli Iceni alla nuova provincia.
Nel frattempo il generale Plauzio avrebbe preso la XX e XIV Legione, e gran parte delle coorti
ausiliarie, per spingersi a nord del Tamesis, segnare laltra estremit della frontiera della provincia e
avviare la costruzione di una rete di strade militari per collegare i contingenti sparpagliati su tutta
lisola.
Il terzo contingente, al comando di Vespasiano, consisteva della sua legione, la II, quattro coorti
di cavalleria batava, due coorti di fanteria batava e due unit miste di Illiri. Il generale Plauzio aveva
anche promesso al legato luso della flotta britannica di base a Gesoriacum, in Gallia, non appena
avesse annientato Carataco e fosse stato in grado di assoggettare le restanti trib meridionali ancora
decise a sfidare Roma. Carataco, per, si teneva rintanato e questo era motivo di bruciante frustrazione
per Vespasiano. La stagione estiva volgeva gi al termine e ben presto le foglie avrebbero iniziato a
ingiallire e cadere. Sarebbero seguiti lunghi mesi di pioggia e i sentieri dellisola si sarebbero
trasformati in vischiosi fiumi di fango, che avrebbero rallentato i pesantissimi carriaggi delle salmerie
fino a un estenuante passo duomo. Eliminare la minaccia di Carataco poteva anche essere lultima
operazione che Vespasiano avrebbe condotto prima della fine della campagna militare.
Era al comando della legione gi da circa tre anni e si chiedeva se si fosse distinto abbastanza
perch lincarico di comando fosse ulteriormente prolungato. Le relazioni cordiali che aveva creato con
il generale nei due anni precedenti erano morte e sepolte: entrambi ormai si guardavano con aperta
ostilit e Vespasiano era convinto che Aulo Plauzio lavrebbe sostituito alla prima occasione
disponibile. In circostanze normali, ai legati veniva lasciato il comando di una legione per un periodo
dai tre ai cinque anni prima di tornare a Roma per una crescita nella carriera politica. Vespasiano, per,
non nutriva pi ambizioni di quel genere: che senso aveva ottenere unalta carica al senato quando il
vero potere a Roma era esercitato dal palazzo imperiale? Peggio, anzi: la promozione a una qualsiasi
posizione di reale importanza dipendeva da quanto si riusciva a ingraziarsi il segretario imperiale,
Narciso. Lidea di dover leccare i piedi a un liberto, per giunta greco e corrotto, gli dava la nausea. Ma
Vespasiano era comunque sufficientemente realista da sapere che i valori repubblicani in cui suo nonno
aveva riposto cos tanta fiducia erano per lo pi irrilevanti nel mondo moderno. Dove un tempo
centinaia di senatori avevano discusso le sorti di Roma, adesso governava un solo imperatore. Quella
era la realt con cui doveva imparare a convivere.
Sin dal primo giorno di comando nella II Legione, Vespasiano si era sempre sentito a casa. La
vita militare era scevra degli infiniti inganni e delle umiliazioni che caratterizzavano invece la vita
politica nella capitale. Militando con le Aquile, ognuno era quasi totalmente artefice del proprio destino
e tutti, o quasi, salivano di grado per merito; non cera tutto quel complicato intreccio di intrighi
egoistici e cospirazioni. Al contrario, un soldato riceveva un compito chiaro e preciso, e a lui spettava
di scegliere il metodo migliore per eseguirlo. Di sicuro cera unangosciante quantit di carte da
riempire e Vespasiano non aveva mai avuto cos poco tempo per riposarsi in tutta la sua vita. Eppure,
dopo le poche ore di sonno che riusciva a ritagliarsi, si risvegliava con una rinnovata determinazione e
la sensazione di fare qualcosa di realmente prezioso, qualcosa che migliorava concretamente il destino
del suo popolo e di Roma stessa.
Flavia sarebbe stata felice quando fosse arrivato il momento per lui di lasciare la legione e
tornarsene a casa, riflett Vespasiano con un leggero senso di colpa. Sua moglie aveva sempre
considerato la carica di legato una spiacevole formalit da svolgere perch il marito ascendesse a
unaltra carica pi alta. La vita disagiata nella fortezza sul Reno, poi, laveva definitivamente disgustata
dellesercito e ora attendeva impaziente il ritorno del coniuge nella loro casa a Roma. Non era
nemmeno sola, sorrise Vespasiano. A tenerle compagnia cera il piccolo Tito, che doveva anche essere
diventato un bel discoletto, a giudicare dalle descrizioni garbate che Flavia gli faceva nelle lettere. Il
ragazzino doveva tenerla particolarmente occupata. Troppo occupata per potersi dedicare ad altro.
Tutta la gioia e la tranquillit di quella mattina svanirono di fronte alla prospettiva di un ritorno
nella fossa dei serpenti della politica di Roma. Persino l, ai margini del mondo conosciuto, circondato
dai suoi soldati, Vespasiano avvertiva la presenza dei tentacoli dellinganno e del pericolo che dal
cuore dellimpero si allungavano verso di lui per avvilupparlo e stritolarlo. Non avrebbe avuto la vita
semplice del soldato l, riflett amaramente. Era un idiota se pensava diversamente. La politica era
parte integrante dellaria che la sua classe respirava e non cera nulla che potesse fare per cambiare
quello stato di cose.
Un movimento al margine del suo campo visivo attir la sua attenzione. Vespasiano si volt e
guard gi dal terrapieno, nel punto in cui la Terza Coorte della sua legione aveva finito di smontare il
campo temporaneo e si stava mettendo in formazione di marcia: gli antesignani, seguiti dal signifer,
quattro altre centurie, una piccola colonna di carriaggi di salmerie, e infine la retroguardia. Meno di
quattrocento uomini. La coorte appariva irrisoria in confronto alle enormi formazioni che aveva visto
sullaltra riva del fiume, e Vespasiano la osserv con un misto di avversione e speranza. Avevano
infangato la reputazione della sua legione e solo la loro eliminazione avrebbe cancellato lonta.
Leliminazione o unimpresa grandiosa che li avrebbe riscattati agli occhi dei loro compagni e del resto
dellesercito. Questo premeva a Vespasiano. Nelluno o nellaltro modo il problema della scomoda
presenza della Terza Coorte sarebbe stato risolto.
Se il suo piano avesse funzionato e Carataco fosse uscito allo scoperto per abboccare allesca,
Massimo e i suoi sarebbero stati quasi certamente annientati senza piet molto prima che i compagni
avessero potuto chiudere la trappola attorno al nemico.
Il legato continu a osservare i centurioni che richiamavano i soldati allordine e poi
prendevano posizione in testa alla rispettiva centuria. Il comandante di coorte fece unultima ispezione
alla colonna e poi raggiunse linsegna, portandosi una mano al lato della bocca. Un istante dopo
Vespasiano ud leco dellordine di avanzata e la colonna a scossoni si mise in marcia.
Occhio, signore, disse sottovoce loptio a Macrone, facendo un cenno con la testa verso il
campo. Il legato ci osserva.
Macrone si volt e vide la figura lontana sulla torretta di avvistamento, riconoscendo la tunica
bianca frangiata doro, brunita dai raggi del sole, e il mantellino rosso portato di traverso sulle spalle.
Anche a quella distanza la testa larga e il collo taurino erano inconfondibili.
Che cosa vuole?, mormor loptio.
Macrone fece una breve, sommessa risata. Vuole solo essere sicuro di vederci per lultima
volta.
Cosa?. Loptio si volt di scatto verso Macrone, che si pent immediatamente del commento
imprudente. Ricambi lo sguardo delloptio. Tu cosa pensi, Senzio? Forse che il vecchio ci  talmente
affezionato che  venuto a salutarci?.
Loptio arross e butt poi unocchiata al di sopra della spalla. Dritti, voi in prima fila! Dannati
legionari, siete solo un mazzo di stronzi ausiliari!.
Macrone non si lasci ingannare dal tentativo di Senzio di nascondere limbarazzo, e lasci che
loptio si sfogasse con i soldati. Non si faceva nessun danno a tenerli sempre attivi. Per quanto
sfortunati, erano sempre legionari e Macrone non aveva alcuna intenzione di farglielo dimenticare,
neanche per un secondo. Nello stesso tempo, era molto preoccupato per ci che li aspettava, e non
solamente perch la coorte sarebbe andata incontro al pericolo. Quello faceva parte del mestiere.
Massimo gli era sembrato forse un po troppo freddo e spietato quando li aveva ragguagliati la sera
precedente. Quasi che quella potesse essere la sua opportunit di prendersi una terribile vendetta sui
parenti lontani di quei guerrieri Britanni che lui incolpava di avergli rovinato la reputazione.
Le trib locali avrebbero subto una terribile resa dei conti quando la Terza Coorte sarebbe
arrivata nella piccola, pacifica valle che si stendeva lungo la zona delle paludi. E non solo loro, riflett
Macrone. Se Catone e i suoi fossero caduti nelle mani dei Britanni una volta che la coorte avesse
iniziato il suo sanguinoso lavoro, i nemici avrebbero sicuramente fatto in modo di riservare a ogni
prigioniero romano una morte orribile e lenta.
Mentre la coorte marciava lentamente lungo il sentiero che si inoltrava verso ovest, Macrone
diede unocchiata indietro al campo fortificato. Non pot evitare di chiedersi se quella sarebbe stata
lultima volta che vedeva il resto della II Legione.
Era gi certo che non avrebbe mai pi visto Catone vivo. Braccato dai suoi stessi compagni e
nascosto per non farsi trovare dal nemico, alla fine il giovane sarebbe stato stanato e sarebbe morto
battendosi con la spada in pugno o giustiziato a sangue freddo. Per quanto ne sapeva Macrone, poteva
anche essere gi morto, e se cos era, lui stesso lavrebbe presto raggiunto tra le ombre vaganti sulle
rive dello Stige.
...
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...
CAPITOLO VENTISETTE.
...
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...
Onorio  morto durante la notte, mormor Figulo, accovacciandosi accanto ai resti fumanti
del fuoco. Catone gli era seduto davanti, su un tronco dalbero ricoperto di licheni e una patina di muffa
giallo brillante. Si strinse addosso uno dei mantelli batavi e cerc di non tremare.
Era lultimo rimasto ancora in vita, allora.
S, signore, conferm Figulo; allung le mani sulle ceneri grigie, sorridendo quando sent il
calore salirgli alle dita.
Ventotto di noi sono morti. Catone sollev la testa e osserv le sagome raggomitolate dei
suoi uomini ancora addormentati nella radura. Alcuni iniziavano a risvegliarsi mentre i primi chiarori
filtravano tra i rami dei miseri alberi. Altri tossivano e solo due parlottavano a bassa voce, che divenne
ancora pi bassa quando notarono che il centurione li guardava. La radura si trovava allinterno di una
piccola valle lussureggiante circondata da collinette su ogni lato. Subito oltre iniziava il territorio della
palude immerso in volute di nebbia che si alzava ogni notte. Avevano avuto grande fortuna a ritrovarsi
in quel posto il giorno successivo alla schermaglia con i cavalieri batavi. Avevano lasciato i sei
cadaveri degli ausiliari assieme a quelli dei compagni, portandosi dietro solo i feriti, inoltrandosi
profondamente nella palude lungo sentieri serpeggianti. Catone aveva aiutato quanto poteva i suoi
soldati feriti ma uno dopo laltro avevano comunque perso le forze ed erano morti. Onorio aveva
ricevuto una profonda ferita di lancia allo stomaco. Era un uomo forte e aveva lottato come un leone
per rimanere in vita, serrando i denti e sopportando stoicamente il dolore, il viso imperlato di sudore.
Adesso giaceva immobile; Catone lo osserv steso a terra, le braccia allungate sui fianchi, come Figulo
lo aveva sistemato.
Si alz in piedi, la faccia contorta da una temporanea smorfia per i muscoli indolenziti, e guard
loptio.
Dobbiamo trovare altro cibo, sono giorni che non mangiamo.
Figulo annu.
Una volta stabilito che la piccola valle sarebbe stata il loro campo base, Catone era partito con
un gruppetto di uomini in cerca di cibo. Si erano inoltrati su un sentiero che usciva dalla valle e circa
un paio di miglia dopo avevano incontrato una piccola isola con quattro pecore in un recinto accanto a
una capanna sporca di fango. Allinterno, il corpo di un vecchio steso a terra, morto da alcuni giorni: ne
avevano avvertito il puzzo ancor prima di rinvenirne il cadavere. Il vecchio doveva essersi ammalato ed
era morto da solo nella capanna, aveva concluso il giovane centurione. I soldati avevano raccolto il
misero fagotto di stracci che erano stati tutto il suo avere e tentato di riportare le stupide pecore alla
valle. Tre di loro, impaurite, si erano tuffate dritte in acqua: ne avevano udito il belato e lo sciabordio
per qualche istante, poi era di nuovo calato lopprimente silenzio di quel luogo. Lultima pecora era
stata uccisa e arrostita sul fuoco che Catone aveva permesso ai soldati di accendere solo dopo che in
cielo si era spento lultimo chiarore. Lanimale non aveva carne, era praticamente solo pelle e ossa, il
che spiegava perch non avesse tentato di fuggire con le altre. Erano riusciti a cibarsene per un paio di
giorni e poi i morsi della fame avevano ripreso ad attanagliare lo stomaco dei soldati che si erano rivolti
a Catone per risolvere il problema.
Di sicuro nei paraggi vivevano animali selvatici, ma fino a quel momento non erano riusciti a
prendere nemmeno un volatile e in una sola occasione avevano avvistato qualcosa di pi grosso: la
sagoma di un piccolo capriolo, velocemente dileguatosi nel folto arbusteto di ginestrone non appena
aveva avvertito odore di uomini. Per cui le lance che Catone e i suoi avevano preso ai Batavi
rimanevano linde, e il penoso gorgoglio del loro stomaco minacciava di diventare pi rumoroso del
quasi costante muggito di un tarabuso non molto distante da loro.
Mi metto in cammino con qualche uomo non appena far giorno, disse Catone. Sono sicuro
che troveremo qualcosa da mangiare.
E se non trovate niente, signore?.
Catone osserv attentamente lespressione sulla faccia delloptio, ma non vi lesse nessun
tentativo di attacco alla sua autorit e prov vergogna. Figulo non aveva nulla da dimostrare. Non dopo
aver rischiato la vita per aiutarli a scappare. Il pericolo nel quale si trovava in quel momento era
uningiusta ricompensa per la lealt che aveva mostrato nei confronti del suo centurione, una
constatazione che appesantiva ulteriormente il senso di miseria e di colpa di Catone; un debito che
probabilmente non sarebbe mai pi stato in grado di ripagare.
Se per la lealt di Figulo non era in discussione, lo era senza dubbio quella del resto della
sfortunata banda di derelitti. Da quando erano entrati nella palude, quattro giorni prima, Catone si era
reso conto che la separazione tra loro e la legione andava ben oltre la distanza strettamente geografica.
Gli uomini iniziavano appena a comprendere la sconfortante gravit della loro situazione e a lungo
andare non avrebbero pi rispettato il grado del giovane. Quando questo fosse accaduto, solo Figulo
avrebbe potuto evitare lo sfacelo totale della sua autorit e, semmai avesse perso la lealt anche del suo
optio, per Catone sarebbe stata la fine. Come per tutti daltronde, se non fossero rimasti uniti e coesi.
Cosavrebbe fatto Macrone al posto suo? Catone era certo che se si fosse trovato nei suoi panni,
lamico avrebbe avuto una padronanza molto pi decisa della situazione; abbass la testa per
nascondere la disperazione prima di rispondere alla domanda di Figulo.
Continuer a uscire con gli altri finch non troveremo qualcosa da mangiare. In caso contrario,
moriremo di fame.
Tutto qui?
Tutto qui, optio. Non abbiamo altre possibilit per il momento.
E quando arriver linverno, signore?.
Catone scroll le spalle. Dubito che sopravvivremo tanto a lungo....
Dipende da voi, signore. Figulo si diede unocchiata alle spalle e poi si spost attorno alle
ceneri che si spegnevano per avvicinarsi al centurione e non essere sentito. Ma fareste meglio a farvi
venire in mente un piano. Gli uomini hanno bisogno di essere tenuti occupati, per evitare che
rimuginino sul futuro. Meglio che troviate subito qualcosa, signore.
Catone apr le mani in segno di impotenza. Tipo cosa? Non ci sono armi da pulire, niente
baraccamenti da sistemare per lispezione, niente addestramento, niente marcia e non potremmo
nemmeno affrontare un qualsiasi combattimento, per come siamo armati. Non abbiamo niente da fare
se non rimanercene qui distesi. Catone si sent rivoltare lo stomaco e da sotto la tunica sporca
rumoreggi un gorgoglio. E cercare cibo.
Figulo scosse la testa. Non basta, signore. Dovete fare di meglio. Gli uomini si aspettano
qualcosa da voi.
Ma cosa?
Non lo so. Siete voi il centurione.  il vostro compito. Io so solo che qualunque cosa sia, sar
meglio farla in fretta... signore.
Catone guard Figulo e fece un lento cenno della testa. Ho bisogno di pensare. Mentre sono
fuori a caccia, fai preparare un riparo.
Un riparo, signore?
S, per il momento resteremo qui, per cui tanto vale rimanerci comodi, se possibile. E in pi,
rispose Catone, indicando i soldati, almeno avranno qualcosa da fare.
Figulo si alz con un sospiro di delusione e si incammin, raggiunse un angolo della radura, si
liber del gladio e si sdrai di nuovo a terra. Cerc con le dita la piccola pietra che si era infilato nella
logora striscia di tessuto che usava come cintura e inizi a sfregarla lentamente lungo la punta della
lama producendo volutamente un rumore di raschio. Catone lo osserv per qualche istante, resistendo a
fatica allirrefrenabile tentazione di urlargli di smetterla con quel rumore irritante. Figulo aveva ragione
e Catone lo cap immediatamente. Senza un compito da svolgere, un soldato non aveva scopo e senza
uno scopo era solo una questione di tempo prima che si trasformassero in briganti.
Ma cosa avrebbe potuto fare lui con ventotto uomini armati solo di gladi e qualche scudo e
lancia prese ai Batavi morti? La loro capacit di azione sembrava essere limitata alla mera
sopravvivenza e Catone si sent sprofondare ulteriormente nelloscuro pantano della depressione.
Prima che il sole avesse fatto evaporare la bruma che incombeva sulla palude, Catone scelse
quattro uomini per andare alla ricerca di cibo. Tra di essi Proculo: il soldato aveva preso labitudine di
stringersi le ginocchia al petto e dondolare quando non aveva niente da fare, logorando
pericolosamente i nervi degli altri legionari, per cui Catone aveva deciso che sarebbe stato meglio per
tutti se Proculo fosse stato tenuto lontano dallaccampamento per qualche ora. Presero le migliori lance
dei Batavi e si infilarono i pugnali sul retro delle cinture. Catone lasci a Figulo lincarico di mettersi al
lavoro con il riparo e sincammin con i suoi fuori della radura lungo il sentiero che, tagliando tra due
gobbe di terra, si inoltrava nella palude. La superficie immobile e nera dellacqua, bucata solo da
lunghe canne, si chiuse immediatamente attorno al sentiero, e laria si satur rapidamente di puzzo di
marcescenza e del ronzio sonnolento degli insetti.
Avevano gi utilizzato alcune volte quel sentiero e ne conoscevano ormai bene il sinuoso
andamento per le prime miglia. Seppur chiaramente creato dalle trib locali, era stato usato molto di
rado in precedenza, e spesso e volentieri veniva invaso dai rigogliosi cespugli di falasco che
sembravano volersi riappropriare di quella terra. Catone guidava il gruppo, seguito immediatamente da
Proculo e poi da tutti gli altri, con occhi e orecchi tesi verso eventuali segni di vita. Di tanto in tanto il
sentiero scendeva e si allagava di acqua oleosa o, peggio, di uno strato di fango nero che i legionari
erano costretti a guadare, lanciando imprecazioni e facendo rumori di ribollio e risucchio che Catone
immaginava potessero sentirsi a miglia di distanza. In unoccasione, il loro sentiero ne incroci un altro
molto pi ampio che correva in direzione nord-sud e sembrava essere la via di movimento principale
delle trib del luogo nella desolata palude. I Romani attraversarono velocemente lampio sentiero,
guardandosi nervosamente ai lati per accertarsi che nessuno li avesse visti.
Continuarono ad avanzare per almeno un paio di ore, secondo i calcoli di Catone, raggiungendo
il punto oltre il quale fino ad allora non si erano mai ancora spinti. In quel punto il sentiero si apriva su
una striscia di terra solida interamente ricoperta di arbusti di ginestrone. La nebbia nel frattempo si era
diradata e ne rimanevano solo alcune chiazze sparse sul territorio. Il sole picchiava sulla palude e laria
era pesante e soffocante. Catone aveva la tunica appiccicata alla schiena per il sudore e stava
impazzendo per il prurito che gli causava.
Ci riposiamo qui e poi torniamo indietro, decise.
Uno dei soldati scosse la testa. Ma non abbiamo ancora trovato niente da mangiare, signore.
E allora proviamo pi tardi, Metello. Catone si sforz di sorridere. Camminare in quella
palude era una fatica insopportabile, ma almeno teneva gli uomini occupati. Magari questa sera.
Il legionario apr la bocca per protestare, ma si zitt quando vide svanire il sorriso e accendersi
una fiamma di minacciosa determinazione negli occhi del centurione. I due rimasero a fissarsi per
qualche istante, sotto lo sguardo teso e partecipe degli altri. Poi Metello abbass gli occhi e annu.
Come dite voi, signore.
Esatto, proprio cos. Come dico io... adesso trovatevi un posto allombra e riposate. Io rimarr
di guardia. Poi torneremo dagli altri. Se siamo fortunati, magari troviamo qualcosa al ritorno.
Gli altri gli rivolsero occhiate dubbiose e insoddisfatte e Catone li ignor con una scrollata di
spalle. Adesso riposatevi.
Lasciando che i soldati si trovassero un riparo dal sole, Catone si infil tra alcuni cespugli e
arriv al margine dellacqua. Si chin e ne raccolse un po nel palmo della mano. Aveva un colore
marrone e un odore salmastro. Alcuni dei suoi avevano bevuto lacqua nei pressi della valle e non si
erano pi liberati della dissenteria, perdendo gradualmente le forze. Catone annus lacqua perplesso,
ma aveva la gola riarsa e si pass la lingua appiccicosa sulle labbra, valutando il rischio. Poi,
giudicando che la morte per sete non era poi tanto peggio di una qualsiasi altra, bevve un sorso e
immerse di nuovo la mano per raccoglierne ancora, pi e pi volte finch non si sent dissetato. Si
rimise in piedi e torn dagli altri. Tre si erano gi addormentati, uno addirittura russando sonoramente,
e Proculo era seduto nellombra punteggiata di luce di un arbusto, dondolando lentamente.
Catone era sul punto di offrirgli qualche parola di conforto quando Proculo dun tratto
simmobilizz, fissando in fondo al sentiero dal quale erano arrivati. Catone si volt e vide un piccolo
capriolo che allungava il collo, contraendo il delicato musetto nellaria. Il capriolo avanz tranquillo sul
sentiero, annusando in giro nellerba alta. Proculo allung un braccio per svegliare Metello, ma Catone
sollev un dito per fermarlo. Nellistante in cui Metello si fosse svegliato avrebbe di sicuro spaventato
lanimale, facendolo fuggire.
Rimasero quindi immobili, fissando con occhi enormi e famelici il piccolo animale che si
avvicinava ignaro di tutto. Catone inizi a sentirne il morbido zampettio sul terreno secco e serr la
presa sullasta della lancia, sollevandola. Raggiunto un spazio aperto, lanimale si ferm, tendendo e
muovendo le orecchie al russare dei soldati. Fece un passo con una delle zampe anteriori, si ferm di
nuovo, poi avanz ancora. Non vedendo movimenti, prosegu tra Catone e Proculo. A quel punto si
ferm ancora e rivolse il muso dallelegante profilo verso limmobile Proculo, fissandolo intensamente.
Catone sollev e arretr il braccio, mirando al corpo brunito dellanimale. Al di sopra della
linea della schiena del capriolo vide la faccia di Proculo e, rabbioso, si rese conto che il legionario si
trovava esattamente lungo la traiettoria di lancio: se lanimale si fosse mosso, Proculo si sarebbe preso
larma in pieno petto.
Merda..., sibil.
Quel capriolo era la garanzia di qualche giorno di carne per i soldati. Senza, si sarebbero presto
indeboliti troppo anche per cacciare. Poi sarebbe sopraggiunta la morte, lenta e inesorabile. Se, per,
avesse lanciato e mancato il bersaglio, avrebbe sicuramente ucciso Proculo. Invoc Diana perch
facesse spostare il capriolo appena di un paio di passi, bastava quello. Lanimale, per, rimaneva
immobile come una statua. Solo il busto si dilatava e si restringeva dolcemente per la respirazione.
Catone scorse lespressione disperata di Proculo davanti a lui e ne colse limpercettibile cenno della
testa.
Con un grugnito, scagli la lancia in una fulminea traiettoria piatta. Il rumore esplosivo dello
sforzo spavent il capriolo, che spicc un balzo, nervoso. Larma colp la preda con un tonfo secco,
penetrando la pelle, i muscoli e piantandosi nelle ossa sotto la groppa dellanimale. Il capriolo si
accasci a terra con un belato acuto di dolore e paura, ma quasi immediatamente cerc di rialzarsi in
piedi.
Prendilo!, url Catone, avventandoglisi addosso.
Proculo si precipit sullanimale a mani aperte per afferrarlo. Gli altri legionari si svegliarono
allarmati, agguantando le armi.
Prendilo!, url di nuovo Catone. Prima che scappi!.
Il capriolo nel frattempo era riuscito a rialzarsi; schiv Proculo e si tuff in un arbusto di
ginestrone, con la lancia infilata nella groppa, mentre il sangue, caldo e scintillante, sgorgava copioso
dalla ferita. Lasta dellarma rimase impigliata nel viluppo dellarbusto e fece ruotare le zampe
posteriori del capriolo, che quasi si ribalt. Lanimale, per, riusc comunque a raddrizzarsi e incespic
avanti in preda a un disperato panico cieco. Proculo gli si lanci dietro, seguito a qualche passo da
Catone. Anche gli altri erano ormai in piedi e furono ben felici di unirsi allinseguimento.
Proculo, non fartelo scappare!.
Tra fruscii e rumori di rami spezzati, il capriolo ferito cercava di seminare gli inseguitori; la
lancia, per, lo impacciava a ogni curva, rallentandolo, e Proculo, graffiato e sanguinante, riduceva
sempre pi la distanza. Il groviglio di ginestrone si apr su un fazzoletto erboso e poi su una spianata di
scura terra screpolata. Il capriolo raccolse le forze e spicc un salto, decollando e ricadendo poi a terra
con un tonfo secco a dieci piedi di distanza. I suoi zoccoli affondarono nelle crepe fangose; lanimale
arranc ancora per qualche passo e poi rimase impantanato. Proculo cap di avere una possibilit; balz
allora dietro il capriolo, atterrando nel fango, sfondandone la crosta e affondando quasi fino alle
ginocchia nella melma sottostante. Grugnendo, sollev un piede e lo spinse avanti, tentando poi di
sollevare laltro, ma il risucchio era troppo forte. Davanti a lui lanimale si dibatteva in un gorgo
sempre pi grande di fango puzzolente; allimprovviso lestremit della lancia si trov a portata di
mano di Proculo. Il legionario lafferr senza indugio, la strinse e la stratton via proprio mentre
Catone e gli altri sbucavano trafelati sulla striscia di erba.
Merda!, url Metello. S! Labbiamo preso!.
Il legionario stava per slanciarsi in avanti, ma Catone lo blocc stendendogli un braccio davanti
al petto. Fermo!.
Metello tent di divincolarsi, mentre Catone allungava laltro braccio verso Proculo, che si
dibatteva nel fango cercando di trovare lequilibrio per scagliare di nuovo la lancia.
Attento!, url Catone. Non  sicuro. Aspetta!.
Proculo, nella melma fino alla ginocchia, si spinse avanti e affond la lancia nella gola
dellanimale, la stratton via e affond di nuovo. Un ultimo strillo di terrore e la testa del capriolo si
accasci nel fango con la lingua penzolante. Il busto scuro si sollev ancora un paio di volte e poi si
immobilizz. Il sangue sgorgava dalle ferite, spandendosi, scintillante, sulla superficie agitata del
fango.
Proculo sollev la lancia al di sopra della testa e url trionfante e felice, poi si volt verso i
compagni con un sorriso smagliante, ma si incup immediatamente quando vide le espressioni sulle
loro facce.
Sta sprofondando, bisbigli Metello.
Proculo guard in basso e vide che il fango nero laveva ormai inghiottito fino allinguine;
lacqua scura ribolliva attorno alla tunica stracciata. Con uno sforzo estremo, tent di sollevare una
gamba, ma il movimento lo fece solo sprofondare ancor di pi nella melma. Si volt allora verso i
compagni, lespressione del viso segnata da unavvisaglia di terrore.
Aiutatemi!, url.
La lancia!, gli indic Catone. Allungala verso di noi.
Proculo agguant lasta appena dietro la punta di ferro e la protese verso i compagni. Catone
stese il braccio pi che poteva, allungando le dita per raggiungere lestremit della lancia, che per
rimaneva ancora troppo lontana. Si volt verso Metello. Afferrami il braccio e tienimi forte.
Agganciato a Metello sulla riva, il centurione azzard un passo esitante sulla superficie
screpolata di fango e il piede affond immediatamente di qualche pollice. Si stese di nuovo in avanti,
arrivando a toccare lestremit tremolante della lancia. Strinse le dita attorno allasta di legno e inizi a
tirare. Lungo lasta vedeva le nocche di Proculo diventare bianche per lo sforzo di tenersi saldo a quella
sottile corda di salvataggio, gli occhi terrorizzati fissi su di lui.
Tieni duro!, grugn Catone a denti stretti. Tieni duro, ragazzo!.
Per un momento, Catone sent la lancia muoversi leggermente verso di s, poi pi nessun
movimento, per quanto forte tirasse per trascinare Proculo verso la riva. Chiuse gli occhi e fece un
ultimo intenso sforzo, ma senza ottenere alcun risultato, e alla fine rilass i muscoli.
Cos non ce la faccio, disse, voltandosi. Abbiamo bisogno di superficie solida. Tagliate dei
rami e gettateli sul fango. Svelti!.
Mentre lui e gli altri estraevano i pugiones e si mettevano a tranciare i sottili rami di ginestrone,
Proculo si guardava attorno con un crescente senso di orrore. La melma continuava a risucchiarlo
inesorabilmente e ormai lo cingeva alla cintola. Il capriolo, nellimmobilit della morte, affondava pi
lentamente di lui, ma la testa era ormai sparita sotto la superficie di acqua oleosa, dalla quale spuntava
solo un orecchio irrigidito.
Tiratemi fuori di qui!. Proculo fece pressione sul fango e poi tent di allontanarselo di dosso.
Stai fermo, idiota!, gli sibil Catone. Se ti muovi affondi pi velocemente. Fermo!.
I rami di ginestrone si rivelarono pi resistenti di quanto Catone avesse immaginato e ancora
non era riuscito a tranciarne nemmeno uno. Ritir la mano con il pugnale e con un piede schiacci il
bianco tralcio fibroso che aveva tentato di tagliare, che per si pieg senza spezzarsi.
Dannazione!.
Riprese allora a segare, sempre pi furiosamente, guardando Proculo ormai sprofondato fino al
petto.
Ecco!, fece uno dei legionari, che lanci un ramo sulla melma nei pressi della riva, e riprese
immediatamente a segarne un altro.
Per la miseria!, sbrait Proculo. Pi svelti! Pi svelti!.
Catone finalmente recise un secondo ramo e lo scagli sullaltro, dando unocchiata al
compagno imprigionato.
Oh no, riusc solo a dire Catone. Sulla superficie ora rimanevano solo testa e spalle, le
braccia allungate verso i compagni. Proculo teneva ancora stretta la lancia con la destra. La melma
gorgogli e il legionario affond ancora un po, inghiottendo scura acqua oleosa.
Nooo!, farfugli Proculo. Salvatemi!.
Catone gett via il pugnale e fece un passo verso i rami sulla melma.
No!, url Metello, afferrandogli un braccio.  troppo tardi....
Catone si divincol e si volt di nuovo verso Proculo: lo vide reclinare la testa allindietro, gli
occhi sbarrati dal terrore, mentre il fango gli scivolava sopra il dorso del naso. Un istante dopo
rimasero solo la cima della testa e le braccia sollevate, le dita annaspanti nel vuoto. La testa spar
lentamente sotto lacqua scura che riboll per qualche secondo e poi si immobilizz. Una mano di
Proculo tent ancora di allungarsi verso lalto chiusa a pugno. Poi le dita lentamente si rilassarono e la
mano si pieg al polso, rimanendo penzolante.
Per qualche istante ci fu silenzio; i legionari osservavano immobili il punto in cui poco prima si
trovava il compagno.
Maledizione..., bisbigli uno di loro.
Catone cadde in ginocchio sullerba e uno dopo laltro i soldati si sedettero accanto a lui. Sotto i
loro occhi la melma, lentamente, quasi impercettibilmente, fin di inghiottire la carcassa del capriolo; a
loro non rimase che guardare impotenti la scena, con un misto di tristezza per Proculo e di crampi di
fame di fronte al capriolo che spariva. Alla fine lacqua nera si richiuse anche sullanimale
insanguinato.
Catone si rialz e rimise via il pugnale nella cintola. Andiamo.
Dove?, gli rispose Metello, fissandolo. Dove andiamo, signore?
Dagli altri.
A fare cosa?
Dobbiamo muoverci, rispose paziente Catone. La nebbia si  diradata. Qualcuno potrebbe
vederci.
E chissenefrega, signore, rispose Metello, esausto e disperato. Prima o poi questa maledetta
palude ci uccider tutti.
...
.
...
CAPITOLO VENTOTTO.
...
.
...
La Terza Coorte raggiunse la valle due giorni dopo aver lasciato il campo sulle rive del
Tamesis. Mentre il sole calava lentamente a occidente, Massimo diede lordine di piantare le tende e
alzare un terrapieno difensivo. Davanti a loro si apriva una bassa valle, non pi di due miglia di
larghezza e forse otto in lunghezza, delimitata da una linea di basse colline, oltre le quali cera la
palude che si stendeva a perdita docchio: un tetro mosaico di alberi rachitici e canneti, interrotto solo
da una scura distesa di acqua e qualche sparuto boschetto ceduo su gobbe di terra che spuntavano qua e
l come dorsi di gigantesche creature marine.
Dalla torretta di avvistamento eretta sopra la porta del campo, la vista sulla valle era perfetta;
Macrone vide decine di ciuffi di fumo salire dallondulato andamento del paesaggio. Pi vicino al
campo distinse piccoli raggruppamenti di capanne circolari, mentre un rarefatto addensamento fumoso
su un piccolo bosco allincirca a met valle indicava la presenza di un insediamento di una certa
grandezza. Tutto molto tranquillo, pens Macrone. Nei giorni a seguire, tutto sarebbe cambiato.
Ud il picchiettio graffiante di calzari chiodati sui gradini di legno e un istante dopo da dietro
lassito della torretta spunt la testa di Massimo. Il comandante si iss e si asciug la fronte luccicante
di sudore con il dorso dellavambraccio.
Lavoro duro!.
S, signore.
Ma  stato un bene fare uno sforzo per arrivare qui prima della notte.
S, signore, rispose Macrone, continuando a guardare i legionari impegnati a scavare lultima
sezione del fossato e ad alzare il terrapieno su un lato del campo. I soldati della linea di picchetto
coprivano i lavori a circa un centinaio di passi di distanza. Molti erano appoggiati allo scudo, segno di
unevidente stanchezza. Se il nemico li avesse attaccati in quel momento, o durante la notte, gli uomini
sarebbero stati troppo stanchi per sostenere una buona difesa del campo. Per onest andava
riconosciuto a Massimo che quello era il dilemma che attanagliava la maggior parte dei comandanti: la
ricerca di un compromesso tra una buona posizione e la prontezza al combattimento dei soldati.
Quantomeno il mattino seguente la Terza Coorte avrebbe avuto ancora poco cammino da fare, e
sarebbe dunque stata in grado di affrontare qualsiasi pericolo fosse spuntato dalla palude.
Massimo stava osservando la valle in direzione dellinsediamento nascosto dalla vegetazione.
Sollev un braccio e indic un punto. Vedi quella piccola collina laggi, su un fianco della foresta,
oltre il corso dacqua?.
Macrone segu la direzione indicata e annu.
Sembrerebbe il punto migliore in cui stabilire un campo permanente. Una buona visuale su
tutte le direzioni e una fonte dacqua nei pressi. Dovrebbe essere perfetta per noi, che ne dici?
S, signore. Macrone si stava stancando dei tentativi retorici del comandante di intavolare una
conversazione. Se Massimo aveva tutta quella voglia di parlare, avrebbe fatto meglio a cercarsi la
compagnia del centurione Felice, sempre pronto a compiacerlo. Tra laltro, Macrone non si fidava di se
stesso nel parlare con Massimo, considerato il pesante fardello della complicit nella fuga di Catone e
degli altri che si portava dietro. Massimo stava ancora cercando il responsabile, per cui Macrone era in
guardia contro qualsiasi tentativo di strappargli con linganno una seppur minima ammissione di
complicit o colpa.
Il comandante di coorte si volt verso il subalterno e ne esamin in silenzio lespressione del
viso per qualche istante. Macrone avvert limbarazzante sguardo fisso di Massimo su di s ma, non
sapendo come reagire, si limit a tenere la bocca chiusa e a guardare avanti, come se volesse studiare il
percorso che la coorte avrebbe dovuto seguire il mattino seguente.
Non ti sto molto simpatico, vero?.
Macrone fu costretto a ricambiare lo sguardo ed esib unespressione perplessa. Come,
signore?
Oh, avanti!, fece, sorridendo, il comandante. Non hai fatto il minimo sforzo per nascondere
la disapprovazione che provi per me sin dalla tua assegnazione a questa unit.
Macrone era sbigottito. Possibile fosse stato cos trasparente? La cosa era decisamente
preoccupante. Cosaltro era riuscito a leggergli in faccia Massimo? Per un istante si sent percorrere la
nuca da un brivido gelido di terrore. Massimo doveva aver in mente qualcosa, voleva giocargli qualche
brutto scherzo, metterlo alla prova e intrappolarlo, e la mente di Macrone vacill per il panico.
Signore, non volevo certo mancare di rispetto!  solo il mio modo di fare. Non... non ci so fare
molto con le persone.
Stronzate. Non  quello che mi  stato raccontato. Tu sei un comandante nato. Se ne
accorgerebbe chiunque. Poi Massimo lo guard sospettoso. Forse  proprio cos. Pensi di essere
migliore di me.
Macrone scosse la testa.
Cos? Hai troppa paura di rispondere?.
Macrone ormai era furioso e non trattenne pi la risposta. Non ho paura, signore. Cosa volete
veramente? Cosa volete che vi dica, eh, signore?
Tranquillo, centurione! Tranquillo..., fece Massimo, ridacchiando. Mi chiedevo solo cosa
stessi pensando, tutto qui. Non volevo intendere nulla di male.
Nulla di male... Il disprezzo per Massimo era bruciante. I buoni soldati non facevano giochetti
di quel tipo, solo i pazzi e i politici, e Macrone non era nemmeno sicuro che tra i due vi fosse tanta
differenza.
Ad ogni modo, volevo farmi una chiacchierata con te. Conosci Catone da un po, giusto?Da
quando  entrato nella Seconda, signore.
Lo so, ho sfogliato il tuo fascicolo e so che sei la persona pi adatta da consultare per capire
come intender muoversi.
Non ne so niente, signore.
Massimo annu pensieroso. Ma conoscevi luomo e la tua opinione in merito mi sarebbe molto
utile. Cosa pensi che far Catone? Potrebbe essere gi morto, ma supponendo che sia ancora vivo, cosa
farebbe adesso? Allora?
Io... io non ho davvero idea, signore.
Avanti, Macrone! Riflettici. Potrei anche pensare che stai tentando di coprirlo.
Macrone avrebbe voluto fingere una risata, ma poi pens che sarebbe suonata vuota e non
avrebbe imbrogliato nessuno, men che meno il nervoso comandante. Signore, se conoscete il mio
fascicolo, sapete anche che gioco secondo le regole e che non ho nessuna simpatia per chi le infrange,
men che meno per uno che molla me e il resto dei miei soldati nella merda fino al collo; a mio modo di
vedere Catone si  meritato ci che ha avuto. Per quanto riguarda ci che potrebbe fare, posso solo
tirare a indovinare. Non lo conosco cos bene da essere in grado di anticipare le sue mosse. Macrone
sapeva di dire il vero e resistette allimpulso di sorridere prima di proseguire. Potrebbe fare qualsiasi
cosa, anche tentare il tutto per tutto per attirare Carataco.
Questo  assurdo. Non avrebbe alcuna possibilit di farcela.
Lui lo sa, signore, ma lesercito  lunica famiglia che Catone abbia. Senza di noi non  nulla.
Far qualsiasi cosa per riprendersi il suo posto nella legione. Ecco perch sono sicuro che  nascosto da
qualche parte nella palude in attesa delloccasione migliore. E probabilmente ci sta guardando proprio
in questo momento... e non  nemmeno il solo, signore. Guardate l!.
Macrone fece un cenno con la testa verso una fattoria poco distante. A meno di un quarto di
miglio, al riparo dietro bassi cumuli di paglia, alcune figure stavano osservando il forte romano. Si
limitavano a guardare rimanendo immobili.
Volete che mandi una squadra per spaventarli, signore?
No. Massimo non stacc gli occhi dai contadini. Possiamo aspettare fino a domani. Nel
frattempo lasciamo che si diffonda la voce del nostro arrivo e che questi locali rosolino bene; facciamo
crescere la paura e il nervosismo.
Il mattino seguente la coorte smont il campo e si mise in marcia verso la valle. Macrone
sapeva che li stavano osservando. Di tanto in tanto si guardava attorno e coglieva una faccia che lesta si
ritirava dietro a un albero o si riabbassava a terra in qualche campo coltivato che la colonna
costeggiava. I suoi tanti anni di esperienza gli avevano fornito un buon occhio per il territorio e mentre
avanzavano Macrone individu ogni potenziale punto per possibili imboscate. Nulla per sembrava
accadere, non un solo atto di ostile di provocazione al passaggio dei legionari nella piccola pacifica
valle.
Dopo unora di marcia ininterrotta, la colonna segu un sentiero che aggirava la foresta e prese a
risalire il pendio che portava sulla sommit della collina dove Massimo aveva deciso di porre
laccampamento. A sinistra, oltre il corso dacqua, su unaltura cera un grande villaggio costituito
dalle solite capanne circolari e da altre strutture pi piccole per animali e viveri. Dalle bocche di sfiato
dei camini salivano turbinando dolcemente ciuffi di fumo. Macrone scorse alcune figure in movimento
nei pressi della palizzata perimetrale del villaggio e not che le porte erano chiuse.
Ufficiali, da me!, url Massimo.
Quando tutti i centurioni e gli optiones gli si furono raggruppati attorno, il comandante si tolse
lelmo, si asciug la fronte con il bordo dellimbottitura di feltro e inizi a ragguagliarli, mentre il resto
dei legionari si metteva al lavoro nella zona designata dagli agrimensori per laccampamento; una
squadra di sentinelle si disperse sulla collina, mentre altri soldati iniziarono a darci sotto con i picconi,
rompendo il terreno per il fossato e il terrapieno.
Tullio!.
Signore?
Voglio un fossato aggiuntivo attorno al campo, e assicurati che lo spazio tra i due sia
disseminato di triboli. E fai piantare anche dei gigli.
Tullio annu. I piccoli pozzi con pali appuntiti al centro sarebbero stati unutile aggiunta alle
difese.
S, signore, passer lordine allagrimensore.
No, occupatene personalmente. Voglio che venga fatto bene e voglio anche che venga tirato su
un portale fortificato sul sentiero principale in uscita dalla palude. Assicurati che venga fatto non
appena il campo sar in piedi.
S, signore.
E adesso..., prosegu Massimo schiarendosi la voce e concentrando lattenzione sugli
optiones. Sapete tutti perch siamo qui. Il generale e il legato vogliono che ritroviamo quegli uomini e
li riportiamo indietro. Si nascondono da qualche parte in questa palude. Non conosciamo i sentieri e le
piste al suo interno, ma, sottoline Massimo con un ghigno, non avremo difficolt a convincere
qualcuno tra i locali a farci da guida quando ne avremo bisogno. Nel frattempo, nonostante lapparente
tranquillit della zona, dobbiamo essere pronti a rispondere a un attacco in qualsiasi momento.
Alcuni ufficiali si scambiarono occhiate di sorpresa. Durante la marcia verso la valle non
cerano stati segni di possibile pericolo e i contadini che vivevano nella zona erano armati al massimo
di falci fienaie.
Massimo sorrise compiaciuto di fronte alle espressioni degli ufficiali. Vedo che alcuni di voi
ritengono che la mia sia eccessiva prudenza. Probabile, ma non dimenticate che Carataco ha ancora
alcuni uomini al seguito, ovunque si trovi....
Un numero pi che sufficiente di uomini, precis tra s e s Macrone. Abbastanza almeno da
annientare la coorte.
Non dovete preoccuparvi dei locali, e toglietevi dalla testa di stabilire relazioni amichevoli con
loro. Al contrario..., e qui Massimo fece una pausa per dare maggior peso alle sue successive parole,
voglio che li trattiate in un modo che metter dolorosamente in chiaro che Roma  qui per rimanerci e
che essi devono assolutamente essere grati al nostro volere e alla nostra piet. Ogni segno di resistenza
dovr essere punito con il massimo della durezza... Sono stato chiaro?.
Tutti annuirono con un mormorio di assenso.
Bene, perch se vedo anche uno solo di voi che usa la mano delicata con le genti del luogo o
che mostra un solo briciolo di compassione, dovr vedersela con me e gli far personalmente risalire
fino in gola le palle a calci. Sono stato chiaro? Quindi, adesso non ci resta che impostare il tono....
Mezzora pi tardi la Prima Centuria si incammin gi per il pendio con Massimo in testa,
accompagnato da tutti gli optiones e dai centurioni Macrone, Antonio e Felice. Tullio, lufficiale pi
anziano dopo Massimo, rimase a supervisionare i lavori di costruzione del campo, dallalto del quale
osserv la piccola colonna scendere verso il villaggio britanno dallaltra parte del fiume. Un imbuto di
terreno fangoso calpestato sulle due rive del tranquillo corso dacqua indicava la presenza di un punto
di guado; Massimo e i suoi entrarono nellacqua bassa, facendola ribollire di schizzi e riemersero,
gocciolanti, sullaltra riva, risalendo un sentiero battuto che conduceva alla misera palizzata intorno al
villaggio.
Mentre si avvicinavano, Macrone inizi a vedere sempre pi facce di locali che li osservavano
al lato della porta; per un istante, si chiese se gli abitanti del villaggio avrebbero tentato una qualche
resistenza alla colonna di Romani pesantemente armati. Sollev una mano appoggiandola sul pomo del
gladio, pronto a estrarlo al primo segnale di pericolo. Avvertiva la crescente tensione anche tra gli altri
ufficiali e quando furono a distanza di tiro di catapulta dallingresso del villaggio, Massimo diede
lordine di arresto. Osserv per un istante la palizzata difensiva e poi si rivolse a Macrone.
Cosa ne pensi?.
Macrone vide che gli abitanti che li osservavano erano appena una manciata e nessuno di loro
sembrava armato.
Mi sembra abbastanza sicuro, signore.
Massimo si gratt il collo. E allora mi chiedo perch tengano chiusa la porta.... Si volt verso
la fila di testa della colonna. Meglio mandare prima avanti qualche soldato, non si sa mai....
Non ce n bisogno, signore. Macrone fece un cenno alle spalle del comandante. Guardate
laggi.
I battenti della porta si stavano lentamente aprendo verso linterno e poco oltre si intravedeva
gi un gruppetto di uomini. In testa, un uomo magro con lunghi capelli bianchi, immobile, appoggiato a
un bastone.
Felice si avvicin a Macrone. Comitato di accoglienza, che dici?
Se lo , penso che durer ancora per poco, rispose sottovoce Macrone.
Soddisfatto dellapparente assenza di pericoli, Massimo diede lordine alla colonna di
avvicinarsi. Allombra della palizzata, luomo con il bastone finalmente si mosse, avanzando con passo
deciso verso i visitatori sulla soglia del suo villaggio. Poi inizi un discorso con voce intensa e
profonda.
Alt!, gli intim Massimo, sollevando una mano e chiamando al di sopra della spalla.
Interprete! Da me!.
Lo raggiunse un legionario, uno dei recenti rimpiazzi arrivati dalla Gallia. Macrone not che il
soldato aveva gli stessi lineamenti celtici degli abitanti del villaggio. Il legionario si mise sullattenti tra
il centurione Massimo e lanziano del luogo.
Scopri cosa vuole e digli di farla breve, gli disse brusco Massimo.
Mentre il legionario traduceva la stringata richiesta, il capo del villaggio fece dapprima
unespressione confusa e poi si incup. Quando rispose, nessuno pot evitare di cogliere il tono risentito
con cui parl.
Signore, tradusse il legionario a Massimo, voleva solo accogliervi nella valle e assicurarvi
che lui e la sua gente non vi faranno alcun male. Voleva offrirvi ospitalit nella sua capanna e
lopportunit di acquistare scorte alimentari dai suoi contadini. Ma dice di essere sorpreso. Aveva
sentito dire che Roma era una grande civilt e invece coloro che la rappresentano di civilt ne
dimostrano ben poca....
Ha detto questo?
S, signore, esattamente questo.
Bene. Massimo serr le labbra per un istante, fissando il capotrib con uno sguardo di
manifesto disprezzo. Ne ho abbastanza delle cazzate di questa gente. Digli che se voglio la sua
merdosa ospitalit, me la prendo come e quando voglio. Digli che lui e il resto della sua gente faranno
esattamente quello che gli dir di fare io, se hanno a cuore la loro vita.
Quando il legionario ebbe finito di tradurre, i locali si scambiarono sguardi sconvolti.
Poi il comandante di coorte indic il piccolo affollamento alle spalle del capotrib.
Quella donna e quei ragazzini. Sono la sua famiglia?.
Ascoltata la traduzione, il britanno annu.
Macrone, arrestali! Prendi cinque plotoni e preparatevi a riportarli da noi al campo. Tra un po
ne arriveranno altri.
Arrestarli?. Macrone era sconcertato quanto gli stessi abitanti del villaggio. Perch,
signore?
Ostaggi. Voglio che questi selvaggi cooperino.
Macrone era combattuto tra il disgusto per ci che Massimo stava facendo e il dovere di
obbedire agli ordini.
Sono... sono certo che deve pur esserci un altro modo per farglielo capire, signore.
Capire?, sbrait Massimo. Io ci cago sulla loro comprensione! Hai capito? E adesso,
obbedisci agli ordini, centurione!
S... signore. Macrone chiam quaranta uomini dalla testa della colonna e si incammin a
passo veloce verso la famiglia del capotrib. Esit un istante e poi strapp via la donna e i suoi tre
bambini dal gruppo, portandoli deciso verso le due file di legionari. Dagli altri abitanti del villaggio si
lev immediatamente un coro di urla furiose. La donna si dimen nella stretta di Macrone e si volt a
guardare il capotrib. Il vecchio avanz di un passo, si ferm, serr e disserr pi volte i pugni
impotente, e quando la donna gli grid qualcosa, aggrott la fronte e scosse la testa. Una volta che la
donna si ritrov separata dal resto degli abitanti dalla truppa di legionari, Macrone le lasci il braccio,
la fiss negli occhi e indic a terra. Ferma!.
Massimo si rivolse al traduttore. Digli che voglio che ogni famiglia del villaggio porti un figlio
qui, adesso. Se qualcuno tenta di nasconderli, far crocifiggere lintera famiglia. Fa in modo che
capisca bene.
Il borbottio infuriato dei locali si trasform in un gemito di orrore e disperazione a mano a
mano che la richiesta del comandante di coorte veniva tradotta. Alcuni uomini iniziarono a inveire
contro i Romani, le facce ardenti di rabbia e odio. Non volendo che lo scontro degenerasse
ulteriormente, il capotrib si affrett a infilarsi nello spazio sempre pi stretto tra i suoi e i nervosi
legionari. Sollev le braccia e tent di calmare la sua gente. Un istante dopo il baccano si plac,
diventando un brusio di sottofondo carico di risentimento e del pianto di donne e bambini.
Digli di sbrigarsi prima che sia costretto a dare un esempio di quello che intendo fare!,
sbrait Massimo.
Gli abitanti iniziarono a obbedire allordine e ogni famiglia port fuori i rispettivi figli,
consegnandoli alle ruvide mani dei legionari sotto lo sguardo sempre pi disgustato e impietosito di
Macrone. Poco dopo ne furono raggruppati una trentina, accerchiati dagli scudi dei Romani e intimoriti
dai loro sguardi seri. Alcuni bambini piangevano e urlavano, tentando di divincolarsi dalla stretta dei
soldati.
Fateli stare zitti!, url Massimo.
Uno degli optiones sollev un pugno e colp alla testa un bambino di non pi di cinque anni. Il
piccolo smise immediatamente di singhiozzare e si accasci a terra, stordito. Una donna cacci un urlo
e si lanci in avanti, infilandosi tra due legionari nel tentativo di raggiungere il figlio riverso a terra.
Lascia stare quel moccioso!, le sbrait contro Massimo, furente. La donna, rannicchiata sul
figlio, si volt per guardare lufficiale romano. Macrone si accorse che era giovane, poco pi che
ventenne, aveva due occhi marrone scuro penetranti e capelli biondo oro raccolti in due trecce. La
britanna contorse il viso in una smorfia di disprezzo e sput sui calzari di Massimo. Avvenne tutto in
un attimo. Un raschio metallico, lo scintillio di una lama che fendeva laria, uno scricchiolio liquido e
un tonfo quando la testa della donna tocc terra e rotol verso il capotrib. Il figlio di lei, ripresi i sensi,
si ritrov in una pozza del sangue della madre e url.
Oh merda..., mormor Macrone. Poi sent un getto caldo sullo stinco e si ritrasse
velocemente.
Per qualche istante si ud solo il lamento del bambino, poi Massimo capovolse il cadavere con
un calcio, allontanandolo dal piccolo, e si chin per ripulire la lama sulla tunica della donna. La ripose
nel fodero e torn in posizione eretta, guardando torvo gli altri abitanti del villaggio. Un uomo si fece
largo tra la folla, le mani chiuse a pugno, denti stretti, ma fu immediatamente bloccato da altri suoi
compagni, che tentarono di trattenerlo mentre lui si dimenava violentemente. Massimo gli indirizz un
ghigno beffardo e punt un dito contro la piccola folla.
Digli che accadr la stessa cosa a chiunque osi sfidarmi. Non ci saranno pi avvertimenti, solo
morte. Riferisci al capotrib che deve venire con noi quando ce ne andremo. Gli far avere una lista di
ci che ci serve al campo.
Lintera Prima Centuria fece dietrofront e, portandosi dietro il gruppo di bambini in lacrime, si
rimise in marcia incolonnata, allontanandosi dal villaggio verso il declivio che scendeva al ruscello. I
locali la seguirono fuori della porta fino a met discesa, ammutoliti e terrorizzati. Macrone aveva la
nausea, distolse lo sguardo e guard la valle. Possibile che fosse la stessa che gli era parsa cos pacifica
mentre la attraversavano poco prima? Nel giro di poche ore, la secolare serenit di quella valle di
contadini era stata affogata nel sangue dagli uomini di Roma. Nulla sarebbe pi stato come prima.
...
.
...
CAPITOLO VENTINOVE.
...
.
...
I soldati iniziavano a mostrarsi apertamente ostili nei suoi confronti e Catone si chiese quanto
tempo sarebbe passato prima che quel sentimento si trasformasse in qualcosa di pi pericoloso. Ormai
erano dieci giorni che si nascondevano nella palude e la mancanza di cibo gli attanagliava lo stomaco a
tal punto da offuscargli la mente. Lultimo pasto decente lavevano consumato qualche giorno prima:
un porcellino che vagava su una stretta mulattiera. Quando avevano ucciso lanimale con un colpo di
lancia, Catone aveva sentito una voce poco distante che chiamava e, inoltratosi furtivamente tra la
vegetazione con Figulo, aveva scoperto una piccola fattoria su un fazzoletto di terreno arato
leggermente rialzato rispetto al livello della palude circostante. Aveva visto qualche capanna e forse
due o tre famiglie che lavoravano la terra. Allesterno della capanna pi vicina, un giovane uomo
seduto con la moglie grassottella che giocavano con due bambini, uno dei quali non ancora in grado di
tenersi in piedi. Discosti dalla capanna due recinti, uno con galline e laltro contenente una grossa
scrofa e alcuni maialini da latte. Su un lato del porcile cera una piccola apertura.
Questo spiega come sia finito qui, bisbigli loptio. Se ancora uno o due si facessero venire
la fantasia di uscire a esplorare il mondo, potremmo mangiare come imperatori.
Non ci sperare troppo. Si accorgeranno presto che il maialino  sparito. Meglio andarcene
subito da qui.
Mentre Catone stava per strisciare indietro, Figulo lo afferr per una spalla.
Aspettate... signore.
Catone si volt e fulmin il compagno con unocchiataccia. Tieni gi le mani da me.
S, signore
Ecco, cos va meglio. Cosa c?.
Figulo indic con la testa il contadino e la sua famiglia, mentre il figlioletto pi grande lanciava
un urlo felice in quel caldo pomeriggio. C solo un uomo l.
Solo quello che vediamo, conferm Catone prudente.
Va bene, signore, ma anche se ce n un altro allinterno della capanna, possiamo sempre
attaccarli.
No.
Li uccidiamo, nascondiamo i corpi e ci prendiamo gli animali. Loptio tenne gli occhi fissi
sulla scrofa che grugniva contenta nel porcile. Avremmo da mangiare per una settimana, signore.
Ho detto di no. Non possiamo rischiare e adesso andiamo.
Rischiare cosa?
Se qualcuno arriva per una visita e scopre che il posto  deserto, lancer lallarme e i locali ci
piomberanno tutti addosso. Per cui, non corriamo rischi. Mi hai capito, optio?.
Il tono del centurione era fin troppo chiaro e Figulo annu, strisciando prudentemente indietro
tra le canne e allontanandosi dalla piccola fattoria. Quando si riunirono al piccolo gruppo di soldati che
Catone aveva portato a caccia con s, il maialino era stato gi sgozzato e impalato su una lancia per
essere riportato al bivacco. Sentendo rumore di passi, i legionari smisero di gongolare per la preda e
impugnarono immediatamente le armi, con piena soddisfazione di Catone. Lespressione dei loro visi
poi si rilass quando videro spuntare i due ufficiali, zuppi, sul sentiero. Metello li guard speranzoso.
Ne avete trovati altri, signore?
Pi di quanti tu possa immaginare, sorrise Figulo. C una piccola....
Catone si volt di scatto verso il subalterno. Chiudi la bocca! Non c niente che ci possa
interessare l! Capito? Niente... Adesso torniamo dagli altri a mangiare, avanti.
I soldati rimasero a fissarlo finch Catone non ordin loro di prendere la preda e di rimettersi in
marcia, inviando un uomo avanti e lasciandone uno in coda per assicurarsi che nessuno li seguisse.
Tornarono al bivacco senza parlare, fermandosi solo per cancellare le tracce di sangue che
gocciolavano dal maialino dondolante, per evitare che potesse condurre il fattore da loro semmai
avesse scoperto che uno dei suoi animali era fuggito dal recinto.
Quando lultimo velo di luce rosea svan allorizzonte, Catone autorizz Metello ad accendere
un piccolo fuoco. Gli altri attesero impazienti in circolo, con occhi famelici, che le fiamme si
attenuassero abbastanza da poter arrostire il maialino aperto sulle incandescenti braci rosse. In un
attimo furono avvolti dal ricco aroma di carne cotta e dallodore pi penetrante del grasso che
sfrigolava gocciando sui tizzoni ardenti, e si leccarono le labbra affamati. Catone ordin a Metello di
togliere appena possibile il maialino dal fuoco e di affettare le porzioni per i compagni. Il legionario
stacc prima la dura cotenna e poi affett la carne morbida grondante di rossi succhi. Si sedettero tutti
attorno al fuoco, ognuno con il proprio bel pezzo di carne bollente nelle mani sporche, e iniziarono a
darci sotto con i denti. Di tanto in tanto si scambiavano qualche occhiata e un sorriso soddisfatto, o si
strizzavano locchio mentre il maialino caldo gli riempiva rapidamente lo stomaco.
Catone attese che tutti avessero avuto la propria porzione e poi fece un cenno a Metello. Prima
tu.
Il legionario annu, affett il trancio di costola che si era tenuto da parte per s e poi si scost
per lasciare posto al centurione. Estraendo il coltello, Catone si rese conto che i tagli migliori erano gi
stati distribuiti e che avrebbe dovuto accontentarsi di un pezzo di carne staccato dal capocollo.
Dopodich si sedette con gli altri e si port la carne alla bocca. Laroma lo avvilupp immediatamente
e affond i denti nella carne con la stessa voracit di un mendicante che si avventa sugli scarti del
banchetto di un ricco. Al pensiero gli sfugg un sorriso. In quel momento sarebbe stato pi che felice di
scambiarsi il posto con il pi misero indigente delle strade di Roma: quelli, almeno, non vivevano nel
costante timore di essere braccati e uccisi come bestie.
Mentre il fuoco lentamente si spegneva, gli uomini terminarono i primi pezzi di carne e
tornarono alla carcassa che si raffreddava rapidamente per staccare qua e l ci che rimaneva. Sulle
prime Catone pens se non fosse opportuno ordinare loro di conservare quella carne: del resto nessuno
poteva sapere quando avrebbero potuto consumare un altro pasto e una volta esaurito leffetto della
bella scorpacciata, i morsi della fame sarebbero presto tornati a farsi sentire. Ma poi vide lespressione
di disperazione sui volti di quegli uomini accucciati attorno al maialino, che spolpavano avidamente
con la punta dei coltelli e delle dita. E guardandoli, il giovane cap che qualsiasi suo ordine di contenere
lappetito sarebbe stato anche lultimo. Era sicuramente sensato risparmiare il cibo e farlo durare
ancora per qualche altro giorno, ma la fame aveva spinto i soldati ben oltre il limite del buon senso e lui
doveva gestirli con il massimo della cautela se volevano sperare di sopravvivere. Per cui lasci che
consumassero avidamente gli avanzi del piccolo maiale e il mattino seguente, oltre a un grugno
irrigidito in una sorta di ghigno, non rimasero che ossa e cartilagini. Testa e zampe furono arrostiti la
sera seguente, e Catone rinunci alla sua parte per far durare gli avanzi il pi a lungo possibile. Finito
quello, la fame era tornata di soppiatto come un ladro.
E questo era accaduto appena due giorni prima, pens Catone, trasalendo per il dolore nella
pancia vuota. Era sdraiato su un fianco, allombra di uno degli alberi che cingevano il loro misero
bivacco. Rotol sulla schiena e guard in alto, strizzando gli occhi contro il sole che filtrava attraverso
il fogliame frusciante. Era passato mezzogiorno, ma avrebbe voluto dormire pi a lungo, considerato
che aveva passato la notte di guardia. Del resto non cera molto altro per cui svegliarsi se non attendere
il ritorno del gruppo di esplorazione nella speranza, non appena avvistato, che avessero trovato del
cibo. Per ripiombare immediatamente nella sconfortante consapevolezza che le pance sarebbero rimaste
vuote per unennesima notte.
Tra laltro la squadra torn non solo a mani vuote ma anche sprovvista di notizie su Carataco e i
suoi, anchessi nascosti nella stessa palude. Come se i soffocanti miasmi avessero semplicemente
inghiottito gli avanzi dellesercito britanno, proprio come avevano fatto con Proculo.
Catone cancell frettolosamente il ricordo e torn a concentrarsi sul piano che sperava tanto
potesse fargli valere un annullamento della pena per poter ritornare dai compagni della II Legione.
Aveva ben chiara in testa tutta la scena: lui alla guida della variopinta colonna di legionari inzaccherati
che marciano impettiti verso lo sbalordito legato, il quale ascolta, rapito, il suo racconto su dove trovare
Carataco e i suoi guerrieri, mentre Catone gli indica un punto preciso su una delle mappe stese sul
tavolo strategico di Vespasiano. Che dolce sogno ad occhi aperti. Il giovane sorrise amareggiato. Se
prima quellimmagine gli dava un seppur minimo sollievo, adesso solo vuoto, anzi si beffava di lui, l
steso supino, con lo sguardo perso nel cielo sopra la sua testa.
Alla fine non pot pi tollerare quel tormento e si mise seduto. Si guard attorno e vide gli altri,
accovacciati, che parlottavano a gruppetti. Accortisi che si era svegliato, uno o due di loro gli
lanciarono unocchiata; Catone si chiese, incuriosito, di cosa stessero in realt discutendo se i due
avevano evitato di incrociare il suo sguardo, voltandosi immediatamente. Poi ricord che aveva dato
lespresso ordine di non fare rumori inutili. Ormai captava segnali di pericolo ovunque e se non fosse
stato accorto, sarebbe sicuramente uscito di senno.
Cera qualcosa che non quadrava, per...
Si guard di nuovo attorno e fiss lo sguardo su Figulo che, seduto sotto un ramo basso a
qualche passo da lui, faceva la punta a un bastoncino di legno sottile e quasi dritto. Catone si alz e si
diresse da lui.
Che ci fai qui? Non dovresti essere di ronda?
S, signore, annu loptio. Ma qualcuno si  offerto volontario per farlo al posto mio.
Chi?. Catone scandagli la zona e torn poi a fissare Figulo. Metello?
S....
E dove  andato?, chiese, con un immediato presentimento.
Oltre la fattoria che abbiamo trovato laltro giorno. Pensava che magari ci fosse un sentiero
che dalla fattoria portava a qualche altro villaggio pi grande nella palude.
Te lha detto lui?
S, signore.
E tu gli hai creduto?
Perch no?, rispose Figulo con una scrollata di spalle. Magari trova qualcosa di utile,
signore.
Oh, di sicuro trover qualcosa. Puoi contarci, ribatt Catone, battendosi il palmo sulla coscia.
Bene... alzati! Vieni con me. Prendi qualche lancia.
Mentre loptio schizzava di corsa in piedi e andava verso il mucchio di armi al centro del
bivacco, Catone si strofin gli occhi e riflett su cosa era necessario fare.
Signore?.
Catone si volt. Figulo gli porgeva una lancia. Catone la prese, se lappoggi alla spalla e
verific che il pugnale fosse ben legato alla fascia che portava alla cintola.
Mi dispiace, signore, disse sottovoce Figulo. Non pensavo potesse fare qualche
stupidaggine.
Ah s?, mormor Catone. Comunque lo scopriremo presto. Andiamo.
Si voltarono e si diressero insieme verso luscita del bivacco. Arrivati al limitare della radura,
Catone si ferm e senza voltarsi disse agli altri: Che nessuno lasci il campo. Tenete gli occhi aperti.
Si incammin nella palude seguito da Figulo, facendo mente locale dei sentieri che avevano
percorso da quando si erano accampati l. Se Metello aveva intenzione di raggiungere la fattoria, molto
probabilmente avrebbe preso il sentiero che avevano seguito il giorno in cui avevano ucciso il maiale.
Era stata una delle poche ronde a cui Metello aveva partecipato: temendo che il suo atteggiamento
irrispettoso potesse causare loro problemi, Catone laveva confinato al bivacco ogni volta che aveva
potuto. Cera anche una via pi breve, una stretta pista che in alcuni punti veniva sommersa
completamente dallacqua. Era un percorso difficile da seguire, ma se lui e Figulo avessero affrettato il
passo, forse sarebbero riusciti a raggiungere la fattoria prima di Metello e impedirgli di fare
sciocchezze.
Per cui Catone acceler, accantonando la solita cautela a favore della rapidit. Il sole splendeva
brillante nel cielo terso e nugoli di insetti tra i giunchi gli si avventarono immediatamente contro,
attirati dal loro sudore, mentre superavano piccoli tratti di densa melma pestilenziale che di tanto in
tanto invadeva la pista sinuosa.
Di cosa si nutrono quando il menu non prevede carne di romano?, si lament Figulo,
schiacciando furiosamente un tafano che si stava ingozzando sul suo collo.
Se non fermiamo Metello, i Romani sul menu saranno molti di pi. Andiamo!, ribatt Catone.
Camminavano da quasi due ore quando Catone si rese conto di non riconoscere assolutamente
la zona. Osservando la posizione del sole, cap che stavano seguendo pi o meno la giusta direzione,
ma avrebbero dovuto incontrare la fattoria gi da un pezzo, per cui dovevano averla superata,
mancando per giunta anche Metello... E fu con una stretta al cuore che, aiutando Figulo a tirarsi fuori
da una profonda pozza di melma, Catone si volt indietro verso il tratto che avevano percorso e
raggel.
Cosa c, signore?.
Catone rimase zitto e mantenne gli occhi fissi per qualche altro istante, poi disse, indicando:
Guarda laggi....
Figulo si tir fuori dal fango e si raddrizz, seguendo la direzione indicata dal centurione. Sulle
prime non vide nulla di insolito, poi in lontananza scorse una macchia sfocata.
Lo vedo.
Lentamente il sottile filo di fumo si addens diventando una nitida colonna grigia che saliva
verso il cielo. La base indicava senza alcuna ombra di dubbio la fonte del fumo.
Catone si gir verso il sole, ancora al di sopra della linea dorizzonte. Abbiamo ancora unora
o due di luce. Troppo. Dobbiamo tornare indietro e in fretta.
Catone si rituff nella pozza melmosa da cui erano appena usciti, e con un sospiro di stanchezza
e rassegnazione Figulo lo segu. Il ritorno fu doppiamente faticoso perch Catone pretendeva una
marcia pi veloce possibile, ignorando il bruciore alle gambe che sentiva sempre pi pesanti e deboli, e
senza mai perdere docchio la colonna di fumo che con il diminuire della luce sembrava non
avvicinarsi mai.
Udirono i suoni dei maiali molto prima di uscire dal sentiero e coprirono lultimo tratto di corsa,
senza fiato e con le gambe ormai pesanti come piombo. A quel punto il sole era un globo scuro di
fuoco ramato, basso sullorizzonte alle loro spalle, e raggiunsero la piccola radura del bivacco
seguendo le loro stesse ombre distorte e allungate. Accanto ai resti fumanti del fuoco, videro due
maialini infilzati e, legata a un albero, la scrofa che osservava la scena terrorizzata, lanciando versi
striduli ai suoi piccoli gi morti. Gli altri maialini sopravvissuti erano ammassati attorno alle sue zampe
e le strofinavano addosso i musetti rosa nel tentativo di consolarla.
I soldati erano chini sullarrosto e mangiavano tranquilli; non appena si accorsero del ritorno
degli ufficiali, uno dopo laltro sollevarono lo sguardo con espressione colpevole. Uno di essi diede una
gomitata a Metello, che lentamente si alz in piedi mentre Catone e Figulo raggiungevano affannati il
fuoco. Il legionario si sforz di sorridere, si chin e raccolse un pezzo di carne dal mucchio che aveva
tagliato. Si raddrizz e lo porse al centurione.
Prendete, signore. Una bella striscia di pancetta. Assaggiate.
Catone si ferm a qualche passo di distanza dal fuoco, appoggiandosi allasta della lancia, il
petto ansimante per laffanno.
Maledetto idiota.... Guard tutti i legionari, uno ad uno. Tutti... siete tutti degli idioti. Il
fuoco si vede da... miglia di distanza.
No, rispose Metello, scuotendo la testa. Non c nessuno che pu vederlo nelle vicinanze.
Nessuno, signore. Non pi....
Catone lo fiss. Dove hai preso quella carne?
Alla fattoria che abbiamo trovato laltro giorno, signore.
E gli abitanti?. Catone ebbe un terribile presentimento. Cosa  successo a quelle persone?.
Metello fece un ghigno. Non vi preoccupate, signore. Non racconteranno niente. Me ne sono
occupato io stesso.
Tutti?
S, signore, rispose il legionario, aggrottando la fronte. Certo, tutti.
Un altro soldato ridacchi. Ma solo dopo esserci divertiti un po con le donne, signore.
Catone si morse il labbro e abbass la testa in avanti perch gli uomini non vedessero la sua
espressione. Deglut e si sforz di riprendere il controllo della respirazione, anche se il cuore gli batteva
ancora impazzito in petto e le gambe gli tremavano di stanchezza e rabbia. Era troppo, per lui; la
tentazione di rinnegare gli ultimi bricioli di autorit su quei soldati era travolgente. Se volevano morire,
tanto valeva lasciare che attirassero lattenzione di ogni guerriero nemico nel raggio di miglia. Del
resto, affari loro. Dal canto suo, aveva fatto tutto il possibile per offrirgli un briciolo in pi di vita,
contro ogni pi ottimistica previsione, e questo era il modo in cui lo ripagavano? Poi lodore della
carne gli scese nello stomaco vuoto che inizi a gorgogliare, pregustando il banchetto. Si sent
percorrere da unondata di disprezzo per se stesso, infuriato per la debolezza che stava dimostrando.
Era un centurione. Un centurione della II Legione, per giunta, e sarebbe morto piuttosto che rinnegare
tutto quello.
Signore?.
Catone risollev gli occhi su Metello che gli tendeva un pezzo di carne, sorridendo con aria
conciliante. E fu proprio la sensazione di essere trattato da ragazzino irascibile a indicargli cosa fare.
Ignor la carne e fiss il legionario che egoisticamente aveva messo in pericolo la vita di tutti.
Idiota! A che serve se domani saremo tutti morti appena ci scovano?.
Metello non rispose, limitandosi a ricambiarne lo sguardo fisso, dapprima di sorpresa, poi di
astiosa insubordinazione, e lasci cadere il pezzo di carne di maiale.
Fate un po come vi pare, signore.
Catone rovesci la lancia e laffond, di calcio, contro il petto di Metello, scaraventandolo
indietro tra le braccia dei compagni seduti dietro di lui, ancora intenti a mangiare. Un immediato
vociare di protesta ruppe la tensione del momento.
Silenzio!, url Catone con voce rotta dalla rabbia. Chiudete quelle bocche schifose!. Li
fiss, con aria di sfida, e poi torn a guardare Metello. E tu, squallida sottospecie di soldato, sei in
punizione.
Metello inarc le sopracciglia, sorpreso, e poi scoppi a ridere. In punizione! Mi state
mettendo in punizione, signore?
Stai zitto!, gli ringhi contro Catone, caricando il calcio della lancia per colpire di nuovo.
Stai zitto! Sono io al comando, qui!.
Metello continu a ridere. Da morire dal ridere, sul serio! E che tipo di punizione vorreste
darmi, signore? Svuotare le latrine, per esempio? Un doppio turno di guardia allingresso principale?,
rispose Metello, indicando il bivacco. Guardatevi attorno. Questo non  un campo. Non c terrapieno
a difenderlo, n baraccamenti da pulire, n latrine da svuotare... niente. Assolutamente niente da
comandare. Tranne noi. Accettatelo, ragazzo.
Catone spost la presa sullasta della lancia e la gir cos che la punta si trov a meno di una
spanna dalla gola del legionario. Gli altri smisero di mangiare e cercarono immediatamente
limpugnatura di coltelli e gladi, fissando il centurione.
Nessuno si mosse per qualche secondo, i muscoli tesi e i cuori impazziti, mentre la scrofa
continuava a strillare dallangolo della radura.
Poi Figulo fece un passo avanti e abbass delicatamente la punta della lancia. Mi occupo io di
questo pezzo di merda, signore.
Catone si gir a guardarlo, la fronte aggrottata, poi abbass la lancia, tornando a fissare Metello
e gli sput davanti ai piedi. Bene, optio.  tutto tuo. Occupatene immediatamente.
Detto questo, Catone si volt come un fulmine, temendo che lo scintillio delle lacrime
allangolo degli occhi potesse tradire il suo crollo emotivo. Attravers la radura e si diresse verso un
cumulo erboso che spuntava nella palude.
Alle sue spalle Figulo spinse Metello via da s. Penso sia ora di darti una lezione.
Figulo estrasse il gladio dalla cintola, lo lanci per terra e sollev i pugni stretti. Metello lo
osserv diffidente e poi sorrise. Loptio era alto e possente, caratteristiche tipiche del sangue celtico
che gli scorreva nelle vene. Metello, per contro, era pi magro, ma i tanti anni di servizio nelle Aquile
lavevano spietatamente indurito. Sarebbe stato uno scontro tra forza bruta ed esperienza, e Figulo vide
Metello che, sicuro di s, si abbassava in posizione di combattimento, facendogli segno di avvicinarsi.
Il legionario fece un passo avanti e con un ruggito si lanci allattacco. Ma non ci arriv
neanche. Figulo affond un gancio destro in un movimento fulmineo, colpendo il compagno in piena
faccia con uno scricchiolio. Metello si accasci pesantemente a terra, e l rimase, immobile, messo a
tappeto in un sol colpo. Figulo diede un calcio al legionario riverso a terra e poi si volt verso gli altri.
Sorridendo, disse con un filo di voce: Qualche altro stronzo che ha da ridire sullautorit?.
La notte trascorse tranquilla. Catone mont il primo turno di guardia, seduto sotto un albero, gli
occhi puntati sulla superficie lattiginosa della palude rischiarata dai riflessi argentei della mezzaluna. Il
bivacco era immerso nel pi totale silenzio, gli uomini si erano addormentati sotto il minaccioso
sguardo delloptio. Per il momento la faccenda era chiusa, ma Catone sapeva bene che da quel
momento in poi ufficiali e soldati sarebbero venuti alle mani alla minima provocazione. I vincoli
delladdestramento e della tradizione che li tenevano ancora uniti si stavano sfilacciando molto pi in
fretta di quanto avesse previsto, e ben presto non sarebbe rimasta che una banda di uomini disposti a
tutto pur di sopravvivere agli altri e allostile territorio che li circondava.
Aveva fallito, riflett Catone. Aveva tradito le aspettative dei suoi uomini e nessuna onta poteva
essere pi pesante di quella. E come conseguenza del suo fallimento sarebbero morti tutti in quella terra
abbandonata dagli uomini e dagli di nel cuore di unisola di barbari.
Nonostante le torturanti riflessioni sul suo fallimento, si raggomitol a terra e qualche istante
dopo chiuse gli occhi. Era troppo stanco per cedere agli incubi che solitamente attanagliavano le menti
tormentate come la sua e sprofond in un sonno profondo e oscuro.
Una mano lo svegli scuotendolo e, dopo un primo istante di disorientamento, Catone si sollev
seduto e guard a occhi socchiusi la faccia che gli si parava davanti. Figulo, che c?
Ssst!, gli sussurr loptio. Penso che abbiamo compagnia.
Il torpore del sonno svan allistante e Catone mise istintivamente mano alla spada. La radura
era avviluppata da una fitta nebbia che cancellava ogni cosa oltre venti passi di distanza. La sua tunica
sporca era imperlata di brina e laria odorava di terra umida. Che sta succedendo?
Le sentinelle dicono di sentire uomini che si avvicinano. Mi hanno chiamato subito.
E?
E li ho sentiti anchio. Parecchi uomini.
Va bene, sveglia gli altri, ma senza fare rumore.
S, signore.
Mentre la stazza enorme delloptio scivolava via nella foschia, Catone si alz e avanz a passo
felpato lungo il sentiero che dalla radura portava alla gobba di terra dove montavano i turni di guardia.
Raggiunte le sentinelle, si accucci. Non ebbe bisogno che riferissero: laria era satura del tintinnio di
armi e di voci ovattate che si passavano istruzioni che Catone, per, non riusciva a distinguere.
Accucciato e concentrato sentiva i suoni farsi sempre pi vicini, da ogni direzione.
Siamo circondati, gli sussurr uno dei soldati. Che cosa facciamo, signore?.
Catone riconobbe il soldato: Nepote, uno di quelli che aveva dato manforte a Metello la sera
prima. Resistette alla forte tentazione di fargli presente che quella non era altro che la conseguenza
della loro mancanza di autocontrollo del giorno precedente, ma non cera tempo, n aveva senso stare a
rivangare su chi avesse causato quella situazione di pericolo.
Torniamo al bivacco... e speriamo che ci superino senza notarci. Chiunque essi siano.
Quando raggiunsero la radura Catone vide gli altri gi raggruppati, armi in pugno e pronti ai
suoi ordini.
Non c modo di nasconderci, disse sottovoce, e c un solo accesso alla radura. Se ci
disperdiamo nella palude, rischiamo di finire intrappolati. Meglio rimanere qui pronti, in silenzio,
sperando che con tutta questa nebbia non ci vedano.
I legionari si disposero in cerchio, spalle allinterno, occhi e orecchie tesi verso ogni minimo
rumore o movimento nella coltre grigia che li circondava. Di l a poco iniziarono a udire tutti
distintamente il rumore di uomini che si avvicinavano, il fruscio della vegetazione e lo scricchiolio di
rami spezzati da passi incauti.
Che senso ha rimanere qui fermi?, bisbigli Metello. Dico che  meglio scappare, e di
corsa.
E io dico che ti taglio la gola se fiati ancora. Chiaro?, ribatt brusco Catone.
Metello lo guard, annu e si volt di nuovo verso i rumori sempre pi forti degli uomini sparsi
attorno a loro.
Catone prese a scandagliare una dopo laltra le sagome grigie degli alberi e a un certo punto
pens di aver scorto le forme spettrali di uomini in movimento. Gradualmente i rumori svanirono e
torn il silenzio, rotto solo dal fruscio dei maialini che si muovevano accanto alla madre addormentata.
Romani!, url dun tratto una voce in latino nella foschia. Catone si volt immediatamente
verso il suono. Romani! Gettate le armi e arrendetevi!.
Catone fece un respiro e rispose: Chi siete?.
La voce rispose immediatamente. Parlo a nome di Carataco! Esige che gettiate le armi e vi
arrendiate. Altrimenti morirete.
Ma chi pensa di fregare?, mormor Figulo. Tanto siamo comunque morti. Se combattiamo,
almeno la nostra fine sar veloce e meno dolorosa. E magari facciamo pure fuori qualcuno di loro,
bastardi!.
Catone non pot che annuire alla prospettiva della morte imminente. Ci erano arrivati, alla fine.
Si sent la nuca e la spina dorsale strette in una gelida morsa. Sentiva di aver paura. Alla fine, quando la
morte gli si presentava davanti, lui aveva paura di morire. Figulo per aveva ragione. Tanto valeva
morire l e subito, e risparmiarsi cos il tormento di una fine per mano dei Barbari.
Romani! Arrendetevi! Avete la parola di Carataco che non vi verr fatto alcun male!.
Stronzate!, url in tutta risposta Figulo.
Attorno a loro ci fu del movimento improvviso: dalla nebbia sbucarono alcune ombre
materializzandosi come guerrieri britanni, a centinaia, accerchiando il gruppetto di Romani su ogni
lato. I nemici chiusero sempre pi laccerchiamento e si fermarono ad appena una decina di passi dalle
punte delle loro lance.
Di nuovo si sent urlare la voce, molto pi vicina adesso, seppur ancora invisibile.  lultima
volta che Carataco si abbassa a farvi la sua proposta. Arrendetevi ora e rimarrete in vita. Avete dieci
battiti per decidere....
Catone scandagli le feroci facce dei guerrieri coperte di disegni indaco e sormontate da creste
impastate di calce. Rimanevano immobili, pronti a scagliarsi addosso ai Romani e a farli a pezzi. Si
sent un tonfo e il centurione si volt: Metello aveva appena gettato a terra la spada. Altri lo seguirono.
Per un istante Catone non prov che rabbia e disprezzo per Metello. Lui, che era sul punto di caricare
contro il nemico... Poi riprese il controllo di s e cap che sarebbe stata solo una morte inutile.
Assolutamente inutile. E finch fosse rimasto in vita, avrebbe avuto speranza.
Fece un profondo respiro, stendendo la schiena e disse: Gettate le armi....
...
.
...
CAPITOLO TRENTA.
...
.
...
Cosa pensate che ci faranno?, mormor Figulo. Li avevano rinchiusi in una stalla; i
precedenti occupanti erano stati rimossi, ma non il pagliericcio lurido su cui essi avevano vissuto, e gli
escrementi si erano incrostati sullo strato di fango e sporcizia che era diventato la seconda pelle dei
Romani.
Catone sedeva con gli avambracci appoggiati sulle ginocchia e si guardava i piedi. Non ho
idea. Assolutamente nessuna idea... non sono nemmeno sicuro perch ci abbiano lasciati in vita.
Raramente hanno fatto prigionieri altri di noi prima dora.
E cos successo a quelli che hanno catturato?.
Catone scroll le spalle. E chi lo sa? Abbiamo solo ritrovato corpi e pezzi di corpi. Fossi in te,
non mi farei troppe illusioni.
Figulo allung il collo e sbirci in una piccola fessura nellintreccio di rami di salice che
costituiva le pareti della stalla. Vide il resto del villaggio nemico che copriva lintera isola: centinaia di
capanne tonde circondate da una bassa palizzata difensiva. Cera solo una via per raggiungere il
villaggio: una strada rialzata su palafitta che attraversava le acque basse attorno allisolotto. Il lungo
pontile era difeso da due piccole ridotte che sporgevano dalla palizzata su entrambi i lati della porta
principale, anchessa fatta di spesse tavole di legno di quercia. Allinterno della porta i guerrieri di
Carataco si riposavano, leccandosi le ferite mentre il loro comandante decideva la mossa successiva.
Quando la piccola colonna di Romani era stata condotta nel campo, si era raccolta una gran
folla di guerrieri e alcune donne con i bambini per ricoprire di disprezzo quei rappresentanti sudici e
deperiti del tanto decantato nemico. Proteggendosi quanto poteva la testa dalla pioggia di fango,
escrementi e pietre, Catone era riuscito a dare unocchiata in giro per il villaggio. I guerrieri tenevano
le armi pulite e molti erano ancora sudati per lallenamento che avevano svolto prima del loro arrivo.
Catone si aspettava di trovarli demoralizzati e abbattuti, dopo il quasi totale disastro al guado sul
Tamesis di quindici giorni prima, ma era evidente invece che quegli uomini erano in perfetta forma e
pronti a riprendere la battaglia.
I prigionieri erano stati esibiti in giro per lintero villaggio, costretti a subire il trattamento
degradante tipico di ogni cattura e poi rinchiusi nella stalla dove avevano trascorso tre giorni, sfamati
con avanzi di cibo e con polsi e caviglie impastoiati. Al puzzo gi esistente, si era aggiunto quello di
urina, feci, vomito e sudore dei prigionieri stessi, costretti a rimanere nella stessa posizione per non
creare scompiglio tra i compagni legati al loro fianco. Durante il giorno il sole picchiava sulle loro
teste, surriscaldando laria fetida che saturava la stalla tanto da rendere nauseante ogni normale respiro.
Allesterno, i Britanni continuavano ad addestrarsi con un monotono clangore di armi, intervallato dai
grugniti e dalle urla di battaglia di guerrieri determinati a continuare a combattere contro le legioni con
ogni tendine e muscolo del loro corpo.
C poco da sperare di trovare il modo di scappare da qui, disse Figulo, staccandosi dalla
fessura e riappoggiando la schiena contro la parete di rami intrecciati. Loptio si chin a sistemarsi la
fascia di cuoio alla caviglia. Anche se riuscissimo a liberarci facilmente di queste.
Catone scroll le spalle. Aveva abbandonato lidea di una fuga gi da un po, ormai, dopo un
attento esame della situazione. La stalla-prigione era sorvegliata da tre guerrieri, giorno e notte.
Sebbene le pareti intrecciate potessero essere facilmente sfondate o scavalcate, volendo trovare una via
di fuga, le lunghe catene che legavano insieme tutti i prigionieri erano invece un ostacolo
insormontabile.
Cancellata quindi ogni possibile considerazione di fuga dalla mente, Catone si era invece
concentrato sul perch potessero averli risparmiati. Non riusciva a vederne il senso, semmai ve ne fosse
uno. Come ostaggi sarebbero stati inutili: quanto poteva contare la vita di un drappello di legionari per
il generale Plauzio? Inoltre, il fatto di essere anche latitanti per la giustizia romana li rendeva ancor
meno preziosi come merce di negoziazione. Se non ostaggi, quindi, cosaltro potevano essere? Laltra
possibile alternativa era cos terrificante che Catone preferiva non pensarci.
Il sacrificio umano.
Carataco, come tutti i capi celti, si inchinava a unautorit considerata anche al di sopra dei re
che governavano le trib dellisola, quella dei Drudi. Catone li aveva gi incontrati, e portava ancora le
cicatrici delle terrificanti ferite da falce infertegli proprio da un druido. E, peggio ancora, era stato
anche testimone diretto di ci che i Drudi facevano alla loro stessa gente  uomini, donne o bambini 
che immolavano alle loro divinit. Limmagine di s squartato su un altare di pietra o bruciato vivo in
una gabbia di legno ossessionava ogni singola, infinita ora trascorsa incatenato ai suoi soldati nella
prigione.
Anche altri condividevano il suo stesso presentimento e se ne stavano seduti in silenzio,
limitandosi a cambiare posizione quando la precedente si faceva scomoda oltre ogni sopportazione.
Anche Metello e i suoi compagni tenevano a freno la lingua, rimanendo fermi in attesa dellinevitabile
fine. Solo Figulo sembrava avere ancora un briciolo di energia combattiva e osservava attentamente la
routine quotidiana della vita del campo. Catone ammirava la determinazione del suo optio, per quanto
inutile, e ben si guardava dal tentare di convincerlo a smettere di affliggersi e ad accettare il destino.
Al volgere del terzo giorno di prigionia, Catone fu strappato al sonno leggero da un improvviso,
assordante coro di urla di esultanza. Persino le guardie allesterno della stalla si unirono al baccano,
lanciando in aria le lance a ogni grido.
Che cos tutto questo rumore?, chiese Catone.
Figulo rimase in ascolto qualche istante e poi rispose. Carataco.  Carataco, stanno invocando
il suo nome.
Deve essere rimasto lontano dal villaggio tutti questi giorni. Chiss dove  stato.
Di sicuro sar andato a fomentare la resistenza contro le nostre legioni, signore. Penso che tra
poco rimarr senza alleati.
Forse, rispose Catone controvoglia. Ma non sar comunque di nessun giovamento per noi,
non trovi?
Gi....
Dopo unora buona di esultanza, i guerrieri britanni tornarono soddisfatti alladdestramento o ad
altre occupazioni.
Il sole scese sotto il bordo della parete della stalla, lasciando i prigionieri nellombra. Quello era
il momento della giornata in cui le guardie entravano e lasciavano loro un cesto pieno di avanzi e scarti.
I prigionieri iniziarono ad agitarsi, trepidanti, pregustando finalmente loccasione di placare seppur di
poco la fame che mordeva loro lo stomaco.
Anche Catone inizi inconsapevolmente a leccarsi le labbra, aspettando di vedere aprire la porta
della stalla. Quella sera lattesa era stranamente pi lunga del solito, tanto che il giovane temette che
non avrebbero portato cibo. Poi, finalmente, si ud il tintinnio della catena e la porta fu aperta. Una
colonna di pallida luce si allung sul puzzolente mucchio di escrementi della stalla, oscurata subito da
una figura; Catone sollev gli occhi e vide un enorme guerriero che osservava le sudice creature
incatenate luna allaltra.
Chi di voi ha il grado pi alto?.
Nonostante il marcato accento, il latino delluomo era sufficientemente comprensibile e Catone
fu sul punto di alzare una mano, ma Figulo lo trattenne scuotendo allarmato la testa, facendogli capire
di volersi offrire volontario. Catone, per, lo anticip. Io!.
Il guerriero lo guard e fece una faccia incredula. Tu? Ho chiesto chi  il vostro comandante,
non il vostro capraio. Insomma, chi  di voi?.
Catone arross di rabbia e si schiar la voce per rispondere quanto pi chiaramente possibile.
Sono il centurione Quinto Licinio Catone, comandante della Sesta Centuria, Terza Coorte della II
Legione Augusta. Sono io ad avere il grado pi alto qui!.
Il guerriero non pot trattenere un sorriso di fronte alloffesa che capiva di aver provocato.
Squadr Catone dalla testa ai piedi e scoppi a ridere prima di continuare nella propria lingua. Non
pensavo che i soldati delle legioni fossero comandati da ragazzini, perch tu sembri proprio uno
sbarbatello.
Probabile, rispose Catone in celtico. Ma ho sicuramente abbastanza anni da sapere che i
Britanni sono dei gran sacchi di merda. Altrimenti come avrei potuto ammazzarne cos tanti?.
Il sorriso del guerriero svan e luomo fiss il giovane centurione con sguardo truce. Fossi in
te, terrei a freno la lingua, ragazzino. Finch ne hai ancora una. Sei tu che stai nella merda fino al collo,
non io, mettitelo bene in testa.
Catone scroll le spalle. Che cosa diavolo vuoi da me?.
Il guerriero si pieg sulle ginocchia, sciolse la catena della caviglia di Catone e gli sfil il
cappio dal piede. Poi lo stratton in piedi e gli grugn in faccia: C qualcuno che vuole vederti,
romano.
Catone avrebbe voluto tenersi lontano da quei denti sfoderati e da quegli occhi iniettati di
sangue, e sapeva che il barbaro non aspettava altro che vederlo tremare, che si mostrasse impaurito.
Sapeva anche, per, che lo stavano osservando anche i suoi uomini, impauriti certo, ma anche
incuriositi di vedere se era in grado di rispondere a quel nemico.
Fanculo, disse allora in latino. Abbozz un sorriso fulmineo e sput dritto in faccia al
guerriero, ma per quanto era secca la sua bocca, fu pi uno sbuffo daria che uno schizzo di saliva a
colpire il britanno. Ciononostante, il gesto sort leffetto desiderato e lenergumeno gli moll un pugno
micidiale allo stomaco, facendolo piegare in due. Catone cadde in ginocchio, riverso in avanti,
ansimando per riprendere respiro, ma alle orecchie gli arrivarono le urla di sostegno e di sfida dei suoi
legionari. Il guerriero lo afferr per i capelli e lo stratton di nuovo i piedi.
Ti sei divertito, romano? Al prossimo giro ti schiaccio le palle come uova e non parlerai pi
come un uomo. Adesso andiamo.
Lo spinton fuori dalla stalla e in quel momento Catone vide arrivare una guardia con il cesto di
cibo per i prigionieri. Quando la sentinella fu vicina allentrata, il guerriero diede un violento colpo di
mano al contenitore facendoglielo sbalzare via di mano e sparpagliando gli avanzi a terra. Da dietro
una capanna accorsero alcuni polli e si avventarono sui bocconi marci. Il guerriero annu soddisfatto e
poi disse alla guardia spaventata: Oggi niente pastone per i Romani.
La guardia annu e si chin per raccogliere il cesto, mentre il guerriero con una mano gigantesca
agguantava un braccio di Catone e lo trascinava via verso il centro del villaggio. Laria satura degli
odori di cottura del pasto serale fu un tormento per il romano, che tentava di riprendersi dal colpo
subto. Nonostante il forte dolore allo stomaco, era ancora sufficientemente presente a se stesso per
guardarsi attorno mentre attraversava il villaggio. Molti guerrieri, uomini dallaspetto duro e
indistruttibile, li guardarono passare. Vide pezzi di carne appesi a stagionare e pozzetti di granaglie
colmi fino allorlo. Quegli uomini sembravano veramente possedere la determinazione e le risorse
necessarie per continuare la battaglia, oltre a fare da punto di riferimento per chiunque volesse opporre
resistenza a Roma. Catone si rese definitivamente conto che per riuscire a portare lisola sotto il
controllo dellimperatore, le legioni non avevano altra scelta che annientare quei guerrieri. Ma ormai
quel problema non lo riguardava pi. Non era pi un soldato di Roma; anzi, era probabile che in un
futuro assai prossimo non sarebbe stato pi assolutamente nulla. Forse era gi in cammino verso il
patibolo, come vittima sacrificale per chiss quale notturno rituale druidico.
Alla fine, quando ormai il villaggio era immerso nel buio, raggiunsero una della capanne pi
grandi e il guerriero lo spinse dentro; avendo ancora le mani legate, Catone cadde goffamente a faccia
avanti sui giunchi stesi sul pavimento. Rotol su un fianco e vide un piccolo fuoco scoppiettante al
centro della stanza. Un uomo massiccio sedeva su un basso sgabello dietro il fuoco, i capelli color
sabbia tirati indietro a coda. Indossava una tunica semplice e delle bracae che ne enfatizzavano la
possente muscolatura. Massicce braccia terminanti in mani con lunghe dita intrecciate sostenevano una
mascella barbuta. Baffi folti scendevano curvi verso i due angoli della bocca serrata. Il chiarore del
fuoco illuminava il viso di uomo sulla soglia dei quaranta anni, con fronte ampia e sporgente. Al collo
una scintillante torque doro di cui Catone riconobbe immediatamente il disegno, mettendosi in
allarme.
Dove hai preso quella collana?, lo interrog brusco in lingua celtica.
Luomo inarc le sopracciglia sorpreso e inclin la testa con uno sguardo stupefatto. romano,
non penso di averti fatto portare qui per discutere dei tuoi gusti in fatto di gioielli.
Catone si sollev a fatica in ginocchio e tent di calmarsi. No, immagino di no.
La stretta dei ceppi ai polsi era fastidiosa, per cui appoggi il sedere a terra e sedette a gambe
incrociate cos da poter riposare le braccia. A quel punto esamin meglio luomo che aveva davanti. Un
guerriero, senza ombra di dubbio, e con laura composta del condottiero nato. La torque era identica a
quella indossata da Macrone che, a sua volta, laveva presa dal corpo di Togodumno, principe della
potente trib dei Catuvellauni nonch fratello germano di Carataco. Catone fece un leggero inchino con
la testa. Presumo che tu sia Carataco, re dei Catuvellauni.
Al tuo servizio, rispose luomo inchinando la testa con simulata modestia. Ho avuto
quellonore finch il tuo imperatore Claudio non ha deciso che la nostra isola era perfetta per la sua
collezione di territori altrui. S, sono stato un re un tempo, e lo sono ancora anche se il mio regno si 
ridotto a questa piccola isola spersa nella palude e il mio esercito  costituito da quei pochi guerrieri
sopravvissuti al nostro ultimo incontro con le legioni. E tu invece sei...?
Quinto Licinio Catone.
Il re annu. Se ho ben capito, la tua gente preferisce essere chiamata con lultimo dei nomi che
elenca.
Tra gli amici, s.
Capisco. Una scintilla di divertito sarcasmo si accese sulla faccia di Carataco. Molto bene,
dato che il tuo ultimo nome  il pi facile da usare, per ora dovrai considerarmi tuo amico.
Catone tacque e tent di rimanere impassibile, seppur aveva gi subodorato qualche
trabocchetto.
Per cui ti chiamer Catone, decise il sovrano.
Perch mi hai fatto portare qui?
Perch lo volevo, rispose Carataco in tono imperioso, raddrizzando la schiena e squadrando
Catone. Un istante dopo si rilass di nuovo e sorrise. Voi Romani avete forse lusanza di porre
domande impertinenti?
No.
Bene cos. Da quello che so, i vostri imperatori non vedono molto di buon occhio che la gente
comune gli si rivolga direttamente, o sbaglio?
Esatto.
Questa, per, non  Roma, Catone, per cui parla liberamente. Pi liberamente di quanto
potresti permetterti tra la tua stessa gente.
Catone chin la testa. Cercher di farlo.
Bene. Sono curioso di sapere esattamente cosa stavate facendo tu e i tuoi soldati accampati in
mezzo alla palude. Se foste stati legionari armati, vi avrei fatti attaccare allistante, e nello stato in cui
vi trovavate e con le misere armi che avevate sareste morti subito. Per cui, romano, dimmi: chi siete?
Disertori?. Carataco guard Catone con espressione speranzosa.
Catone scosse la testa. No. Siamo soldati condannati. Ingiustamente condannati.
Condannati per cosa?
Per aver permesso a te e al tuo esercito di superare il guado.
Carataco sgran gli occhi. Voi eravate tra quelli sulla riva opposta?
S.
Allora siete stati voi a intrappolare il mio esercito. Per il leggendario Lud! Quei Romani
sullisola si sono battuti come demoni. Pochi, ma cos micidiali. Centinaia di miei guerrieri sono caduti
sotto le loro spade. Tu eri tra loro, romano?
Non sullisola. Quellunit era comandata da un mio amico. Io mi trovavo nel corpo principale
sulla riva opposta.
Carataco sembr riveder scorrere le immagini della battaglia direttamente negli occhi di Catone.
Ci avevate quasi sconfitti. Se aveste resistito un po pi a lungo, ci avreste schiacciati.
S.
Ma come avete fatto a resistere cos tanto contro un intero esercito? Nessun comandante
avrebbe potuto chiedere di pi ai propri soldati. Non mi dire che il vostro generale Plauzio vi ha
condannati per non esser riusciti a raggiungere limpossibile....
Catone si strinse nelle spalle. Le legioni non tollerano le sconfitte. Qualcuno doveva pagare lo
scotto.
Vale a dire tu e gli altri uomini? Questa  cattiva sorte. E quale era la condanna?
Essere uccisi a bastonate.
A bastonate?  pesante... anche se, forse non cos pesante come quello che ho in serbo per voi
come miei prigionieri.
Catone deglut. E cosa ci aspetterebbe?
Non lho ancora deciso. I miei sacerdoti Druidi devono preparare un sacrificio prima del
nostro ritorno in battaglia. Alcuni dei tuoi uomini devono placare i nostri di della guerra. Ma, come ho
detto, non ho ancora deciso. Adesso ero solo curioso di vedere come siete voi uomini delle legioni. Per
capire meglio il mio nemico.
Da me non saprai nulla, disse in tono deciso Catone. Questo dovresti saperlo.
Tranquillo, romano! Non ho intenzione di torturarti. Volevo solo capire un po meglio da che
tipo di uomini sono costituite le file romane. Ho cercato di parlare con i vostri ufficiali, quella manciata
di tribuni che sono finiti nelle nostre mani. Ma due di loro si sono uccisi prima che potessi fargli una
sola domanda. Il terzo era freddo, scontroso e sprezzante e mi ha detto che ero un porco barbaro e che
avrebbe preferito morire piuttosto che dover tollerare loffesa di parlare con me. Carataco sorrise. Ha
avuto quello che desiderava. Labbiamo bruciato vivo. Si  controllato quasi fino alla fine, poi 
scoppiato a piangere e a urlare come un bambino. Ma da lui non sono riuscito a ottenere nulla, se non il
disprezzo dei pi vili. Non penso che riuscir a sapere molto dai tuoi superiori, Catone. In ogni caso,
mi interessano i soldati delle legioni, capire meglio gli uomini contro cui si sono scontrati i miei
guerrieri finendo a pezzi come unonda contro una roccia. Carataco fece una pausa, sempre fissando
Catone dritto negli occhi. Voglio conoscere meglio te. Che grado hai, Catone?
Sono un centurione.
Un centurione?, ripet Carataco, ridacchiando. E non ti sembra di essere un po troppo
giovane per avere questo grado?.
Catone si sent avvampare per quel commento sminuente. Sono abbastanza vecchio da averti
visto sconfitto pi e pi volte nello scorso anno.
Lo cose cambieranno.
Ah s?
Naturalmente. Ho solo bisogno di pi uomini. La forza del mio esercito cresce di giorno in
giorno. Ho il tempo dalla mia parte e ci prenderemo la nostra rivincita su Roma. Non possiamo perdere
per sempre, centurione. Lo capisci sicuramente da solo.
Sarai ormai stanco di combatterci dopo tutte queste sconfitte, disse tranquillamente Catone.
Carataco continu a fissarlo oltre il fuoco. Per un attimo Catone temette di aver esagerato con
quellatteggiamento di sfida, ma poi il re annu. S, sono effettivamente stanco, ma ho giurato di
proteggere la mia gente contro ogni oppressore e combatter Roma fino al mio ultimo respiro.
Non puoi vincere, disse Catone in tono cortese. Devi fartene una ragione.
Non posso vincere?, ripet Carataco, sorridendo.  stato un lungo anno per tutti, romano.
Anche le tue legioni saranno stanche dopo tutti questi combattimenti.
Catone scroll le spalle. Ci siamo abituati,  la nostra vita.  quello che sappiamo fare. Anche
quando non siamo in guerra, ci prepariamo a quella che verr, ogni giorno. Ogni sanguinosa battaglia
di allenamento che i nostri uomini combattono accresce il loro appetito di scontro reale. I tuoi guerrieri
si sono battuti con coraggio, ma rimangono per la maggior parte dei contadini... dilettanti.
Dilettanti? Forse..., ammise Carataco. Per non vi abbiamo battuti per un pelo e anche un
coraggioso romano deve riconoscerlo. E ancora non siamo stati sconfitti. I miei esploratori mi
riferiscono che la tua II Legione si  accampata a nord della palude. Il tuo legato ha posizionato una sua
coorte a sud. Pensa tu, una coorte! Possibile che sia cos arrogante da pensare di potermi fermare con
una coorte?. Carataco sorrise. Il tuo legato ha bisogno di una lezione. Quanto prima. Faremo vedere
a lui e al resto di voi Romani che questa guerra  ben lungi dallessere finita.
Catone scroll nuovamente le spalle. Ammetto che ci sono state occasioni in cui abbiamo
dubitato del successo della campagna, ma adesso...?. Scosse la testa. Adesso pu solo esserci la
sconfitta per voi.
Carataco si incup e per un istante parve amareggiato. Sono abbastanza vecchio da poterti
essere padre, ma tu continui a parlare come se ti rivolgessi a un bambino. Fai attenzione, romano. Non
tollerer ancora a lungo larroganza della tua giovane et.
Catone abbass gli occhi. Chiedo perdono, non avevo intenzione di offenderti. Ma con tutto il
mio cuore so che non puoi vincere e bisogna mettere fine allinutile sacrificio delle genti di questa
terra. Ti imploreranno di farlo.
Carataco sollev una mano e punt un dito contro Catone. Non permetterti di parlare a nome
della mia gente, romano!.
Catone deglut nervosamente. E tu a nome di chi parli, esattamente? Ormai solo una manciata
di trib rimane leale alla tua causa. Le altre hanno accettato il loro destino e lobbedienza a Roma.
Adesso sono nostre alleate, non tue.
Alleati!. Il re si inalber, sputando nel fuoco tutto il suo disprezzo. Schiavi! Questo sono...
sono meno dei cani che mangiano gli scarti del mio desco. Allearsi con Roma significa condannare il
tuo regno a una morte vivente. Guarda quello stupido di Cogidubno: ho sentito dire che il tuo
imperatore gli ha promesso di costruirgli un palazzo. Un palazzo degno di un sovrano cliente. E la sua
gente sar condannata a diventare propriet di Roma quando lui morir, ma lui avr vissuto in una
gabbia doro, disprezzato dal tuo imperatore e dalla sua stessa gente. Non  cos che un re deve vivere.
Carataco guard tristemente nel cuore luminoso del fuoco. Non  cos che un re deve regnare... come
pu vivere con questo marchio di onta?.
Catone rimase in silenzio. Sapeva che le parole di Carataco sui re clienti rispondevano a verit.
La storia dellespansione dellimpero era disseminata di casi di re che avevano accettato lo status di
clienti perch talmente inebetiti dalle lussurie che si erano visti offrire sotto gli occhi da rimanere ciechi
al destino della loro gente. Ma che alternativa avrebbero avuto, comunque? riflett Catone. Se non re
clienti, cosaltro? Una inutile resistenza e poi il gelido conforto di una tomba comune per tutti quei
sovrani e i rispettivi popoli che avevano messo lindipendenza da Roma al di sopra della vita stessa.
Catone sapeva che doveva tentare di far ragionare il re, per cercare di mettere definitivamente fine alla
carneficina che aveva gi sparso fin troppo sangue su quelle terre.
Quanti dei vostri eserciti sono stati annientati da Roma? Quanti dei vostri uomini sono morti?
Quante delle vostre fortezze di collina, quanti villaggi adesso non sono altro che cumuli di cenere?
Devi ricercare la pace, per la tua gente, per il suo bene....
Carataco scosse la testa e continu a fissare nel fuoco. Per un lungo momento rimasero
entrambi in silenzio. Erano arrivati a uno stallo. Carataco era consumato dal demone della resistenza. Il
fardello della tradizione e i codici guerrieri che gli erano stati inculcati sin dalla culla lo spingevano
inesorabilmente verso il tragico epilogo dellautodistruzione. Daltro canto, il re era consapevole delle
tribolazioni che la strada da lui scelta avrebbe significato per gli altri. Catone vide che il suo discorso
sullinutilit delle sofferenze gli era arrivato dritto al cuore. Carataco era piuttosto sensibile per capirlo.
Se solo avesse accettato che la sconfitta per lui era inevitabile, le cose sarebbero cambiate.
Alla fine il re distolse lo sguardo dal fuoco e si freg il mento. Centurione, sono stanco. Non
riesco pi a pensare. Ne parleremo unaltra volta.
Chiam la guardia e il guerriero che aveva scortato Catone entr nella tenda. Con un rapido
cenno della testa il re gli fece capire di aver finito con il romano e il giovane fu rudemente rimesso in
piedi e spinto fuori nel buio. Si volt a guardare e prima che la tenda di pelle fosse richiusa, pot dare
un ultimo sguardo al sovrano: chino in avanti, la testa fra le mani, irrigidito in un atteggiamento di
solitudine e disperazione.
...
.
...
CAPITOLO TRENTUNO.
...
.
...
Ci far uccidere tutti, si lagnava Tullio, indicando il comandante di coorte. Massimo stava
dando istruzioni agli optiones responsabili delle squadre di perlustrazione di quel giorno: ogni ufficiale
aveva un plotone di venti uomini e un prigioniero locale come guida, con un cappio al collo attaccato
con una catena alla cinta dei legionari. Considerato che i figli erano ostaggi dei Romani, era
improbabile che avrebbero opposto resistenza o tentato di scappare o tradito i padroni romani.
Ciononostante Massimo non voleva correre rischi inutili. Aveva gi pochi uomini cos. Tullio sbatt
violentemente il bastone di vite contro il proprio gambale, facendo un gran rumore.
Macrone lo guard irritato. Ti dispiacerebbe...?
Cosa? Oh, certo, scusa!. Tullio sollev il bastone e se lo infil sottobraccio, poi guard di
nuovo il comandante di coorte. Pensavo che fossimo qui per cercare Catone e gli altri. Non avevo idea
che dovessimo far scoppiare una ribellione. Anche volendo, non avrebbe potuto fare un lavoro
migliore... il bastardo!
Forse sta solo facendo quello che gli  stato ordinato di fare, pens a voce alta Macrone.
Che intendi dire?.
Macrone si strinse nelle spalle. Non ne sono proprio sicuro, non ancora almeno, ma mi sembra
uno strano modo di convincere i locali a collaborare.
Strano?. Il centurione pi anziano scosse la testa. Tu non ceri quando abbiamo trovato i
nativi al fiume. Ha perso completamente la testa. Tullio continu abbassando la voce. Sembrava un
pazzo: violento, pericoloso e crudele. Non avrebbero mai dovuti affidargli un incarico di comando.
Finch sar lui a guidare la Terza Coorte, saremo tutti in pericolo. Ci ha gi coperti dinfamia. Io ho
quasi terminato il mio servizio, Macrone. Altri due anni e mi congedo. Me lo sono meritato, un servizio
impeccabile, finora. Anche se non sar lui a farci uccidere, la decimazione distrugger le nostre
carriere. Tu e gli altri centurioni siete ancora giovani, avete ancora molti anni davanti. Quali possibilit
di promozione pensi di avere con questa macchia sul tuo operato? Dai retta a me: finch quel bastardo
rimarr al comando, noi siamo nella merda fino al collo. Tullio distolse lo sguardo da Macrone e si
gir di nuovo verso il comandante di coorte, poi continu sottovoce: Se solo gli capitasse qualcosa....
Macrone deglut nervosamente e raddrizz la schiena. Fossi in te, starei attento a come parli.
Quelluomo  pericoloso, hai ragione, ma anche le tue parole lo sono.
Tullio lo guard. Allora anche tu pensi che sia pericoloso?
Potrebbe esserlo, certo, ma tu mi spaventi sul serio. Cosa stai tentando di dire, eh, Tullio? Una
bella pugnalata alle spalle in una notte buia?.
Tullio fece una breve risata sdrammatizzante, senza per risultare convincente.  gi successo
prima.
Oh certo, rispose Macrone, lo so, e so anche cosa potrebbe capitare ai soldati delle truppe
che verrebbero ritenute responsabili. Personalmente, non ho alcuna intenzione di finire i miei giorni in
qualche miniera imperiale. E se anche fosse ucciso? Passeresti tu al comando. Macrone squadr il pi
anziano collega. E detto tra noi, penso che nemmeno tu sia allaltezza del compito.
Tullio abbass gli occhi prima che Macrone potesse scorgere lespressione amareggiata nel suo
sguardo. Non hai tutti i torti... un tempo avrei potuto farlo, anni fa, ma non me ne  mai stata data
lopportunit.
Gi, pens Macrone, e arricci le labbra in una smorfia di disprezzo.
Poi Tullio risollev lo sguardo su Macrone. Tu, potresti prendere tu il comando, Macrone.
No.
Perch no? Sono certo che gli uomini ti seguirebbero. Io ti seguirei.
Ho detto no.
Dobbiamo solo fare in modo che la morte di Massimo non sembri sospetta.
Macrone scatt allimprovviso e agguant lanziano centurione per una spalla, scuotendolo
forte per dare maggiore enfasi alle sue parole. Ho detto no. Hai capito? D unaltra parola e ti
consegno io stesso a Massimo e mi propongo anche volontario per farti da boia. Poi riabbass la mano
sul fianco. Non parlarmi pi di questa cosa.
Ma perch?
Perch  il nostro comandante e non sta a noi dubitarne, dobbiamo solo obbedire ai suoi
ordini.
E se ci d ordini che ci farebbero uccidere? Che faresti in quel caso?
In quel caso..., fece Macrone, alzando le spalle, in quel caso moriremmo.
Tullio lo fiss sbalordito. Tu sei matto come lui.
Forse, ma noi siamo soldati, non senatori. Siamo qui per fare quello che ci viene ordinato di
fare e per combattere, c poco da stare a discutere. Questo  ci che abbiamo accettato quando
abbiamo messo la firma sullimpegno con le Aquile, abbiamo fatto un giuramento, sia io che te. La
storia finisce qui.
Tullio continu a fissarlo, poi gli sbatt un dito in petto. E allora tu sei matto.
Signori!.
Si voltarono entrambi allarmati dalla voce di Massimo. Aveva terminato con gli optiones e li
aveva raggiunti senza che essi se ne fossero minimamente accorti. Quando vide lespressione sorpresa
e allarmata sulle loro facce, Massimo si adombr per un istante e poi sorrise gioviale.
Avete la faccia di due che stanno per suonarsele di brutto!.
Macrone si sforz di sorridere mentre Tullio faceva altrettanto rispondendo: Una piccola
divergenza di vedute, signore. Niente di pi.
Bene, e su cosa non eravate daccordo?
In realt, su niente, signore. Nulla di cui valga la pena parlare.
Lasciate che ne sia io giudice, insistette Massimo sorridendo. Avanti, raccontate.
Tullio guard Macrone e sventol una mano in aria. Ma nulla, opinioni diverse sulla
professione, ecco, signore. Io dicevo che avremmo annientato il nemico molto pi velocemente se
avessimo avuto delle unit della Guardia Pretoriana al nostro fianco.
Capisco. Massimo scrut, con fare inquisitorio, lespressione del subalterno prima di
rivolgersi a Macrone. E cosa ne pensa il centurione Macrone?
Pensa che le Guardie sono solo un branco di scansafatiche, signore, si intromise Tullio prima
che Macrone potesse rispondere.
Massimo sollev una mano. Silenzio tu. Penso che Macrone possa rispondere da s. Insomma,
cosa ne pensi?.
Macrone si concesse un istante per fulminare Tullio per averlo messo in quella situazione.
Sono bravi soldati, signore, bravi soldati, s, ma ehm... forse si sono un po rammolliti dopo aver
passato tutto quel tempo a Roma... signore.
E pensi quindi che gli uomini delle legioni siano pi forti e resistenti?.
Macrone scroll impotente le spalle. Be, s, signore. Suppongo di s....
Stronzate!, ribatt Massimo. Non c paragone. I Pretoriani sono i soldati migliori di tutto
limpero. Io lo so, ci ho militato parecchio tempo. Tullio ha ragione: se Claudio ne avesse lasciati
alcuni qui quando lo scorso anno si  tolto dai coglioni per tornarsene a Roma, adesso sarebbe gi tutto
finito. Ci avrebbero messo un attimo, le Guardie, a stanare Carataco. Massimo fiss Macrone,
respirando rumorosamente a narici dilatate. Pensavo che un ufficiale della tua esperienza lo sapesse.
Non ci sono confronti tra una guardia pretoriana e un tuo banalissimo legionario.
S, signore. Macrone avvamp, fortemente tentato di difendersi, di ribattere, di giustificare le
parole che Tullio gli aveva, suo malgrado, messo in bocca, di spiegare a Massimo perch la battaglia
fuori Camulodunum si fosse cos incasinata un anno prima, rischiando di cancellare le sue tanto
decantate guardie. Ma non poteva fidarsi di se stesso: una volta che il suo spirito di sfida si fosse
scatenato, se avesse continuato quella conversazione, avrebbe rischiato di mettersi nei guai. Meglio
quindi lasciarsi scivolare addosso lo sdegno del comandante di coorte come le onde sporche che
lambivano la spiaggia della sua infanzia appena fuori Ostia. Raddrizz la schiena e ricambi lo sguardo
fisso del suo superiore. Come dite voi, signore. Non c confronto.
Massimo colse immediatamente il tono ironico; conged Tullio con un brusco ordine e, non
appena furono soli, torn a rivolgersi a Macrone.
Di cosa stavate parlando esattamente tu e Tullio?
Come ha gi detto lui, si trattava di una divergenza professionale.
Capisco. Massimo fiss Macrone mordicchiandosi il labbro inferiore. Niente a che fare con
il traditore che stiamo cercando, quindi?.
Macrone sent accelerare il battito e, nel rispondere, sper che in faccia non gli si leggesse
traccia di colpevolezza.
No, signore.
Non stai facendo grandi progressi con le indagini, giusto, Macrone?
Sto, signore...?
Certo. Massimo si guard attorno circospetto e poi abbass la voce fin quasi a sussurrare. Di
chi altri potrei fidarmi in questa faccenda, se non di te, Macrone? Tullio  una vecchia femminuccia,
Felice e Antonio sono troppo giovani per serbare segreti, figuriamoci per scoprirli. Tu sei lunico dei
miei ufficiali di cui posso fidarmi. Voglio che il traditore sia trovato e portato da me in catene e tu sei
luomo perfetto per farlo, Macrone.
S, signore, annu Macrone. Cosa volete esattamente che faccia?
Parla con i soldati, prenditi confidenza, senza insistere troppo per avere informazioni. D lo
stretto necessario, niente di pi, e ascolta bene. Poi vieni da me a riferire.
S, signore.
Bene, allora. Massimo si volt e fece un cenno verso lultima squadra di ronda a riposo nei
pressi dellingresso. Voglio che sia tu a portarli fuori oggi. La guida dice che a est ci sono delle
piccole fattorie, magari vale la pena dare unocchiata. Del resto Catone e i suoi avranno bisogno di
cibo. Se capisci che i locali gli hanno dato ospitalit, sai cosa devi fare. Dimostralo con un esempio.
S, signore.
Loptio  Cordo, uno della centuria di Felice.  un bravo soldato, puoi fidarti di lui. Hai capito
gli ordini?S, signore.
Il comandante di coorte fece una pausa, fissando Macrone dritto negli occhi. Voglio sapere
tutto quando torni, tutto.
Macrone si accinse a congedarsi. Capito, signore.
Buona fortuna.
A mezzogiorno Macrone diede lordine di fermarsi. Posizion due sentinelle alle estremit del
sentiero e gli altri furono ben felici di sdraiarsi a terra e bere un sorso dacqua. Il cielo era di un azzurro
intenso tranne che per qualche nuvoletta sparsa, lentamente alla deriva verso il sud della palude.
Macrone aveva un disperato bisogno di un po dombra e guard gli uomini quasi con invidia. Il sole
picchiava, surriscaldando laria immobile della palude e facendoli grondare. Limbottitura di feltro
dellelmo era fradicia, gocce di sudore gli scivolavano gi sulla fronte e sulle guance. La calura era
estenuante, i soldati non avevano fatto che lamentarsi per tutta la mattinata finch Macrone non aveva
perso la pazienza e gli aveva urlato di chiudere la bocca. Da quel momento avevano continuato a
marciare in silenzio, col muso lungo, dietro al britanno che li guidava lungo tortuosi sentieri tra acque
basse puzzolenti e arbusti di ginestrone senza mai incrociare segni di presenza umana.
Cordo!, chiam Macrone con un cenno. Chiedigli quanto c ancora da camminare.
Loptio annu e part verso la guida locale. Era un uomo basso di statura, parecchio in carne,
con tunica e pantaloni di lana ruvida. Camminava a piedi nudi, senza copricapo e con una striscia di
cuoio legata lenta attorno al collo taurino ormai scorticato e sanguinante per lo sfregamento. Era un
fabbricante di oggetti di metallo e per il suo lavoro aveva bisogno di forza nelle braccia, non nelle
gambe, per cui la marcia lo stava mettendo a terra anche pi dei legionari appesantiti dallarmatura.
Sebbene li avesse assicurati di conoscere la direzione per le varie fattorie sparse per la palude, Macrone
aveva il sospetto che in pi di unoccasione avesse perso lorientamento. Il fatto che la sua famiglia era
tenuta in ostaggio in una piccola gabbia nel campo romano sembrava potesse essere un pi che
convincente incentivo a trovare il sentiero giusto nel minor tempo possibile. Adesso per luomo aveva
tutta laria di essere stremato, l steso a terra, il petto gonfio per riprendere fiato, fissando, bramoso, le
borracce dalle quali i legionari stavano bevendo.
Quando Cordo gli moll un calcio con la punta del calzare, luomo scatt su con un urletto
spaventato. Fece uno sguardo servile verso loptio, strizzando gli occhi, mentre questultimo lo
strattonava per il collare, costringendolo ad alzarsi.
Cordo prov a rivolgersi a lui in celtico, che aveva imparato a Camulodunum dove la II
Legione era stata di stanza linverno precedente. Tra il forte accento del romano e la scarsa familiarit
del britanno con il dialetto di quella zona ci volle un po perch la domanda fosse compresa; poi la
guida indic lungo il sentiero e inizi a farfugliare qualcosa nella sua lingua finch Cordo non lo
stratton, irritato, per il collare, per troncare quel suo incontrollato fiume di parole. Lo fece sedere di
nuovo e restitu il guinzaglio al legionario incaricato di sorvegliarlo, poi si volt e si incammin verso
Macrone.
Allora?
Dice che dovremmo esserci in unora, signore.
Merda.... Macrone si terse la fronte cercando di calcolare i tempi. Unora per arrivare, un
paio per ispezionare la zona e poi sei ore di marcia per tornare indietro allaccampamento. Sarebbero
arrivati al crepuscolo, con un po di fortuna. Vagare nella palude al buio non era una prospettiva
invitante. Tracann un sorso dacqua dalla borraccia e si alz in piedi. Falli alzare, optio! Ci
muoviamo.
Immediato si lev un coro di proteste e brontolii.
Chiudete quelle cazzo di bocche!, url Cordo. O vi faccio sputare tutti i denti dal culo a
forza di calci! In piedi! In piedi!.
Macrone giudic positivo il comportamento delloptio che sciamava su e gi per il sentiero,
inveendo contro chiunque battesse la fiacca. Cordo era esattamente il tipo di optio che Macrone
apprezzava. Forse non acuto come Catone, ma sicuramente gran fautore della disciplina severa, che
serviva per spronare i soldati. Il riferimento a Catone gli ricord fastidiosamente lo scopo della ronda.
Macrone serr le labbra e inconsciamente inizi a battere la punta del bastone di vite sul terreno secco e
duro del sentiero. E se fossero veramente riusciti a trovare Catone e gli altri? Gli ordini erano di
catturarli vivi, se possibile. Ma vivi erano un pericolo per lui: sicuramente qualche legionario sarebbe
stato anche capace di cercare un compromesso giurando di spifferare il nome delluomo che li aveva
aiutati a fuggire, pur di guadagnare uno sconto di pena. Qualche dannato idiota ci avrebbe sicuramente
provato; sulle prime Massimo avrebbe accettato lofferta, rinnegando immediatamente di averlo mai
fatto, oppure avrebbe subito spedito i torturatori dallo sfortunato prigioniero per estorcergli in un modo
o nellaltro la preziosa informazione.
Daltro canto, se Macrone li avesse fatti uccidere l nella palude, gli avrebbero fatto domande e
non ci sarebbe voluto un genio per capire il motivo di tutta quella fretta nel metterli a tacere.
Tra laltro, Macrone non era nemmeno sicuro di voler far uccidere Catone e Figulo cos a cuor
leggero, se li avessero catturati. Insomma, era in una situazione pessima e per giunta doveva anche
eseguire gli ordini assurdi di Massimo.
Quando la colonna riprese a marciare dietro la guida sovrappeso, Macrone si accost a Cordo.
Fa caldo, eh.
Loptio lo guard perplesso. Ehm, s certo, signore.
Ci starebbe bene una nuotata quando torniamo, fece Macrone con noncuranza, mentre il
subalterno cercava di capire se fosse unaffermazione o un invito.
Una nuotata, signore. S, certo. Proprio ci di cui avremmo bisogno tutti.
Macrone annu. Soprattutto dopo una giornata di cammino in mezzo a questa merdosa palude.
Se troviamo quei bastardi, gli far rimpiangere il giorno in cui hanno deciso di scappare.
S, signore. Cordo sput a terra per liberarsi la gola. A loro e soprattutto a quel bastardo che
li ha aiutati.
Macrone gli lanci unocchiata fulminea. Chiunque sia.
S, signore. Avr parecchie domande a cui rispondere, rispose Cordo, scacciandosi una vespa
da davanti agli occhi.
Gi, proprio cos. Macrone riflett un istante. Immagino che tu capisca perch il generale 
stato obbligato a farlo. A ordinare la decimazione, intendo.
Voi lo capite, signore?. Cordo aggrott la fronte come se stesse riflettendo e poi scroll le
spalle. Forse, ma non  un po esagerato arrivare addirittura alla decimazione?
Trovi?.
Cordo serr le labbra e annu. S che  esagerato. Abbiamo combattuto con le unghie e con i
denti gi al fiume. Ma quelli erano troppi, questo s, e ci hanno respinti.  cos che vanno le cose, non 
che si possano vincere tutte le battaglie. Non si pu pensare di eliminare quaranta e passa uomini per
punire una coorte che non  riuscita a fare limpossibile.  da matti, ecco cos.
Suppongo, ma questo non giustifica il fatto che il nostro uomo li abbia poi liberati, o sbaglio?
No, ma  comprensibile. Cordo lo guard fisso negli occhi. Voi non siete daccordo,
signore?
Suppongo di s. Tu lavresti fatto?.
Cordo distolse lo sguardo. Non saprei. Forse s... se qualcuno non fosse stato pi veloce di me.
E voi, signore?.
Macrone attese qualche istante prima di rispondere. Non c scelta per un centurione. Il nostro
lavoro  far rispettare la disciplina, per quanto ingiusta essa possa essere.
E se non foste stato un centurione, signore?
Non lo so. Macrone guard altrove con espressione amareggiata, e colpevole. Non voglio
parlarne.
Cordo gli lanci un altro rapido sguardo e poi rallent per distanziarsi di un passo in segno di
rispetto per il suo grado. Marciando, Macrone consider la posizione di Cordo in merito ai fuggitivi. Se
lui che era un optio incallito nutriva simpatia per i condannati, quanti altri nella coorte potevano
pensarla allo stesso modo? E Cordo si era spinto ben oltre la mera simpatia: aveva fatto una chiara
allusione al fatto di essere favorevole ad aiutarli nella loro fuga. Se quello era il sentimento diffuso tra
le truppe, allora il bacino di possibili sospetti era sufficientemente ampio da offrire a Macrone una
qualche speranza di nascondersi. Sent il peso della complicit nella fuga farsi dun tratto pi leggero.
Almeno finch i fuggitivi non fossero stati ritrovati.
 questo?. Macrone fece un cenno verso un silenzioso gruppetto di capanne. Una leggera
foschia da afa dava limpressione che quelle pi vicine stessero galleggiando su uno specchio dacqua.
Sa!, annu la guida.
I due rimasero distesi sullerba a osservare la scena. Poco pi avanti il sentiero sbucava su un
ampio spazio aperto, rialzato rispetto al livello della palude circostante. Il terreno era coperto di piante
di orzo, frammezzate da qualche recinto contenente delle pecore distese nella poca ombra disponibile;
le pance grasse degli animali si alzavano e si riabbassavano al ritmo lento della respirazione a riposo.
Un bel posto tranquillo in cui stabilirsi, pens Macrone. Isolato dal resto del mondo e celato agli occhi
di eventuali razziatori ostili. Semmai fosse stato necessario, lo stretto sentiero di accesso poteva anche
essere barricato per scoraggiare eventuali attacchi. Tutto per sembrava abbandonato a se stesso,
nessun segno di vita dalle capanne.
Macrone si scost i ricci scuri appiccicati alla fronte per il sudore. Si era tolto lelmo crestato e
laveva lasciato a Cordo prima di strisciare avanti con la guida. Che sollievo era stato liberarsi la testa
da quellelmo stretto e dal fastidioso feltro che dava prurito quando si inzuppava di sudore.
Indic indietro sul sentiero con il pollice e disse: Andiamo!.
Cordo e gli altri attendevano tesi e impazienti e quando Macrone e la guida riapparvero, li
fissarono con occhi pieni di aspettativa. Cordo restitu lelmo al centurione che si infil prima
limbottitura e poi lelmo stesso, iniziando a raccontare ci che aveva visto.
Non c segno di vita. Sembra non ci sia proprio nessuno.
Pensate che sia una trappola, signore?
No. Se fosse stata una trappola, avrebbero fatto in modo di attirarci fin dentro il villaggio,
facendocelo apparire tranquillo e innocuo prima di attaccarci di sorpresa. Invece sembra semplicemente
deserto.
O abbandonato?.
Macrone scosse la testa. No, ci sono campi coltivati e ho anche visto animali. Entreremo nel
villaggio in ordine chiuso e rimarremo in formazione finch non siamo certi che sia sicuro.
I legionari si inoltrarono tra le prime capanne, tenendo gli scudi sollevati e gli occhi puntati
verso le entrate delle abitazioni e verso ogni altro potenziale nascondiglio. Tutto, per, era immerso in
un silenzio tombale che rendeva ancor pi opprimente il caldo e limmobilit che soffocava quel luogo.
A un certo punto Macrone sollev una mano. Alt!.
Il manipolo fece ancora qualche passo strascicato e poi si ferm. Il centurione indic le capanne
pi grandi. Perquisitele! Due uomini per capanna!.
Mentre i legionari sgusciavano via, avvicinandosi alle abitazioni, Macrone si sedette con
prudenza su un ceppo dalbero ricoperto di tagli profondi, che evidentemente i contadini utilizzavano
come base per spaccare ciocchi. Afferr la borraccia ed era sul punto di stapparla quando da una
capanna poco distante arriv un grido.
Di qua! Di qua!.
Dallaccesso scuro spunt camminando allindietro un soldato, una mano sollevata per coprirsi
bocca e naso. Macrone lanci via la borraccia, schizz in piedi e corse verso luomo. Nei pressi della
capanna, il terrificante puzzo di putrefazione gli assal le narici e Macrone, involontariamente, rallent.
Accorgendosi dellarrivo del centurione, il legionario si volt.
Fai rapporto!.
Cadaveri, signore. La capanna ne  piena.
Macrone scost il soldato, deglut e poi, contraendo la faccia per la puzza, infil la testa
allinterno, tenendosi su un lato per permettere alla luce di rischiarare la scena. La stanza pullulava di
mosche ronzanti; al centro vide una decina di corpi ammassati come bambole rotte. Facendo leva con
lo scudo contro lintelaiatura della porta, si infil dentro, si avvicin ai cadaveri e si inginocchi,
trattenendo un conato di vomito. Tre uomini, di cui uno anziano, e il resto bambini; i corpi contorti in
posizioni grottesche, occhi sbarrati, vitrei e infossati in facce pulite, con la tipica capigliatura arruffata
dei ragazzini celti.
Unombra oscur le facce dei morti. Macrone si volt verso lentrata e vide Cordo.
Vieni qui, optio.
Cordo avanz riluttante, coprendosi la bocca con una mano, e gli si avvicin. Cos successo,
signore? Chi pu aver fatto questo? Carataco?
No, non lui. Macrone scosse la testa con aria mesta. Guarda le ferite.
Tutti uccisi da un affondo o da una serie di affondi tipici dei gladi legionari. I guerrieri celti
solitamente usano i fendenti, lasciano che sia limpatto di taglio delle pesanti lame a uccidere.
Cordo lo guard confuso. Ma allora chi  stato? Uno dei nostri plotoni di esplorazione?
No, non penso, ma  comunque opera di Romani.
I due si scambiarono occhiate cariche di unamara comprensione, poi Cordo guard di nuovo i
cadaveri. E le donne dove sono?.
Prima che Macrone potesse rispondere, si ud un altro urlo. Si alzarono e uscirono dallaria
fetida della capanna, ben felici di poter di nuovo respirare aria pulita allesterno. Macrone fece una
serie di profondi respiri per ripulirsi lodore di morte dai polmoni. Poco distante un legionario stava
facendo segnali verso di s con il giavellotto.
Altri cadaveri, signore! Qui dentro!.
Cordo precedette Macrone verso la capanna di parecchi passi, diede una rapida occhiata
allinterno e un istante dopo si volt verso il centurione.
Sono le donne, signore.
Morte?.
Cordo si fece da parte e rispose: Guardate voi stesso, signore.
Con un opprimente senso di tristezza Macrone guard allinterno. Nellombra vide tre corpi
femminili denudati, una poco pi di una bambina; le altre, pi vecchie, avevano la faccia tumefatta e
anche loro erano state uccise con lo stesso colpo in affondo. A una era stato reciso un seno, al posto del
quale rimaneva una massa di sangue coagulato e pezzi di pelle dilaniata. A quella vista Macrone si
sent schiacciare il cuore da un peso opprimente. Che cosera successo l? Potevano essere stati solo gli
uomini di Catone, ma di certo questultimo non glielavrebbe mai permesso. Non quello che conosceva
lui, almeno. Il che poteva solo significare che Catone non aveva pi il controllo dei soldati. Oppure 
un pensiero tetro attravers la mente di Macrone  forse il motivo per cui i soldati di Catone erano fuori
controllo era perch Catone stesso non era pi al loro comando.
...
.
...
CAPITOLO TRENTADUE.
...
.
...
Nei giorni successivi, Carataco mand a prelevare Catone quasi ogni sera per portare avanti il
suo bizzarro colloquio. La seconda sera gli offr addirittura del cibo: dimpulso Catone afferr rapido
un grosso coscio di agnello ed era sul punto di addentarlo, quando dun tratto si blocc. Lodore gli
penetr profondamente nelle narici, opprimente, poi Catone riabbass lentamente la mano e riappoggi
la carne sul vassoio di legno che Carataco gli aveva spinto vicino sul pavimento.
Che hai, romano? Temi che voglia avvelenarti?.
Quel sospetto non laveva neanche lontanamente sfiorato, quando la fame lancinante laveva
sopraffatto un istante prima. No. Se i miei uomini devono patire la fame, far lo stesso anchio.
Sul serio?. Carataco sembrava quasi divertito. E perch?.
Catone scroll le spalle. Un centurione deve condividere le stesse privazioni dei suoi soldati o
non si guadagner mai il loro rispetto.
E come potrebbero venirlo a sapere? Hai fame. Mangia.
Catone guard di nuovo il coscio dagnello e sent lacquolina salivargli la bocca. Riusciva a
figurarsi il sapore della carne con tale intensit da rimanerne quasi sopraffatto e la violenta tentazione
di cedere gli diede dun tratto una scioccante consapevolezza su se stesso. Era debole, un uomo senza
pi nessun controllo sul proprio corpo, se con tale rapidit la forza di volont aveva iniziato a
sgretolarsi di fronte allimpulso di appagarsi. Strinse forte i pugni dietro la schiena e scosse la testa.
Non finch i miei uomini patiscono la fame....
Fa come vuoi, centurione. Carataco agguant lo stinco e lo lanci a un cane da caccia
raggomitolato in un angolo della capanna. Il coscio polposo rimbalz a terra e colp lanimale dritto sul
naso. Liniziale guaito di sorpresa si soffoc immediatamente non appena il cane azzann la carne con
le enormi fauci, tenendone ferma unestremit con una zampa lunga e ispida, e inizi a divorarlo.
Catone si sent venir meno dalla fame e dalla disperazione, vedendo quella lunga lingua rosa che
leccava la carne. Distolse lo sguardo e torn a guardare il comandante nemico. Carataco lo fissava
beffardo e divertito.
Mi chiedo quanti altri centurioni romani lavrebbero rifiutato?
Tutti, rispose di getto Catone, e Carataco scoppi a ridere.
Lo trovo difficile da credere. Penso che tu non sia un ufficiale cos tipico come pretendi di farti
passare.
Catone suppose di doverlo prendere come un complimento e quella presa di coscienza lo fece
sentire ancor pi finto. Non sono un centurione tipico. I miei pari grado sono in gran parte soldati
migliori di me.
Se lo dici tu, ghign Carataco. Ma se tu sei il peggiore, allora devo iniziare a temere
seriamente per la mia causa. Stacc unaltra striscia di carne da un altro cosciotto e inizi a masticare
lentamente, guardando distrattamente negli spazi bui tra le travi del tetto della capanna. Mi chiedevo
se riusciremo mai a fare meglio di voi Romani. Ho visto migliaia e migliaia dei miei migliori guerrieri
perire sotto le vostre spade. Unintera generazione che non avremo pi. La grande adunata delle trib a
breve rimarr solo nei ricordi dei pochi ancora in vita e che combattono al mio fianco. Per tutti gli
altri... il pianto di mogli e madri riecheggia su tutta la nostra terra, sebbene la loro morte non abbia
ancora portato alcuna vittoria, solo onore. Se per la nostra battaglia si rivela futile, quale valore pu
avere una morte onorevole? Si riduce a niente pi che un gesto.
Carataco smise di masticare e sput un pezzetto di cartilagine.
Catone si schiar la voce e disse: Allora invia un messaggio al generale Plauzio e mandagli a
dire che hai intenzione di stringere un patto, un patto donore. Non devi per forza essere nostro nemico.
Abbraccia la pace e trova un posto per il tuo popolo nel nostro impero.
Carataco scosse mesto la testa. No, ne abbiamo gi discusso, romano. La pace a ogni costo?
Sarebbe come dare licenza di schiavizzarci.
La scelta per la tua gente  la pace, o la morte.
Carataco lo fiss, immobile e silenzioso, ponderandone le parole. Poi aggrott la fronte e vi
appoggi sopra il palmo di una mano, facendo scorrere lentamente le dita tra i capelli.
Lasciami solo, Catone. Lasciami solo. Devo... devo pensare.
Con sua grande sorpresa, Catone sent crescergli dentro un moto di compassione. Carataco, fino
a quel momento spietato e indomabile nemico, alla fine si rivelava un uomo. Un uomo stanco della
guerra, ma talmente abituato a combattere  per aver coltivato quellarte sin da quando, da bambino,
aveva brandito la sua prima arma  da aver disimparato a fare la pace. Catone lo osserv ancora per
qualche istante, quasi tentato di offrire al suo nemico una parola di incoraggiamento se non addirittura
di comprensione. Poi Carataco si riprese, conscio che il romano era ancora in sua presenza. Sbatt le
palpebre e raddrizz la schiena sulla sedia. Cosa stai aspettando, romano? Esci.
Mentre lo scortavano nella stalla puzzolente in cui ancora li tenevano prigionieri, Catone si
sent sollevato per la prima volta dopo giorni e giorni. Anzi, dopo ancora pi tempo, riflett, perch
finalmente, dopo due lunghe e sanguinose campagne militari, sembrava che il nemico fosse ormai
prossimo ad accettare la sconfitta. E pi rifletteva sulle parole e sul comportamento del suo avversario,
pi cresceva in lui la certezza che quelluomo voleva la pace per la sua gente. Dopo il pi disperato e
determinato tentativo di sconfiggere le legioni, persino lui aveva riconosciuto che la risolutezza di
Roma a fare dellisola una parte del suo impero era incrollabile.
In verit Catone sapeva di essere stato ingannevole nelle sue risposte a Carataco. La sua
affermazione che la resistenza delle trib locali contro Roma era inutile continuava a risuonargli
infondata nella testa. Le legioni erano state costrette a conquistarsi ogni singolo miglio di quellisola
combattendo duramente, sempre vigili sui fianchi, sempre attente a guardarsi alle spalle, in attesa che il
nemico attaccasse, colpisse rapidamente e poi sparisse di nuovo per cercare loccasione successiva per
falciare le file degli invasori.
I legionari ancora svegli non lo guardarono nemmeno quando Catone fu spinto dentro la stalla e
incatenato agli altri. Figulo gli strisci immediatamente accanto.
Tutto bene, signore?
S... bene.
Che voleva stavolta?. Era la stessa domanda che gli rivolgeva ogni volta che tornava dal
colloquio; Catone sorrise per la routine che avevano instaurato.
Penso che forse potremo anche uscire vivi da qui.
Raccont a Figulo fin nei dettagli tutto ci che Carataco aveva detto e ci che lui stesso aveva
notato. Ma tienilo per te, non ha senso creare false speranze negli altri se poi esce fuori che ho preso
un abbaglio.
Figulo annu. Ritenete che lo far? Che si arrender?
Arrendersi, no,  troppo orgoglioso. Non ceder mai, ma potrebbe spingersi fin quasi a farlo.
Per me andrebbe benissimo comunque, sorrise Figulo. Andrebbe benissimo per tutti.
Gi. Catone appoggi la testa contro la parete e alz gli occhi verso le stelle, minuscole
lanterne disseminate nelloscuro abisso del cielo notturno. Laria era tersa, senza quel luccichio
tremolante che solitamente turbava la perfezione del cielo. Le stelle brillavano immobili e serafiche, in
pace. Gi, in pace, riflett Catone, sorridendo. I segni erano propizi. Se le stelle e un re celta erano in
una qualche sorta di armonica relazione spirituale, allora poteva accadere qualsiasi cosa. Persino la
pace.
Figulo gli si accost e sussurr: E poi cosa accadr?
Poi?. Catone ci pens qualche istante. Non ne aveva assolutamente idea. Da quando era
entrato nella II Legione, aveva sempre avuto a che fare con qualche nemico da combattere: prima le
trib sul Reno e poi la grande campagna di invasione della Britannia. Sempre in combattimento. Finito
questo, sarebbero sicuramente tornati alla routine delladdestramento e delle operazioni di
mantenimento dellordine. Ma cosa potesse significare nellintimo di ognuno di loro, proprio non lo
sapeva. Non lo so. Sar diverso. Sar bello. Adesso lasciami riposare.
S, signore.
Figulo si scost da lui e Catone si sistem meglio con la schiena contro la parete intrecciata,
sempre con il viso rivolto alle stelle. Per un po si limit a osservare, conscio solamente di essersi
liberato di un pesante fardello dallo spirito. Poi i suoi occhi presero lentamente a chiudersi e le stelle a
svanire e di l a breve si addorment profondamente.
Un paio di mani rudi lo strapparono al sonno, sollevandolo in piedi con un solo violento
strattone. Catone sbatt le palpebre e scosse la testa, confuso e allarmato. Il guerriero incaricato di
scortarlo alla presenza di Carataco era occupato a liberare la catena che lo legava al resto dei
prigionieri. L accanto, altri guerrieri avevano gi liberato altri sei di loro, spingendoli fuori dalla stalla.
La maggior parte dei legionari era sveglia e cera un brusio ansioso.
Che succede?, chiese Catone. Dove li state portando?.
Senza rispondere, il guerriero lo schiaffeggi allimprovviso in piena faccia con il dorso della
mano. Il colpo e il bruciore fecero riprendere completamente i sensi a Catone, che barcoll indietro di
qualche passo.
Cosa....
Zitto!, gli grugn il guerriero. Riapri la bocca e te ne do un altro.
Gir Catone verso luscita e lo spinse fuori, sbattendolo a terra. Poi chiuse la porta di cannucce
intrecciate e infil il blocco nellalloggiamento.
Alzati in piedi, romano!.
Con le mani ancora legate, Catone rotol in ginocchio e faticosamente si alz. La guardia lo
spinse immediatamente avanti, lontano dalla stalla, verso un gruppo di uomini a cavallo poco distanti,
solo un insieme di sagome scure nella semioscurit precedente allalba. Avvicinandosi, Catone
riconobbe le fattezze di Carataco. I loro occhi si incrociarono brevemente e prima che il condottiero
celta guardasse altrove, Catone vide lodio glaciale che gli segnava il viso e sent un brivido di terrore
scendergli lungo la schiena. Doveva essere successo qualcosa. Qualcosa di terrificante che sembrava
aver spazzato via ogni speranza di Catone su una possibile, seria considerazione di un patto con i
Romani da parte di Carataco. Adesso, negli occhi del comandante nemico si leggeva solo desiderio di
morte allo stato puro. Catone si guard attorno e vide gli altri sei legionari liberati portati via sotto la
minaccia di lance. Si volt verso Carataco.
Dove li state portando?.
Non segu alcuna risposta, n alcun segno che il britanno lavesse udito.
Dove li sta....
Silenzio!, gli ringhi contro la guardia, dandogli un pugno in pancia. Catone si pieg in due,
senza pi aria nei polmoni.
Mettilo su un cavallo, disse Carataco alla guardia. Legalo alla sella. Non voglio che scappi.
Mentre Catone sibilava per il dolore, forti braccia lo sollevarono e lo lanciarono su una sella di
lana a faccia in avanti. Con una corda gli legarono strette le caviglie e i polsi alla bardatura del cavallo.
Catone guardava in basso, lungo il fianco dellanimale, verso il terreno nero. Torse il collo e cerc gli
occhi di Carataco, ma da quellangolazione non riusc a trovarlo, per cui lasci ricadere la testa in
basso, appoggiando la guancia contro il tessuto ruvido e puzzolente della sella. Qualcuno fece
schioccare la lingua e il cavallo scatt in avanti, mettendosi in coda alla piccola colonna di cavalieri.
Uscirono dal campo al trotto, percorrendo la stretta strada rialzata e proseguendo lungo un
sentiero che divenne sempre pi visibile a mano a mano che la luce aumentava. La mente di Catone
prese a vorticare velocemente, nel tentativo di capire il motivo di quel repentino cambiamento di umore
in Carataco. Dove lo stavano portando e cosa ne era stato degli altri prigionieri? Ma non riusc a trovare
alcuna risposta pronta, solo il timore sempre pi forte che lo stessero conducendo verso la morte e che
presto anche gli altri prigionieri avrebbero fatto la sua stessa fine. A giudicare dallodio glaciale che
sentiva irradiare dai guerrieri attorno, era certo che, quando fosse giunta, la morte sarebbe stata una ben
gradita liberazione dai tormenti che i nemici avevano previsto per loro.
Alcune ore pi tardi, dopo una lunga e scomoda cavalcata nellaria afosa della palude,
arrivarono in un piccolo villaggio contadino. Catone sollev la testa e vide alcune capanne circolari
sparse e circondate da terre coltivate. Due guerrieri li attendevano, alzandosi rispettosamente in piedi
allarrivo del loro comandante. Carataco diede lordine alla colonna di fermarsi e di smontare di sella,
poi spar allinterno di una delle capanne e per un lungo momento nessuno si mosse. Catone avvert la
tensione nellaria mentre i guerrieri aspettavano che Carataco tornasse allesterno, e temette che
muovendosi avrebbe attirato pericolose attenzioni. Rimase quindi inerme in groppa al cavallo e anche
lui attese.
Quanto a lungo, non seppe dirlo. Alla fine i guerrieri scattarono di nuovo sullattenti e Catone
vide Carataco di fronte a s con un coltello in mano. Torse il collo e tent di sollevare lo sguardo da
quella scomoda angolazione per cercare di valutare lespressione del britanno, chiedendosi se quella
fosse lultima cosa che avrebbe visto in vita sua.
Carataco ricambi lo sguardo, gli occhi spalancati e accesi di disgusto e odio. Poi sollev il
coltello verso Catone che scatt indietro, chiudendo gli occhi.
Ud un rumore secco di taglio e la corda che gli legava i polsi alle caviglie passando sotto la
pancia del cavallo si divise e ricadde penzoloni. Catone inizi a scivolare in avanti ed ebbe appena il
tempo di infilare la testa tra le braccia prima di cadere nel vuoto, atterrando pesantemente a terra.
Alzati!, gli ringhi Carataco.
Catone era stordito, ma riusc comunque a rotolare sulle ginocchia e ad alzarsi goffamente in
piedi. Carataco lo afferr subito per un braccio e lo trascin verso la capanna nella quale era entrato
poco prima. Il ronzio degli insetti gli riemp le orecchie e il puzzo bollente di putrefazione lo colp
come un pugno allo stomaco. Poi fu spintonato violentemente allinterno della stanza buia. Incespic
avanti per qualche passo e atterr su qualcosa di freddo e molle. I suoi occhi si adattarono velocemente
alloscurit e sollevando la testa Catone si accorse di essere finito faccia avanti sulla pancia nuda di una
donna; alcuni peli pubici gli solleticavano la guancia.
Cazzo!, url, annaspando via dal corpo. Sbatt contro un mucchio di pietre focaie aguzze l
accanto, graffiandosi il palmo delle mani quando le spalanc per tentare di attutire la caduta; poi strinse
una mano attorno a una delle pietre. Nella capanna cerano altri corpi, tutti nudi, riversi su chiazze di
sangue rappreso. Fu in quel momento che Catone cap dove si trovava e chi era stato responsabile di
quellazione orribile. Oh, merda....
Lo shock e il puzzo annientarono anche lultimo briciolo di autocontrollo e Catone vomit,
sputacchiando acidi succhi gastrici sulle ginocchia fino a svuotarsi completamente. Lodore acre del
suo stesso vomito gli provoc altri conati vuoti. Lentamente si riprese e vide che Carataco lo stava
fissando dalla parte opposta della capanna, oltre i cadaveri che li separavano.
Sei orgoglioso di te stesso, romano?
Io... io non capisco.
Bugiardo!, gli ringhi contro il re. Sai benissimo chi ha fatto tutto questo.  opera di Roma.
Questa e unaltra capanna sono piene di cadaveri di contadini indifesi e delle loro famiglie. Questa 
opera di un impero che tu dicevi ci avrebbe accolti da amici.
Questa non  opera di Roma, rispose Catone, cercando di farsi sentire quanto pi calmo
potesse, anche se il cuore gli rullava in petto come un tamburo di morte.  opera di uomini folli.
Folli Romani! Chi altri avrebbe potuto fare una cosa simile?!. Carataco sollev un mano e gli
punt il dito contro. O stai forse accusando i mie uomini?
No.
Allora chi altri, se non solo la tua gente, avrebbero potuto... voluto fare una cosa del genere?
Questa  opera dei Romani. Carataco guard torvo Catone, sfidandolo a contraddirlo, e Catone
comprese che negare gli sarebbe costata la vita.
Allora deglut nervosamente e disse: S, ma... avranno sicuramente agito di loro spontanea
iniziativa, non per ordine di qualcuno.
E ti aspetti forse che ci creda? Sono giorni e giorni, ormai, che mi arrivano notizie di azioni
punitive dei tuoi legionari contro gli abitanti della valle. Picchiano brutalmente donne e bambini,
incendiano fattorie, uccidono senza piet... e adesso questo. Quando abbiamo parlato ieri notte, tu
promettevi la fine della guerra e io... io ci avevo quasi creduto. Fino a questo momento, fino a quando
non ho visto il vero volto della vostra Pax Romana. Adesso vedo tutto chiaramente e so cosa devo fare.
Tra noi non ci sar mai pace. Quindi... combatter il tuo popolo con ogni muscolo del mio corpo finch
respiro.
Catone vide lespressione furente di Carataco, le sue mani chiuse talmente strette a pugno che le
nocche sporgevano come ossa scarnificate, la sua mascella irrigidita, e cap che ormai non poteva pi
esserci alcuna speranza di pace finch il re britanno fosse rimasto in vita. A quel punto, anche la vita di
Catone e degli altri prigionieri nella stalla era in serio pericolo. Tutto perch Metello non era stato in
grado di frenare il desiderio di un pasto decente. Per un istante sper che Metello fosse tra i primi a
morire e che la sua agonia potesse essere lunga e lenta, per compensare tutte le sofferenze che il suo
appetito aveva causato al mondo. Era triste che il suo ultimo pensiero dovesse essere cos amaro,
riflett sorridendo, ma non poteva farne a meno. Torn quindi a guardare Carataco e si rassegn
allidea di morire.
Ma prima che il comandante britanno si muovesse, voci concitate e allarmate arrivarono alle
orecchie di entrambi, che si girarono verso la piccola entrata. Carataco abbass la testa e usc
immediatamente, rabbuiando per un istante linterno della capanna. Catone si alz, guard di nuovo i
cadaveri e segu fuori il suo carceriere.
Che succede?, chiese Carataco ai suoi. Che avete da gridare?
Romani, sovrano!. Uno dei guerrieri stese un braccio, indicando il sentiero che dava accesso
al villaggio. Forse una ventina di uomini, a piedi.
Quanto distano?
Non pi di mezzo miglio.
Ci bloccheranno la strada, non riusciremo a fuggire da qui, disse Carataco. Qualcuno di voi
sa se c unaltra via di uscita dal villaggio?
Mio signore, rispose una delle sue guardie, io conosco questa zona,  quasi interamente
circondata da fango e acquitrini. Non riusciremo mai a superarli a cavallo.
Stizzito, Carataco si colp una coscia a mano aperta. E sia, allora. Prendete i cavalli, portateli
allaltro capo del villaggio e teneteli nascosti. Non devono fare rumore, intesi?
S, mio signore.
Andate!.
Il guerriero spinse un compagno avanti a s e insieme corsero via verso i cavalli legati a una
sbarra tra due capanne. Carataco chiam gli altri tre uomini. Prendete il prigioniero e seguitemi.
I Britanni agguantarono Catone per una spalla e lo spinsero dietro al comandante nemico.
Carataco fece strada tra le abitazioni del piccolo villaggio, si infil tra due recinti di animali e corse
verso lunica zona elevata da cui pensava potesse avere una apprezzabile visuale del territorio
circostante. Poco distante, al centro dellaltura, cera un gruppo di alberi striminziti; Carataco li
raggiunse a passo spedito. Catone cap che poteva essere loccasione giusta per divincolarsi e tentare la
fuga. Sent il battito farsi pi veloce e i muscoli tendersi. Tent di raccogliere le forze per il momento
decisivo e immagin rapidamente la dinamica dellazione di fuga, ma altrettanto rapidamente vide se
stesso abbattuto da un colpo di spada mentre ancora sperava di riparare tra i suoi. Doveva scontare una
condanna a morte, ma forse avrebbe anche potuto redimersi fornendo informazioni sullubicazione del
campo nemico.
Quando termin queste elucubrazioni, era ormai tardi. Avevano quasi raggiunto il boschetto e
luomo che lo teneva fermo strinse dolorosamente la presa sulla spalla e lo spinton verso lombra dei
rami degli alberi. Catone inciamp su una radice scoperta e stramazz a terra, rimanendo senza respiro.
Infuriato con se stesso, cap di aver mancato lunica possibilit di fuga.
Quasi leggendogli nel pensiero, il guerriero assegnato alla sua sorveglianza lo schiacci faccia a
terra davanti a s e, spostandosi indietro i lunghi capelli, appoggi di piatto la lama del pugnale contro
la gola di Catone.
Ssst!, gli sibil, o ti sgozzo da parte a parte. Capito?
S, rispose Catone a denti stretti.
Bene. Fermo allora.
Rimasero bassi e immobili, sbirciando tra i lunghi fili derba che crescevano attorno agli alberi,
e attesero. Non a lungo. Alcuni istanti dopo Catone scorse il rosso scudo di un legionario spuntare da
dietro una curva del sentiero. Per un istante desider ardentemente la compagnia dei suoi. Lesploratore
avanz correndo fino al centro del villaggio, scrutando le capanne, poi il legionario si ferm, si guard
di nuovo attorno circospetto, piegando al testa di lato come per ascoltare, arretr, si gir e corse via.
Qualche secondo dopo nel villaggio entr lintero plotone e Catone individu gli elmi crestati di
un centurione e di un optio. I due ufficiali fecero strada ai soldati tra le capanne disposte a cerchio e si
fermarono. Il centurione url alcuni ordini e i soldati partirono allistante a perquisire le casupole. Il
centurione si slacci il sottogola e si sfil lelmo dalla testa. Quando apparvero i capelli scuri e la fronte
alta di Macrone, Catone inghiott un brusco respiro. Cosa diamine ci faceva l Macrone con cos pochi
uomini? Nel vedere lamico, il giovane si sent sollevato e allung il collo per vedere meglio. La lama
del britanno scivol e gli graffi la pelle con la punta. Il guerriero, allora, gli piant la faccia contro la
sua e sussurr in tono minaccioso: Unaltra mossa, romano, e sei morto.
Catone pot solo osservare da lontano, disperato, i suoi compagni che perquisivano le capanne e
Macrone che osservava i paraggi, allungando lo sguardo addirittura fino al punto in cui lui e gli altri si
nascondevano immobili allombra degli alberi. Si ud una voce ovattata chiamare e Macrone accorse
velocemente verso una capanna. Ne usc qualche istante dopo, in risposta a un altro grido, e di nuovo
corse verso la capanna in cui Catone poco prima era stato spinto a terra. Questa volta rimase allinterno
pi a lungo; usc lentamente con una mano stretta a pugno sulla bocca. Si ferm, guardando a terra e
abbassando le spalle stanco. Poi, mentre Catone e i Britanni lo osservavano in silenzio, Macrone
sollev di nuovo gli occhi, raddrizz la schiena e url alcuni ordini. I soldati della squadra lo
raggiunsero di corsa, gli serrarono i ranghi attorno, la faccia rivolta verso il boschetto sullaltura, e
attesero lordine di avanzare.
Soldati!. Lurlo da piazza darmi di Macrone arriv nitidamente fino a Catone e gli uomini al
suo fianco si tesero, portando immediatamente le mani sullimpugnatura della spada. Macrone spalanc
di nuovo la bocca e un istante dopo url: Avanzare!.
I soldati partirono di corsa verso gli uomini nascosti e Carataco si volt verso il guerriero che
ancora teneva il coltello contro la gola di Catone.
Al mio ordine... uccidilo, disse Carataco.
I legionari raggiunsero una delle piccole capanne, laggirarono e imboccarono il sentiero che
usciva dal villaggio. Carataco tir un rauco sospiro di sollievo e la tensione dei guerrieri si allent
quando videro che i Romani se ne andavano. A Catone non rimase che osservare i suoi compagni
allontanarsi con dolorosa nostalgia.
Arrivato al limitare del villaggio, Macrone si stacc dalla colonna e fece passare oltre i soldati,
dando un ultimo sguardo alle silenziose capanne. Poi si volt e qualche secondo dopo la cresta del suo
elmo si inabiss dietro un lungo cespuglio di ginestrone, sparendo dalla vista. Catone abbandon la
testa in avanti e chiuse gli occhi, ricacciando indietro ondate di oscure emozioni che rischiavano di
soffocarlo, mettendolo in ridicolo davanti ai barbari.
Unombra si frappose tra lui e il villaggio illuminato dal sole.
Alzati!, gli fece brusco Carataco. Torniamo al campo. Ho in mente qualcosa di speciale per
te e i tuoi uomini.
...
.
...
CAPITOLO TRENTATR.
...
.
...
Per cui sono ancora nei paraggi?, pens ad alta voce Massimo. Guard oltre Macrone, oltre
laccesso della tenda, scrutando il paesaggio ormai buio allesterno. Il sole era gi tramontato. Massimo
prese una delle cartine in pergamena e la stese sul tavolo strategico tra lui e Macrone.
Il villaggio in cui siete arrivati si trovava allincirca... qui.
Macrone guard il punto indicato dal comandante di coorte e annu.
Perfetto, il che ci fa supporre che si trovino non distanti da l. Direi a non pi di mezza
giornata di marcia.
E cosa ve lo fa pensare, signore?, chiese Macrone, spostando la mano aperta sulla mappa con
un gesto circolare a coprire lampia zona circostante il punto del villaggio. Potrebbero essere
ovunque.
Vero, ma improbabile, ribatt Massimo, sorridendo. Pensaci bene. Si stanno nascondendo e
non si avventurerebbero troppo lontano, semplicemente per evitare di incontrare gli abitanti locali e i
Romani. Non hanno guide, per cui non conoscono i sentieri e sicuramente temono di perdersi o di
separarsi. Ritornano al nascondiglio ogni sera per cui penso che potremo circoscrivere la ricerca alla
zona attorno al villaggio. Sempre supponendo che siano stati loro a massacrare quella gente.
Deve essere per forza cos, signore. Le ferite sono state senza dubbio provocate da colpi di
gladio e in ogni caso  assai improbabile che Carataco e i suoi se ne vadano in giro a far fuori la propria
gente.
Gi.... Massimo tamburell un dito sullindicazione del villaggio. Ma allo stesso tempo mi
sembra un po strano. Non ho avuto modo di conoscere bene Catone, ma addirittura un massacro,
stupri? Non mi sembra proprio nel suo stile.
No,  vero, aggiunse Macrone. Non penso possa essere responsabile di questo.
Be, qualcuno in ogni caso lo  stato. Massimo sollev gli occhi dalla mappa. Pensavo che
lo conoscessi bene.
Anchio lo pensavo, signore.
Possibile che Catone abbia veramente fatto questo?
No... o meglio non saprei... non saprei veramente. Potrebbero essere andati in cerca di cibo,
qualcuno ha dato lallarme e hanno dovuto vedersela con i locali.  scoppiata una rissa e alla fine sono
stato costretti a ucciderli tutti.
Questo  ci che sembrava?.
Macrone riflett qualche istante, ma dopo ci che aveva visto nelle capanne, aveva ben pochi
dubbi. No.
Quindi Catone o qualcuno dei suoi si sono imbarbariti. O quantomeno sono parecchio
disperati. Bene, sar pi facile regolare i conti quando arriver il momento.
Macrone fece una faccia sorpresa. Come sarebbe, quando arriver il momento, signore?
Pensavo fosse questo il motivo per cui eravamo venuti qui.
E lo , certo!, rise Massimo. Oltre a una buona opportunit per insegnare ai locali il modo di
comportarsi.
Macrone lo fiss, sconcertato. Se la brutalit dei giorni precedenti voleva essere una lezione per
gli abitanti del luogo, cosa potevano aver imparato, esattamente, sui nuovi padroni? Che Roma era
crudele e brutale come una qualsiasi altra orda di barbari. E questo, riflett Macrone, difficilmente
avrebbe potuto promuovere buone relazioni con i locali nel momento cruciale in cui il governo e la Lex
di Roma erano in fase di insediamento nella nuova provincia. Se la popolazione locale doveva subire le
brutalit di Massimo da una parte e le razzie e i massacri di Catone e dei suoi compagni dallaltra, ben
presto avrebbe finito per sostenere Carataco e i suoi guerrieri. Anche grazie al prezioso contributo di
Massimo.
Quanto a Catone... Macrone proprio non riusciva a capire. Era certo di conoscerlo bene, ma il
massacro al villaggio era opera di un uomo diverso. Le due immagini cozzavano totalmente tra loro.
Daltro canto, in quel momento cera ben poco che avesse realmente senso. A iniziare dalla
decimazione della coorte come punizione per essersi lasciata sopraffare da circostanze numeriche
insormontabili; la cieca perversit del destino nel far sorteggiare linnocente Catone per lesecuzione,
quando invece era Massimo che aveva la responsabilit della fuga di Carataco; e adesso questa
inspiegabile crudelt del comandante di coorte verso gli abitanti della valle, eguagliata solo dallo
spietato massacro di Catone dei contadini e delle loro famiglie. Come se il mondo avesse
improvvisamente perso il lume della ragione. Con un raggelante presagio, a Macrone venne di pensare
che viveva in balia dei capricci di invasati.
Invasati come il centurione Massimo che in quel momento gli ghignava in faccia. Ti dir,
Macrone: sta andando tutto veramente benissimo. Presto i locali non saranno pi nemmeno in grado di
cagare senza prima chiedersi come potremmo reagire noi. Ci odieranno pi di quanto abbiano mai
odiato qualsiasi altra cosa nella loro miserabile vita. Se trovano Catone e i suoi prima di noi, puoi star
certo che riserveranno a quei bastardi molta meno piet di quanto non faremmo noi.
S, signore. Macrone si schiar la voce, a disagio. Come dite voi, sta andando tutto bene.
E una volta che avremo sistemato Catone, potremo occuparci anche di Carataco.
Macrone nascose a fatica lo stupore. Una cosa era braccare un gruppo di patetici fuggitivi;
prendersela invece con gente come Carataco rasentava la follia. Un perfido pensiero fece
allimprovviso breccia nella sua sorpresa; fiss il comandante e si concentr sulle sue parole con
estrema attenzione.
Massimo sorrise. Se riusciamo a consegnargli Carataco, il generale ci autorizzer a ritornare
nella legione. E io e te diventeremo lorgoglio del legato.
E gli altri? Tullio, Felice e Antonio?
Tullio  una femminuccia e gli altri sono dei giovani idioti. Grazie agli di, non hanno
lastuzia e la slealt di quel bastardo di Catone. Tu sei lunico di cui mi sia mai fidato, Macrone. Solo
tu....
Oh..., rispose Macrone, arrossendo. Grazie, signore. Sono certo che la vostra fiducia in me
non  stata mal riposta. Ma penso che giudichiate gli altri un po troppo duramente. Sono buoni
elementi.
Lo pensi davvero?. Massimo aggrott la fronte. Io ne dubito. Mi sorprende che non riesca tu
stesso a vederne le mancanze, a meno che... a meno che tu non stia dalla loro parte.
Macrone si sforz di sorridere. Stiamo tutti dalla stessa parte, signore.
Massimo non rispose e ci fu un lungo silenzio teso mentre studiava il suo subalterno. Poi si
rilass. Naturalmente hai ragione, Macrone, perdonami. Dovevo solo essere certo della tua lealt. E
adesso, passiamo al vero motivo per cui ti ho assegnato alla squadra di perlustrazione. Hai parlato con
qualcuno? Hai scoperto qualcosa sul traditore che ha liberato Catone?Non proprio, signore. Da
quello che sono riuscito a sapere, potrebbe essere stato chiunque. Nessuno  particolarmente contento
di dover dare la caccia ai compagni, soprattutto perch pensano che non avrebbero proprio dovuto
essere condannati. Mi spiace, signore, concluse Macrone con una scrollata di spalle. Tutto qui.
Tutto qui, ripet Massimo in tono beffardo. Non  per niente tutto qui, centurione.
Assolutamente no.
Macrone avvert il familiare brivido gelido dellansia e fece il possibile per non lasciar
trasparire la sua colpa. Signore?
Se i soldati la pensano cos,  come se fossero traditori anche loro. Massimo appoggi il
mento su una mano e si carezz, nervosamente, la leggera barba incolta, guardando pensieroso in
basso. E se pensano di farla franca, avranno una gran bella sorpresa. Gliela faccio vedere io... non  la
prima volta che gli do una lezione. Ah no, ma hanno visto di che pasta sono fatto e adesso far lo
stesso. Nessuno pu prendersi gioco di me e sperare di farla franca cos facilmente.
Macrone rimase immobile durante e dopo lo sfogo di ira del comandante che ormai vedeva
spettri in ogni angolo, facendosi quasi invisibile. Poi, resosi improvvisamente conto della sua presenza,
il comandante di coorte sollev lo sguardo con un leggero sobbalzo. Ruppe quella specie di sortilegio e
fece un caloroso sorriso.
Meglio che ti riposi un po, Macrone. Ne hai bisogno, se dobbiamo far veder a quella feccia
che facciamo sul serio.
Macrone ebbe la sgradevole sensazione di non aver ben capito a chi esattamente si riferisse
Massimo con quellespressione e annu in risposta mentre il superiore gli indicava luscita con una
mano. Poi si alz rapidamente dalla sedia e abbandon nervosamente la scena, salutando. Buona
notte, signore.
Si volt e si incammin fuori, allaria fresca della sera, inspirandone profonde e avide boccate.
Su un lato della soglia due assistenti lavoravano su piccoli tavoli sorretti da cavalletti. Uno dei due
riempiva una lampada con dellolio per avere un po di luce, giacch il sole era ormai sparito oltre
lorizzonte a occidente. Macrone si incammin verso la fila delle tende della sua centuria e nel buio
vide venirgli incontro una figura. Quando si incrociarono, loptio Cordo lo salut. Macrone prosegu
per qualche altro passo e poi si volt, appena in tempo per vedere Cordo sgusciare nella tenda del
comandante di coorte.
Strano, pens Macrone a voce alta. Per quale motivo Massimo doveva farsi fare rapporto
anche da Cordo? Non si fidava abbastanza di Macrone e di ci che gli aveva riferito sulluscita di
perlustrazione?
Poi dun tratto cap e sorrise amareggiato. Era evidente che Massimo non si fidava di lui. Non
laveva assegnato alla squadra per interrogare i soldati ma perch Cordo sondasse lui. Il che voleva
solo dire che Massimo nutriva seri sospetti sul suo tradimento. Un complotto dentro laltro, sospir
Macrone. Evidentemente, durante il suo servizio nella Guardia Pretoriana Massimo era stato fin troppo
a contatto con gli infiniti intrighi del palazzo imperiale. Be, se proprio vedeva cospiratori in ogni
angolo, che continuasse pure a vederli. Macrone non poteva che trarne vantaggio: mal comune, mezza
salvezza. Vagamente confortato da quel pensiero, ritorn nella propria tenda, verific che loptio non
avesse nulla da riferirgli, si spogli e croll sul letto, addormentandosi allistante.
Il mattino seguente il nemico fece pervenire agli invasori romani della valle un inequivocabile
messaggio di sfida. Con il diradarsi della bruma dellalba, poco distante dallaccampamento romano
apparvero quattro strutture quadrangolari: su ognuna era stato legato un uomo a gambe e braccia
divaricate con addosso brandelli di tuniche militari. Erano tutti imbavagliati, cos che le sentinelle del
turno di guardia notturno non potessero sentirne i lamenti di agonia. Ed erano tutti sventrati: pelle e
muscoli tirati indietro e fissati con dei chiodi ai fianchi per esporre la carne e le ossa della cavit
toracica. Le viscere erano scivolate a terra e giacevano ai loro piedi, in scintillanti cumuli grigi e
porpora. Erano stati castrati e i genitali appesi al collo con una striscia di cuoio.
Un uomo a cavallo era in attesa accanto alle strutture. E l rimase, fermo e silenzioso, finch
allinterno del campo non fu dato lallarme. Lungo la palizzata che correva per tutto il terrapieno si
schierarono velocemente soldati armati. Luomo non si mosse e attese che sul vallo, tra gli scintillanti
elmi di bronzo e ferro, apparissero alcune teste crestate. A quel punto, diede una pacca al cavallo e si
avvicin cos che tutti potessero udirlo: Romani! Romani! Vi porto un avvertimento da parte del mio
re, Carataco. Stese un braccio di lato, portandolo poi indietro a indicare i cadaveri in un drammatico
gesto teatrale. Vi offre un assaggio di ci che accadr a ogni romano che finir nelle nostre mani se
osate causare altro male agli abitanti di questa valle o a chi dimora nella palude. Il messaggero tacque
un istante, poi prosegu con voce grondante di disprezzo. Il mio re si chiede che uomini possano
essere quelli che attaccano donne e bambini. Se ci sono veri guerrieri tra voi, che si facciano avanti e
combattano con noi da uomo a uomo. Ci stiamo stancando di aspettare che vi decidiate ad affrontarci in
battaglia. Ci era giunta voce che i soldati della II Legione fossero i migliori dellintero esercito del
generale Plauzio. Dimostratelo o piegatevi per sempre davanti al disprezzo e alla piet di uomini
migliori!.
Il cavaliere gir il cavallo e ripart al trotto, allontanandosi dallaccampamento, senza mai pi
voltarsi. Gli ufficiali della Terza Coorte lo osservarono dalla torretta di avvistamento finch luomo
non spar in un boschetto sul margine della palude.
Macrone, sorridendo beffardo, comment la compostezza del cavaliere. Quello s che  stile!.
Felice sbuff. Stile? Fatemi scendere e glielo insegno io lo stile a quel bastardo.
Ah s?, fece Tullio. Gli andresti veramente dietro per dare una lezione alle trib locali?
Puoi scommetterci, cazzo! Certo che lo farei!. Felice si gir verso il comandante di coorte.
Signore? Autorizzatemi a uscire con la mia centuria. Lo trovo e gli stacco ben bene la pelle di dosso
come hanno fatto a quelli, ringhi, indicando i sei corpi allesterno del campo.
Non dire idiozie, ragazzo, gli ribatt, sprezzante, Massimo. Abboccheresti veramente a una
trappola cos ovvia? Come diamine hai fatto a diventare centurione, eh?.
Felice avvamp, poi apr la bocca per protestare ma non gli usc una sola parola. Distolse lo
sguardo dal suo superiore e fiss di nuovo gli uomini squartati in muta protesta.
Massimo scoppi a ridere. Chi pensi siano quegli uomini? Non manca nessuno allappello.
Felice impieg qualche istante per risolvere il dilemma. Gli uomini di Catone, forse?.
Massimo gli diede una pacca sulla schiena. Vedi che puoi imparare? Bravo ragazzo! Esatto, gli
uomini di Catone.
Oh.... Felice torn a guardare i corpi con unespressione leggermente meno tesa.
E quanto pensi possa interessarmi quello che Carataco gli ha fatto? In realt mi sta solo
semplificando il lavoro. Massimo scosse la testa e sorrise.  divertente, se ci pensi: lui  seriamente
convinto di provocarci con questo spettacolino. O di farci essere pi morbidi con i locali.
Macrone lo osservava in silenzio e not limprovviso scintillio che gli accese gli occhi.
Massimo si volt verso i suoi ufficiali sorridendo.
Facciamo finta di niente e ricambiamo. Non li inseguiremo per finire nella loro trappola.
Anche Carataco deve capire che non siamo cos stupidi. N saremo pi gentili con i locali. Perch
dovremmo? Pi uomini di Catone lui uccider per provocarci, meglio sar, per quanto ci riguarda. Per
cui seguiamo lesempio di quel villaggio e uccidiamone dieci per ognuno degli uomini di Catone.
Massimo annu soddisfatto. Carataco e i suoi saranno costretti a reagire. Se siamo fortunati, magari
riusciamo anche a stanarli dalla palude e a farceli arrivare sotto il naso, qui al campo. Li facciamo
avvicinare e poi li massacriamo come cani, proprio davanti al nostro vallo. Riempiremo il fossato dei
loro morti. E se qualcuno di loro  talmente idiota da arrendersi, troppo a lungo dovranno implorare
piet prima che io li lasci morire, bastardi! Non si prenderanno mai pi gioco di Caio Massimo. Mai
pi!.
Macrone era stupito del godimento con cui il comandante aveva pronunciato le sue ultime
parole. Massimo se ne avvide immediatamente e guard gli ufficiali, ghignando e sfoderandogli i denti
macchiati. Andiamo, ragazzi, abbiamo del lavoro da fare. Li squadr tutti, fermandosi poi su
Macrone. Tu avrai il compito migliore, Macrone.
Signore?
Chiama i tuoi uomini e portali al villaggio qui vicino: radunate gli abitanti, sceglietene
sessanta, tra uomini, donne e bambini, e portateli l davanti. Massimo indic i corpi dei Romani
trucidati. E uccideteli. E che sia una morte lunga. Voglio sentirli urlare. Anzi, meglio: voglio che
Carataco li senta urlare. E quando avete finito, impalate le teste. Capito?.
Macrone scosse velocemente la testa.
Che c di cos difficile da capire? Non sei mica il centurione Felice....
No, signore. Macrone scosse di nuovo la testa. Non posso farlo.
Non puoi?. Massimo era stupito. Dannazione, centurione!  la cosa pi facile della terra. A
cosa diavolo pensi che doveva servirti tutto laddestramento di questi ultimi quindici anni della tua
vita?! Uccidili.
No... signore.
Uccidili,  un ordine.
No, non lo far. Come ha detto quel guerriero: i veri soldati combattono da uomini e contro
uomini, non massacrano donne e bambini.
Massimo lo fiss furibondo, labbra serrate e narici spalancate. Gli altri ufficiali e i legionari pi
vicini iniziarono ad agitarsi imbarazzati. Macrone si raddrizz in tutta la sua statura e resse tranquillo lo
sguardo fisso di Massimo. Aveva detto la sua e si era preparato al contrattacco. Era sorpreso per la
calma che sembrava esserglisi diffusa in tutto il corpo. Gli era gi capitato altre volte di sentirsi in quel
modo, quando la morte in battaglia sembrava inevitabile. Estrema calma. O era solo rassegnazione?
Non lo sapeva, n gli interessava saperlo. Era solo una momentanea curiosit su di s e sui moti del
proprio animo. Pens che Catone avrebbe sicuramente saputo cosa rispondere e non pot evitare di
sorridere per quel suo personale momento di introspezione che in genere, invece, non tollerava nel
giovane amico. Era come se dovesse personalmente sopperire allassenza di Catone, tanto si era
abituato alla sua compagnia.
Che c di cos divertente?, gli chiese Massimo.
Niente, signore, sul serio.
Capisco.... Il comandante di coorte socchiuse gli occhi. Speravo che almeno tu, tra tutti gli
ufficiali, potessi essermi leale, e adesso invece vedo che la mia fiducia era stata mal riposta. A questo
punto mi chiedo quanto siano profonde le radici della tua doppiezza.
Signore, io non sono un traditore. Rinnovo ogni anno la mia fedelt al giuramento che ho fatto
da quando sono entrato nelle Aquile.
Massimo si sporse verso di lui. E non fa, forse, parte di quel giuramento obbedire agli ordini
del tuo ufficiale superiore?
S, signore, rispose Macrone in tono pacato. Ma io dubito che voi siate adatto a comandare
questa coorte.
Massimo fece un profondo respiro, poi esplose la sua risposta. Tu osi mettere in dubbio la mia
adeguatezza?
S e se gli altri centurioni hanno ancora un briciolo di buon senso, e il fegato per riconoscere
come veramente la pensano, dovrebbero fare altrettanto.
Silenzio!, url Massimo, colpendo Macrone in faccia con il dorso di una mano. Un colpo
improvviso e violento; Macrone barcoll indietro per limpatto con unesplosione di bianco negli occhi.
Quando gli torn la vista, sent il sapore del sangue in bocca; si tocc un labbro e scopr che era
spaccato. Un rivolo di sangue gli scendeva sul mento; tent di ritrovare lequilibrio e torn a guardare il
comandante di coorte.
Il centurione Macrone  confinato alla sua tenda. Massimo si guard attorno e cerc una
faccia nella calca di soldati che erano accorsi per assistere a quel confronto senza precedenti. Optio
Cordo! Vieni avanti! Ti nomino centurione facente funzioni della centuria di Macrone.
S, signore!. Cordo era raggiante.
Eseguirai i miei ordini in merito agli abitanti del villaggio. Alla lettera. Ci siamo capiti?
S, signore.
Non voglio nessuna piet e soprattutto dimostra di avere pi spina dorsale del tuo
predecessore.
S, signore. Dopo aver risposto, Cordo lanci una furtiva occhiata compiaciuta a Macrone.
Adesso scorta Macrone alla sua tenda e metti una guardia a piantonarlo. Non deve parlare con
nessuno. Esegui.
Cordo si volt verso Macrone che, con una smorfia di disprezzo verso il comandante di coorte,
scroll le spalle e si volt, dirigendosi verso la passerella che scendeva nel campo.
...
.
...
CAPITOLO TRENTAQUATTRO.
...
.
...
Ha fatto uccidere quelli che erano stati portati fuori prima di me, disse Catone dopo che i
guerrieri lavevano incatenato di nuovo nella stalla e se ne erano andati.
Figulo annu.  quello che pensavo. Dove ti hanno portato, signore?
Al villaggio contadino, quello a cui ha fatto visita il nostro caro Metello. Carataco voleva che
vedessi i cadaveri.
Perch?.
Catone scroll le spalle. Pensa che sia stata la Terza Coorte. Non ho avuto il coraggio di dirgli
la verit.
Meno male.
Catone sorrise. In ogni caso se prima speravo di poter ancora riuscire a dissuaderlo, adesso
penso che non ci siano pi reali possibilit di pace. Ci far la guerra fino alla fine, indifferente ai tanti
dei suoi e dei nostri che dovranno morire.
Pensavi seriamente che si sarebbe arreso?, gli chiese Figulo.
Ci speravo.
Figulo scosse tristemente la testa. Non conoscete molto bene i Celti, vero, signore? La guerra
ce lhanno nel sangue, disse ammiccando. Forse c anche nel mio. Mio nonno era un guerriero della
trib degli Edui. Lultima volta che si sollevarono contro Roma fu poco prima che io nascessi e anche
se la trib fu sconfitta, lui non si arrese mai. Lui ed altri guerrieri sopravvissero allultima battaglia. Si
nascosero nella foresta e continuarono a combattere finch non furono troppo vecchi per tenere in
mano una spada. A quel punto si lasciarono morire di fame. Ricordo che quando ero un ragazzino e
andavo a caccia nei boschi, di tanto in tanto trovavamo un corpo. Un giorno mio nonno riusc a
trascinarsi fino al nostro villaggio, malato e denutrito. Mia madre lo riconobbe a malapena e quella fu
la prima volta che lo vidi. Poi ovviamente  morto ma le sue ultime parole, lultimissima cosa che fece,
fu maledire Roma e le sue legioni. Carataco  fatto della stessa pasta, non si arrender mai, signore.
Laltra notte sembrava esserci molto vicino.
Non illudetevi, signore.  stato solo un attimo di distrazione, nientaltro che lombra di un
dubbio. E adesso si batter fino alla morte.
Catone fiss loptio per qualche istante, poi scroll le spalle e guard altrove. Forse, ma tu poi
sei entrato nelle Aquile e magari potremmo persuadere anche lui.
Figulo ridacchi. Mio padre aveva imparato a conoscere Roma a sufficienza da sapere che non
sarebbe mai stata sconfitta. Per cui decise di arruolarsi nelle truppe ausiliarie e mi allev per farmi
diventare un romano, forse anche pi romano di gran parte dei veri Romani. Dubito che la famiglia di
mia madre mi riconoscerebbe ancora, per non parlare del considerarmi parte della famiglia. Ho scelto
le Aquile e combatto per Roma, ma comprendo ancora la mentalit celtica e so che Carataco non si
arrender mai. Mai. Ricordatevi le mie parole.
E allora  un peccato. Un uomo dovrebbe capire da s quando  sconfitto, dovrebbe accettare i
fatti.
Ah davvero?. Figulo si volt per guardare il centurione. E allora voi, signore? Non mi
sembra ci sia alcuna speranza di uscire da qui. Siete pronto ad arrendervi e a morire?
 diverso.
Ah s?.
Catone annu. Lui ha delle responsabilit. Da Carataco dipende la vita di molte persone. Io sto
solo combattendo per me stesso, per la mia sopravvivenza e far tutto il possibile per riuscirci.
Figulo lo fiss per qualche istante e poi disse: Non  tanto diverso come vi piacerebbe pensare,
signore. Lui deve prendersi cura della sua gente, e voi della vostra, e fece un cenno con la testa verso
gli altri soldati nella stalla.
Catone li guard, seduti con la schiena addossata alla parete intrecciata. La maggior parte
fissava il vuoto con gli occhi bassi a terra tra i propri piedi; nessuno parlava e Catone cap che si erano
rassegnati alla morte e che non cera nulla che potesse fare.
Per Carataco era diverso, lui poteva fare la differenza e proprio per questo doveva cercare la
pace per la sua gente, finch ancora ne rispettavano lautorit. Finch ancora erano pronti a seguirlo.
Non come quei poveri soldati che aveva lui davanti, riflett Catone. Loro avevano ormai oltrepassato il
confine della normale disciplina che li legava alla sua autorit. Solo Metello sembrava ancora
conservare un briciolo di determinazione, per quanto inutile fosse. Se ne stava seduto ricurvo sulla
catena che gli legava la caviglia e la sfregava con il bordo di una piccola pietra. Catone si chiese cosa
pensasse di poter fare se anche fosse riuscito a spezzarla. Cerano ancora tre guardie allesterno della
stalla e la stalla stessa si trovava al centro del campo nemico pieno zeppo di migliaia di guerrieri celti.
Catone scosse la testa, guard Figulo e gli disse sottovoce: Tra poco faremo la stessa fine degli altri.
Non appena Carataco avr distrutto la Terza Coorte.
Si trovano nelle vicinanze?
S. Ho visto Macrone con una squadra di esploratori, poco fa. Carataco dice che sono
accampati appena fuori della palude. Sembra che Massimo stia tartassando i locali con pi gusto del
solito. Carataco non ha alcuna intenzione di starsene a guardare senza fare niente. Tra laltro, ho come
limpressione che i suoi guerrieri abbiano un disperato bisogno di una vittoria.
Da quello che ho visto venendo qui, i Celti sono tanti, troppi, cinque o sei per ogni
legionario, disse Figulo.
S, pi o meno, conferm Catone. Se li attaccano di sorpresa, riuscirebbero ad annientarli in
un batter docchio.
Gi... e noi possiamo fare ben poco, signore.
Proprio cos. Catone era stanco, schiacciato dalla consapevolezza dellimpotenza. Guard i
suoi uomini e cap che anche loro provavano lo stesso senso di scoraggiamento e disperazione.
Sapevano tutti che la fine si stava avvicinando e contemplavano la morte con il medesimo, quieto
smarrimento del loro centurione.
Quando cadde la notte, tra le capanne del campo nemico vennero accesi dei fuochi. Di l a poco
nella stalla si diffuse lodore della carne arrostita, un ulteriore supplizio per i prigionieri incatenati.
Sarei capace di uccidere un maiale, borbott Metello, provocando uno scoppio di risa tra i
compagni.
Catone lo guard in cagnesco e gli rispose brusco:  proprio per questo motivo che siamo
prigionieri qui dentro. Tu e la tua dannata pancia....
Con linoltrarsi della sera, il campo nemico si anim. I guerrieri festeggiavano e dal baccano
delle loro gozzoviglie fu presto chiaro che stavano alzando pesantemente il gomito. Laccampamento
risuonava di canzoncine farfugliate e scrosci di risate. I prigionieri rimanevano in ascolto di quel
baccano tremendo e Catone si chiese se non li stessero forse risparmiando per qualche maledetto
spettacolino in seguito. Gli venne la pelle doca al ricordo degli uomini che aveva visto gettare in pasto
ai cani da caccia alla corte di re Verica della trib degli Atrebati. Era forse preferibile allessere tenuti
prigionieri in una stalla e poi arrostiti su un fal? Era stata proprio questa  aveva sentito dire Catone 
la fine toccata ad altri prigionieri finiti nelle mani dei nemici. Nessuna piet sarebbe stata concessa ai
Romani da quei guerrieri che tante dolorose perdite avevano subito nelle guerre contro le legioni.
Bastardi romani..., disse qualcuno in celtico oltre la parete intrecciata. Perch dobbiamo
sorvegliarli tutta la notte?
Gi, intervenne un altro. Gi, perch noi?
Perch noi?, gli fece il verso una terza voce. Era la voce di un uomo pi adulto, stim Catone.
Perch siete solo dei ragazzini e io sono bloccato qui per controllare che non combiniate qualche
guaio, invece di stare laggi con il resto dei miei amici a prendermi una bella sbronza.
Il risentimento nel tono delluomo era lampante e non ebbe nemmeno finito di parlare che la
mente di Catone inizi a rincorrere un piano che aveva preso a formarsi con tale rapidit da dargli quasi
il capogiro.
Inspir aria e url in celtico: Guardia!, ehi, guardia!.
Chiudi la bocca, romano!, gli rispose il pi anziano dei tre.
Per cos la festa?.
S ud una risatina soffocata. La festa? In onore di tutte le teste di Romani che i nostri
combattenti staccheranno domani!.
Oh, certo... per cui solo i combattenti festeggiano, non le donne o i bambini o... voi.
Chiudi la bocca, romano!, sbrait di nuovo la guardia. Prima che venga l a chiudertela io
per sempre!.
Segu un momento di silenzio e poi uno dei due giovani continu: Perch non possiamo bere
anche noi?
Volete bere, eh?, gli rispose il pi anziano. Volete veramente bere?
S.
Pensate di reggerlo?
Certo che ce la faccio!, gli ribatt indignato il ragazzetto.
E io pure, aggiunse il compare.
E allora, riprese il pi anziano, abbassando la voce fino ad assumere un tono da cospiratore,
voi due rimanete qui e io vado a vedere cosa riesco a rimediare laggi.
E i prigionieri?
Quelli? Stanno zitti e buoni, mi pare. Teneteli docchio finch non torno.
Quanto ci metti?
Il tempo che ci vuole, ridacchi la guardia girandosi e incamminandosi verso la chiassosa
baldoria.
Allinterno della stalla, intanto, Catone sentiva salirgli ladrenalina; torse il busto allindietro e,
con le mani incatenate, cerc a tentoni un buco nella parete di giunchi dietro la testa. Ci infil dentro le
dita e ne stacc con delicatezza due bei pezzetti, quanto bastava per poter guardare fuori. La guardia
anziana stava gi sparendo dietro una capanna poco distante. I profili dei tetti di paglia leggermente
spioventi erano illuminati dal barbaglio dei fuochi subito dietro e qua e l salivano volute di minuscole
scintille. Catone stese il collo e avvicin pi che poteva la faccia al buco. Su un lato vide le due giovani
guardie rimaste: erano in piedi accanto alla stalla con una lancia in mano, la fisionomia disegnata da
leggere pennellate di luce proveniente dai fal. Potevano anche essere appena dei ragazzi, ma a Catone
parevano assolutamente in grado di uccidere un uomo, alloccorrenza. Si volt e afferr il braccio del
suo optio.
Anche se non dormiva ed era solo immerso nei propri pensieri, Figulo sussult allarmato.
Cosa? Cosa c?
Ssst!, gli fece Catone, stringendo di pi la presa. Parla piano. Una delle guardie si 
allontanata.
E quindi?
E quindi o adesso o mai pi.
E di queste, cosa dovremmo farne?, chiese Figulo sollevando le mani e indicando le fasce di
cuoio ai polsi.
Catone fece finta di niente, si sollev lorlo della tunica e inizi a frugare allinterno del
perizoma sporco. Figulo lo fiss e si strinse nelle spalle. Be, suppongo che ci sia sempre tempo per
unultima....
Zitto!. Catone rovist ancora per qualche istante e poi estrasse le mani, ne apr una e rivel
una piccola pietra focaia con un lato particolarmente affilato. Dammi le mani.
Figulo stese le braccia e Catone inizi immediatamente a segare le fasce di cuoio.
Dove lavete preso, signore?
Alla fattoria. Ho pensato che potesse tornarci utile. Adesso stai fermo.
E lavete tenuta nascosta l dentro per tutto il tragitto?, chiese ancora Figulo, sghignazzando.
Deve essere stato particolarmente fastidioso.
Non puoi neanche immaginare quanto... adesso zitto e tieni ferme le mani.
Catone si concentr a tranciare i ceppi delloptio, stringendo la pietra dalla parte arrotondata.
Sfregava velocemente, consapevole che la guardia anziana sarebbe potuta tornare da un momento
allaltro, nonostante il forte richiamo del vino e del cibo. La prima fascia si strapp e il centurione
continu con le altre due. Poco dopo cedette allimprovviso anche la seconda, e Figulo lanci un urlo di
dolore quando il bordo affilato della pietra scivol, affettandogli la pelle.
Cos stato?, sent dire a una delle guardie Catone.
Cosa?
Sembrava arrivare da l dentro, un lamento di dolore.
Il compagno scoppi in una risatina maligna. Se si lamentano adesso cos, non vedo proprio
lora di sentirli quando il druido gli metter le mani addosso. Sediamoci e riposiamo, ne avremo
bisogno domani.
Gi.
Catone inspir profondamente e riprese a tranciare lultima fascia, cercando stavolta di stare
attento a non far male al compagno. Quando la pietra apr il primo spacco, Figulo tese i muscoli per
strappare la fascia e la tensione agevol notevolmente il compito di Catone. Un istante dopo i polsi
delloptio schizzarono di lato, finalmente liberi.
Adesso a me, bisbigli Catone, passandogli la pietra. Fai veloce!.
Figulo inizi a segare freneticamente e in un attimo riusc a liberargli polsi e caviglie.
Strofinandosi le parti indolenzite, Catone fece un cenno verso gli altri e Figulo strisci verso il primo
per liberarlo. Quando il sangue ebbe ripreso a circolare bene e Catone fu certo che le mani non
lavrebbero piantato in asso al momento dellazione, si volt e si avvicin di nuovo al buco nella parete
per sbirciare. Le due giovani guardie era accucciate di fronte allentrata della prigione e guardavano
con invidia la chiassosa festa poco distante.
Quando tutti furono liberi, Catone fece un cenno. Erano rimasti solo in dodici, di cui uno
talmente indebolito dalla dissenteria che riusciva a malapena ad alzarsi in piedi.
Non c tempo per un piano, ragazzi, bisbigli loro Catone. Dobbiamo disfarci delle due
sentinelle qui fuori. Non appena riusciamo ad aprire la porta, andiamogli tutti addosso, e dopo
dirigiamoci verso il margine del villaggio.
E dove andiamo?, lo interruppe Metello. Questo posto  circondato dallacqua, c una sola
via di uscita.
Ci sono delle imbarcazioni, da quella parte, rispose Catone, indicando la zona meridionale
del campo. Le ho viste arrivando qui. Prenderemo quelle.
E poi?.
Catone lo fiss dritto negli occhi. Dobbiamo informare la coorte e far arrivare un messaggio a
Vespasiano.
Sulle prime Catone temette che Metello potesse protestare di nuovo, ma il legionario si limit a
un timido cenno di assenso.
Bene, allora. Andiamo. Quando la porta si apre, muovetevi veloci.
Catone si volt e si diresse verso la parte interna della porta, superando pozzanghere luride e
cumuli di escrementi. Luscio era bloccato allesterno da un solido cuneo di legno, poco pi in basso
del bordo superiore. Mentre gli altri si tenevano abbassati e silenziosi, pronti a balzare fuori, il giovane
si sollev lentamente in tutta la sua altezza e vide le schiene scure delle due guardie allesterno. Fece
scivolare una mano oltre luscio e cerc alla cieca il piolo di blocco. Mentre i suoi occhi rimanevano
fissi sulle guardie, le dita scivolavano sempre pi gi sulla superficie ruvida finch il braccio non fu
completamente steso. Fece un respiro e si sollev sulla punta dei piedi. E finalmente, in punta di dita
strofin la parte superiore del piolo. Si stese ulteriormente ma non riusc a trovare maggior presa sul
paletto di legno; a quel punto ritrasse il braccio e si lasci cadere a terra dietro luscio con un sospiro
brusco.
Merda, disse. Non ci arrivo.
Provate ancora, lo spron Figulo. Salite sulla mia schiena.
Figulo si mise carponi, appoggiandosi delicatamente contro linterno della porta. Catone pos
un piede sulla spalla di Figulo e lentamente si sollev da terra, ignorando i grugniti di dolore delloptio
quando i chiodi della suola dei suoi calzari gli penetrarono nella carne. Questa volta riusc ad avere una
perfetta visuale oltre il bordo della porta; si allung fino ad afferrare il paletto e inizi piano a tirare.
Era stato pigiato con forza nellalloggiamento; strinse i denti e continu a tirare. Alla fine il paletto
scivol un po ma cigolando leggermente. Catone blocc immediatamente la mano e con gli occhi
corse verso le due guardie, appena in tempo per vedere una testa girarsi verso di lui.
La scena rimase immobile qualche istante mentre il giovane britanno fissava la porta esitante.
Poi raccolse la lancia, si volt e url allamico: Stanno scappando! In piedi! Fermiamoli!.
Catone si tuff con entrambe le braccia oltre il bordo della porta, afferr a piene mani il piolo e
lo stratton con tutta la forza. Il paletto schizz fuori dallanello di blocco e la porta si spalanc; i
legionari si riversarono immediatamente fuori a cascata, scavalcando Figulo e scaraventando Catone in
avanti. Il centurione si schiant a terra ai piedi della guardia che lo aveva visto, e rotol su un fianco
con il braccio alzato, pronto a proteggersi. Osserv il giovane britanno torreggiargli sopra, stagliandosi
scuro contro il cielo stellato, e lo vide tirare indietro la lancia per colpire il nemico inerme. Prima che la
punta di ferro iniziasse a scendere, unombra scura vol sopra di lui, si schiant contro il ragazzo e lo
sbatt a terra. Un istante dopo gli furono addosso altre figure scure; si ud un rantolo strozzato, braccia
che picchiavano e poi silenzio. Quando Catone riusc a rialzarsi, vide la seconda guardia fuggire verso
il chiarore oltre le capanne.
Fermatelo!, sibil.
Nelle vicinanze, Metello afferr la lancia dellaltra guardia e si lanci allinseguimento.
Rendendosi per conto che il giovane avrebbe raggiunto i compagni prima che lui potesse acciuffarlo,
il romano si ferm, arretr il braccio di lancio, mir alla schiena della guardia a una ventina di passi di
distanza, e scagli. Nel buio Catone non pot seguire il volo della lancia, ma un istante dopo ud un
tonfo, un rantolo esplosivo e il giovane si accasci al suolo. Metello lo raggiunse di corsa per accertarsi
che fosse morto e gli tir fuori la lancia dalla schiena.
I soldati si raggrupparono al buio attorno a Catone, il respiro affannato, in trepidante attesa di
ordini, accesi dallentusiasmo per la fuga e per la prospettiva della salvezza. Lo fissavano con fiduciosa
aspettativa e per un istante il giovane ufficiale si sent paralizzare dal senso di responsabilit per la vita
dei suoi uomini. Superato quellistante di esitazione, si guard attorno.
Prendete le armi e nascondete i corpi nella stalla.
Figulo afferr laltra lancia e, dopo aver frugato sul corpo delle due guardie uccise, altri due
soldati si munirono di lance e uno di pugnale. Trascinarono i Britanni allinterno della stalla, Catone
chiuse la porta, raccolse il paletto e lo infil di nuovo velocemente al suo posto.
Bene, adesso andiamo. Stavano per correre via dalla stalla quando una voce chiam. Catone
si volt, scrutando fulmineo una capanna dopo laltra finch non si concentr su unombra che arrivava
a passo incerto dalla direzione della festa.
Siete fortunati, ragazzi. Era appena un farfugliamento ma Catone riconobbe la voce della
guardia pi anziana che aveva lasciato soli gli altri due qualche minuto prima. Vi ho portato da bere!.
Luomo continu a barcollare verso la stalla tenendo sollevato un orcio tappato. Poi si ferm,
abbass il recipiente e sgran gli occhi. Ragazzi?
Prendiamolo!, url Catone, balzandogli addosso. Prima che il bastardo li faccia accorrere!.
Il britanno lanci lorcio verso Catone e si volt per scappare, urlando. Aveva troppo vantaggio,
era inutile inseguirlo, si rese conto Catone.
Dannazione!, sibil.
E adesso?, mormor Figulo. Che facciamo, li affrontiamo?
Non avremmo speranze, rispose Metello. Tra un attimo ci staranno tutti addosso.
Dividiamoci. Correte pi che potete e niente atti eroici, qualsiasi cosa vedete o udite.
Qualcuno deve avvertire Massimo. Metello: tu e i tuoi amici andate da quella parte. Figulo e gli altri
verranno con me. Buona fortuna a tutti.
Catone salut velocemente Metello e gli altri quattro che sarebbero andati con lui, poi si volt e
corse, tenendosi basso, verso la zona meridionale del campo nemico. I suoni della festa si erano gi
spenti e il clangore di armi e le urla sparse di allarme gli fecero capire che i Britanni erano stati messi
in allerta.
Dalla direzione della stalla, Metello url: Arrivano! Andiamo, ragazzi, di qua!.
Continuando la corsa in direzione opposta, insinuandosi tra le capanne, Catone ud le urla di
Metello farsi sempre pi lontane, fino a sparire, coperte dalle grida dei guerrieri che li inseguivano. Lo
stretto labirinto di stradine tra le capanne non tard a confondere le idee al giovane, che ben presto
dovette fermarsi per cercare di ritrovare lorientamento, mentre Figulo e gli altri si guardavano attorno
preoccupati.
Dov Lucio?, bisbigli qualcuno. E Severo? Erano dietro di me un momento fa.
Nel buio una figura si alz e fece qualche passo nella direzione da cui erano appena arrivati.
Fermo l!, sibil Catone. Devono vedersela da soli, adesso. Come Metello e gli altri.
Ma signore....
Taci soldato!. Ignorandoli, Catone si guard attorno, poi sollev gli occhi verso la posizione
delle stelle nel cielo notturno e aggiunse: Da questa parte... penso.
Come?, borbott uno dei soldati.
Catone sent unimmediata ondata di rabbia. Sta zitto. Da questa parte, allora. Andiamo.
Qualche istante dopo superavano le ultime capanne del villaggio e si lanciavano gi per un
sentiero che arrivava al margine dellacqua. Il cielo notturno risplendeva di uninfinit di stelle
brillanti, che si riflettevano sulloleosa superficie della palude attorno al campo.
A un tratto Figulo afferr Catone per un braccio. Laggi, signore!.
Il centurione si volt nella direzione indicata e scorse le forme scure delle barche tirate a riva
una cinquantina di passi pi avanti, sulla destra.
Perfetto. Andiamo.
Corsero lungo la sponda dellacquitrino e raggiunsero le imbarcazioni, una decina circa.
Dallinterno di una di esse provenivano gli inequivocabili gemiti di un amplesso amoroso; Figulo
guard Catone e si tir un dito sulla gola da parte a parte. Il giovane scosse la testa: era gi stata uccisa
troppa gente e gli sembrava un vero abominio far fuori una coppia di amanti al culmine della passione.
Tanto pi che i gemiti, i mugolii e gli urletti di piacere erano tanto forti da coprire qualsiasi rumore loro
facessero rimettendo in acqua due delle imbarcazioni e spingendole verso il largo, finch lacqua
fredda non arriv loro allaltezza dellinguine.
Optio, bisbigli Catone.
Signore?
Prendi lui e cercate di uscire come potete dalla palude. Poi dirigetevi a nord. Trova
Vespasiano, indicagli la posizione del villaggio nemico e digli che Carataco sta per muoversi contro la
Terza Coorte.
E voi, signore?
Io avvertir Massimo.
Figulo scosse la testa mesto. Sarebbe il vostro funerale.
Forse, ma ci sono troppe altre vite in gioco. Fai in modo di trovare Vespasiano. Se  veloce,
potrebbe anche riuscire a salvare la Terza e obbligare Carataco al combattimento.
S, signore.
Adesso andate. Catone stese un braccio e si scambi una stretta di commiato con Figulo.
Buona fortuna, optio.
Anche a voi, signore. Ci rivediamo alla legione.
S... vai.
I due romani si inerpicarono goffamente a bordo delle due imbarcazioni, sollevando qualche
schizzo. Udendo il rumore, da una delle barche sulla riva si sollev una figura scura che lanci una
sfilza di imprecazioni in celtico in direzione dei due legionari che pagaiavano via nel buio. Quando
furono abbastanza lontani dallisolotto, Catone si volt e vide alcune capanne stagliarsi nelloscurit,
bordate da un fioca aurea luminosa, e lo sfarfallante chiarore di torce che si muovevano nel villaggio.
Nulla, per, faceva pensare che li stessero inseguendo.
Ce labbiamo fatta, signore!, rise il legionario rimasto con Catone. Siamo sfuggiti a quei
bastardi.
Tu sei Nepote, giusto?
S, signore.
Bene, Nepote, sappi che ancora non siamo salvi, per cui fammi il favore di tener chiusa la
bocca e poi rema con tutta la forza che hai.
S, signore.
Catone diede un ultimo sguardo indietro, chiedendosi se Metello e i suoi fossero riusciti a
mettersi in salvo da qualche parte. Di tutti i condannati fuggiti con lui, ne rimaneva solo una manciata,
ormai: da essi dipendeva la vita di centinaia di altri legionari, del tutto ignari dellattacco che Carataco stava per scatenargli contro.
...
.
...
CAPITOLO TRENTACINQUE.
...
.
...
Siete sicuro di ci che stiamo facendo, signore?, mormor Nepote mentre erano stesi a terra a
un centinaio di passi scarsi dallentrata principale dellaccampamento fortificato della coorte. I
terrapieni incombevano tetri e minacciosi nella rada bruma mattutina. Uscendo dal sentiero che
attraversava la palude, avevano osservato la valle immersa in quella sinistra atmosfera e si erano
immediatamente ritrovati davanti i pali che fiancheggiavano il viale poco oltre, ognuno con una testa
umana infilzata in punta.
Nepote si volt verso Catone. Signore, se entriamo e ci arrendiamo, siamo uomini morti. Tanto
vale risparmiargli il disturbo di ucciderci a bastonate e fracassarci da soli la testa sulla prima roccia che
troviamo.
Dobbiamo avvisarli, rispose perentorio Catone.
Non possiamo solo urlargli le informazioni da qui e poi via di corsa come fulmini?
No e stai zitto.
Catone fece un profondo respiro e si alz in piedi. Si port le mani ai lati della bocca in
direzione della porta principale e url il segnale che solitamente si faceva alle sentinelle al rientro dalle
ronde. Ci avviciniamo al forte!.
Ci fu un istante di silenzio e poi si ud la risposta: Avanzate e date parola dordine.
Catone si gir verso Nepote. Bene, andiamo.
Il legionario si alz in piedi controvoglia a fianco del superiore e insieme si incamminarono
verso lingresso. Catone riusciva gi a sentire le guardie che chiamavano lufficiale di servizio e
immagin la centuria che veniva buttata gi dalla branda a suon di calci dal centurione e dalloptio. I
soldati avrebbero indossato le armature e preso le armi, avviandosi di corsa verso il terrapieno sotto una
raffica di insulti da parte dei superiori. Quando i due fuggitivi, sporchi e con la barba lunga di giorni,
spuntarono dalla bruma e proseguirono sulla distesa di erba imperlata di brina davanti allentrata, sul
vallo iniziarono a fare capolino i primi elmi. Giavellotti vacillavano sopra di essi come alti giunchi
sospinti dal vento.
Merda..., bisbigli Nepote.  stata proprio una pessima idea. Siamo morti.
Stai zitto!, gli ringhi Catone. Non voglio sentire unaltra parola.
Si fermarono appena prima di raggiungere il fossato difensivo che costeggiava il terrapieno per
tutto il suo perimetro, dipartendo dai due lati della porta.
Chi siete?, chiese una voce dalla torretta di avvistamento.
Catone fece un profondo respiro prima di rispondere in tono quanto pi autoritario possibile.
Centurione Catone e legionario Nepote della Sesta Centuria, Terza Coorte, II Legione.
Alcune teste si sporsero oltre il parapetto di legno per guardare meglio e per tutta la lunghezza
del vallo si diffuse un brusio agitato.
Silenzio!, romb qualcuno; Catone vide la cresta traversa dellelmo di un centurione spuntare
al di sopra dellingresso. Non riusc a distinguerne i lineamenti, ma la voce era inconfondibile. Non
appena gli uomini si furono zittiti, Tullio guard gi verso le due figure malandate in attesa fuori del
campo, poi fiss lo sguardo sul pi magro e alto. Per qualche istante nessuno dei due ufficiali disse
nulla e Catone si sent bruciare da un terribile dubbio: forse era stato uno stupido errore presentarsi al
forte. Forse Nepote non aveva tutti i torti: avrebbero dovuto rimanere a distanza, urlare lavvertimento
e poi scappare per mettersi in salvo. Quel momento di spavento per svan subito quando Catone
ricord a se stesso che il suo unico futuro era nellesercito, comunque fossero andate le cose.
Centurione, gli url Tullio. Che ci fai qui?.
A Catone non sfugg il tono estremamente formale e cap che Tullio gli stava dando unultima
possibilit di scappare.
Devo parlare con Massimo. Subito.
Tullio lo fiss per un momento, poi scroll le spalle prima di voltarsi per dare un ordine ai
soldati che aspettavano di sotto in prossimit dellingresso. Aprite. Optio del turno di guardia! Manda
un plotone ad arrestare quegli uomini.
Con un assordante cigolio di cardini, la porta si apr verso linterno e subito otto uomini armati
di spada corsero fuori e circondarono Catone e Nepote. Avvicinandosi per arrestarli, i legionari
apparvero chiaramente sorpresi. Sorpresi e disgustati, constat Catone, rendendosi immediatamente
anche conto del proprio aspetto sporco e trasandato, di cui si vergogn. Ciononostante part impettito,
scortato attraverso la porta dalle guardie, raccogliendo tutta la dignit di cui era ancora capace. Da una
prigione a unaltra, riflett tristemente, incapace di trattenere un ghigno mesto.
Le guardie si fermarono appena varcata la soglia del fortino e la porta fu immediatamente
richiusa alle loro spalle. Catone si gir verso la torretta di avvistamento e vide Tullio afferrare i
corrimano della scaletta e scendere. Il veterano era impassibile e Catone sent svanire il suo spontaneo
sorriso di saluto. Tullio gli si ferm a qualche passo di distanza e scosse la testa.
Che ti sei messo in testa?.
Catone si schiar la voce. Devo parlare con il centurione Massimo, signore.
Tullio lo fiss qualche istante, poi, senza staccargli gli occhi di dosso, chiam loptio della
sorveglianza.
Signore?
Porta i miei rispetti al comandante di coorte e riferiscigli che lo richiedono alla porta
principale.
Quando loptio fu ripartito, Tullio si avvicin a Catone e gli bisbigli quasi allorecchio: A che
gioco stai giocando, ragazzo? Appena Massimo ti vede, sei un uomo morto.
Se non lo avverto, saremo tutti uomini morti.
Avvertirlo di cosa?, fece Tullio.
Carataco. Sta venendo qui con tutti gli uomini che gli sono rimasti. Ha intenzione di
annientarvi, spieg Catone, sorridendo. Annientarci, anzi.
Alle spalle di Tullio, Catone vide loptio bloccarsi bruscamente di fronte a una figura che
spuntava da dietro una fila di tende. Massimo spinton di lato luomo e url a quelli allingresso: Che
diamine sta succedendo? Centurione Tullio! Che ci fanno quegli straccioni nel mio campo? Questo non
 un ricovero per vagabondi!.
Tullio si gir e scatt sullattenti.
A rapporto, signore, sono il centurione Catone con uno dei suoi uomini.
Catone?. Massimo sulle prime vacill, poi prosegu, fissando Catone visibilmente stupito.
Quando realizz con i propri occhi lidentit del centurione, Massimo sorrise con crudele
soddisfazione. Gli si par davanti, le mani puntellate sui fianchi e la testa leggermente inclinata,
osservando i due uomini che aveva davanti. Arricci il naso.
Puzzate.
Signore, devo dirvi....
Stai zitto!, gli url contro Massimo. Tieni la bocca chiusa, disgustoso pezzo di merda! Di
unaltra parola e ti taglio la gola. Poi, rivolgendosi a Tullio: Sbattili nel pozzo delle latrine e mettici
qualcuno a sorvegliarli!.
Tullio fece unespressione sorpresa. Signore?
Hai sentito bene! Esegui lordine!.
Ma signore, il centurione Catone  venuto qui per metterci in guardia.
Il centurione Catone?. Massimo piant un dito sul petto di Tullio. Catone non  pi un
centurione. Mi sono spiegato?  un condannato. Un uomo morto. Non riferirti pi a lui con quel grado,
intesi?
S, signore, rispose Tullio. E lavvertimento?.
Massimo serr i pugni, sbiancando di rabbia. Esegui i miei ordini! E fallo in fretta, cazzo, se
non vuoi fare la stessa fine di Macrone!.
Tullio arretr. S, signore. Subito, signore.
Il centurione anziano si volt e trasmise lordine al plotone che aveva scortato Catone e Nepote
allinterno del campo. I soldati afferrarono subito i due fuggitivi per le braccia e si allontanarono
velocemente dalla porta verso la zona opposta del campo. Trascinato, Catone gir la testa e implor:
Signore, vi prego, ascoltate quello che ho da dirvi!.
Centurione!, ringhi Massimo. Fai tacere quel prigioniero!.
Carataco sta arrivando!, riusc a urlare Catone prima che Tullio gli arrivasse addosso,
schiaffeggiandolo violentemente in piena faccia. Per un attimo Catone rimase stordito dal colpo, poi
avvert il sapore del sangue e si sent riempire la bocca di liquido denso. Abbass la testa di lato e
sput, poi url un ultimo avvertimento.
Non....
Tullio alz un pugno.
Va bene, mugugn. La smetto. Che intendeva dire su Macrone?.
Tullio guard indietro e vide Massimo che strigliava le sentinelle rimproverandole di eccessiva
negligenza.
Macrone  stato arrestato.
Arrestato?. Il primo timore di Catone fu che potesse essere stato scoperto il suo ruolo nella
loro fuga e per quel poco che poteva valere, azzard un bluff. Perch  stato arrestato?
Per essersi rifiutato di eseguire una rappresaglia contro i locali.
Perch la rappresaglia?
Ieri sei dei tuoi sono stati massacrati, sotto i nostri occhi. Massimo ha ordinato a Macrone di
uccidere sessanta abitanti del villaggio e lui si  rifiutato. Allora Massimo lha fatto arrestare e ha
affidato il comando della sua centuria a un optio, Cordo, un vero stronzo, che invece  stato ben felice
di eseguire lordine.
Catone lo fiss, sbalordito. Dici sul serio?
Serissimo, ma adesso stai zitto!. Tullio gli si fece pi vicino per sussurrargli. Parliamo pi
tardi, ci sono troppe orecchie attorno adesso.
Continuarono a marciare in silenzio finch non raggiunsero la baracca addossata al terrapieno,
posizionata sopra il canale di scolo delle latrine del campo. A mano a mano che si avvicinavano lodore
si faceva sempre pi opprimente, anche peggiore del puzzo della stalla in cui i Britanni li avevano
tenuti prigionieri. Tullio si chin per aprire la botola di legno che copriva il canale tra la latrina e la
grata attraverso la quale gli escrementi colavano nel pozzo nero che defluiva lontano dal terrapieno del
campo. Sollev il portellone con una smorfia di disgusto e lo sbatt indietro contro la parete della
latrina.
Entrate.
Catone guard gi verso la disgustosa melma nera e scosse la testa. No.
Tullio sospir e si volt verso i soldati di scorta, ma Catone lo prese per un braccio. Abbiamo
visto le teste lungo il sentiero che scende alla palude. Che sta succedendo qui?. Catone si accorse che
il vecchio centurione esitava. Dimmelo.
Tullio si gir e rigir pi volte prima di decidersi a rispondere. E sia.  andato fuori di testa,
Massimo intendo. Ha iniziato a massacrare gli abitanti della zona uno ad uno. Il centurione si freg il
mento. Non ho mai visto niente di simile,  come se fosse invasato... impazzito. Macrone lha capito.
Come ha anche capito che Massimo si stava vendicando sui locali per tutta la merda che era capitata
alla Terza Coorte.
Forse, rispose Catone, rimanendo poi a riflettere per qualche istante. Ma mi chiedo perch il
legato abbia inviato qui la coorte. Deve esserci qualche altro motivo oltre a volerci dare la caccia.
Cosa stai dicendo?
Riflettici. Avevamo perso le tracce di Carataco. Il generale doveva trovare un modo per
attirarlo fuori dalla tana e adesso sta accadendo proprio questo.
E come faceva il generale a sapere che Massimo sarebbe impazzito costringendo Carataco ad
attaccarci? Non poteva saperlo.
Certo che poteva... se  stato lui stesso a ordinare a Massimo il massacro dei locali.
Tullio scosse la testa. No, non c nessun metodo in ci che ha fatto finora, solo follia.
Ma Massimo  pazzo, conferm Catone, se non fa preparare gli uomini allattacco. Prima
che faccia buio, Carataco arriver con migliaia di uomini sotto il terrapieno del campo. Sono decisi a
vendicarsi e lo faranno, seminando distruzione e morte e noi non avremo speranze.
Tullio guard Catone, cercando di nascondere la paura, e, avvedendosene, Catone ne approfitt.
La coorte ha solo un modo per salvarsi, almeno per come la vedo io, ma  tutto inutile se io,
noi, non riusciamo a convincere Massimo.
No!. Tullio scosse la testa. Non sentir ragioni e me la far anche pagare cara per esserti
stato a sentire. Entra in quel buco, avanti!.
Per Giove, Tullio!, incalz Catone, rinserrando la presa sul braccio e costringendo il
centurione a guardarlo negli occhi. I legionari di scorta misero immediatamente mano alle spade. Devi
ascoltarmi!.
Tullio alz la mano libera. Tutto a posto, ragazzi!.
Catone lo ringrazi e continu, sussurrando disperato. Sei un veterano, Tullio, e le medaglie
che hai sul petto non te le hanno date per aver fatto bene di conto o per essere riuscito a pararti il culo!
Se non hai le palle per tenere testa a Massimo, almeno lascia che ci provi io. Continuando a fissare il
vecchio centurione dritto negli occhi, Catone allent la presa e diede al braccio delluomo una stretta
lieve e rassicurante. Non si tratta della vita di un solo uomo, qui. Se Massimo non ci ascolta, siamo
tutti morti. E tu puoi fare in modo che questo non accada, adesso.
Come?
Congeda la scorta e accompagnami nella sua tenda. Manda qualcuno a prelevare Macrone e
fallo portare l. Dobbiamo convincere Massimo prima che sia troppo tardi. Adesso, congeda i soldati e
fammi parlare.
Catone lesse lesitazione negli occhi del centurione e gli si accost. Possiamo superarla,
uscirne con onore. Anzi, meglio ancora: potremmo annientare Carataco una volta per tutte.
Come?, chiese Tullio. Dimmelo subito.
...
.
...
CAPITOLO TRENTASEI.
...
.
...
Mezzora dopo Catone si infil sotto il telo posteriore della tenda di Massimo. Si guard attorno
e fu sollevato di constatare che la stanza era vuota: anche i segretari avevano accompagnato il
comandante di coorte allispezione del mattino. Sollev di nuovo il telo e fece un cenno a Nepote. Il
legionario strisci dentro e si spost per permettere al suo centurione di poter vedere Tullio.
Tutto tranquillo. Ti aspetto qui. Manda a prendere Macrone, adesso.
Trovava strano dare ordini al veterano; Catone si rese conto che sarebbe stato saggio conservare
almeno una parvenza del giusto codice di condotta gerarchica, se voleva tenersi Tullio dalla sua.
Questultimo poteva anche non essere pi nel fiore degli anni, ed era chiaro che era ormai stanco e
stufo, ma aveva ancora il buonsenso di capire se una cosa era necessaria. Catone sapeva di doversi
conquistare quanti pi alleati possibile prima di osare di confrontarsi con Massimo.
Tullio annu. S, ma tu cerca di stare nascosto, giovane Catone.
Catone fece un cenno e lasci ricadere il telo a terra. Si volt e vide il baule personale del
comandante di coorte. Su un lato era ripiegato il mantello rosso e appoggiata una spada. Non la spada
di pregiata fattura che Massimo solitamente portava, ma una di dotazione standard, con
unimpugnatura resa lucida e liscia dalluso. Catone sorrise. Doveva essere una cimelio dei tempi in cui
Massimo era un legionario semplice, ormai solo un ricordo lontano, seppur sempre utilissimo. Estrasse
la spada e poi fece scivolare un lembo del mantello sul fodero per nascondere lassenza dellarma.
Poi pass la spada a Nepote. Prendi questa e nasconditi laggi, dentro la zona letto. Rimani l e
non fare rumore. Vieni fuori solo se ti chiamo io. Capito?
S, signore.
Bene, adesso vai.
Mentre Nepote si allontanava in punta di piedi, Catone si guard attorno in cerca di un posto in
cui nascondersi; poi si volt di nuovo verso il baule. Era abbastanza alto e posizionato nella zona
posteriore della tenda, perch non fosse dintralcio. Ci si nascose dietro e si accucci, mettendosi in
attesa che Massimo tornasse con gli ufficiali. Era una fortuna, riflett, che le routine della legione
fossero incrollabili. Il comandante di coorte sarebbe tornato alla tenda per la riunione strategica della
mattina con gli ufficiali, con la stessa innegabile certezza che al giorno seguiva la notte.
Allesterno, i rumori dellattivit del campo erano familiari e rassicuranti, dopo i giorni difficili
trascorsi nascosto nella palude. Per lennesima volta Catone sent che la legione era ormai diventata la
sua casa: finch fosse rimasto in vita si sarebbe sentito al sicuro e protetto solo allinterno del suo
abbraccio.
Ormai le probabilit di una lunga vita erano ridotte allosso, riflett tristemente. Se non fosse
stato Massimo a ucciderlo l su due piedi, ci avrebbero sicuramente pensato i guerrieri britanni in
marcia verso il campo. Per un istante, Catone fu tentato di chiamare Nepote e darsi alla fuga, scappare
dal campo prima che il comandante di coorte facesse ritorno nella sua tenda. Strinse i denti e si diede
un colpo furioso su una coscia. Ormai era l e doveva affrontare Massimo, se voleva tentare di
scongiurare il disastro.
Il tempo passava con una lentezza irritante; Catone sedeva con le orecchie tese a qualsiasi
minimo rumore. Pi volte ud Massimo urlare ordini o imprecare furibondo mentre faceva lispezione
del campo. Ogni volta si preparava per affrontarlo e ogni volta si rivelava un falso allarme, e la sua
determinazione si sbriciolava un po di pi, facendolo sentire sempre pi vicino alla resa e alla fuga,
schiacciato dalla paura.
Alla fine sent di nuovo Massimo, molto pi vicino alla tenda.
Tullio!.
Signore?
Hai ragguagliato gli optiones sulle perlustrazioni di oggi?
S, signore. Prima dellispezione.
Bene. Solo i centurioni, allora. Ecco che arrivano. Tutti alla riunione, avanti! Muovetevi!.
Catone si fece piccolo piccolo dietro il baule e quasi smise di respirare mentre il sangue gli
pulsava nelle orecchie. Ci fu un bagliore quando Massimo spost un lembo per entrare nella tenda con
Tullio. Il comandante si accasci su una sedia, sbuffando, e ci furono altri lampi di luce allorch
entrarono tutti gli altri centurioni, affannati, unendosi a lui e a Tullio.
Massimo ringhi un ordine saltando i preamboli. Prendetevi una sedia, signori. Si sta facendo
tardi.
Dov il centurione sostituto Cordo?, chiese Massimo. Tullio?
Mi spiace, signore. Lho mandato al villaggio a prelevare dei locali. Il canale di scolo si sta
ostruendo e deve essere scavato pi in profondit.
E il compito necessita della personale attenzione di un centurione, vero?
Lui era disponibile, signore, e ben disposto a farlo.
Non ne dubito, ridacchi Massimo. Un ragazzo in gamba, lui. Se solo tutti i miei ufficiali
fossero altrettanto entusiasti di trattare questi barbari come si meritano... sei stato tu a mandarlo, per cui
puoi anche andare a cercarlo.
S, signore... con licenza?
Vai.
Per qualche istante nessuno disse nulla; quando poi Tullio fu uscito dalla tenda, Massimo
scoppi di nuovo a ridere. Attenti a non finire come lui, ragazzi.
Catone ud il centurione Felice fare eco alla risata di Massimo, che si interruppe poi
bruscamente.
Che hai Antonio? Il gatto ti si  mangiato la lingua?
No, signore.
E allora perch questo muso lungo?
Signore....
Sputa losso, ragazzo.
Stavo pensando a quello che ha detto prima Catone. Lavvertimento....
Solo un avvertimento!, sbuff Massimo. Ha passato troppo tempo nella palude. Avete visto
in che stato si trova: quella stronzata sullavvertimento non era che un patetico tentativo di ritornare
nella coorte. Ad ogni modo, adesso che quel bastardo  di nuovo in mano nostra e tutti gli altri sono
quasi sicuramente morti, possiamo finire quello che dovevamo fare qui e portarlo da Vespasiano per
riunirci alla legione. Dovresti essere allegro, Antonio, non preoccuparti per quella feccia.
Catone sent Felice sghignazzare alla battuta e poi Antonio mormorare in risposta: S,
signore....
Da dove diamine viene questo odore?, disse Massimo, annusando. Sembra quasi che sia
entrato qualcuno a cagare e poi sia morto. Che cos questa puzza?.
Dal retro della tenda arriv uno sfarfallio luminoso quando il lembo dentrata fu aperto di
nuovo.
Tullio?. Massimo sembrava sorpreso di vederlo. Di gi? E dov allora... Che significa
questo? Che cosa ci fa qui Macrone? E perch  armato?.
Inspirando per lultima volta per calmarsi, Catone si alz. Signore, dovete ascoltarmi.
Massimo si gir di scatto indietro. Cosa ca...? Catone? Che diamine sta succedendo qui?
Guardie!.
Tullio scosse la testa. Inutile chiamarli, signore. Li ho mandati a cercare Cordo, su vostra
espressa richiesta.
Su mia richiesta?. Massimo guard prima Tullio, poi Macrone e infine si volt verso Catone
e dun tratto sgran gli occhi. Che cos questo? Un ammutinamento?
No, signore. Tullio sollev una mano e si fece avanti. Dovete solo ascoltarci. Ascoltare
Catone.
Dovrai costringermi con la forza!, romb Massimo, scattando in piedi. Antonio! Felice!
Mano alla spada!.
Fermi dove siete!. Macrone balz avanti e sollev la punta della spada verso il collo di
Felice. Non azzardatevi a fare una sola mossa. Tullio! Tu tieni docchio lui, disse poi indicando il
comandante di coorte. Ma troppo tardi: Massimo si era gi alzato in piedi con la spada in pugno ancor
prima che Macrone parlasse. Tullio esit, guardando perplesso prima Massimo e poi Macrone.
Catone guard verso il lembo che dava accesso alla zona notte del comandante. Nepote! Vieni
qui!.
Il legionario corse dentro e si blocc, calmo e pronto, con la spada di Massimo sollevata in
posizione di attacco. Catone osserv nervosamente i muscoli del comandante di coorte tendersi, pronti
a scattare. Massimo socchiuse gli occhi per un istante, concentrando lo sguardo sul legionario.
Getta via la spada!  un ordine!.
La punta della spada di Nepote si inclin leggermente verso il basso; Catone si frappose tra i
due spezzando il piglio di Massimo sul soldato.
Obbediscigli e ti ammazzo io. Capito?.
Nepote annu lentamente e Catone si volt verso Massimo. Mettete gi la spada, signore.
Massimo rimase immobile ancora qualche istante, poi la tensione attorno agli occhi si distese e
apparve un accenno di sorriso. Il vantaggio  vostro, Catone. Per ora....
La spada, signore... mettetela via.
Massimo rilass il braccio e abbass la spada sul fianco.
Mettetela via, signore, ripet deciso Catone. Non ve lo chieder di nuovo.
E lasciare che il tuo uomo mi uccida? Non penso proprio.
Nessuno fiat quando Catone  con il cuore palpitante e la gola strozzata dalla paura  protese
una mano verso il comandante di coorte. Sulle prime parve che Massimo avesse capito il gioco di
Catone e apr lentamente la bocca in un sorriso sprezzante. Catone inclin in avanti la testa, per nulla
intenzionato a cedere lo sguardo.
Alla fine Massimo annu e rinfoder la spada. E sia, ragazzo. Sentiamo coshai da dirmi. Con
fare indifferente, si volt, dando le spalle a Catone, e si avvicin al suo tavolo. Dimmi di questo
attacco.
Catone vide Tullio tirare un sospiro di sollievo, ma sapeva che non era ancora tutto finito.
Scatt fulmineo alle spalle di Massimo e gli sfil la spada dal fodero. Poi fece un passo indietro e la
punt contro la schiena del suo superiore. Massimo raggel.
Faresti meglio a rimetterla a posto prima che sia troppo tardi, disse a Catone.
 gi troppo tardi, rispose Catone.
Tullio balz avanti. Cosa stai facendo, Catone?
Non possiamo fidarci di lui. Far finta di ascoltarci e appena saremo fuori dalla tenda ci far
arrestare, se non addirittura uccidere. Nepote?
Signore?
Legalo.
E di lui che ne facciamo?. Macrone punzecchi Felice con la spada. Questo qui non si
metterebbe contro il padrone.
S, anche Felice. Facciamo in fretta.
Mentre i due ufficiali venivano tenuti fermi sotto minaccia della spada, Nepote sciolse i
resistenti lacci di cuoio dei loro calzari e li us per immobilizzargli polsi e caviglie. Tullio e Antonio
osservavano la scena sempre pi terrorizzati.
Non potete fare questo, bofonchi poi Tullio. Questo  un ammutinamento, per Giove! Ci
farete uccidere.
 troppo tardi ormai, disse calmo Catone. Ci siamo tutti dentro, io, Macrone, tu e Antonio.
Se li lasciamo andare adesso, saremo condannati.
Massimo scosse la testa. Non  troppo tardi per te, Tullio. O per te, Antonio. Fermate questi
pazzi e avete la mia parola che non sarete processati.
Catone guard Tullio e lo vide esitare. Tullio! Mi hai liberato, hai armato Macrone e lhai
portato qui. A questo punto non avranno piet. Non sono in pericolo solo le nostre vite. Massimo non 
adatto a comandare la coorte, non mentre Carataco sta venendo ad attaccarci. Tullio, tieni i nervi saldi,
i tuoi soldati hanno bisogno di te.
Tullio spost rapidamente gli occhi da Catone a Massimo e di nuovo a Catone e si gratt la
faccia. Maledetto Catone! Mi farai uccidere.
Saremo tutti uccisi, Tullio. Limportante  fare in modo che la nostra morte non sia vana. Se lo
lasciamo libero adesso, Massimo ci far ammazzare come cani o, se ci risparmia per il processo,
moriremo comunque incatenati quando Carataco arriver qui. Ma se noi, se tu prendi il comando, forse
c una possibilit di uscirne vivi. Anzi, forse potremmo anche annientare Carataco una volta per tutte.
Se andr cos, probabilmente il generale Plauzio chiuder un occhio su questo.
Ah! Gran bella fottutissima stronzata!, fece Massimo.
Catone non lo degn di attenzione, concentrandosi su Tullio. Se cambi idea adesso, sei morto,
Tullio. Rimani con il nostro piano e potremo sopravvivere. La scelta  solo questa.
Tullio si mordicchi il labbro, lacerato dallindecisione. Alla fine fece un cenno di assenso con
la testa.
Bravo!. Macrone gli diede una pacca sulla schiena e poi si volt verso Antonio. E tu? Sei
con noi?
S... ma se si arriver a un processo, voglio che sia messo in chiaro che stavo obbedendo ai
tuoi ordini.
Be, grazie del tuo leale sostegno, gli sbuff in risposta Macrone.
Lealt?, ripet Antonio, inarcando un sopracciglio. Al giorno doggi non vale pi nulla.
Voglio solo vivere e se la scelta  quella che ha detto Catone, allora rimanere con voi  semplicemente
la mossa migliore.
A me sta bene, disse Catone. Nepote, prendi questi due e portali nella camera di Massimo:
legali al letto e imbavagliali pure. Devono rimanere in silenzio.
C un modo migliore per tenerli zitti, aggiunse Macrone.
No, non  necessario, non ancora.
Mentre Nepote trascinava via i due ufficiali legati, gli altri si radunarono attorno al grande
tavolo al centro della tenda. Dopo un momento di imbarazzante silenzio, Catone si schiar la voce,
rivolgendosi a Tullio.
Signore, quali sono i tuoi ordini?
Ordini?, ripet, confuso, il veterano.
Sei lufficiale pi anziano presente, ribatt Catone. Dobbiamo assicurarci che la coorte sia
pronta per difendersi. Il piano, signore?Il piano? Oh, s, certo. Tullio raccolse le idee, e sulla mappa
stesa sul tavolo cerc la palude che Massimo aveva fatto abbozzare in base alle indicazioni fornite dalle
pattuglie di perlustrazione e a quelle estorte agli abitanti del villaggio. Sottili linee tratteggiate a
segnalare gli infiniti sentieri si intersecavano su tutta lillustrazione. Una riga pi larga indicava,
invece, la via principale che attraversava la palude in direzione sud-nord, verso le estreme propaggini
del Tamesis. Tullio appoggi un dito sulla mappa.
In base alle indicazioni di Catone, Carataco e i suoi arriveranno da qui. Ci sono altri sentieri da
cui accedere alla valle, ma non sono adatti per contingenti numerosi, per cui contiamo che arrivi
seguendo la via principale e l dobbiamo fermarlo. Rinforziamo le difese esistenti e speriamo di
bloccarlo.
Antonio sollev gli occhi su Tullio. Lasciando il campo? Ma  una follia, signore! Se le truppe
di Carataco sono pi numerose delle nostre, perch non affrontarlo al riparo di difese adeguate? 
lunico modo per farcela.
No, non lo , lo interruppe Catone. Il centurione Tullio ha ragione. Dobbiamo tentare di
respingerlo, di impedirgli di uscire dalla palude ed entrare nella valle.
Perch?
Quando sono scappato dal suo campo....
Il suo campo?. Antonio sgran gli occhi. Come ha potuto....
Catone lo blocc con un cenno della mano. Poi ti racconter tutto. Il fatto  che ho inviato a
nord il mio optio con un messaggio per Vespasiano e adesso dovrebbe averlo gi raggiunto. Il legato,
quindi, sar informato sulla posizione del campo di Carataco, nonch del fatto che il re ha intenzione di
attaccare la Terza Coorte e quale via  probabile che segua. Se conosco il comandante bene come
penso, vi vedr unopportunit per annientare Carataco. Se prende la legione e si mette in marcia
seguendo il sentiero, potr sorprendere il nemico alle spalle e attaccarlo. E cos Carataco si trover
schiacciato tra Vespasiano e la Terza Coorte e sar fatto a pezzi, sempre supponendo che riusciamo a
resistergli allinterno della palude. E questo significa dover lasciare il forte e posizionarci lungo il
sentiero. Se rimaniamo chiusi qui, Carataco potr fuggire a sud indisturbato non appena avvister le
truppe di Vespasiano.
Un sacco di SE..., fece notare Antonio tranquillamente. Ne aggiungo altri io: e se Figulo non
ce la fa a raggiungere Vespasiano? E se Vespasiano non gli crede? E se tu ti sbagli? E se Vespasiano
non fa nulla?
Hai ragione, Figulo potrebbe non riuscire a raggiungere la legione, ammise Catone.
Dobbiamo solo sperare che ci sia gi riuscito. Il fatto  che tornando alla legione rischia lesecuzione,
per cui quello che ha da dire deve avere un certo peso. Dobbiamo confidare che il legato veda
lopportunit di mettere fine una volta per tutte alla campagna.
E se non lo capisce?
Allora terremo testa a Carataco, per un po almeno. Se riusciamo a causargli danni sufficienti,
forse i suoi potrebbero indietreggiare quel tanto che basta per darci il tempo di riguadagnare il forte.
Altrimenti..., fece Catone, stringendosi nelle spalle, altrimenti finiranno per travolgerci e farci a
pezzi.
Oh, grazie. Antonio fece schioccare la lingua. Le parole pi entusiasmanti che abbia mai
sentito.
Le cose stanno cos, rispose Catone. Dobbiamo muoverci velocemente e predisporre le
difese. Tullio? Siamo pronti per gli ordini, signore.
Solo un momento, lo interruppe di nuovo Antonio, puntando un pollice alle sue spalle verso
la camera del comandante di coorte. Cosa faremo di quei due?
Suggerisco di lasciarli qui, signore.
E come faremo a giustificare lassenza di Massimo con i soldati? Sua e di Felice?
Non dovremo farlo. Tullio pu dare gli ordini come se arrivassero da Massimo. Del resto  il
suo braccio destro. Chi potrebbe metterlo in discussione?
Se Massimo non far almeno unapparizione, potrebbero iniziare a dubitare.
Catone sorrise. A quel punto avranno ben altre cose a cui pensare.
Sentirono avvicinarsi dei passi alla tenda. Catone guard Tullio. Sta arrivando qualcuno.
Il centurione anziano corse allentrata della tenda e sbirci velocemente fuori, poi si volt di
nuovo.
 Cordo, e con lui ci sono le guardie del corpo di Massimo.
...
.
...
CAPITOLO TRENTASETTE.
...
.
...
Macrone afferr Tullio per una spalla. Vai fuori e fermali.
E cosa potrei dirgli?
Qualsiasi cosa, ma impediscigli di entrare. Se viene qui, va tutto allaria.
Tullio deglut nervosamente, si calm e usc.
Cordo! Eccoti finalmente. Perch ci hai messo tanto?
Ma... ma ero al villaggio, signore. Il tono era quasi ferito, tendente allinsolente. Come mi
avete ordinato voi. I locali hanno gi iniziato a scavare la fogna, signore.
Ottimo lavoro. Ben fatto. Abbiamo altro da fare adesso. La coorte deve prepararsi a partire.
Hai lordine di passare la voce per radunare gli uomini, equipaggiati di tutto punto.
Tutti i soldati, signore?
Cos ha detto Massimo.
E chi far la guardia ai prigionieri?
Rimandali al villaggio e liberali tutti.
Liberali tutti?..., la voce di Cordo inizi a salire di tono, poi il giovane riprese il controllo.
S, signore. Me ne occupo subito.
Bene. Una volta finito, porta la tua centuria gi al sentiero che si inoltra nella palude e iniziate
a rinforzare il passaggio esistente, dobbiamo prepararci per un attacco. Voglio un terrapieno pi alto e
un fossato pi profondo e pi largo. Dobbiamo essere in grado di difenderci.
Difenderci da chi, signore?
Dal nemico. Chi altri? Sembra che Carataco stia pianificando un attacco. E adesso vai ed
esegui gli ordini.
S, signore... ma prima devo fare rapporto a Massimo. Scusatemi, signore.
Allinterno della tenda, intanto, Macrone e il secondo si scambiarono occhiate preoccupate e
Catone rinserr la presa sulla spada del comandante di coorte.
Farai rapporto pi tardi!, ribatt brusco Tullio. Esegui gli ordini o mi costringerai a metterti
in punizione.
Non penso proprio, signore, rispose pacato Cordo. Vediamo cosa ha da dire Massimo in
merito.
A nome di chi pensi ti stia trasmettendo questi ordini, eh?, gli url contro Tullio. Sparisci,
piccolo stronzo arrogante! Fila via prima che ti faccio arrestare per grave insubordinazione.
Ci fu un attimo di silenzio durante il quale Macrone e Catone rimasero immobili, al limite della
tensione. Poi Cordo cedette.
S, signore.
E porta queste guardie con te. Massimo vuole tutti al lavoro sulle difese, non appena pronti e
armati. Trova un carro e portati dietro tutti gli attrezzi da trincea che puoi.
S, signore... come il centurione Massimo ordina.
Esatto. Vai....
Cordo richiam sullattenti le guardie, ordin loro di fare dietrofront e insieme si misero in
marcia verso la porta principale mentre Tullio tornava allinterno della tenda. Il centurione si lasci
cadere su una sedia al lato del tavolo.
Ben fatto, signore, gli disse Catone, sorridendo. Ottima interpretazione. Cordo sar fuori dai
piedi quando ci muoveremo. Ci sono altri ufficiali che potrebbero darci problemi?
No. Tullio sbuff, esasperato. Massimo ne ha fatti incazzare parecchi. Sono settimane che ci
sta col fiato sul collo, sminuendo la nostra autorit, per giunta. Sarebbero tutti ben felici di non vederlo
pi, ma non appoggerebbero mai un ammutinamento.
E allora non gliene daremo uno, signore. Catone sorrise con aria incoraggiante. Se
riusciamo a tenerli occupati, in un modo o nellaltro sar tutto finito prima che si rendano conto di
avere un nuovo comandante.
Squilli di tromba richiamarono ladunata e allesterno della tenda si sentirono i rumori dei
soldati che raccoglievano lequipaggiamento e uscivano di corsa dalle tende per accorrere alladunata
nei pressi dellentrata principale.
Tullio, meglio che tu vada a prendere in mano la situazione, disse Catone.
S, s, certo. Antonio vieni con me. Lanziano centurione guard Catone. Mando qualcuno a
chiamarvi non appena Cordo ha lasciato il forte.
Macrone sembrava in ansia. Se qualcuno ti chiede qualcosa, e sicuramente qualcuno lo far,
meglio che tu abbia pronta una buona scusa per il nostro reintegro nei ranghi, o almeno una che
convinca i soldati che  stata unidea di Massimo.
Digli la verit, aggiunse Catone. Digli che Carataco sta arrivando e che la coorte ha bisogno
di ogni soldato disponibile per fronteggiare il nemico, e che questo  il motivo per cui Massimo ha
deciso di rilasciarci temporaneamente.
Giusto..., rispose Tullio, seppur ancora dubbioso. Andiamo, Antonio.
Macrone attese che i due fossero fuori della tenda e poi si volt verso Catone. Non mi dire che
che ci credi veramente?.
Catone scroll le spalle. Con tutto quello che ho dovuto affrontare negli ultimi giorni, adesso
mi sento quasi alla fine della partita.
Il solito ottimista di sempre, grugn Macrone.
C una cosa che devo sistemare prima che Tullio ci mandi a chiamare.
Cosa?
Dobbiamo lasciare qui Nepote a sorvegliare Massimo e Felice. Tieni gli occhi aperti mentre
vado a dargli lordine.
Daccordo. Macrone si avvicin allentrata della tenda e sbirci con prudenza allesterno. Nei
paraggi non cera nessuno, si vedevano solo i soldati in lontananza che si mettevano in formazione e si
preparavano a marciare fuori dal forte. Si volt verso Catone e vide il giovane amico parlottare calmo
ma serio con Nepote, senza per poter carpire cosa gli stesse dicendo. Il legionario sembrava
concentrato ad ascoltare e scuoteva la testa.
Devi farlo!, gli url a un certo punto Catone, lanciando unocchiata rapida a Macrone. Si
volt di nuovo verso il soldato e riprese a parlare abbassando il tono di voce. Alla fine Nepote annu
lentamente. Catone gli strinse un braccio e gli disse qualche altra parola di incoraggiamento, prima di
voltarsi e attraversare lentamente la tenda per raggiungere Macrone.
Nepote sembra scontento.
Catone lo guard con aria inquisitoria e si strinse nelle spalle. Non  contento di rimanere
qui.
Gi, lho notato.
Non mi sorprende, sorrise Catone. A nessuno piacerebbe essere lasciato qui solo mentre il
resto della coorte se ne sta andando.
Detto tra noi, mormor Macrone, non so cos meglio tra le due. C la possibilit che
Nepote sia disponibile a uno scambio?.
Catone scoppi a ridere, voltandosi di nuovo verso il legionario che tornava nella camera del
comandante di coorte. Oh, penso proprio che ci siano ottime possibilit che possa interessargli.
Quando i soldati della coorte furono in formazione nei pressi dellingresso principale, il
centurione Tullio rifer gli ordini ricevuti da Massimo e inform i soldati che Felice si era offerto
volontario per raggiungere il legato e informarlo della situazione. Spieg che considerato lo scarso
numero di ufficiali della coorte, Massimo aveva deciso che ogni uomo disponibile dovesse essere
utilizzato per la battaglia imminente. Di conseguenza a Macrone era stato assegnato il comando della
Quarta Centuria di Felice, e Catone avrebbe di nuovo marciato alla testa della Sesta Centuria. Al
segnale convenuto i due ufficiali spuntarono dalle file di tende e si unirono a Tullio per essere
presentati ai soldati della coorte. Lo stupore delle truppe dur solo qualche istante, interrotto
dallordine immediato di marcia da parte di Tullio, e una centuria dopo laltra la coorte usc dal campo
in un cadenzato rombo di passi, dirigendosi verso il sentiero che si inoltrava nella palude.
Loptio Settimo, a cui Massimo aveva ordinato di rimpiazzare Figulo, si mise al passo al fianco
di Catone. Di tanto in tanto lanciava al centurione sguardi scontrosi e ostili che Catone poteva ben
comprendere: Settimo aveva avuto un primo assaggio di comando e poi era stato costretto a rinunciarci,
mostrandosi piuttosto contrariato. Catone decise che il modo migliore di gestire il risentimento
delloptio fosse di tenerlo occupato.
I soldati battono la fiacca, Settimo! Fai serrare i ranghi!.
Loptio si stacc dalla colonna e inizi a urlare insulti contro gli uomini che gli scorrevano
davanti, colpendo con il bastone ogni legionario che si staccava troppo dal compagno che lo precedeva.
I colpi che sferrava erano inutilmente violenti, ma Catone si impose di non intervenire: lultima cosa di
cui la centuria aveva bisogno in quel momento era uno scontro tra ufficiali. Avrebbe lasciato che
Settimo sfogasse rabbia e frustrazione contro i soldati, per il momento: finch le truppe avessero
detestato lui, avrebbero accettato di buon grado il loro ritrovato centurione.
Era una strana sensazione per Catone trovarsi di nuovo al comando dei soldati che aveva
guidato in battaglia al guado sul Tamesis solo poco tempo prima. In quelloccasione non erano stati in
grado di fermare il nemico e lui ne aveva pagato le conseguenze con la condanna alla decimazione.
Questa volta uneventuale disfatta avrebbe significato la morte per tutti. E se avessero superato indenni
le ore successive? Catone fece un sorriso amaro. Comunque fossero andate le cose, lui sarebbe rimasto
un condannato con unesecuzione in sospeso, e se anche gli fosse stata risparmiata la vita, molto
probabilmente lepilogo sarebbe stato in ogni caso disgraziato, con una sua destituzione dallesercito.
Con una fitta di rabbia, mise da parte quel pensiero sul futuro. Doveva tenersi concentrato sul presente.
La sorpresa dei soldati in merito alla temporanea sospensione della pena per Catone fu tanto pi
forte perch disposta dal comandante di coorte stesso, cos spietatamente ossessionato, nei giorni
precedenti, dalla caccia ai condannati. Quando Catone era spuntato nel piazzale delladunata, molti
lavevano guardato meravigliati, ma su qualche faccia era anche apparso risentimento e, peggio ancora,
sospetto. Di sicuro laspetto sudicio, i capelli aggrovigliati e la barba incolta mal si addicevano a un
uomo con il grado di centurione. Dallarmiere della coorte aveva avuto indietro larmatura a scaglie e il
resto dellequipaggiamento, provocando un ulteriore risentimento nel sottufficiale che aveva sperato di
poterseli rivendere ottenendo una somma di tutto rispetto. Ma il malanimo degli altri non era che una
pallida ombra sul senso di soddisfazione che Catone provava. Tornare a indossare la sua armatura, con
una spada affidabile sul fianco e un solido scudo su un braccio, gli dava una confortante sensazione di
sicurezza. Come se tutta la sofferenza, i pericoli e gli stenti delle precedenti settimane fossero stati
cancellati come polvere da un acquazzone estivo.
O quasi.
Signore!.
Catone vide un messaggero accorrere verso di lui dalla testa della colonna che aveva appena
iniziato a scavalcare la cima di una piccola altura. Si stacc di lato nel momento in cui il messaggero
raggiungeva la Sesta Centuria.
Signore, il centurione Tullio vi manda i suoi rispetti e dice che Cordo e i suoi sono in vista.
Catone non pot evitare di sorridere a quel velato avvertimento e fece un cenno al messaggero.
Ringrazia Tullio da parte mia e riferiscigli che ho preso atto della situazione.
Il messaggero rimase perplesso di fronte alla stranezza della risposta di Catone. Signore?
Digli esattamente quello che ti ho detto.
S, signore. Il legionario salut e corse via lungo la coorte, alla volta del centurione Tullio in
testa alla colonna. Lasciare il comando nelle mani dellanziano centurione non faceva stare tranquillo il
giovane ufficiale, ma era stato comunque necessario, considerato che non cerano altri modi per gestire
la situazione. Era gi stato fin troppo rischioso togliere di scena Massimo: ogni tentativo di Macrone o
di Catone stesso di assumere il comando sarebbe stato destinato a fallire; per cui che fosse pure Tullio,
se volevano evitare di esasperare troppo la credulit dei soldati.
Quando la coda della colonna super laltura, Catone scrut avanti e in lontananza vide le figure
di Cordo e dei suoi impegnate a scavare e allargare la fossa difensiva di traverso sul sentiero. Il
centurione facente funzioni indossava un mantello rosso per distinguersi dagli altri soldati e Catone si
chiese se non lavesse per caso sottratto dalla cassa degli indumenti di Macrone, infilandoselo poi con
la stessa noncuranza con cui laveva rimpiazzato al comando. Una riflessione indegna, ne era
consapevole, e si infuri con se stesso per averlo pensato. Cordo stava solo obbedendo agli ordini del
comandante di coorte e il fatto che ne traesse grande soddisfazione era assolutamente irrilevante, si
disse.
Le centurie appena arrivate furono disposte lungo i lati del sentiero con lordine di mettere a
terra scudi e giavellotti e di recarsi al carro con gli attrezzi, per munirsi di picconi e pale e mettersi
subito al lavoro al fossato e al terrapieno.
Non i tuoi, Catone, url Tullio mentre la Sesta risaliva lultimo tratto di pendio. Voglio che
precediate la coorte e prendiate posizione a mezzo miglio da qui. Potreste dover guadagnare del tempo
mentre noi finiamo con le difese. Appena avvistate il nemico, manda un messaggero ad avvisarmi.
S, signore. Quanto tempo dovremmo trattenerli?
Tutto il tempo che potete. Se noi finiamo prima che Carataco arrivi, mando io un messaggero a
chiamarvi. Lascia solo un picchetto e torna con il resto delle truppe. Niente atti eroici, intesi?.
Catone annu. Alle spalle di Tullio vide Cordo che li raggiungeva. Non appena questi riconobbe
Catone, rimase per un istante perplesso.
Cosa diamine ci fa lui qui?.
Tullio si volt furibondo. La domanda  rivolta a me?.
Cordo distolse lo sguardo da Catone e poco oltre not il suo ex centurione Macrone che iniziava
a impartire ordini ai soldati della Quarta Centuria. Sgranando gli occhi insospettito, Cordo si volt
verso Tullio. Cosa succede qui? Dov il centurione Massimo, signore?.
Tullio fece un cenno verso il campo. Ci ha mandati avanti, dicendo che sarebbe arrivato a
breve.
Ah s? Veramente?. Cordo guard gli altri ufficiali e incroci lo sguardo di Antonio. Dov
Massimo?.
Antonio guard Tullio in cerca di rassicurazione e poi rispose: Come ha detto Tullio,  al
forte.
Al forte... capisco. Per cui mentre noi stiamo per affrontare un esercito di gran lunga pi
numeroso di noi, il comandante della coorte  occupato a sbrigare le ultime faccende al forte.  cos,
signore...?.
Catone cap che Antonio non sarebbe stato pi di nessun aiuto e che Tullio non sarebbe stato in
grado di fare di meglio, per cui si spost davanti a Cordo con una mano sullimpugnatura della spada e
disse: Hai avuto i tuoi ordini, Cordo. Torna al lavoro.
Il centurione facente funzioni lo incener con evidente disprezzo. Non prendo ordini da uomini
condannati, figuriamoci da sbarbatelli condannati.
Catone gli si avvicin, estraendo contemporaneamente la spada e premendogli la punta sotto
lascella, celato alla vista dei legionari dal suo mantello e da quello dellaltro ufficiale. A quel punto la
sua faccia si trovava a non pi di mezza spanna dalla pelle butterata di Cordo, tanto vicino da poterne
fiutare lalito puzzolente di vino scadente. Non osare pi rivolgerti in questo modo a un tuo
superiore, gli disse in tono calmo a denti stretti, premendo la punta della spada. Cordo sussult e si
ricacci in gola il dolore mentre la lama gli entrava nella carne. Catone sorrise e bisbigli: La
prossima volta che usi parole insolenti nei miei confronti o nei confronti di qualsiasi altro centurione,
giuro su tutti gli di che ti sventro. Mi hai capito? Non parlare, annuisci solamente.
Cordo lo fiss con occhi iniettati di ira e poi ciondol la testa, una sola volta.
Bene. Catone ritir lentamente la spada e con la mano libera lo spinse lentamente indietro.
Adesso torna dai tuoi uomini ed esegui gli ordini.
Cordo si infil una mano sotto lascella e sobbalz di dolore, fissando furibondo il giovane
centurione. Da parte sua Catone ricambi lo sguardo e poi indic il fossato con un cenno della testa.
Cordo colse lallusione. Molto bene, signore.
Cos va meglio. Adesso vai.
Cordo indietreggi di qualche passo, poi si volt e si incammin rapido verso i soldati della
Terza Centuria. Non si volt pi e Catone rimase a osservare per accertarsi che facesse quanto gli era
stato ordinato. Poi, teso e tremante, si volt verso Tullio e Antonio.
Ben fatto, ragazzo. Un sorriso illumin i tratti stanchi di Tullio. Cos impara a stare al suo
posto.
Solo per ora, signore, rispose Catone. Dovremo tenerlo docchio, potrebbe causarci
problemi. E a proposito di problemi: dove sono le guardie del corpo di Massimo?
Al carro degli attrezzi.
Catone lanci unocchiata al carro e vide i sei uomini impalati l davanti, scudi appoggiati a
terra e lance contro la spalla. Li prendo con me, se non ti dispiace.
Per cosa? Ci servono tutti, qui.
Hanno giurato di proteggere il comandante di coorte. Se Cordo riuscisse ad avvicinarli,
potrebbe convincerli a sostenerlo la prossima volta che tenter di ribellarsi a un ordine.
Pensi che lo far?, chiese Antonio.
Se Carataco non arriva entro la fine dei lavori delle difese, i soldati non avranno altro da fare
che girarsi i pollici e si comporteranno come normalmente si comportano in circostanze simili, vale a
dire parleranno. Considerata la mia presenza e quella di Macrone, oltre allassenza di Massimo, penso
che avranno parecchio di cui parlare.
Antonio abbass gli occhi a terra. Siamo spacciati.
Gi, comunque la guardi..., sorrise Catone. E adesso, Tullio, le guardie?
Non te le posso dare, rispose il centurione. Ne ho bisogno. Le terr occupate qui e far in
modo che Cordo ne rimanga lontano. Adesso tu e i tuoi uomini fareste meglio ad andare.
La Sesta Centuria varc la porta delle strutture difensive. I legionari al lavoro si
immobilizzarono qualche istante per guardarla sfilare e poi tornarono di corsa ai propri compiti,
incalzati dalle urla degli ufficiali che li rimbrottavano per essersi fermati. Dalla cima del vallo Macrone
fece un rapido cenno di saluto a Catone, mentre dava direttive ai suoi uomini perch iniziassero a
piantare i pali della palizzata che avevano portato dal forte. La porta era arretrata rispetto alla linea del
vallo, che curvava allinterno verso di essa in modo che eventuali assalitori si sarebbero trovati esposti
al tiro romano su tre lati. Ai fianchi del sentiero percorso dalla centuria il terreno solido divenne
dapprima pi molle e fangoso, trasformandosi poi in distese di acqua scura dalle quali spuntavano gli
steli giallo pallido dei giunchi con le teste piumate immobili nella ferma aria calda.
Alla prima curva, Catone si ferm per stimare la distanza percorsa. Le sue nozioni di topografia
erano preziosissime. Se il nemico li avesse attaccati prima che Tullio li facesse rientrare, lui e i suoi
avrebbero dovuto iniziare a combattere effettuando una ritirata strategica, e con il peso di armature e
armi addosso non sarebbero mai riusciti a distanziare il nemico assetato di sangue romano. Potevano
solo contare su un minimo vantaggio iniziale, per poi conquistarsi col sangue ogni singolo passo della
ritirata verso il resto della coorte in corsa contro il tempo per terminare le strutture difensive. Se ce
lavessero fatta a raggiungerla, sarebbe stato un mezzo miracolo. Qualora il loro sacrificio avesse
potuto far guadagnare agli uomini di Tullio tempo sufficiente a completare le difese, allora la Terza
Coorte forse sarebbe stata in grado di fermare Carataco e il suo esercito. Quel tanto, almeno, da
permettere a Vespasiano di attraversare la palude, chiudere il nemico in trappola e schiacciarlo.
A quel pensiero, Catone sorrise. Sarebbe stato lepilogo di qualsiasi resistenza al dominio di
Roma e le due parti, poi, avrebbero potuto collaborare per trasformare quella misera valle in mano ai
Barbari in una grande provincia civilizzata. Aveva preso parte a tante sanguinose battaglie contro i
guerrieri locali, dotati pi di coraggio che di buonsenso. Erano un popolo fiero e con la giusta guida
sarebbero diventati alleati solidi e preziosi per Roma. Ma solo dopo aver annientato Carataco... e a quel
punto il sorriso gli si spense sulle labbra.
Avrebbero potuto farcela solo a condizione che Vespasiano arrivasse in tempo per schiacciare il
nemico tra le sue forze e le difese della Terza Coorte. Era possibile, per, che il legato non ce la facesse
o addirittura che non fosse nemmeno in marcia verso di loro perch Figulo non era riuscito a
raggiungere la II Legione e ancora meno a convincere Vespasiano a mettersi alla testa del suo esercito
e condurlo su uno stretto sentiero fin nel cuore della palude in mano nemica.
Catone si rese conto di aver fatto fin troppo affidamento sulla disponibilit del legato a rischiare
cos tanto. Poi si rammaric di non essere andato lui stesso a nord, invece di affidare al suo optio il
difficile compito di perorare la causa in sua vece. Il che, per, avrebbe significato mandare Figulo alla
coorte con lancor pi arduo compito di persuadere Massimo a prepararsi allattacco nemico o cercare
un sostituto se il comandante dellunit avesse puntato i piedi. Catone non avrebbe potuto trovarsi in
due posti contemporaneamente, n poteva fidarsi ciecamente di qualcuno per fare uno dei due compiti
in sua vece. Era una delle maggiori difficolt che rendevano il ruolo di ufficiale un vero incubo.
Lindecisione era sicuramente una brutta bestia, ma il rimuginare su un evento a cose fatte era una vera
tortura. Se solo avesse potuto accettare tranquillamente le conseguenze delle sue decisioni, pens, e
andare avanti... come faceva Macrone.
Tent di chiudere quella serie di riflessioni. Raggiunse la testa della centuria e prosegu per un
altro centinaio di passi per esaminare il percorso. Il sentiero seguiva londulazione del terreno
inoltrandosi tra pozze scure e distese melmose a perdita docchio. I rari fazzoletti di terra asciutta erano
invasi da alberi striminziti e arbusteti di ginestrone, oltre a intere macchie di giunchi che ostruivano la
visuale rendendo quasi impossibile veder spuntare il nemico. Catone si batt una coscia per la rabbia e
la frustrazione che continuarono a ribollirgli in petto mentre con i soldati si inoltrava sempre pi nella
palude, sperando che dietro lennesima curva del sentiero si sarebbero trovati faccia a faccia con
Carataco e i suoi guerrieri.
Quando gli parve che avessero percorso un mezzo miglio, diede lordine di fermarsi. Il plotone
cambi schieramento da colonna a linea, su sei file, con la prima di dodici uomini a sbarrare il sentiero
per lintera larghezza, i fianchi coperti da folti arbusti spinosi che avevano strappato la pelle a chiunque
avesse tentato di addentrarvisi. Inoltre, invi avanti di duecento passi due legionari perch facessero da
vedette.
Poi si mise a osservare i soldati, ricordando brevemente il loro primo incontro, subito dopo
essere stato nominato centurione. Riconosceva bene molte delle facce indurite che aveva davanti e sent
crescergli dentro una rinnovata fiducia che se la sarebbero cavata egregiamente quando avrebbero
affrontato il nemico.
Riposo!, ordin. Ma rimanete in schieramento.
Alz gli occhi verso il cielo, socchiudendoli per la forte luminosit di quel giorno, e sent il
sudore prudergli sotto la pesante tunica militare ulteriormente appesantita dallarmatura. Si sentiva
bruciare la gola, e le labbra erano secche e ruvide al tocco della lingua.
Fatevi una bella bevuta, ragazzi.  probabile che poi saremo troppo occupati per farlo.
Alcuni ridacchiarono ma la maggior parte rimase con lo sguardo fisso in avanti finch Settimo
non url di rompere le righe. Appoggiarono a terra scudi e giavellotti e si accovacciarono sul terreno
duro e secco del sentiero. Alcuni agguantarono subito la borraccia, altri si sciolsero i fazzoletti dal collo
per tergersi il sudore che gli colava gi dalla fronte.
Settimo si avvicin a Catone. Possono togliersi gli elmi, signore?.
Catone scrut avanti lungo il sentiero. Sembrava tutto tranquillo, nessun segnale di allarme dai
due soldati in avanscoperta. Va bene.
Settimo salut e si volt verso i soldati a riposo. Va bene, ragazzi, il centurione vi autorizza a
togliervi gli elmi. Teneteli a portata di mano, per.
Si lev un brusio di sollievo quando i soldati iniziarono ad armeggiare con i sottogola e si
sfilarono gli elmi pesanti e ingombranti. Il rivestimento interno di feltro era talmente zuppo di sudore
da rimanere letteralmente appiccicato alla testa e dover essere staccato separatamente. Sotto, i capelli
erano fradici e anchessi appiccicati allo scalpo, come se i soldati avessero appena fatto un bagno in un
calidarium alle terme.
Catone diede unultima occhiata ai soldati di vedetta e poi si lasci cadere a terra davanti al
resto dei soldati. Si slacci il sottogola e si sfil lelmo, appoggiandoselo in grembo, e spazzol via con
le dita il sottile strato di polvere che ne ricopriva la calotta. Lo appoggi a terra accanto a s e afferr la
borraccia appesa al balteo. Fece appena in tempo a stapparla e a sollevarla a mezzaria sopra le labbra
quando ud un urlo in lontananza. Si volt immediatamente a guardare lungo il sentiero, imitato da
molti dei suoi uomini. Uno dei soldati di vedetta li stava raggiungendo di corsa. Catone vide che il
secondo stava ancora tenendo docchio qualcosa in lontananza. Un istante dopo anche il secondo uomo
si gir e si lanci di corsa alle spalle del compagno.
Il primo si butt il giavellotto sulla spalla continuando a correre e, ridotta ormai la distanza, il
suo grido fu chiaramente udibile da tutti i soldati della Sesta Centuria.
Stanno arrivando!.
...
.
...
CAPITOLO TRENTOTTO.
...
.
...
Catone lanci via la borraccia e si alz goffamente in piedi, urlando: Alle armi! Alle armi!
Veloci!.
Attorno a lui i legionari schizzarono tutti in piedi, afferrando le fodere di feltro e gli elmi,
calcandoseli in testa e allacciando freneticamente i sottogola di cui si erano liberati solo qualche istante
prima; quando poi partirono di corsa per recuperare le armi, il disagio per il caldo e larsura in bocca
sparirono immediatamente dai loro pensieri. Dal sentiero giungevano ininterrotte le grida del soldato di
vedetta che correva a perdifiato per riunirsi ai compagni: Stanno arrivando!.
I legionari raccolsero scudi e lance dal terreno polveroso e si prepararono, mettendosi in
posizione. Catone estrasse il gladio e lo spinse in alto per richiamare lattenzione dei suoi uomini.
Sesta Centuria! Sesta Centuria, preparare i giavellotti!.
Alcuni legionari, che dimpulso avevano messo subito mano al gladio, ne mollarono
limpugnatura e sollevarono contemporaneamente le aste dei giavellotti, fissando tesi il sentiero.
Catone si volt per guardare con loro, sperando che il soldato di vedetta corresse pi veloce. Arriv il
primo, stremato dalla corsa sotto il peso dellarmatura e delle armi. Si ferm di fronte a Catone chino in
avanti, ansimando per recuperare fiato.
Fai rapporto, soldato!, gli disse brusco Catone.
S... signore. Il legionario si sforz per riprendere una posizione eretta e deglut per ripulirsi
la bocca di saliva. A rapporto, signore... il nemico si sta avvicinando, signore.  a un quarto di miglio
da qui, forse meno.
Che composizione?
Cavalleria e fanteria, signore. Otto o forse dieci esploratori in avanscoperta. Ci hanno visti e
sono tornati subito verso le truppe.
Dovranno riferire, riflett Catone. Poi Carataco li mander indietro con dei rinforzi per
tenerci occupati mentre il corpo principale dellesercito si schiera.
Settimo fece una smorfia sprezzante, sbuffando. E allora sprecano il loro tempo. Non c
spazio per schierarsi qui. Dovranno affrontarci su un fronte ristretto e saranno pi dolori per loro che
per noi.
Catone si volt in direzione del nemico abbozzando un mezzo sorriso. Era inutile ricordare
alloptio che forse qualche migliaio di Britanni avrebbero potuto avere la meglio su qualche decina di
legionari.
Voglio che raggiungi il centurione Tullio. Portagli i miei rispetti e digli che il nemico  stato
avvistato. Arretreremo lentamente e cercheremo di frenare Carataco quanto pi a lungo potremo. Hai
capito?.
Il soldato annu. Catone sollev un mano per proteggersi gli occhi dalla luce mentre guardava
lungo il sentiero. Dov laltra vedetta?.
Il legionario si volt per seguire lo sguardo del centurione. Decimo stava cercando di stimarne
il numero prima di seguirmi. Guardate, signore, eccolo che arriva.
Da dietro la curva spunt trafelata una figura, a testa bassa, rallentata dai sobbalzi del pesante
scudo. Il soldato che laveva preceduto inizi a urlare parole di incoraggiamento mentre Decimo
correva con tutta la forza che gli rimaneva. Di tanto in tanto si voltava per guardarsi alle spalle,
mandando scintillii con lelmo. I primi cavalieri nemici apparvero da dietro la curva quando Decimo si
trovava ancora a circa centocinquanta passi dal resto della centuria. Catone si port una mano al lato
della bocca e si un alle urla degli altri soldati mentre loptio li guardava con aria di disapprovazione.
Catone suppose che, da veterano, Settimo non tollerasse il comportamento degli ufficiali che non
mantenevano un contegno freddo e distaccato. Che andasse pure al diavolo, pens: quello non era certo
il momento per tenere un contegno rigido e inflessibile.
Corri, ragazzo! Corri! I bastardi ti stanno raggiungendo!.
Decimo lanci via il giavellotto ma si tenne stretto lo scudo e continu a correre. Alle sue
spalle, i nemici, oltre una trentina, spronavano freneticamente i cavalli, decisi ad abbattere il romano
prima che riuscisse a trovare riparo sicuro dietro lo sbarramento di scudi rossi disposti di traverso sul
sentiero. I Britanni abbassarono la punta scintillante delle lance, mirando alla sua schiena.
Non ce la far, sentenzi Settimo. Lo prenderanno.
No, rispose subito Catone. Dai Decimo! Corri!.
Ormai la distanza da coprire era breve, ma ancor pi breve era quella tra lui e gli inseguitori.
Lo dicevo io.... Il cinico compiacimento nel tono delloptio fece andare Catone su tutte le
furie. Il giovane avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non permettere ai Britanni di raggiungere Decimo.
Distolse lo sguardo dalla scena disperata e si volt verso gli altri soldati.
Fila di testa! Giavellotto pronti!.
I legionari non furono granch reattivi allordine, tanto erano concentrati a seguire le sorti del
compagno.
Preparate quei maledetti giavellotti!, romb Catone.
Questa volta i soldati sollevarono subito le armi, avanzarono di due passi e arretrarono il
braccio di lancio. Decimo si accorse del movimento e incespic qualche istante prima di slanciarsi
verso lo sbarramento di scudi. Alle sue spalle, ormai vicinissimi, i Britanni urlarono festosi e spietati
constatando che la preda, distante ancora una trentina di passi dai compagni, non aveva pi speranze di
sfuggirgli.
Decimo!, gli url Catone. Buttati a terra!.
Il legionario terrorizzato cap immediatamente lintenzione del centurione: si tuff in avanti,
rotol di lato e si protesse il corpo con lo scudo meglio che poteva, mentre Catone urlava un ordine alla
fila di testa.
Giavellotti... lanciate!.
Si ud un coro di grugniti esplosivi e dieci missili scuri sfrecciarono verso lalto, superando
Decimo e puntando verso i cavalieri subito dietro di lui, trafiggendo con le punte acuminate uomini e
cavalli con una raffica di tonfi secchi. Laria fu squarciata dai nitriti dei due cavalli feriti e dagli sbuffi
degli altri che tentavano di schivarli. Un britanno spicc il volo, centrato dritto in petto, schiantandosi
addosso a Decimo e spaccando lasta di legno del giavellotto con un fragore di schegge. Sussult
agonizzante ancora un momento, poi mor.
Rotto limpeto della carica, i guerrieri nemici iniziarono a muoversi confusamente attorno al
garbuglio di cavalli feriti. Decimo vide subito la possibilit di mettersi in salvo, scans via il corpo del
nemico, arranc in piedi e si lanci di corsa verso la fila di testa della centuria, abbandonando lo scudo.
Avanti!, lo incit Catone. Aprite un varco!.
Due legionari si separarono e Decimo punt dritto verso lo spazio tra i loro scudi. Nel momento
stesso in cui li raggiungeva, Catone vide qualcosa sfrecciare nellaria alle sue spalle e un istante dopo il
legionario rovin a terra davanti ai piedi dei compagni, gridando di dolore. Catone si fece largo per
raggiungerlo e si inginocchi. Dalla parte posteriore di una gamba spuntava lasta di un giavellotto
leggero, appena sopra il bordo del calzare, e nel punto di penetrazione il sangue sgorgava copioso.
Cazzo! Fa male!, sibil Decimo a denti stretti.
Catone alz gli occhi e vide che i cavalieri erano arretrati di qualche passo lungo il sentiero e
stavano ricomponendo la formazione per riprendere la carica.
Settimo li raggiunse, guard il giavellotto e fece un cenno a Catone. Tenetelo!.
Afferrando saldamente lasta e assicurandosi che fosse langolazione giusta, Settimo diede uno
strattone secco ed estrasse il giavellotto dalla carne di Decimo che gemette di dolore. La punta usc
tirandosi dietro un fiotto esplosivo di sangue. Settimo esamin rapidamente la ferita, sciolse la fascia da
collo al soldato e lo fasci stretto.
Te la sei cercata, idiota!, gli sbrait contro. Non avresti dovuto lasciare lo scudo. Quante
volte te lho ripetuto in addestramento?.
Decimo trasal. Scusa, signore.
Adesso alzati. Non ci sei di nessun aiuto con quella gamba. Ritorna alla coorte.
Il legionario guard Catone, che annu. Stringendo i denti, Decimo si allontan zoppicando tra
le file dei compagni. Si incammin lungo il sentiero, lasciandosi alle spalle una scia di piccole chiazze
di sangue che colava dalla lurida fasciatura.
Qualcuno url: Stanno tornando!.
Catone sollev lo scudo e si fece largo per raggiungere la fila di testa. Settimo prese
rapidamente posizione allestremit dellala destra della centuria. Catone si guard attorno: i soldati
erano rabbiosamente concentrati e pronti a incassare la successiva carica dei cavalieri nemici. Alle sue
spalle il signifero aveva estratto la spada, assumendo la posizione di attesa.
Signifero nelle retrovie!. Il legionario si imbronci, rinfoder la spada e si fece largo,
scontento, verso il fondo della piccola formazione. Catone scosse la testa infuriato. Quel soldato
avrebbe dovuto dimostrare un po pi di buonsenso. Il suo primo compito era difendere linsegna della
centuria e non azzuffarsi con il nemico. Se fossero stati ancora vivi, lindomani avrebbe scambiato due
paroline con il legionario.
Con un grido selvaggio, i guerrieri britanni partirono in carica in un assordante rombo di cavalli
al galoppo. Sulle prime Catone fu in dubbio se ordinare o meno un secondo lancio di giavellotti, poi
decise che sarebbe stato meglio conservare e sfruttare ogni punto di superiorit per lordalia che
avrebbero dovuto affrontare.
Su gli scudi!, url. Seconda fila! Date avanti i giavellotti!.
Le aste con punta di ferro furono passate alla prima fila. Catone ne afferr una e labbass in
direzione dei cavalieri sempre pi vicini. Altre teste di ferro spuntarono dalle fessure tra gli scudi sulle
ali dello schieramento. Catone incurv il collo verso il basso cos da avere met faccia protetta sotto il
bordo dello scudo e si concentr sulla carica in arrivo. Un istante prima di investire lo sbarramento
romano, i Britanni lanciarono un urlo di guerra con la faccia irrigidita in unespressione di folle
esultanza. Poi un assordante boato di corpi contro scudi e grugniti dei legionari spinti indietro
dallimpatto. Catone si sent strattonare via un braccio da un cavallo finito con il fianco contro la punta
del suo giavellotto. Quando lanimale scatt indietro imbizzarrito, rischiando di strappargli via larma
dalla mano, il centurione la tenne forte e tir verso di s, liberando il giavellotto e aprendo un buco
sanguinoso nella pelle nera e luccicante del cavallo. Scorse contemporaneamente uno scintillio sopra la
testa ed ebbe la prontezza di abbassarsi e sollevare lo scudo nel momento in cui la punta di una lancia
gli sfrecciava sopra la testa, mancandolo per un pelo e rimbalzando sulla superficie dello scudo. Per il
contraccolpo la testa gli schizz allindietro e Catone si ritrov a guardare dritto negli occhi il guerriero
nemico, la faccia deformata da unespressione rabbiosa, i denti marci sfoderati in un ghigno ferino
sotto scuri baffi spioventi. Istintivamente, il romano ritir il giavellotto per sbatterglielo in faccia, ma
prima di essere colpito, il guerriero stratton violentemente le redini facendo girare il cavallo e
schivando la punta dellarma.
Catone si trov libero per un istante e ne approfitt per guardarsi attorno. Un cavallo era a terra
sulla schiena, scalciando forsennatamente in aria mentre il cavaliere urlava schiacciato sotto di esso.
Pi avanti sul sentiero altri due guerrieri nemici erano a terra, feriti a morte: uno si contorceva
premendo le mani su un terrificante squarcio allo stomaco. Tra i Romani, invece, nessun caduto.
Avevano incassato perfettamente limpatto, ricomponendo immediatamente la muraglia di scudi contro
le cui ampie superfici ricurve sbattevano invano lance e scudi nemici.
I cavalieri barbari sostennero lattacco ancora per qualche minuto finch il capo non url un
ordine: allora si staccarono bruscamente e galopparono via a distanza di sicurezza dalla portata dei
giavellotti. Alle loro spalle, da dietro la curva in cui poco prima si erano posizionati i due legionari di
vedetta, Catone vide spuntare la testa della colonna nemica. Quello era il momento di iniziare la
ritirata.
Ritirata! Optio!.
Signore?
Prendi met degli uomini, portali indietro un centinaio di passi e formate una nuova linea di
sbarramento. Lasciate un varco per farci passare quando vi raggiungiamo.
S, signore!.
Settimo radun i soldati e si lanci in corsa con loro lungo il sentiero, fermandosi solo in un
punto di nuovo delimitato da arbusti di ginestrone su entrambi i lati. Velocemente diede lordine ai
legionari di rimettersi in formazione.
Catone annu soddisfatto e si volt a valutare la situazione. I guerrieri a cavallo si stavano
preparando a unennesima carica, rinserrando la presa su armi e redini. Non appena il primo schizz al
galoppo, Catone diede ordine di preparare i giavellotti. Vedendo le micidiali picche pronte ad
accoglierli, i Britanni esitarono, tirarono a s le redini e si fermarono, ancora fuori portata.
Bene, mormor Catone. Gi i giavellotti! Sesta Centuria, prepararsi alla ritirata... in
marcia!.
I legionari iniziarono a retrocedere in perfetto ordine, mantenendo sempre la faccia al nemico e
facendo prudenti passi allindietro per evitare di inciampare e cadere. I Britanni osservarono i Romani
per qualche istante, poi gli lanciarono contro urla e fischi di scherno. Un legionario rispose con una
serie di insulti.
Silenzio!, gli ringhi Catone. Ignorateli. Non abbiamo niente da dimostrare. Non sono
soldati romani quelli morti a terra sul sentiero!.
I cinque plotoni rimasti con lui continuarono a ripiegare verso lo sbarramento di Settimo e
quando finalmente si infilarono nel varco lasciato appositamente aperto, la distanza tra loro e la testa
dellesercito di Carataco si era comunque ridotta considerevolmente.
Adesso ci ritiriamo noi, disse Catone. La fanteria potrebbe arrivarvi addosso prima che
riusciate a raggiungerci.
Sembrerebbe proprio, signore, rispose Settimo. Non distanziateci troppo.
Va bene, buona fortuna.
Per Giove se ci serve!, rispose Settimo. Solo la mano della dea potrebbe aiutarci.
Gi. Tenere duro, optio, rispose Catone sorridendo.
Settimo salut e si volt per assicurarsi che la linea dei suoi uomini fosse di nuovo ben serrata e
pronta a resistere allimminente attacco. Nel frattempo Catone portava i suoi pi indietro sul sentiero e,
raggiunta la successiva curva, si ferm, rimettendosi in formazione. In lontananza, oltre la bassa distesa
di giunchi, alberi striminziti e arbusti di ginestrone, vedeva le minuscole forme del resto della coorte
che si affaccendavano freneticamente nellinnalzamento del vallo e della palizzata.
Non manca molto, ragazzi!.
Nemmeno poco..., mormor qualcuno.
Catone si gir di scatto. Silenzio! Ce la faremo, avete la mia parola.
Si volt di nuovo per controllare come se la stesse cavando loptio. Settimo e i suoi erano gi in
movimento e la fila di coda aveva preso lentamente ad arretrare. Oltre i legionari, i cavalieri britanni
nel frattempo erano usciti dal sentiero, lasciando il passo alla colonna della fanteria che avanzava
velocemente, decisa ad annientare i detestati Romani.
Alla sua testa si muoveva una sorta di biga sulla quale, dietro lauriga, cera Carataco, impettito,
a testa e busto scoperti, con la sola torque doro al collo taurino. Con una mano stringeva lasta di una
imponente lancia da guerra, lunga almeno un paio di volte la sua altezza. Con laltra mano si teneva
aggrappato alla sbarra laterale del carro e, nonostante il terreno accidentato, il comandante britanno
manteneva un perfetto equilibrio e una superba postura.
Carataco brand la lancia in avanti verso i Romani in ritirata, in un barbaro gesto di potere e
comando. I suoi guerrieri ruggirono allistante e si lanciarono in corsa con le armi sollevate, pronti a
colpire. Settimo ferm i soldati, fece serrare i ranghi e url lordine di lanciare i giavellotti. Un gesto
azzardato che indusse Catone a sospettare che, probabilmente, il suo subalterno si era lasciato
sopraffare dalla disperazione, dimenticando il buonsenso. La raffica avrebbe sicuramente avuto un
effetto devastante sullo spazio ristretto del sentiero, ma dopo non sarebbero rimasti pi giavellotti
disponibili, solo spade.
Nel baccano nemico, gli ordini urlati di Settimo era appena udibili. Giavellotti!... lanciare!.
Dallo schieramento dei legionari una coltre scura sal in cielo in traiettoria arcuata e poi
ridiscese in picchiata sui Britanni. Le grida di guerra per un istante si spensero, poi il rumore
dellimpatto fu udito persino da Catone e dai suoi: un fracasso di tonfi e schianti subito coperto da urla
di dolore e imprecazioni. Settimo diede subito lordine di riprendere la ritirata.
Segu una breve tregua mentre i Britanni cercavano di aprirsi un varco nella massa di morti e
feriti colpiti dai giavellotti che bloccava il passo sul sentiero. Poi lavanzata riprese con rinnovate grida
di battaglia. Limpeto della carica nemica, per, era stato ormai rotto dalla raffica di giavellotti e da
quel momento i Britanni si mossero alla spicciolata contro gli scudi e le spade scintillanti dei legionari.
I primi furono abbattuti senza alcuna difficolt, tanto che i legionari non dovettero nemmeno
interrompere la corsa verso Catone. Poi, quando i Britanni tornarono a caricare in massa, Settimo e i
suoi rallentarono e furono costretti a fermarsi e combattere rimanendo in formazione. Battersi per
sopravvivere.
A mano a mano che alla schermaglia si aggiungevano sempre pi guerrieri britanni, i legionari
ripresero a retrocedere verso Catone, ma solo perch respinti dai nemici. Vedendoli sempre pi vicini,
il giovane cap che a breve Settimo avrebbe perso troppi uomini e non sarebbe riuscito pi a tenere la
formazione con i soli sopravvissuti, che sarebbero finiti immediatamente annientati mettendo
irreparabilmente termine alla ritirata a spinta della Sesta Centuria. Lunica possibilit di resistere era
rimanendo uniti in gruppo.
Quando i soldati di Settimo iniziarono a infilarsi nel varco lasciato aperto per loro, Catone
chiam loptio. Metti i tuoi in formazione dietro di me, non possiamo pi permetterci di tenere
separata la centuria.
Settimo annu e si volt per dare disposizioni ai soldati mentre i cinque plotoni riposati di
Catone li rimpiazzavano nello scontro.
Catone rinserr la presa sulla spada e sollev in avanti lo scudo facendosi largo verso la linea di
testa. Un violento colpo di ascia si abbatt sul suo scudo. Il combattimento corpo a corpo per era
esattamente ci a cui i Romani erano sempre stati addestrati; Catone incass dapprima limpatto, poi
spost tutto il peso sul piede arretrato per prendere lo slancio e part contro il nemico, sentendo lo
scudo schiantarsi contro un corpo con un tonfo. Lavversario grugn per il dolore e la sorpresa e Catone
affond il gladio oltre il bordo dello scudo: limpatto violento gli provoc una vibrazione per tutta la
lunghezza del braccio. Ritir la spada notando che la lama era sporca di sangue per una buona spanna
dalla punta. Con tutta probabilit una ferita mortale, pens, e contemporaneamente si rese anche conto
di non aver nemmeno guardato in faccia luomo a cui laveva inferta.
Arriv un altro impatto contro lo scudo; questa volta delle dita si agganciarono al bordo,
vicinissime alla sua faccia, e lo strattonarono indietro. Catone lo tenne con tutta la forza, poi scatt in
avanti con lelmo, schiacciando le nocche nemiche con la stecca trasversale di solido ferro sulla fronte.
Lavversario strapp via le dita e Catone spinse avanti lo scudo, ormai a vuoto, e si ritir per riprendere
fiato.
Sesta Centuria!, url poi. Sesta Centuria, arretrare! Optio?
Signore!.
Dai il tempo!.
S, signore... Un!... Due!... Un!... Due!.
A ogni battuta i soldati di ogni fila arretravano di un solo passo e poi riprendevano il
combattimento. Catone fu ben felice di cedere il controllo del tempo alloptio. Quando il
combattimento rientr nel vivo, il microcosmo degli uomini impegnati in quello scontro allultimo
sangue divenne un vortice caotico di armi, colpi, grugniti, grida, imprecazioni e urla di sfida e agonia.
A quel punto prevalse listinto, affinato da anni e anni di addestramento, e la cognizione del passaggio
del tempo si perse definitivamente nellurgenza di sopravvivere al momento.
In quella lotta disperata, Catone aveva ben poco spazio per ragionare; di tanto in tanto scorgeva
Carataco che a poco pi di quindici passi da lui incitava i guerrieri a combattere, lanciando grida di
guerra che superavano la cacofonia della battaglia ed esortavano a sempre nuovi picchi di ferocia.
Un...!, scand Settimo.
Se solo fosse stato possibile uccidere Carataco, si trov ad augurarsi Catone, arretrando di un
ennesimo passo. Abbass la spada su un piede nudo sollevato contro il suo scudo per un calcio.
Due!.
Se Carataco fosse caduto, forse allora quei demoni di Britanni, che sembravano non conoscere
paura mentre si lanciavano contro gli scudi romani, avrebbero perso la loro furia combattiva. I legionari
della fila di testa iniziavano ormai a dare segni di stanchezza e i primi due caddero uccisi in rapida
successione. Furono immediatamente rimpiazzati da altri della seconda fila e la ritirata prosegu sotto
laccanito attacco britannico. Uno dopo laltro furono uccisi altri legionari, i loro corpi si aggiunsero
alla distesa di altri morti e feriti locali calpestati dallondata di guerrieri che avanzava lungo il sentiero.
Catone sbatt lo scudo contro la faccia di un britanno anziano  non per questo, per, meno
feroce dei suoi compagni pi giovani  e ripieg nella seconda fila.
Prendi il mio posto!, url nelle orecchie di un legionario della seconda fila che non perse
tempo e si spinse avanti, scudo avanzato e spada pronta a colpire. Catone si fece largo nella pressa dei
Romani finch non individu Settimo accanto al signifero della centuria.
Gran faticaccia, signore!.
Puoi dirlo forte. Catone si sforz di sorridere, ansioso di dare limpressione del calmo
distacco professionale che Macrone riusciva sempre a ottenere senza il minimo sforzo. Si gir verso i
lavori di fortificazione della coorte, ormai dietro lultima curva del tragitto di ritorno.
Settimo segu la direzione dello sguardo del centurione. Devo mandare un messaggero a
chiedere rinforzi, signore?.
La prospettiva di avere altri legionari a sostenerli nella ritirata era allettante e confortante, ma
Catone si rese conto che una richiesta del genere, anche se Tullio avesse acconsentito, avrebbe solo
messo in pericolo altri uomini e indebolito la coorte l dove invece era pi necessaria: sul vallo per
bloccare a Caratato e ai suoi la fuga dalla palude.
Scosse allora la testa. No, facciamo da soli.
Loptio annu lentamente. Giusto, signore, ma non penso saremo in grado di trattenerli ancora
a lungo, e se sfondano la formazione, siamo spacciati.
Ormai non rimanevano che cinque sole file di legionari e Catone era consapevole che se non
fossero riusciti presto a guadagnare la fortificazione, probabilmente il nemico li avrebbe spazzati via
con facilit. Per cui doveva agire subito e giocarsi gli ultimi giavellotti.
Si volt verso loptio. Sto per dare lordine di lanciare i giavellotti rimasti in ununica raffica.
Quando colpiscono, corriamo indietro. Se siamo fortunati, forse riusciamo a coprire gran parte del
tragitto prima che il nemico ci torni di nuovo addosso. Capito?
S, signore. Pensate sia saggio usarli tutti?
Forse no, ma meglio usarli finch ne abbiamo la possibilit, no?.
Settimo annu.
File di coda!, url Catone con voce roca e graffiante per la gola secca. Giavellotti pronti!
Mirate a distanza! Mirate al grosso bastardo sul carro!.
La ritirata si interruppe e mentre la fila di testa tentava di tenere a bada i guerrieri, quelli dietro,
ancora dotati di giavellotti, allargarono i ranghi e si prepararono a lanciare.
Ricordate di mirare a distanza! Giavellotti, lanciare!.
La raffica questa volta sal molto pi in alto, scintill allapice del volo e ridiscese in ripida
picchiata contro la compatta massa di uomini attorno al carro di Carataco. Catone osserv concentrato
la parabola del lancio e vide che un giavellotto si conficcava dritto nella spalla di Carataco, sbalzandolo
sulla pedana del carro e facendolo sparire dalla vista. Le urla immediate del ferito furono coperte dagli
strepiti cupi dei suoi guerrieri quando si accorsero che il loro comandante era stato colpito. La colonna
nemica si blocc esitante quando le prime file si voltarono per capire cosa fosse successo, iniziando poi
a rifluire indietro verso il carro, sganciandosi dal combattimento con i Romani. Catone cap che quello
era il momento giusto e ne approfitt.
Ritirata! Ritirata!.
I sopravvissuti della Sesta iniziarono allora ad arretrare senza per mai perdere di vista il
nemico. Catone super lultima curva e da quel punto in poi il sentiero portava dritto alle strutture
difensive tirate su in fretta e furia dalla coorte, ormai a non pi di duecento passi. La tentazione di
mettersi a correre era incontenibile ma il giovane sapeva che era necessario continuare la ritirata in
schieramento ordinato.
Non correte, ragazzi! Rimanete uniti!.
Alle loro spalle si sent gridare un ordine. Catone riconobbe la voce di Carataco che incitava i
suoi a riprendere lassalto. I guerrieri risposero con un ruggito di battaglia.
Catone allora guard loptio.  durata fin troppo poco.
Eh gi..., sorrise mesto Settimo. Sembra proprio che nulla riesca a distrarre quei barbari
dalla prospettiva di una bella battaglia.
Di fronte a loro Catone vide i legionari iniziare a dislocarsi lungo la sommit del terrapieno che,
sui due lati, si inoltrava per un buon tratto nella palude, terminando con due piccole ridotte. Ancora
centocinquanta passi da percorrere e gi si vedeva lo scintillio dellingresso che veniva aperto. Catone
si guard alle spalle e da dietro il gomito del sentiero vide spuntare i primi guerrieri nemici, armi in aria
e bocche urlanti. Poi, preceduto da un rombo di zoccoli e ruote, apparve anche il carro di Carataco. Il
comandante britanno era in piedi sullassale, una mano premuta sulla spalla ferita, mentre laltra
brandiva la lancia di guerra verso i Romani. Catone non pot fare a meno di ammirare la spietata
determinazione che Carataco conservava nonostante la sofferenza.
Quando la Sesta Centuria era ormai a met percorso, il giovane centurione si volt di nuovo e
rimase sbalordito nel constatare che il nemico li aveva ormai quasi raggiunti. Di fronte a loro, su
entrambi i lati del sentiero, si apriva il fossato difensivo disseminato di gigli appuntiti. Subito dietro, il
terrapieno sulla cui cima attendeva il resto della coorte, gridando disperate parole di incoraggiamento ai
compagni. Catone cap che il nemico li avrebbe raggiunti prima che potessero varcare la porta.
Alt! Formazione in coda!.
Ignorando la vista allettante della porta vicina e aperta, i soldati della Sesta obbedirono
prontamente allordine. Si voltarono fulminei e serrarono i ranghi in una compatta formazione
difensiva. Quando per il nemico li invest, i Romani non ressero bene allimpatto. Lo sbarramento di
scudi fu spinto allinterno; un legionario fu sbalzato a terra e prima che qualcuno potesse rimpiazzarlo,
un gigantesco guerriero celta si incune nella breccia, roteando unascia sopra la testa. Un istante dopo
labbatt sul legionario che era stato buttato a terra. Il romano vide la lama scendergli addosso e sollev
un braccio per proteggersi la faccia. Lascia vibr appena quando fendette lavambraccio, fece
esplodere lelmo e affond nella testa del soldato.
Uccidetelo!, url Catone.
Tre spade trafissero contemporaneamente il guerriero che esplose in un grugnito, crollando in
ginocchio e mollando la micidiale ascia quando le dita persero forza nel momento della morte. Prima
che lo spazio lasciato sguarnito dal legionario potesse essere chiuso, un altro guerriero britanno riusc a
incunearsi, ricadendo a cavalcioni sul compagno e abbassando la lunga spada contro il legionario pi
vicino. Il romano torse il busto e prese il colpo sulla spalla della lorica segmentata, cedendo sotto il
rumoroso impatto con la clavicola fracassata.
Sempre pi guerrieri riuscirono a incunearsi tra i legionari, e Catone cap che ormai era
impossibile tenere qualsiasi tipo di formazione. Si lanci nella mischia, puntellandosi contro la schiena
di uno dei suoi e spinse sulle gambe per aiutarlo ad avanzare. La pressione della massa di nemici, per,
era inarrestabile, sotto lincitamento delle urla di Carataco. Catone si sent respingere indietro, un passo
dopo laltro, fino a ritrovarsi con il fossato e il terrapieno immediatamente alle spalle. Il legionario
davanti a lui allimprovviso inizi a tremare e cadde di lato, nel fossato, rimanendo impalato su uno dei
gigli che ne rivestivano il fondo. Catone si ritrov nel mezzo dello scontro, abbassato, scudo stretto al
corpo e spada in orizzontale pronta a colpire.
Attorno a s vedeva solo legionari e Celti aggrovigliati in una furiosa e spietata battaglia. Il
cedimento della formazione romana significava che le due parti erano pressate luna contro laltra in
ununica massa nella quale le asce perdevano ogni utilit e i gladi dei legionari colpivano anche gli
stessi Romani. Consapevoli di essere ormai prossimi allo sbaraglio, i Britanni presero a colpire a mani
nude, sferrando pugni e artigliando ogni brandello di carne romana esposta. Un giovane guerriero si
lanci urlando addosso a Catone, e con una mano gli afferr il braccio con cui brandiva il gladio,
tentando con laltra di agguantarlo alla gola. In un primo momento il centurione fu preso dal panico, i
muscoli irrigiditi dal terrore, poi listinto di sopravvivenza gli sugger di mollare la presa
sullimpugnatura dello scudo, chiudere a pugno la mano libera e colpire la guancia del nemico. Il
guerriero sbatt semplicemente le palpebre e poi riprese a strozzarlo. Catone fece un secondo tentativo,
di nuovo vano, allora abbass la mano sul pugio che aveva appeso al balteo. Lo estrasse, lo spinse
avanti e in alto, dritto nello stomaco del guerriero. A quel punto lespressione di furia del britanno si
trasform in uno sguardo di dolore e sorpresa. Il romano colp ancora con tutte le forze che gli
rimanevano, sentendo il pugnale che squarciava la carne; poi la mano e lavambraccio furono investiti
da una colata bollente e il guerriero si afflosci, sostenuto per dalla pressa dei corpi attorno.
Correte!, url Catone ai soldati sopravvissuti. Correte!.
Quando i legionari iniziarono a indietreggiare per guadagnare la minuscola apertura
dellingresso, la mischia si allent, trasformandosi in un combattimento in corsa con i Romani che
colpivano in ogni direzione e i Britanni che li rincorrevano come famelici cani da caccia. Catone
raggiunse il signifer e fu sollevato di vedere che Settimo, gi al suo fianco, cercava di impedire ai
Britanni di avvicinarsi troppo, colpendo e fendendo furiosamente. Schiena contro schiena, i tre si
mossero verso lentrata, risalendo la corta e stretta rampa. Dallalto del terrapieno, i soldati della coorte
non osavano lanciare giavellotti contro i Britanni nel timore di colpire anche i compagni legionari.
Dun tratto Catone urt con la spalla contro un pilone dellingresso e spinse dentro il signifero.
Vai anche tu, optio!
Signore...!, tent di protestare Settimo, zittito immediatamente da Catone. Te lo ordino!.
Con le spalle al pilone, Catone raccolse da terra uno scudo e continu a fronteggiare il nemico. I
suoi uomini arretrarono combattendo e uno dopo laltro varcarono la soglia, mentre Catone continuava
furiosamente a respingere i guerrieri di Carataco. Alla fine gli parve che davanti alle difese non ci
fossero pi Romani vivi ma si sent comunque obbligato a dare unultima occhiata per controllare; in
quel momento una mano forte lo agguant per una spalla e lo stratton allinterno della porta.
Chiudete!, url Macrone e due squadre di legionari si lanciarono di peso contro il battente per
respingere la calca dei guerrieri nemici che sullaltro lato spingevano gi per aprirlo. I legionari, per,
erano molto meglio organizzati e non ebbero difficolt a richiudere velocemente la porta, abbassando
poi la trave di blocco mentre i battenti vibravano sotto i colpi dei Britanni.
Ammazzateli tutti!, url Tullio dalla sommit del terrapieno e Catone vide i legionari che
scagliavano una raffica dietro laltra di giavellotti contro la calca di corpi sottostanti allesterno della
porta. Le urla squarciarono laria, poi la spinta contro i battenti di legno si interruppe e lentamente i
rumori si placarono.
Catone si accovacci a terra, una mano appoggiata allo scudo, laltra chiusa a pugno
sullimpugnatura del gladio per sostenere il corpo esausto.
Tutto bene, ragazzo?.
Catone sollev gli occhi e scosse la testa. Berrei volentieri qualcosa!.
Spiacente, sorrise Macrone, afferrando la sua borraccia. Ho solo acqua.
Mi accontento.
Catone tracann qualche sorso dacqua intiepidita e restitu la borraccia a Macrone. Poi si alz
lentamente e guard alle spalle dellamico.
Che c?, chiese Macrone.
Guarda, rispose Catone, indicando dietro di lui. Dal forte della coorte si levava una sottile
colonna di fumo.
...
.
...
CAPITOLO TRENTANOVE.
...
.
...
E adesso?, ringhi Macrone. Possibile che ci abbiano aggirati?
No,  impossibile.
E perch?.
Catone fece un cenno con la testa verso la palude. Quella l sotto  lavanguardia di Carataco, i
primi guerrieri che ci hanno raggiunti.
E allora chi c laggi al forte?.
Catone non fece in tempo a rispondere perch Tullio arriv da loro trafelato con unespressione
preoccupata in faccia. Lavete visto, allora?
S, signore, replic Macrone in tono piatto.  per questo che stiamo guardando in quella
direzione.
Ci sono passati dietro. Proprio dietro le spalle. La mente di Tullio inizi a deragliare. Siamo
spacciati. Quando avranno finito al forte, attaccheranno noi, ci troveremo schiacciati tra i loro due
fronti e ci faranno a pezzi. Non avremmo mai dovuto lasciare il forte. Massimo aveva ragione. A quel
punto si volt verso Catone. Tutta colpa tua, e del tuo piano, adesso  un disastro. Non avrei mai
dovuto starti a sentire.
Catone tenne la bocca chiusa, passando dalla rabbia al disprezzo per il suo superiore,
consapevole di non doverlo dare a vedere. Non era il momento per difendersi da accuse da smidollato
come quelle, doveva gestire con estrema cautela la situazione, prima che lanziano centurione entrasse
totalmente nel panico e prendesse una qualsiasi decisione affrettata e disastrosa. Tanto pi sapendo che
Tullio non aveva ragione.
Devo essere stato un pazzo a darti ascolto, continu Tullio accanito. Pazzo, s. Non avrei
mai dovuto liberarti. Anzi penso proprio che dovresti essere sollevato dal comando.
Ehi, aspetta un attimo adesso, si intromise Macrone. Questo non  giusto. Eravamo tutti
daccordo sul piano. Non pu essere incolpato lui.
Tullio spost gli occhi inferociti su Macrone. Forse dovrei farvi sbattere tutti e due in
prigione.
Tullio, si fece avanti Catone, tranquillamente. Non dovremmo comportarci in questo modo.
Non di fronte ai soldati.
Tullio si guard attorno e constat che effettivamente alcuni legionari li stavano osservando
incuriositi. Tornate alle vostre postazioni! E tenete quei cazzo di occhi sul nemico!, url loro.
I soldati distolsero subito lo sguardo e continuarono a comportarsi come se non avessero
nemmeno notato la discussione tra i tre ufficiali. Tullio si accert che non li stessero pi ascoltando,
prima di rivolgersi nuovamente a Catone e Macrone. Mi occuper di voi due pi tardi. Adesso ho
bisogno di ogni uomo in grado di combattere. Ma giuro che se gli di vorranno farci uscire vivi da
questa situazione, faremo i conti.
Macrone inspir a piene narici e si sporse in avanti per rispondere a tono, ma Catone glielo
imped, afferrandolo per un braccio, prima che peggiorasse ulteriormente la situazione.
Certo, signore. Daccordo, ma prima occupiamoci dellattacco. Dopodich puoi fare di noi ci
che vuoi.
Tullio annu. Bene. Dobbiamo tirarci fuori da questa trappola.
Se lasciamo il terrapieno, disse Macrone, mentre quelli l sotto si stanno leccando le ferite e
si preparano per un altro attacco, potremo raggiungere il forte prima che riescano a prenderci. L
avremo pi possibilit.
Sempre supponendo che quelli che lhanno attaccato siano pochi, rispose Tullio, guardando
la colonna di fumo in lontananza. In ogni caso non sappiamo quanto possano aver danneggiato le
difese.
Tullio?
Che c, Catone? Un altro dei tuoi brillanti piani?
No, signore. Penso solo che non ha senso tornare al forte. Non sappiamo cosa potremmo
trovarci. Le difese potrebbero anche essere ancora in piedi, o forse no, ma in questultimo caso sarebbe
meglio rimanere qui a distanza. Tra laltro penso che non valga la pena di preoccuparsi di chi sta
attaccando il forte.
Ah no? E cosa te lo fa pensare?.
Ignorando il tono sarcastico, Catone rispose: Perch non sono gli uomini di Carataco, pi
probabile che siano gli abitanti del villaggio. Unoccasione per vendicarsi. Prenderanno quello che
possono e distruggeranno il resto. Poi, suppongo che scapperanno a nascondersi impauriti.
Tu supponi....
Se Catone ha ragione, disse Macrone, guardando preoccupato verso il fumo, che ne  di
Massimo e Felice? E quel Nepote? Dobbiamo mandare qualcuno a salvarli. Vado io, signore. Prendo
met centuria e....
Lascia stare, Macrone,  inutile, si intromise Catone. Saranno gi morti. Chiunque li abbia
attaccati  abitanti del villaggio o guerrieri di Carataco  di sicuro non li ha risparmiati. Tra laltro,
come ha detto il comandante di coorte, abbiamo bisogno di tutti gli uomini qui per respingere Carataco.
Finch non arriva Vespasiano.
Sempre che arrivi..., replic Macrone.
Ovviamente..., annu Catone. Sempre che arrivi... Ma dipende tutto da questo, adesso. Se la
legione non arriva, allora noi non possiamo fare nulla: saremo sbaragliati e uccisi. Ma se il legato  gi
diretto qui, allora dobbiamo resistere pi a lungo possibile.  tutto quello che conta, per ora. Dobbiamo
comunque prendere una decisione.
Tullio rimase in silenzio per un po, arrovellandosi per tirar fuori una soluzione alternativa allo
sconfortante scenario descritto da Catone. Ma pi ci pensava, meno vedeva possibilit di scelta e alla
fine si diede una pacca furiosa sulla coscia. E va bene. Rimaniamo e combattiamo. Macrone?
S?
Voglio un soldato posizionato su quella collina per avvistare eventuali eserciti in arrivo dal
forte. Occupatene tu.
S, signore.
Tullio annu, poi si incammin verso la porta e sal la scaletta per il terrapieno.
Macrone si volt verso Catone, facendo uno sbuffo di sollievo. C mancato poco. Per un
attimo ho pensato che ci facesse veramente mettere in catene. Pensi davvero che siano gli abitanti del
villaggio gi al forte?
Non ha importanza, rispose Catone, scuotendo la testa.
Avremmo dovuto portare anche gli altri con noi. Pensi che ci sia una possibilit che....
No, nessuna, lo blocc a met frase Catone con unespressione impassibile.
Che intendi?.
Dal terrapieno arriv un urlo. Nemici in movimento.
I due centurioni salirono al punto di osservazione e si fecero largo tra i legionari accalcati lungo
la palizzata finch non raggiunsero Tullio. Antonio e Cordo erano con lui, gli occhi fissi sui guerrieri
nemici che si riversavano a frotte lungo il sentiero in direzione delle strutture difensive. Catone not
dei corpi nel fossato su entrambi i lati della porta: alcuni si contorcevano ancora debolmente sui pali
appuntiti di cui era stato disseminato il fondo.
Tullio si volt per impartire ordini. Conoscete le vostre posizioni. Andate.
Cordo si diresse verso la ridotta di destra, dove i suoi uomini erano gi raggruppati, pronti a
lanciare i giavellotti nel fianco del nemico in avvicinamento. Macrone, invece, era stato assegnato alla
ridotta sullestremit opposta, mentre le centurie di Antonio e Tullio si sarebbero occupate dellintera
estensione del terrapieno tra le due.
E i miei uomini, signore?, chiese Catone.
Prendi quelli che ti sono rimasti e mettili in formazione dietro la porta. Farete da riserva. Se
riescono a forzarla, dovete respingerli costi quel che costi.
S, signore.
Tullio sguain il gladio e imbracci lo scudo, poi ringhi a Catone: Vai adesso. Non voglio
vederti.
Catone si conged e ridiscese la scaletta. Vedendolo avvicinarsi, i sopravvissuti della Sesta
Centuria si stavano gi rialzando in piedi, seppur esausti. Catone fece una rapida conta a occhio e
scopr di avere ancora quarantasei uomini.
Settimo!.
S, signore, scatt sullattenti loptio.
Mettili in formazione dietro la porta, spade pronte e scudi sollevati. Potremmo essere necessari
in tempi brevissimi.
Mentre loptio schierava i soldati, Catone si avvicin allingresso per esaminarlo bene. Dopo il
primo assalto, alcune funi che fissavano le tavole si erano allentate.
Si volt verso i soldati. Primo plotone! A me.
Due uomini uscirono dalla formazione e lo raggiunsero di corsa.
Catone li guard perplesso. E gli altri?
Morti o dispersi, signore, rispose uno dei due. Siamo stati ridimensionati pesantemente gi
al sentiero, signore.
Gi, rispose laconico Catone e si volt verso il resto della centuria. Secondo plotone, da
me.
Si staccarono altri cinque uomini. Il centurione indic loro la porta. Non dovremo pi aprirla.
Voglio che la rafforziate. Usate il carro, rovesciatelo su un fianco e addossatelo bene contro di essa.
Quando avete finito, iniziate a scavare e accumulate terra dietro. Lasciate gli scudi ai piedi del
terrapieno. Adesso, avanti, andate!.
I legionari corsero via per eseguire lordine e Catone si spost verso Settimo davanti ai suoi
uomini, pronti a fare da rinforzo a eventuali punti deboli della difesa. Dallesterno del terrapieno si ud
il ruggito del nemico che caricava. Sulla palizzata arriv una raffica di frecce e giavellotti leggeri. Uno
degli uomini di Tullio rimase colpito allelmo che schizz via allindietro; il soldato perse lequilibrio,
rotolando gi lungo il pendio opposto, e rimase immobile a terra.
Alzate gli scudi!, ordin Catone. I legionari si ripararono immediatamente il corpo dalle
lance nemiche che piovevano gi dopo aver superato lo sbarramento. Il giovane ufficiale continu a
esaminare il terrapieno e cap che il nemico era evidentemente riuscito a superare il fossato e a risalire
la parete esterna, perch lungo un tratto di palizzata vedeva gi legionari che combattevano contro i
Britanni. Per il momento i Romani stavano tenendo bene e nessun nemico sembrava riuscire a superare
la barriera. Per era una battaglia impari. Sul pendio interno cerano gi almeno una decina di corpi di
legionari, e altri lungo la palizzata stessa. I feriti cercavano di staccarsi dal combattimento per evitare di
essere finiti e per non essere di intralcio ai compagni ancora in combattimento.
Nel frattempo, i soldati che Catone aveva assegnato ai lavori di rinforzo della porta erano
appena riusciti a rovesciare il carro e ad addossarlo ai battenti di legno. In quel momento avevano
iniziato a scavare la terra dura a qualche passo di distanza e a spalarla contro e sul carro. A ogni colpo
di spada o ascia nemiche le assi di legno scintillavano, lanciando in aria minuscole schegge.
Dover rimanere l, dietro quelle assi di legno, senza poter vedere come stava progredendo il
combattimento, era una gran frustrazione per Catone. Temeva che se il nemico non avesse sospeso
subito gli attacchi, sarebbe riuscito a sopraffare i soldati sulla palizzata.
Ma lo scontro non sembrava volersi fermare. Alle ridotte, i legionari avevano ormai esaurito
tutte le scorte di giavellotti; i frombolieri erano in piena attivit: roteavano i lunghi lacci di cuoio sopra
la testa e lanciavano proiettili mortali sullesercito nemico accalcato sotto il vallo difensivo; il resto dei
legionari lanciava pietre di tutte le dimensioni nel disperato tentativo di rompere la determinazione di
Carataco e dei suoi guerrieri. Catone vide anche Macrone chinarsi, raccogliere una pietra da un
mucchio ormai misero e girarsi a lanciarla con forza oltre la palizzata; ne segu il volo e la caduta e poi
spinse un pugno in aria in un gesto trionfante. Listante successivo si butt fulmineo a terra per evitare
una freccia che altrimenti lavrebbe centrato.
Catone!, url Tullio dallalto della palizzata, esattamente sopra la porta. Stanno portando un
ariete! Metti gli uomini contro i battenti. Puntellatelo!.
S, signore! Sesta Centuria, via le spade! Seguitemi!.
Catone super lammasso di terriccio, appoggi lo scudo contro il fondo del carro e inizi a
premervi contro con tutto il suo peso. Ai suoi lati, i soldati fecero altrettanto e quando ebbero ricoperto
tutta la superficie, gli altri legionari iniziarono a spingere contro le schiene dei compagni. I colpi di
ascia allesterno cessarono allimprovviso e si sent crescere un boato di acclamazioni.
Preparatevi!, ordin Catone, poi serr i denti.
Un secondo dopo un colpo potentissimo scosse i battenti di legno e il giovane ufficiale vacill
indietro come se si fosse preso un calcio da un mulo impazzito. Recuperato lequilibrio, si ributt di
nuovo con tutto il peso in avanti e contro la schiena sent la rassicurante pressione dei suoi uomini che
riprendevano anchessi a spingere.
Eccolo che ritorna!, url qualcuno, e di nuovo i soldati della Sesta Centuria furono sbalzati
indietro. La porta, per, continuava a resistere.
Catone ud Tullio che dallalto urlava, superando il baccano: Usate tutto quello che potete!
Ammazzate quei bastardi!.
Lariete colp la porta altre cinque volte e allultimo impatto Catone vide una delle assi
spaccarsi pericolosamente verso linterno. Un legionario url, colpito alla guancia da una lunga
scheggia che gli apr una ferita appena sotto locchio. Il soldato la afferr e la stratton via, stringendo i
denti. Un fiotto di sangue gli schizz larmatura, ma lui torn immediatamente a spingere contro il
battente come se non fosse successo nulla. Un uomo coraggioso, pens Catone, chiedendosi per un
istante come avrebbe reagito lui a una ferita simile. Poi torn a concentrarsi sulla porta di legno,
rendendosi conto, inorridito, che di l a poco sarebbe stata sfondata.
Arriv un ennesimo colpo che danneggi ulteriormente lasse scheggiata, ma Catone sent che
lariete aveva perso di forza. Poi si accorse anche che le grida esultanti del nemico erano cessate,
sebbene fosse difficile esserne certo, con il cuore che gli martellava rumorosamente in petto, mentre
nelle orecchie sentiva solo il fischio del sangue pulsante nelle vene. Poi riprese a udire delle grida e gli
ci volle qualche istante per capire che questa volta erano dei Romani: grida di gioia, fischi e
imprecazioni.
Devono essersi ritirati!, url un soldato l accanto.
Silenzio! Rimanete in posizione!, sbrait di rimando Settimo.
Le acclamazioni continuarono e non seguirono altri colpi dariete. Catone attese ancora, finch
non fu certo che il pericolo era cessato, poi ordin ai soldati di tornare alla posizione di riserva. I
legionari si rimisero in riga, esausti e affannati, ma felici che la porta avesse resistito e soprattutto di
essere ancora vivi.
Centurione Catone!, chiam Tullio dallalto del vallo.
Catone fece un rapido respiro e si rimise sullattenti meglio che poteva prima di rispondere.
Signore?
I tuoi si sono riposati, adesso sostituite Antonio. Salite mentre la Quinta libera il vallo.
S, signore.
Riposati?!, borbott uno dei soldati di Catone. Ma chi cazzo pensa di prendere in giro?.
Il brusio di malcontento prese a diffondersi tra gli altri legionari finch Settimo non si volt,
sbraitando: Chiudete la bocca! Risparmiate le forze per il nemico!.
Il borbottio si plac ma laria di protesta continu a incombere come una nuvola minacciosa.
Mentre gli uomini della Quinta scendevano dal vallo e gli sfilavano accanto, Catone vide che molti
erano feriti, alcuni appena in grado di tenersi in piedi.
Dura lass?, chiese uno della Sesta di Catone.
Quelli sono fuori di testa, rispose loptio stordito. Non ho mai visto niente del genere. Si
lanciavano contro il vallo come se non gliene fregasse niente di ammazzarsi... sono matti.
Optio!, lo chiam a s Catone. Dov il centurione Antonio?
Morto....
Morto, signore!, gli sbott contro Catone. Devi dire signore quando ti rivolgi a un
superiore!.
Loptio scatt sullattenti. S, signore. Chiedo venia, signore.
Catone annu, poi si sporse verso di lui e continu in tono mite. Adesso sei tu al comando,
optio. Gli uomini ti guardano, non deluderli.
No, signore.
Catone lo fiss qualche istante per assicurarsi che luomo avesse ripreso il controllo di s.
Adesso vai pure.
S, signore.
Catone!, url Tullio. Che state aspettando!? Portate il culo quass!.
Subito, signore!.
I soldati della Sesta sollevarono gli scudi e seguirono Catone sul vallo. Nessuno era pronto allo
spettacolo che si present davanti ai loro occhi quando guardarono oltre la palizzata. Il commento
delloptio sulla follia del nemico si rivel assolutamente veritiero. Ai piedi del terrapieno cera una
distesa sanguinolenta di corpi, scudi e armi che convergeva a triangolo con la punta rivolta verso il
sentiero in direzione della palude. Qua e l qualche ferito si muoveva ancora. Catone vide un guerriero
con un giavellotto piantato nella schiena arrancare verso i compagni, che si rimettevano in formazione
per un altro attacco a un centinaio di passi dalle difese romane. Il britanno riusc a malapena a
strascicare le gambe ormai svigorite oltre la montagna di cadaveri; poi le forze gli vennero meno e si
accasci sulla terra dura del sentiero, il busto gonfio per laffanno.
Una scena che riempie di gioia, no?.
Catone distolse lo sguardo dal guerriero accasciato. Tullio si era fatto strada tra i soldati e aveva
assistito allo shock del giovane centurione di fronte al sanguinoso massacro sotto il vallo.
Catone lo fiss e si limit ad annuire, incapace di profferir parola. Tullio guard verso il
sentiero, scuotendo la testa sbalordito. Sembra proprio che vogliano tornare allattacco da un
momento allaltro. Meglio far preparare i tuoi.
S, signore. Catone si conged e guard la sua sparuta fila di uomini che si stava distribuendo
lungo la palizzata verso la ridotta su cui vedeva Macrone girare tra i suoi, sorridendo e dandogli pacche
di incoraggiamento sulla schiena. Lamico si accorse che Catone lo osservava ed alz un pollice.
Questi annu e torn subito a concentrarsi sul lavoro da fare. Vide alcuni corpi di legionari sparpagliati
lungo la palizzata, un pericoloso intralcio quando fosse arrivato il successivo attacco.
Togliete di mezzo quei cadaveri!.
Senza tante inutili cerimonie, i soldati sollevarono e spinsero di sotto i corpi dei compagni
morti, che rotolarono gi come pupazzi. Terminato lo sgombero, Catone ordin loro di mettersi in
posizione, faccia al nemico e gladio pronto. Avanzando lungo la colonna, il giovane constat con
soddisfazione che non cera traccia di paura sulle facce dei soldati, solo la rassegnata determinazione
dei veterani navigati. Avrebbero resistito fino alla loro morte o al cedimento del nemico. Si
compiacque del controllo che i suoi soldati dimostravano, seppur con una leggera punta di rammarico.
Se solo Vespasiano e il generale Plauzio avessero potuto vederli in quel momento. Si erano lasciati alle
spalle lonta della decimazione ed erano pronti a dare la vita da eroi. A meno che il legato non fosse
arrivato di l a poco, gli unici testimoni del loro valore sarebbero stati i guerrieri nemici, talmente
accecati, per, dal folle intento di annientarli da rimanere indifferenti al loro coraggio. Catone sorrise
tra s e s. Come era strana la vita nelle legioni. Erano due anni che militava nelle Aquile e nonostante
tutto guardava ogni battaglia come se fosse la sua prima e lultima. Si chiese se si sarebbe mai abituato
allintensit delle sensazioni scatenate dalla guerra.
Uomo in avvicinamento!.
La voce risuon da lontano e Catone, sulle prime, non riusc a individuarne la provenienza. Poi
segu la direzione delle teste che si voltavano allinterno del vallo e vide la vedetta di Macrone che
faceva segni con la mano, indicando verso la colonna di fumo in corrispondenza del forte. Nessuno si
mosse. Un solo uomo non suscitava allarme, ma solo curiosit, e tutti attesero di conoscere altri dettagli
sulla figura che si avvicinava.
La vedetta torn a guardare lo sconosciuto e poi url: Uno dei nostri!.
Catone sent un brivido gelido di terrore lungo la schiena. E se fosse stato Massimo? O Felice?
Larrivo di uno dei due avrebbe segnato la sua morte, certo come un colpo di spada nemica. Poi,
furioso con se stesso, si disse che quella paura era assolutamente infondata. Sapeva gi chi era
quelluomo, molto prima che superasse laltura e arrancasse gi verso il terrapieno.
Signore!, url di nuovo la vedetta.  Nepote.
Tullio si volt a cercare Catone. Centurione, vieni con me.
Scesero dal vallo e si incamminarono verso Nepote mentre questi copriva lultimo tratto del
pendio.
Tullio gli si ferm davanti. Fai rapporto! Cos successo al forte?.
Nepote cerc di riprendere respiro e, umettandosi le labbra, diede unocchiata veloce a Catone.
Digli cos successo, gli ordin questultimo.
Gli abitanti del villaggio, signore, hanno saccheggiato tutto... e poi dato alle fiamme il forte...
io sono uscito dalla tenda per capire... per capire cosa stava succedendo. Mi hanno visto, mi hanno
inseguito... ho cercato di tornare alla tenda... ma qualcuno di loro era riuscito ad arrivarci prima di me.
Tullio sgran gli occhi verso Catone, inorridito, e poi chiese di nuovo al legionario: E
Massimo? Felice?.
Nepote chin la testa in avanti, cercando di recuperare fiato.
Cos successo?. Tullio lo afferr per un braccio. Parla!
Sono morti, signore. Non ho potuto fare nulla per salvarli. I locali mi hanno inseguito, dovevo
scappare, correre....
Nepote era stremato e non aveva nulla da aggiungere. Tullio moll la presa e si volt verso la
diradata coltre di fumo che aleggiava sulla valle.
Poveri bastardi.
Gi, annu Catone. Ma non potevamo sapere che gli abitanti del villaggio avrebbero
attaccato.
Non avremmo mai dovuto lasciarli l.
Tullio, non potevamo saperlo e dovevamo concentrarci sul pericolo di Carataco. Catone
parlava con tono calmo ed enfasi. Non si pu incolpare nessuno, sono le vicende di guerra. Adesso
non possiamo farci nulla.
Il centurione Tullio lo fiss e rimase in silenzio per qualche istante. No, nulla.
E adesso, signore..., prosegu Catone, il nemico si sta raggruppando per un altro attacco.
Dovremmo tornare sul vallo. Nepote?
S, signore.
Prendi quello che ti serve da uno dei caduti e raggiungimi sul terrapieno.
S, signore.
Tullio osserv Nepote avvicinarsi a un cadavere e prendere un gladio, un elmo e uno scudo.
Mi auguro che stia dicendo la verit.
Certo che sta dicendo la verit, signore. Dopo tutto quello che Massimo aveva fatto patire ai
locali negli ultimi giorni, mi sarei sorpreso se non avessero approfittato della prima occasione
disponibile per vendicarsi. Lavrebbe fatto chiunque. Tu no?.
Tullio fiss Catone con uno sguardo indagatore. C forse qualcosa che vuoi dirmi?.
Catone inarc le sopracciglia, sorpreso. Temo di non capire, signore.
Cosa hai....
Prima che Tullio potesse terminare la domanda, giunse un urlo dalla palizzata.
Nemico in movimento!.
...
.
...
CAPITOLO QUARANTA.
...
.
...
Al successivo attacco, il nemico si mostr pi prudente. Carataco era riuscito a riprendere il
controllo dei suoi uomini e la colonna in avanzata era composta esclusivamente da guerrieri muniti di
scudi; inoltre, invece della solita corsa disordinata tipica dei Celti, i guerrieri avanzavano lentamente,
cercando di mantenersi in una formazione compatta per loro insolita, alcuni sollevando gli scudi sopra
la testa. Un tentativo forse grossolano, ma chiaramente improntato allo stesso modello che avevano
adottato quando Carataco era riuscito a forzare lo sbarramento sul guado del Tamesis. Se quei barbari
continuavano a imparare i trucchi del mestieri delle legioni, riflett Catone, di l a qualche anno Roma
avrebbe avuto parecchio da fare.
Settimo fece un sorrisetto sarcastico. Unaltra sorpresina di queste e tanto varrebbe arruolarli
come coorte ausiliaria.
Meglio sempre un alleato che un nemico, mormor Catone. Allung lo sguardo oltre la
muraglia di scudi e vide Carataco che dirigeva loperazione da pi dietro, fuori dalla portata delle
frombole e dei giavellotti. In piedi sul suo carro, il re si stava facendo fasciare la spalla da un medico.
Quando la fila di testa della colonna nemica arriv a non pi di cinquanta passi dalle difese romane,
Carataco si port una mano al lato della bocca e url lordine di arresto. I guerrieri si arrestarono a
scossoni, si assestarono in fila e iniziarono ad aprirsi a ventaglio verso i margini della palude. Quando
lo schieramento fu pronto, i Britanni con gli scudi sollevati avanzarono, raggiunsero la posizione
assegnata e si immobilizzarono con gli altri. Carataco si volt allora verso un gruppo compatto di altri
guerrieri schierati accanto al suo carro e fece loro segno di avanzare. Catone not che non portavano n
spade n scudi, solo grosse sacche a tracolla e qualcosa che gli oscillava tra le mani, come dei
minuscoli serpentelli.
Frombolieri.... Prese aria e url un avvertimento ai suoi. Preparatevi a lanci di frombola! Su
gli scudi!.
Lungo tutta la palizzata i soldati sollevarono il bordo degli scudi e vi si incurvarono dietro,
preparandosi alla raffica di quei missili ben pi micidiali delle frecce e con scorte quasi inesauribili
rispetto ai giavellotti. Catone, pronto ad accovacciarsi dietro lo scudo, continu a seguire attentamente i
movimenti dei nemici. I frombolieri corsero fino alla muraglia di scudi e si allargarono per darsi spazio
e roteare i lacci di cuoio legati alle sacche contenenti il proiettile. Un ronzio segnal che i frombolieri si
preparavano a lanciare.
Arrivano!, url Settimo. Gi la testa!.
Il ronzio raggiunse lapice e si trasform in una serie di sibili un istante prima che i proiettili
colpissero con tonfi e scricchiolii i bersagli lungo tutta la palizzata. Uno colp la borchia dello scudo di
Catone abbozzandola; perdendo la presa sullimpugnatura, il giovane sent il graffio metallico contro le
nocche. Colpo fortunato, ghign, e guarda caso doveva proprio andare a colpire il suo scudo. Pass un
istante e un altro fromboliere fu ancora pi fortunato. Una pesante pietra tonda super la palizzata
attraversando un buco e si schiant contro la caviglia di un legionario accanto a Catone. Il soldato url
di dolore quando le ossa esplosero, polverizzate dallimpatto, e si appallottol di lato, stringendosi la
caviglia e gemendo.
Settimo! Portalo gi dal terrapieno!, url Catone.
Riparandosi con lo scudo, loptio strisci fino al ferito, lo afferr per un braccio e lo trascin via
di peso gi per il pendio interno del vallo, fino al punto in cui erano stati raggruppati tutti i feriti ai
piedi delle difese. Nessuno poteva prendersene cura mentre la coorte era ancora sotto attacco, per cui
gli uomini rimasero distesi a terra sotto il cocente sole pomeridiano, gemendo o sopportando
stoicamente il dolore. Chi ne era in grado, accudiva autonomamente le proprie ferite, cercando poi di
aiutare i compagni attorno. Settimo scaric luomo alla fine della fila e poi torn di corsa verso la sua
posizione sulla palizzata.
La raffica delle frombole continu a martellare e scheggiare gli scudi allineati lungo il
terrapieno, centrando sempre pi bersagli e mietendo, gradualmente, sempre pi vittime. Il tempo era
dalla loro parte, si confort Catone, accucciandosi e stringendo i denti, colpito da un altro proiettile di
frombola. Pi a lungo Carataco faceva continuare quellattacco, pi era probabile che Vespasiano
riuscisse a chiuderlo in trappola. Nello stesso tempo, non aveva senso che la Terza Coorte si esponesse
a ulteriori, inutili pericoli.
Rimanete gi!, url ai suoi, correndo lungo il terrapieno per raggiungere Tullio nascosto
dietro lo scudo.
Tullio!, lo chiam. Il centurione anziano si volt. Tullio, non sarebbe il caso di far arretrare i
soldati lungo il pendio, lontano dalla linea di tiro?.
Tullio scosse la testa. Possono sopportarlo, e tra laltro non voglio certo che il nemico pensi
che ci stiamo sottraendo allo scontro.
Questo non  uno scontro, signore, rispose Catone, indicando la fila sempre pi pingue di
vittime ai piedi del terrapieno.  solo uno spreco di buoni soldati.
Sar io a giudicarlo, centurione!, gli sbrait contro Tullio. Adesso ritorna alla tua
posizione.
Sulle prime Catone pens di protestare, ma lo scintillio negli occhi di Tullio gli sugger che il
veterano non era dellumore adatto ad ascoltarlo. Evidentemente ne aveva abbastanza dei suoi consigli
e spingersi oltre, a quel punto, sarebbe stato solo rischioso.
S, signore. Catone salut e torn dai suoi uomini che ancora sopportavano in rassegnato
silenzio la raffica delle frombole. Il bombardamento non sembrava avere tregua e Catone si chiese
quanti uomini sarebbero sopravvissuti prima che il buio calasse sulla palude. Per quel momento il
legato sarebbe sicuramente arrivato.
Movimento dal sentiero!, url Settimo; Catone rischi unocchiata oltre il bordo laterale dello
scudo e oltre i frombolieri, e vide una moltitudine di uomini scorrere accanto al carro di Carataco con
fasci di pali legati assieme e rozze scalette di legno. Riabbass la testa dietro lo scudo e url: Sesta
Centuria! Spade alla mano!.
I suoi soldati sguainarono le armi allunisono, seguiti immediatamente dai legionari delle altre
centurie. I Romani tesero i muscoli, in attesa che seguisse lordine di alzarsi e affrontare lorda degli
assalitori. Catone sbirci ancora. Guerrieri con scudi e frombolieri crearono un varco nella muraglia per
lasciar passare la frotta dassalto in corsa verso le difese romane. Subito dopo i frombolieri ripresero i
lanci. I guerrieri britanni raggiunsero il margine del fossato, scavalcando i cadaveri dei compagni
caduti negli assalti precedenti senza mai lanciare uno dei loro tipici urli di guerra: con i Romani davanti
ad attenderli e i compagni alle spalle che lanciavano proiettili, volevano solo portare a termine
quellattacco nel minor tempo possibile. Le passatoie furono abbassate sul fossato e i guerrieri le
attraversarono, scagliandosi poi su per il ripido pendio del terrapieno.
In piedi!, ringhi Tullio, seguito da tutti gli altri ufficiali lungo il terrapieno. I legionari
scattarono in piedi, si addossarono alla palizzata e sollevarono le spade, pronti a fronteggiare lattacco.
Arrivarono gli ultimi lanci di pietre, che colpirono un altro romano, e poi i frombolieri furono costretti
a interrompere la raffica per timore di colpire anche i compagni. Tra lultimo lancio e il primo colpo di
spada non ci fu quasi interruzione. Le rozze scalette di legno furono addossate alla palizzata e i Celti
iniziarono ad inerpicarvisi in massa, cercando di superare lo sbarramento e distruggere i Romani. Dalle
ridotte, Cordo e Macrone incitarono i soldati a lanciare qualsiasi cosa avessero a portata di mano contro
i fianchi dellorda assalitrice.
Catone rinserr la presa attorno allimpugnatura del gladio e dello scudo e part in avanti. Alla
sua sinistra, lestremit di una scaletta sbatt contro la palizzata e un istante dopo spunt un enorme
guerriero che cercava di issarsi per superarla. Catone lo trafisse nel fianco senza esitazione, sentendo la
vibrazione dellimpatto con losso ripercuotersi su tutta la lunghezza del braccio. Il nemico ricadde
allindietro e Catone chiam il legionario pi vicino. Di qua! Aiutami!.
Spingendo con il dorso della mano destra contro la cima della scaletta, tentarono di farla
ricadere addosso agli assalitori. Sui pioli iniziali, per, un altro guerriero aveva gi iniziato ad
arrampicarsi e in un attimo spunt davanti allo sguardo terrificato di Catone, fissandolo con un
rabbioso scintillio di trionfo negli occhi.
Te lo puoi scordare, stronzo!, gli ringhi dun tratto il legionario accorso, spaccandogli la
testa con un fendente e insozzando se stesso e il centurione di schizzi di sangue e materia cerebrale.
Quando il nemico ripiomb in basso, Catone spinse finalmente via la scala dalla palizzata e ringrazi il
soldato con un cenno della testa.
Guardandosi attorno, si rese conto che ancora nessun nemico era riuscito a superare la palizzata.
Ma mentre formulava quel pensiero, poco distante sulla sua sinistra, alcuni guerrieri divelsero unasse
della difesa lignea, facendosi crollare addosso tutta la terra pressata dietro. Il legionario che fino a quel
momento vi aveva combattuto sopra cadde in avanti tra la massa di guerrieri e fu trucidato non appena
si schiant sulla scarpata.
Occhio!, url Catone agli altri. Stanno sradicando la palizzata!. In effetti, mentre alcuni
tenevano i legionari occupati con lassalto nella parte alta della struttura, altri nemici avevano iniziato a
scavare ai piedi della stessa per liberare le assi. Ben presto sotto gli occhi di Catone furono staccate
altre sezioni della palizzata e non appena ebbero aperto un varco, i guerrieri iniziarono a invadere il
terrapieno.
Dannazione!, sbrait Settimo infuriato. Avremmo dovuto conficcarli pi in profondit!.
Troppo tardi ormai. Catone si volt verso il nemico e abbatt la spada contro un guerriero
issato da un compagno. Armato di una lunga ascia, il britanno tent di parare il colpo ma nel farlo perse
lequilibrio e ricadde allindietro lungo il pendio.
In altri punti, la centuria non se la stava cavando altrettanto bene. In corrispondenza di due
squarci, alcuni Britanni erano riusciti a trovare un solido punto dappoggio sul terrapieno e stavano
cercando di respingere di peso i Romani per fare spazio ad altri loro compagni che li seguivano a ruota.
Settimo!
Signore?.
Catone indic una delle brecce. Prendi sei uomini e spingili di sotto prima che sia troppo tardi.
Sbrigati!.
Loptio individu immediatamente il pericolo e accorse verso il varco, tirandosi dietro alcuni
soldati. Raggiunto il punto, formarono una sorta di compatto corpo di sfondamento di muscoli e
metallo di due file e caricarono per quanto lo spazio disponibile permettesse loro. Investirono
violentemente i guerrieri nemici e li abbatterono prima che potessero riprendersi dallimpatto. Morti e
feriti furono scaraventati di sotto sui compagni che ancora cercavano di infilarsi nello squarcio e
guadagnare il terrapieno. La furia di Settimo e dei suoi non si plac: continuarono a colpire ogni
guerriero tanto sconsiderato da ritentare di sfondare la linea romana. Dun tratto Catone si accorse che
la situazione alla seconda breccia era assai peggiore. I nemici erano riusciti a guadagnare un po di
spazio sul terrapieno dando la possibilit ad altri di riversarsi dentro sempre pi velocemente. Catone si
volt e chiam il primo legionario che vide, impegnato nello scontro lungo la palizzata.
Aggirali e raggiungi il centurione Macrone. Digli che deve buttarli gi dal vallo e richiudere la
breccia. Non ho nessuno che possa farlo qui. Vai!.
Quando il legionario part un po correndo e un po scivolando gi per il pendio interno, Catone
avvert una leggera vibrazione sotto la pianta dei piedi e, intuendo immediatamente di cosa si trattava,
si volt verso lingresso. La truppa di riserva stava gi accorrendo per respingere limpatto. Sullaltro
versante del terrapieno i guerrieri nemici avevano recuperato lariete dalla distesa di cadaveri e avevano
ripreso lattacco contro la porta.
Catone si rese conto che la coorte stava perdendo il controllo dello scontro. La porta era stata
costruita in modo da poter semplicemente regolare il flusso dei nativi da e verso la palude, e non per
resistere a un assalto di quella violenza. I guerrieri ne avrebbero sfondato le assi nel giro di qualche
minuto. Se non ce lavessero fatta, avrebbero dovuto aprire altre brecce nella palizzata che i legionari
non sarebbero stati pi in grado di difendere. Comunque fossero andate le cose, la coorte era spacciata.
Accecati dalla sete di sangue, alcuni guerrieri nemici che erano riusciti a issarsi sul terrapieno,
individuarono le vittime allineate ai piedi del pendio interno e gli si lanciarono di corsa addosso con
urla trionfanti. Feriti e quasi totalmente indifesi, i Romani poterono fare ben poco per proteggersi
quando i Britanni li massacrarono l a terra. Cedere alla tentazione di una facile carneficina, per, si
rivel la loro rovina, perch li distrasse dalla breccia che invece avrebbero dovuto difendere per larrivo
dei compagni. Urlando come ossessi, Macrone e met dei suoi erano accorsi dalla ridotta, abbattendo e
massacrando i pochi guerrieri che invece erano rimasti a presidiare la breccia e lottavano
disperatamente per tenerla aperta ai compagni. Un altro secondo di ritardo e i Celti sarebbero riusciti a
far entrare un numero di uomini sufficiente a contrastare i rinforzi di Macrone e dei suoi. Furono invece
uccisi o respinti fino allultimo uomo. In quel momento, rendendosi conto del pericolo, i guerrieri che
avevano massacrato i feriti romani si lanciarono verso la sommit del terrapieno per cercare di tenersi
ancora stretta quella striscia di terra insanguinata attorno alla breccia nella palizzata. Ma erano troppo
pochi e troppo in ritardo, ormai, per poter sovvertire la situazione e furono sterminati ancor prima di
arrivare in alto, rovinando indietro tra i corpi dei Romani che tanto spietatamente avevano ucciso solo
qualche istante prima.
Non appena risolta lemergenza alla palizzata, Catone si volt a controllare come era invece la
situazione alla porta. Il ritmico, lento martellamento continuava ininterrotto; a un tratto unasse cedette,
esplodendo in una nuvola di schegge. Era la fine, pens Catone con un senso di oppressione al petto.
Qualche altro colpo e la porta sarebbe stata danneggiata tanto da permettere ai nemici di staccarne gli
ultimi pezzi a mani nude, riversarsi dentro e fare a pezzi gli uomini della Terza Coorte.
Poi si rese conto che i colpi si erano allimprovviso interrotti. Guard in basso su entrambi i lati
e vide, da una parte i legionari che si staccavano dalla porta e si appoggiavano, esausti, sugli scudi, e
dallaltra i Britanni che si allontanavano dal terrapieno, correndo verso Carataco ancora in piedi sul
carro ma con gli occhi puntati nella direzione opposta.
Signore!. Settimo lo raggiunse facendosi largo tra gli altri legionari. Lo sentite?
Sentire cosa?
Ascoltate.
Catone tese le orecchie ma tutto ci che riusciva a udire, al di sopra del sangue che gli pulsava
impazzito nelle vene, erano le grida di panico dei guerrieri nemici che fuggivano dal terrapieno e si
accalcavano in una massa inamovibile attorno al proprio comandante. Scosse la testa e Settimo sbatt
un pugno contro la palizzata. Ascoltate bene, signore!.
Catone tent di nuovo e questa volta, al di sopra delle urla disperate del nemico, effettivamente
qualcosa ud: un distante rumore metallico di armi che si scontravano e lo squillo acuto di una tromba.
E cera un solo e unico esercito in terra che utilizzava trombe con quel suono. Lentamente sorrise
mentre si sent invadere il cuore di sollievo e gioia allo stato puro.
Il legato. Deve per forza essere lui.
Ma certo che  lui!, rispose loptio, esplodendo in una risata e dandogli una pacca sulla
spalla. Il bastardo doveva arrivare proprio allultimo minuto, no?!.
Pian piano sempre pi legionari si accorsero del suono distante e iniziarono a scambiarsi
sguardi felici e poi a esultare e a fare gesti osceni allorda di Britanni che se la dava a gambe levate.
Larrogante ferocia con cui quei guerrieri li avevano attaccati solo qualche ora prima era evaporata
nello stesso istante in cui tra le loro file si era sparsa la voce che una potentissima forza nemica si stava
avvicinando alle loro spalle. Ora il loro unico pensiero era fuggire e mettersi in salvo. Solo le guardie
del corpo di Carataco rimanevano ferme: un ristretto e unito gruppo di aristocratici e guerrieri dlite
che tentavano a ogni costo di mantenere un saldo cordone difensivo attorno al re, respingendo con
disprezzo la massa che gli si stava riversando addosso. I Britanni avevano capito che lunica speranza
di salvezza era la palude, per cui si lanciarono gi dal sentiero, inoltrandosi nel folto dei giunchi e
arrancando quando raggiunsero la distesa di fango subito oltre, cadendo e rialzandosi pi e pi volte in
quella melma che li risucchiava, rendendo ogni passo una prova di forza e resistenza.
Non un gran bello spettacolo, no?.
Con la coda dellocchio Catone scorse Macrone al suo fianco. Lamico osservava la triste scena
lungo il sentiero. Ogni esercito spaccato  una vista veramente pietosa.
Be, a dire il vero, come spettacolo a me non dispiace affatto.
Testa alta, disse Macrone sottovoce, guardando oltre la spalla di Catone. Arriva Tullio...
Congratulazioni, signore!.
Eh?!. Tullio sembrava tutto tranne che soddisfatto; Catone si accorse, inoltre, che aveva lo
sguardo diretto oltre lesercito britannico in fuga, sulle insegne distanti della II Legione che
scintillavano sotto il sole di quel tardo pomeriggio. Mi chiedo se anche Vespasiano si congratuler
con tanta facilit. Tullio lanci ai due centurioni unocchiata eloquente e poi si volt verso i soldati l
attorno e grid: Via di qui!.
Non appena i legionari si furono allontanati tanto da non poter sentire, Tullio fiss i due
subalterni e in tono basso e pressante chiese: Cosa racconteremo al legato?.
Catone ricambi lo sguardo, sorpreso. Raccontargli in che senso, signore? Non capisco.
Tullio gli punt un dito contro il petto. Non fare il furbo con me, ragazzo. Sto parlando di
Massimo. Come giustificheremo quello che  successo?
Perdonami, signore, ma non c nulla da giustificare se ci atteniamo alla nostra versione.
Antonio  morto e rimaniamo solo io, tu, Macrone e Nepote a conoscenza dei fatti reali.
Cancella Nepote dallelenco, fece Macrone, indicando verso la sommit del terrapieno. Sta
lass con una lancia piantata in petto. Non ha fatto in tempo a trovarsi unarmatura prima di buttarsi
nella mischia. Peccato.
Gi un peccato, ripet Catone. Per cui ci siamo solo noi tre. Non dobbiamo far altro che
ripetere la storia che abbiamo raccontato a Cordo. Non  perfetta ma  tutto ci che abbiamo e nessuno
pu dimostrare il contrario.
E se Nepote non ha detto la verit? Se Massimo o Felice fossero ancora vivi?
Sono morti, disse Catone in tono deciso.
Ma se non lo sono? Dovremmo raccontare la verit. Dovremmo dire a Vespasiano che
Massimo stava mettendo in pericolo la coorte, che siamo stati costretti a impedirglielo per salvare i
soldati e prendere Carataco in trappola. In quel momento gli occhi dellanziano centurione si accesero
di un improvviso scintillio di ispirazione. Ci siamo conquistati questa vittoria. Siamo stati noi a
renderla possibile. Dovr pur contare qualcosa.
No, scosse la testa Macrone. Non conta nulla. Se diciamo la verit, ammetteremo
lammutinamento e tu sai bene come la pensa il generale. Anche supponendo che Vespasiano ci
risparmiasse, quel maledetto Plauzio non lo farebbe mai. Sarebbe loccasione perfetta per dimostrare
quanto tiene alla disciplina. Io non voglio ritrovarmi condannato a morte per quel bastardo di Massimo.
Catone ha ragione, dobbiamo raccontare la versione concordata, se vogliamo uscirne vivi, e sperare che
Massimo e Felice siano morti.
Tullio si gir verso Catone con espressione preoccupata. Sembri molto sicuro che siano
morti.
Catone ricambi lo sguardo, rimanendo impassibile, poi rispose. Non vedo come possano
essere sopravvissuti allassalto dei locali. Nepote era sicuro che li avevano uccisi e questo mi basta.
Speriamo che basti anche a Vespasiano, aggiunse Macrone.
Tullio rivolse lo sguardo verso la legione in avvicinamento, ancora nascosta dietro il gomito del
sentiero. Si mordicchi un labbro per qualche istante, poi annu. Va bene... ci atteniamo alla storia, ma
c ancora una cosa che possiamo fare per sostenere la nostra causa.
Macrone lo fiss incuriosito. E cosa sarebbe, signore?
Consegnare Carataco al legato. Tullio aveva gi spostato lo sguardo verso il carro del
comandante nemico ancora assediato dalla calca dei suoi stessi guerrieri. Diede lordine senza neanche
girarsi per una sola volta verso i due ufficiali. Voglio che prendiate due plotoni e andiate laggi a
catturarlo.
Macrone scoppi a ridere. Tu cosa?
Ho detto: andate laggi con due plotoni e fatelo prigioniero. Tu e Catone.
 una follia. Stai cercando di farci ammazzare o cosa?... Oooh, lespressione di sorpresa di
Macrone si trasform in sarcasmo.  cos, vero?.
Tullio continu a rivolgere loro le spalle e aggiunse con gelida formalit: Avete i vostri ordini
adesso; fate i bravi ed eseguiteli. Subito.
Macrone si volt per controllare che nessuno potesse sentirlo. Adesso stammi bene a sentire,
bastardo....
Macrone!. Catone lo afferr per un braccio, trattenendolo. Andiamo.
Cosa?. Macrone lo fulmin con gli occhi. Sei impazzito anche tu?!.
Il comandante di coorte ha ragione. Se riusciamo a consegnare Carataco al legato, saremo oltre
ogni sospetto. Per favore, dobbiamo sbrigarci prima che il re se ne vada.
Macrone si sent trascinare via, sicuro che il mondo doveva essere impazzito. Quale altra
spiegazione avrebbe potuto esserci, altrimenti, perch Catone accettasse lassurdo ordine di Tullio?
Mentre Catone raggruppava gli uomini che Tullio aveva concesso per loperazione, Macrone osserv
lamico preoccupato. A che gioco stai giocando?
Dobbiamo farlo.
Perch?
Cosa avrebbero pensato i soldati se avessimo avuto un litigio furibondo con lui sotto i loro
occhi? Sono gi abbastanza sospettosi cos.
Ma vuole farci ammazzare.
Certo. Catone guard lamico dritto negli occhi. E non fa una piega. Se noi moriamo, la
colpa sar tutta nostra e non dovr mai pi preoccuparsi che il suo ruolo nella morte di Massimo possa
essere rivelato. Se per sopravviviamo e riportiamo Carataco prigioniero, almeno avr qualcosa di
grande effetto da mettere sotto gli occhi del legato. In ogni caso per lui  molto meglio questo che
rimanere tutti qui seduti ad aspettare che Vespasiano arrivi ed emetta una sentenza.
E noi?
Se catturiamo Carataco, migliorerebbe anche la nostra posizione. Catone si strinse nelle
spalle. Se invece rimaniamo qui ad accogliere il legato a mani vuote, be, direi proprio che le
possibilit si ridurrebbero allosso.
Macrone lo fiss per qualche istante. Non vorrei mai trovarmi a scommettere al gioco contro
di te.
Questa non  una partita a dadi, Macrone.  solo la cosa pi logica da fare nelle condizioni del
momento. Quella che ha pi senso.
Se lo dici tu, ragazzo. Meglio che ci diamo una mossa, se proprio dobbiamo andare.
Le assi mezze sfondate del cancello furono abbattute e i due plotoni, con Macrone e Catone in
testa, uscirono in marcia in formazione serrata. Quando iniziarono ad arrancare sullaggrovigliata
distesa di corpi di morti o moribondi che ricopriva il terreno davanti alle difese romane, qualche
guerriero nemico fece un estremo, disperato tentativo di attacco, costringendo Macrone a scattare di
lato per schivare un colpo di ascia alla gamba. Poi rote su se stesso, gladio in pugno, pronto a colpire
lassalitore: un ragazzino che giaceva addosso al cadavere di un britanno enorme. Il giovane guerriero 
un giavellotto piantato in mezzo al petto, il busto interamente ricoperto di sangue scintillante 
stringeva un pugnale in una mano e la mano stessa del gigante morto nellaltra. Nel vederlo, Macrone
scosse la testa, abbass la spada e si ricongiunse con la formazione.
A mano a mano che procedevano in direzione del comandante nemico, i corpi iniziarono a
diradarsi, il passo dei soldati acquist sicurezza e poterono cos aumentare la velocit.
Alt!, url dun tratto Macrone. A cuneo su di me!.
Catone si posizion accanto allamico, spalla contro spalla, e il resto dei soldati si apr a
ventaglio dietro di loro, con una piccola riserva di sei uomini allinterno del cuneo per dare maggior
corpo alliniziale penetrazione nella linea nemica. I guerrieri britanni, ormai stufi di combattere
nonostante fossero in numero nettamente superiore ai legionari, si dispersero immediatamente davanti
alla formazione romana. Solo Carataco e gli uomini della sua guardia del corpo rimanevano fermi. Il re
si port una mano al lato della bocca, url un comando e le sue guardie avanzarono di qualche passo,
schierandosi su tutta la larghezza del sentiero. Catone cont ventidue uomini: uno scontro quasi
bilanciato, quindi, e una vera prova per i guerrieri scelti di entrambe le parti. La differenza di stazza,
equipaggiamento e aspetto non avrebbe potuto essere pi evidente. I guardaspalle di Carataco erano
energumeni giganteschi, ricoperti di arzigogolati tatuaggi; tutti avevano una lunga spada o una lancia,
uno scudo ovale e molti anche elmo e cotta di maglia. Mentre i Romani avanzavano, i Celti iniziarono a
ruggire, lanciando grida di battaglia, insulti e urla di provocazione. Alle loro spalle, Carataco osservava
la scena con aria tronfia, orgoglioso dei suoi uomini.
Macrone lo not e sollev la punta della spada verso il comandante nemico.
Hai capito bene, britanno!, url poi. Stiamo venendo a prendere te!.
Carataco ghign. Macrone scoppi a ridere e si volt verso i legionari. State pronti a caricare
appena d lordine. Picchiate duro e ammazzateli tutti!.
Ormai solo una ventina di passi separava i due schieramenti; Catone sentiva che Macrone
avrebbe dovuto lanciare la carica in quel momento, finch erano ancora in tempo, ma lamico port
ancora avanti lavanzata a passo misurato. Un improvviso urlo di Carataco squarci la tensione e i suoi
uomini si lanciarono avanti.
Caricate!, rugg Macrone, e Catone part in corsa.
Un istante dopo i due fronti si scontrarono producendo un boato di tonfi, grugniti e clangore
metallico. La punta della formazione romana si incune nella schiera sciolta dei Britanni e i legionari si
rivolsero verso lesterno per fronteggiare i guerrieri nemici. Limpatto ne aveva gi mandati a terra
alcuni, immediatamente trucidati prima che riprendessero fiato e si rialzassero in piedi. Subito dopo la
carica, la formazione legionaria si scompose e iniziarono i duelli corpo a corpo.
Urlando selvaggiamente, uno dei guerrieri  un bruto dalla lunga capigliatura corvina con un
cavallo blu tatuato sul petto  assal Catone, roteando e abbassando la spada sulla cresta del suo elmo.
Catone sollev il gladio obliquamente e par il colpo, deviandolo dalla testa allo scudo sul quale la
spada nemica scaric tutta la sua potenza. Per la violenza della rotazione, il guerriero si ritrov con il
fianco esposto: il romano lo trafisse nelle costole, spaccandone due, lacerando carne e muscoli e
sprofondando verso il cuore. Poi stratton via la lama, liberando un violento fiotto di sangue. Si
prepar a un nuovo attacco ma lenergumeno britanno era ormai finito: cadde in ginocchio, biascicando
una mezza imprecazione, e croll allindietro.
Catone si volt, ritrovandosi davanti la schiena di un guerriero in combattimento con uno dei
suoi legionari: non era un duello di abilit ma un vero e proprio scontro allultimo sangue, e senza
esitazione lo trafisse.
Attento!, url subito al legionario mentre questi gli faceva un cenno di ringraziamento; un
istante dopo la faccia del soldato si contrasse in unespressione di morte mentre la punta di una lancia
gli esplodeva fuori dalla gola, spingendo fuori una delle placche di metallo della lorica segmentata. Il
legionario vacill in avanti e cadde a terra, portandosi dietro la lancia dellassalitore. Scavalcando il
soldato ferito a morte, Catone balz addosso alluomo ormai disarmato e lo colp allaltezza degli
occhi, accecandolo e tranciandogli parte del naso. Il guerriero url, coprendosi la faccia con le mani.
Catone si volt rapidamente per cercare un altro nemico.
Il combattimento era a vantaggio dei legionari; gran parte delle guardie del corpo di Carataco
era a terra e i sopravvissuti erano costretti a difendersi da pi di un romano alla volta. Macrone diede il
colpo di grazia al guerriero che aveva appena affrontato e, guardandosi attorno, incroci lo sguardo di
Catone.
Prendiamolo.
Catone annu e insieme corsero via da quella mischia impari, dirigendosi verso il carro.
Carataco url qualcosa allauriga e scese. Il guidatore fece schioccare le redini e i cavalli si lanciarono
al galoppo. Intuendo il pericolo, Macrone spinton violentemente Catone fuori dalla traiettoria del
mezzo impazzito, facendolo rotolare nellerba sul ciglio del sentiero.
Macrone!.
Catone si volt nellesatto momento in cui lamico si lanciava a terra, proteggendosi con lo
scudo dai cavalli che gli arrivavano addosso, martellando con gli zoccoli la terra secca del sentiero. Nel
tentativo di schivare istintivamente la macchia scarlatta dello scudo, le bestie scartarono di lato,
facendo sbandare il carro; le ruote sbatterono contro lo scudo di Macrone, salendogli sopra e
sollevando pericolosamente la piattaforma. Urlando, il guidatore ricadde in avanti tra i solchi sul
terreno, mentre il carro iniziava a capovolgersi; poi, tutti insieme, carro, guidatore e cavalli si
schiantarono su un gruppetto di uomini in combattimento.
Per Giove..., ringhi Catone atterrito, prima di rimettersi in piedi, raccogliendo la spada per
accorrere verso lamico. Macrone!.
Tutto a posto. Macrone scosse la testa e si fece aiutare a rialzarsi. Il braccio destro non
risponde, per. Dov Carataco?.
Catone si guard attorno e vide il comandante nemico inoltrarsi di corsa nella palude, con la
spalla ancora fasciata da una pezza insanguinata. Laggi!.
Andiamo!, fece Macrone, dandogli una pacca sul braccio. Rincorriamolo!.
Attraversarono il sentiero, scesero verso la palude e si tuffarono nella foresta di giunchi che
ricopriva il margine ancora solido della riva. La densa acqua salmastra gli risal immediatamente lungo
le gambe; Catone riusciva a vedere le increspature a spirale sulla superficie che segnavano il passaggio
di Carataco. Di qua!.
I giunchi gli si richiusero addosso, una folta selva di steli chiari che frusciava al loro passaggio.
Lacqua divenne pi profonda, salendo fino alle ginocchia; divenne impossibile individuare dove si
fosse diretto Carataco.
Alt!, fece Catone, alzando un braccio.
Ma che ca...?
Ssst! Ascolta!.
Si immobilizzarono, tendendo le orecchie verso eventuali segnali della preda. Nellaria
immobile echeggiavano i rumori distanti dei legionari che finivano i pochi guerrieri sopravvissuti della
guardia di Carataco; grida distanti, di terrore, di sfida, ma nulla nei paraggi.
Che facciamo?, sussurr Macrone.
Dividiamoci. Catone punt la spada verso sinistra, indicando un punto in cui i giunchi
sembravano poter essere stati scostati dal passaggio del fuggitivo. Io vado da quella parte. Tu
aggiralo, poi ci riuniamo sullaltro lato, se non troviamo nulla; va bene?.
Macrone annu, senza nemmeno farsi venire in mente di contestare il fatto che fosse il giovane
amico a dare gli ordini. Catone si incammin nellacqua.
Catone... niente sciocchezze.
Il giovane amico gli lanci un rapido sorriso. Chi? Io?.
Macrone lo osserv sparire tra i lunghi steli, scuotendo la testa stanco. Quale che fosse la dea
che badava alle sorti di Catone, stava chiaramente facendo gli straordinari e un giorno o laltro lamico
lavrebbe presa alla sprovvista...
Catone avanz tra le canne e lacqua melmosa alta ormai fino alle cosce. Raggiunto un punto in
cui la selva si faceva particolarmente folta, con la coda dellocchio scorse un luccichio rosso e si
avvicin per osservare meglio. Uno schizzo di sangue scintillava su uno degli steli. Serr la presa sulla
spada e continu ad avanzare, facendo molta attenzione a dove poggiava i piedi sul groviglio di piante
semisommerse. I rumori della battaglia alle sue spalle gradualmente svanirono, smorzati dalla fitta
vegetazione circostante. Catone prosegu guardingo, occhi e orecchie concentrati. Nessun rumore,
nessun movimento, solo linnaturale ronzio degli insetti che gli svolazzavano sonnolenti attorno.
Lacqua inizi a farsi sempre pi profonda e la giungla di cannucce a diradarsi, aprendosi poi in
unampia distesa dacqua immobile. Poco distante vide una piccola gobba di terra. Su di essa, i resti di
un albero sradicato, ricoperti da un rigoglioso muschio color smeraldo. Un ottimo punto da cui poter
esaminare meglio la zona circostante; lo raggiunse sguazzando lentamente nellacqua. Quando riemerse
vide che aveva i calzari ricoperti di denso limo nero, che li rendeva pesanti come piombo. Si sedette sul
tronco dalbero e afferr un ramo umidiccio per ripulirsi i piedi dal fango. Un tarabuso mugg poco
distante, facendolo sobbalzare allarmato.
Maledetto uccello!, borbott sottovoce.
Un braccio lo abbranc alla gola da dietro e lo stratton via dal tronco dalbero. Catone
stramazz allindietro, dimenando le braccia e perdendo la spada, atterrando su qualcuno che lanci un
grugnito. Qualcuno grosso e muscoloso come un toro. Il braccio alla gola inizi a stringere sempre pi
e dietro di s Catone sentiva lassalitore sibilare rauco per lo sforzo. Inizi a dibattersi forsennatamente,
graffiando e artigliando il braccio per liberarsi, ma invano.
Addio centurione, gli bisbigli una roca voce celtica dentro lorecchio. Catone spinse in
basso la mandibola e morse lavambraccio tatuato. Penetr profondamente con i denti in pelle e
muscoli, ma luomo alle sue spalle soffoc un gemito di dolore e rinserr la stretta. Il romano sent
salirgli in testa la prima ondata di stordimento e strinse i denti pi forte che poteva, finch le due arcate
non si chiusero, sbattendo luna contro laltra, e la bocca gli si riemp di sangue e di un brandello di
carne calda.
Luomo gemette ma non moll la presa.
Se non si fosse fatto venire in mente subito qualcosaltro, Catone sapeva di essere ormai
spacciato. Si port una mano alle spalle, risalendo lentamente con le dita lungo il tessuto dei pantaloni
delluomo finch non trov, al tatto, la sacca molle dello scroto, che strizz con tutte le sue forze.
Contemporaneamente sbatt indietro lelmo e ud losso del naso delluomo scricchiolare. Grugnendo,
lo sconosciuto allent la presa per un solo istante, sufficiente, per, perch Catone riuscisse a strapparsi
il suo braccio dal collo, a gettarsi di lato e a rotolare a distanza. Un secondo dopo era gi di nuovo in
piedi, abbassato in posizione di combattimento. A qualche passo da lui, accanto al tronco, cera
Carataco, piegato in due: gemeva, tenendosi le mani in mezzo alle gambe. Sanguinava dal naso e dal
braccio e quando il dolore divenne troppo forte da sopportare, vomit. In quelle condizioni non era pi
un pericolo. Catone si raddrizz, massaggiandosi delicatamente la gola; si guard attorno, vide la sua
spada e and a raccoglierla.
Terminato di vomitare, Carataco si sollev dolorante e stordito e appoggi la schiena contro il
tronco dalbero. Fiss Catone con occhi iniettati di odio finch finalmente non lo riconobbe.
Io ti conosco, disse.
Catone annu, sciogliendosi i lacci di cuoio del sottogola e sfilandosi il pesante elmo di metallo
dalla testa sudata.
Carataco gemette. Sei il giovane centurione... avrei dovuto ucciderti.
Penso anchio di s.
Divertente..., disse il re britanno, sopportando unennesima fitta di dolore, come le cose
possano cambiare, vero?
Divertente?. Catone scroll le spalle. No, non  divertente, per niente.
Tutto qui il senso dellumorismo di voi Romani?
Ho visto fin troppa morte per i miei gusti, mio signore. Ne sono nauseato.
Ne manca ancora uno, allora, e poi sar tutto finito.
Catone scosse la testa. No, adesso sei mio prigioniero. Ti riporto con me dal legato.
Ah!, sorrise debolmente Carataco. La misericordia romana, certo. Finalmente. Penso
proprio che preferirei morire qui piuttosto che come trofeo sacrificale alla parata della vittoria del tuo
imperatore.
Nessuno ti immoler.
Pensi che sia stupido?, gli ringhi contro Carataco. Pensi che il mio popolo abbia
dimenticato cosa ha fatto il tuo Cesare a Vercingetorige? Non vi permetter di portarmi in mostra lungo
i fori per poi strangolarmi come un qualsiasi criminale comune.
Questo non accadr, mio signore.
Ne sei sicuro?.
Catone si strinse nelle spalle. La decisione non spetta a me. Avanti, lascia che ti aiuti ad
alzarti. Ma niente scherzi, daccordo?.
Catone si spost dietro Carataco e, afferrandolo per lascella della spalla non offesa, lo sollev
seduto sul tronco. Il britanno chiuse gli occhi per unennesima fitta di dolore e li riapr solo quando fu
passata.
Non far un altro passo. Lasciami morire qui... per favore, romano.
In piedi davanti a lui, Catone vedeva la rovina delluomo che negli ultimi due anni di campagna
militare aveva causato cos tanta rabbia e paura a Roma. Che lo avrebbero ostentato come trofeo era
assolutamente certo: un bel gingillo pittoresco da mettere in catene per il divertimento di Claudio e di
sovrani stranieri. Fino al giorno in cui limperatore non si fosse stufato di lui, decidendo di metterlo
definitivamente a morte in un qualche banale spettacolino per intrattenere il popolo romano.
Ti ho risparmiato, romano, disse Carataco con occhi imploranti. Ti ho lasciato vivere.
Adesso lascia scegliere a me come morire.
Avevi deciso di bruciarmi vivo.
Solo un dettaglio. Carataco sollev una mano e indic la spada di Catone. Ti prego....
Catone lo guard: un tempo il pi potente dei re di tutte le trib dellisola, ora solo un uomo
sconfitto e afflitto. Molto commovente... Commovente? Catone si sorprese di se stesso. Perch doveva
provare piet per un uomo che si era dimostrato il pi crudele dei nemici? Ciononostante, sentiva nel
cuore un doloroso senso di perdita, ora che il nemico era stato messo in ginocchio. Era tentato di
concedergli un ultimo atto di dignit, lasciandolo morire in pace, e si guard la spada.
Il britanno ne intu il pensiero e annu.
Fai veloce, romano.
Carataco gir la testa e chiuse gli occhi. Per un istante nessuno dei due si mosse: il re attendeva
silenziosamente la sua fine, Catone stringeva la spada in una mano. I rumori dello scontro erano finiti,
si udivano solo le deboli urla dei feriti. Un nugolo ronzante di insetti, attirati dallodore caldo delle
bende insanguinate attorno alla spalla di Carataco, circondava i due uomini. Poi Catone scosse la testa e
sorrise. Allent la presa sullimpugnatura della spada e con un movimento esperto la rinfoder.
Carataco apr un occhio e lo guard.
No?
Mi dispiace, non questa volta, mi sei pi utile da vivo.
Carataco apr anche laltro occhio, lanci uno sguardo truce a Catone e scroll le spalle.
Giusto. Sarebbe stata una bella fine. Per potresti anche pentirti di avermi risparmiato.
Non farti troppe illusioni. Catone si allontan di qualche passo e si port una mano al lato
della bocca. Macrone! Macrone! Da questa parte!.
Quando uscirono dalla palude, il sole era basso allorizzonte e colorava le piccole nuvole sparse
di un rosso brillante. Macrone e Catone trasportavano a spalla Carataco, uno per lato. Uscirono dai
giunchi, affannati per il peso delluomo, risalirono faticosamente sulla riva erbosa e scaricarono il
britanno sul suo carro capovolto; poi si buttarono a terra accanto a lui per riposarsi. Alle loro spalle una
colonna di legionari era in marcia verso lingresso.
Prendi. Macrone stapp la sua borraccia e la pass a Catone. Il giovane centurione se la port
alle labbra e not che Carataco lo stava fissando. Riabbass la borraccia e la pass al prigioniero che
bevve immediatamente avide sorsate.
Macrone si infuri. Perch lhai fatto? Perch hai lasciato che un lurido Barbaro appoggiasse
le labbra sulla mia borraccia? Ti stai rammollendo, ragazzo.
Vogliamo che rimanga in buone condizioni, no?
Un po di sete non lo uccider.
No.
Macrone gli punt gli occhi addosso. Un po troppo pieno di te, non pensi?
Solo stanco.
Be, meglio che ti riprendi, ragazzo. Dovremo essere belli svegli e vispi quando faremo
rapporto al legato. Macrone lo guard meglio e not che Catone era ormai al limite dello sfinimento,
completamente infangato e ancora con lincolta barbetta arruffata che gli era cresciuta, da fuggitivo,
nella fetida palude. La tunica era ridotta a poco pi che un cencio e la lorica e le cinture pendevano
mollemente sul fisico scarno.
Macrone fece schioccare la lingua.
Che c?, chiese Catone.
Niente. Pensavo che il legato avr difficolt a capire chi di voi due  il Barbaro.
Molto divertente, coglione!.
Eccolo! Arriva.
Udendo cavalli al trotto, i due centurioni si alzarono a fatica in piedi. Il legato e i suoi tribuni si
stavano avvicinando lungo un ciglio del sentiero. Quando vide i due ufficiali infangati e insanguinati
sullattenti, Vespasiano tir a s le redini. Riconobbe Macrone allistante, ma laltro, un giovane magro
e barbuto, sulle prime gli cre qualche dubbio, poi il legato sgran gli occhi sbalordito. Centurione
Catone...? Per Giove, ma sei tu....
S, signore.
Il tuo optio mi ha detto che eri ancora vivo.  spuntato nel mio campo assieme a pochi altri
soldati. Mi ha raccontato una storia incredibile, disse Vespasiano, scuotendo la testa. Veramente
incredibile.
Lo so, signore. Catone sorrise e si fece da parte, rivelando il prigioniero infangato seduto
accanto al suo carro distrutto. Abbiamo qualcosa per voi, signore. Posso presentarvi Carataco, re dei
Catuvellauni?
Carataco?. Vespasiano fiss luomo per un lungo momento. Poi moll le redini, scese da
cavallo e si avvicin al nemico. Questo  Carataco?.
Il re sollev gli occhi e annu debolmente.
Allora  tutto finito, disse Vespasiano con un filo di voce. Finalmente  tutto finito.
Il legato continu a fissare, meravigliato, il nemico sconfitto: luomo che aveva dato del filo da
torcere alle legioni sin dal primo momento, sin quasi da quando le Aquile avevano posato piede
sullisola per la prima volta. Poi Vespasiano spost lo sguardo sui due ufficiali che avevano catturato il
comandante nemico e, per una volta, non riusc a trovare parole consone al momento.
Un buon lavoro.
Un buon lavoro?. Macrone era sbalordito. Tutto qui?
Grazie, signore, lo interruppe Catone. Abbiamo solo fatto il nostro dovere.
Ovvio. Da due come voi non mi sarei aspettato niente di meno, rispose Vespasiano
sorridente. E credimi, centurione Catone, mi assicurer personalmente che tutti lo sappiano.
...
.
...
CAPITOLO QUARANTUNO.
...
.
...
Uno scritto assai complicato, disse Vespasiano, tamburellando con un dito su un rotolo di
pergamena appoggiato davanti a lui sul tavolo. Penso che voi, signori, sappiate di cosa si tratta?.
Catone resistette allimpulso di lanciare unocchiata a Macrone, e annu. Il rapporto del
centurione Tullio, signore?
Esattamente. Vespasiano spost lo sguardo sul campo della II Legione. Tuttattorno file
infinite di tende di pelle di capra, oltre le quali si apriva la vista confortante dei terrapieni di un campo
costruito sotto gli occhi del nemico. Anche se Carataco e i suoi guerrieri sopravvissuti erano stati ormai
sconfitti, il legato non era comunque soddisfatto. Sapeva che qualche suo pari avrebbe potuto accusarlo
di eccessiva cautela. Quasi una battuta ironica, considerata la corsa folle che aveva guidato quel giorno
attraverso il cuore della palude. Ma a conti fatti, Vespasiano era ben felice della sua cautela. Anzi,
prudenza. Soprattutto quando in gioco cera la vita dei suoi uomini.
Fuori della sua tenda la mezzaluna rischiarava il mondo di luce blu-argento e il cielo era una
distesa di stelle che scintillavano benevole. Alla loro distante adamantina freddezza facevano da
contrappunto, l sulla terra, i fal del campo che scintillavano come rubini dotati di vita propria.
Nonostante la battaglia appena combattuta, i soldati erano piuttosto di buon umore e il campo risuonava
delle loro chiacchiere tranquille, intervallate da scoppi di risate sguaiate. A Vespasiano venne da
pensare che per lui era quella la pace. Dopo due lunghe stagioni delle pi sanguinose battaglie che i
legionari potessero mai ricordare.
Lunica cosa che ricordava ancora il conflitto di quel giorno era lodore acre degli incendi che
lentamente si spegnevano. Odore che arrivava dal forte abbandonato della Terza Coorte, poco distante
da l. Gli ingegneri del legato avevano fatto riparare la palizzata ed era stato aggiunto un fossato interno
per mettere al sicuro Carataco e i suoi uomini fatti prigionieri. Vespasiano avrebbe voluto dare una
lezione agli abitati del villaggio che avevano saccheggiato e distrutto il forte, ma i locali erano riusciti a
sottrarsi alla vista delle legioni, dopo aver dato alle fiamme il quartier generale e alcune file di tende
dei soldati. Tutto sommato un danno limitato, considerata la grande opportunit che un campo
incustodito e abbandonato aveva rappresentato per quei Britanni assetati di vendetta.
Abbandonato da tutti, tranne che dal comandante di coorte e da uno dei suoi centurioni.
Avevano pagato con la vita lessersi dovuti attardare nel forte per finire di redigere un comunicato
urgente, o almeno cos sosteneva il rapporto dellufficiale pi alto in grado tra i sopravvissuti,
corroborato dalla testimonianza dei due centurioni che in quel momento Vespasiano aveva davanti
sullattenti.
Il legato sollev il rotolo, ci si tamburell il mento, fissando i due ufficiali e riflettendo sulla
situazione. Che Tullio gli avesse fatto pervenire il rapporto scritto su un rotolo di pergamena invece che
sulle solite tavolette cerate poteva solo significare che il centurione voleva che gli archivi contenessero
una testimonianza permanente degli eventi. Il che era un fatto sospetto in s: lopzione preferita da
uomini che tentavano di coprirsi a vicenda le spalle.
Mi dispiace, signori ma non credo a una sola parola di quello che c scritto qui. Per cui adesso
ditemi cosa  realmente successo.
Fu Catone a rispondere per tutti.  andata come Tullio ha scritto, signore. Ci  stata offerta
lopportunit di combattere.
Senza la prospettiva di veder rimessa la punizione?
Con tutto il rispetto, signore, prosegu Macrone, chinando leggermente la testa, quando a
repentaglio c la vita dei tuoi uomini, eviti di metterti a discutere i termini. Combatti e basta.
Questo riesco ad accettarlo con pi facilit. Ma questa storia di Massimo che  dovuto
rimanere al campo per finire di occuparsi di alcune carte...? Di cosa si trattava? Ah, s: di un rapporto
per me.
Catone scroll le spalle. Cos  andata, signore. Ho licenza di parlare liberamente, signore?
Sarebbe unottima novit, centurione. Vai avanti
Sospetto che il comandante di coorte avesse capito che saremmo finiti in un combattimento
senza speranza e penso che cos volesse trovare una scappatoia.
Capisco. E il centurione Felice?
Forse tentava di mettere in salvo anche lui. Era il suo pupillo, signore.
Vespasiano sorrise. E poi ceravate voi due: uno che tentava di sottrarsi alla giustizia militare e
un altro che si rifiutava di obbedire agli ordini. Posso dire che era assolutamente nel diritto di Massimo
non elargire uno straccio di favore a nessuno di voi due. Non siete daccordo, forse?
Cos  come appare dal di fuori, riconobbe Macrone. Ma se vi foste trovato l, signore,
avreste visto come Massimo gestiva la coorte. Non era assolutamente allaltezza del compito. In primis,
lerrore madornale al Tamesis per il quale Catone e gli altri erano stati puniti. Quella non era giustizia,
signore. Per non parlare poi del modo in cui ha trattato la popolazione locale. Avreste pensato anche
voi che stava tentando in ogni modo di fomentarli deliberatamente, costringendoli a reagire. Non ho
difficolt a dire che Massimo era un folle.
Vespasiano si sistem pi comodo sulla sedia e si schiar la voce. Questo  irrilevante,
Macrone, e tu lo sai bene. A volte un ufficiale deve far rispettare la disciplina con la massima severit.
Probabilmente Massimo ha fatto ci che riteneva necessario.
Catone fissava il legato con sguardo severo. Oppure stava solo eseguendo lordine di rendere
la vita difficile ai locali.... Catone assunse unespressione sospettosa. Ecco perch la legione era
accampata alla fine del sentiero sullaltro versante della palude. Ecco perch vi siete messi cos
velocemente in marcia per venire a salvarci. Sapevate che Carataco sarebbe uscito allo scoperto per
combattere, vero signore?
Silenzio!, ringhi di rimando Vespasiano, continuando poi in tono gelido e minaccioso.
Quello che il legato di una legione pensa non deve interessare minimamente i suoi centurioni. Sono
stato abbastanza chiaro?
S, signore!, rispose rigidamente Catone.
Bene. Tutto ci che conta  cosa intender fare di voi due. Vespasiano si appoggi allo
schienale della sedia e li fiss intensamente per qualche istante. Catone sent i palmi delle mani
ricoprirsi di sudore gelido mentre li stringeva a pugno dietro la schiena.
Avete di nuovo reso un prezioso servizio ai vostri compagni e allimperatore, inizi a dire.
Ritengo che sia giusto affermare che  stata la vostra determinazione nel bloccare al nemico la via di
fuga nella palude a suggellare il destino di Caratato. E basta la sola cattura del comandante britanno a
farvi guadagnare le pi alte decorazioni militari. Per non parlare di una promozione.
Macrone sorrise radioso, mentre Catone sentiva che quello non era altro che il preambolo per
qualcosa di molto meno encomiastico.
Vespasiano fece una brevissima pausa prima di proseguire. Ciononostante, devo dire che tu,
Catone, sei ancora sotto condanna a morte, e tu, Macrone, sei colpevole di insubordinazione e
ammutinamento, anchessi equivalenti a una condanna a morte. Se bisogna dar credito alla
testimonianza di uno degli altri ufficiali della Terza Coorte sopravvissuti, voi due potreste essere stati
complici nelluccisione del centurione Massimo.
Cordo!, ringhi Macrone.  stato quel bastardo di Cordo! Se lui....
Aspetta!, lo blocc Vespasiano. Quando Macrone riapr la bocca per continuare a protestare,
il legato sollev una mano. Un inconsueto momento di buon senso inib ogni ulteriore protesta da parte
di Macrone.
Come ben sai, non esistono prove che avvalorino la sua testimonianza. Ci detto, non posso
ignorare il fatto che si siano diffuse voci sulla morte di Massimo in tutta la legione. Rebus sic stantibus,
voi due mi mettete in una situazione imbarazzante. Non posso certo ritenervi responsabili
delluccisione di un altro ufficiale, non senza solide prove di un vostro eventuale coinvolgimento.
Naturalmente sono certo di poter ottenere dal generale la licenza per una punizione sommaria....
Vespasiano indugi qualche istante per lasciare che la minaccia facesse presa.
Il problema  che voi due siete diventati degli eroi per i soldati di questa legione. Se foste
giustiziati dopo quello che siete riusciti a fare, il morale dellunit ne verrebbe compromesso per
parecchio tempo, e il comandante della legione non pu permettersi di sobbarcarsi altri fardelli. Nello
stesso tempo, non posso permettervi di continuare a militare in questa unit a fianco di altri uomini a
conoscenza di una vostra eventuale complicit nellomicidio di un altro ufficiale. Sarebbe un rischio
troppo grosso per la disciplina. Non posso certo permettere che i miei centurioni anziani girino costretti
a guardarsi sempre le spalle nel caso che qualche legionario scontento o, gli di ce ne scampino, un
altro ufficiale si facciano venire in mente di regolare un vecchio conto. Non posso permettervi di creare
un precedente del genere. Capite la mia difficolt?.
Fu Macrone a rispondere per primo. Cosa intendete dire, signore? Ci state forse
congedando?. La sola eventualit di un provvedimento del genere lo atterriva. Sarebbe stata la fine
della vita da legionario. Niente pi speranze di bottini o di grasse gratifiche e di un comodo e onorevole
pensionamento in qualche provincia coloniale. Per Macrone la vita militare era tutto. Senza pi
lesercito e senza pi un reddito, cosa poteva fare? Implorare? Diventare il guardaspalle di qualche
viziato rampollo di senatore? La sfilza di scenari che gli passavano davanti agli occhi erano solo forieri
di sofferenza. La distruzione di tutto il suo essere attraverso un lento e inesorabile processo di
degradazione.
Catone, per contro, era in una disposizione danimo e di pensiero pi riflessiva. Era giovane.
Aveva gi visto pi vita e morte di quanto avesse mai potuto immaginare e aveva anche le cicatrici che
lo dimostravano. Forse ne aveva anche abbastanza di quella vita e avrebbe potuto cercare qualcosa di
meglio da fare, qualcosa di pi pacifico, di pi gratificante, qualcosa che forse lavrebbe potuto portare
alla tomba in et non troppo giovane.
Congedarvi?, ripet Vespasiano, sbalordito. Certo che no. Siete fin troppo preziosi per
Roma per poter essere buttati via in questo modo. Troppo preziosi. Se c una sola cosa che ho
imparato da legato  proprio questa: se i buoni ufficiali possono anche scarseggiare, quelli eccellenti
sono assolutamente un bene raro e Roma non pu permettersi di perderli. Ma, sono spiacente, la vostra
vita nella II Legione termina qui. Sarete trasferiti in unaltra.
Quale, signore?, chiese Catone.
Nessuna di quelle dellesercito del generale Plauzio, questo  poco ma sicuro. Sareste sempre
inseguiti dalle voci sul vostro passato, in questa provincia. Per cui dovrete essere riassegnati. Lascerete
la Britannia. Sar io stesso a riportarvi a Roma. Vedr cosa riesco a tirar fuori per voi con i
collaboratori personali dellimperatore. Narciso mi deve ancora un paio di favori.
Catone non riusc a nascondere la sorpresa. Voi lasciate la Britannia, signore? Perch?
Il mio compito qui  terminato, rispose semplicemente Vespasiano. Mi  stato notificato
poco dopo la tua fuga. Tra qualche giorno non sar pi il legato della Seconda. Il mio sostituto arriver
da un momento allaltro.
Perch, signore? Dopo tutto quello che siete riuscito a fare...?
A quanto sembra ho perso la fiducia del generale, sorrise stanco Vespasiano. E tra laltro ci
sono decine di senatori che fanno la fila per potersi guadagnare un po di gloria. Io non ho grande
influenza alla corte di Claudio. Loro invece s.  abbastanza chiaro cos?
S, signore.
Bene, annu Vespasiano. Adesso ho del lavoro da sbrigare prima che arrivi il mio sostituto,
e voi avete solo pochi giorni per sistemare le vostre cose nella Seconda. Saldate i debiti, incassate i
vostri guadagni e salutate chi dovete. Adesso potete andare.
...
.
...
CAPITOLO QUARANTADUE.
...
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...
Dieci giorni pi tardi, Catone e Macrone erano seduti su una panca di ruvido legno di fronte alla
nave mercantile che avrebbe riportato loro e il legato nel porto di Gesoriacum sulla costa gallica.
LAiace era ormeggiata nel porto di Rutupiae. Vestiti di semplici tuniche civili, i due centurioni
osservavano, allombra, il capitano della nave che sbraitava contro gli stivatori impegnati a scaricare
casse di vino. Gli schiavi ce la stavano mettendo tutta per riuscire a rompere una delle anfore e farsi
cos una bevuta gratuita. Il capitano, per, non era certo la prima volta che trasportava carichi di quel
tipo e minacciava di far spellare vivo chiunque ne avesse anche solo scheggiata una. Luomo si era
fatto venire la voce roca a forza di urlare per superare i versi striduli dei gabbiani che volavano sulla
zona del porto, in cerca di scarti da mangiare.
Era passato oltre un anno dallultima volta che erano stati in quel porto. Catone, a quel tempo,
era ancora optio nella centuria di Macrone: una creatura impacciata e ansiosa che addirittura dubitava
di sopravvivere fino allinverno successivo. A quellepoca Rutupiae era un grande deposito di
approvvigionamento, costantemente rifornito di cibo, armi e uomini per tutta la prima stagione della
campagna. Centinaia di bastimenti si erano accodati lungo lo stretto canale che immetteva nel porto dal
mare aperto, in attesa di un posto di ormeggio. Migliaia di schiavi che scaricavano le scorte destinate a
tenere in moto la vorace macchina da guerra di Roma.
Proprio a quellepoca risaliva una base avanzata edificata pi a monte lungo il corso del
Tamesis, dove limperatore Claudio si era unito al suo esercito prima di partire verso nord e est per
sconfiggere Carataco davanti alle mura della sua capitale Camulodunum. Rutupiae, in quel momento,
era ormai solo di secondaria importanza dal punto di vista strategico-militare. Si era gi creato un vasto
insediamento civile oltre il confine della zona del porto. Veri e propri magazzini in muratura avevano
sostituito i precedenti depositi a palizzata, con tanto di foro in cui mercanti e banchieri vagavano tra i
banchi dei commercianti arrivati dalla Gallia per piazzare i prodotti dellimpero nel nuovo promettente
mercato.
Incredibile che tutto questo sia successo in cos poco tempo, disse Catone.
Non  meraviglioso il progresso?, ridacchi Macrone. Fai passare ancora qualche altro anno
e sar come se Roma fosse sempre stata qui. Avrebbe potuto essere un bel posticino per passarci la
pensione.
Dici sul serio?.
Macrone sembr rifletterci qualche istante. No. Il clima fa cagare e lo stesso dicasi per le
bevande. Dammi una piccola fattoria in Campania e non ci sto nemmeno a pensare. Ho uno zio con una
piccola vigna nei pressi di Hercolaneum: quello s che  un posto dove vorrei andare in pensione. Un
angolo tranquillo vicino al mare dove il massimo che puoi rischiare  di star male di stomaco per
unostrica marcia.
Catone si sforz di sorridere. A Macrone mancava meno di una decade al congedo. Lui, per
contro, aveva davanti ancora ventitr anni nelle Aquile, sempre supponendo che entrambi fossero
vissuti tanto a lungo. Non molti vi riuscivano in servizio attivo. Se non era il nemico a farti fuori, ci
riuscivano le condizioni proibitive della vita militare. Catone e Macrone guardarono il paesaggio
ondulato alle spalle della piccola cittadina, consapevoli che avrebbero anche potuto non vedere mai pi
quelle rive. Poi Catone ruppe il silenzio.
Cosa pensi ci accadr?.
Macrone serr le labbra, esitante. Unaltra legione, spero. Prega solo che ci diano ununit di
guarnigione tranquilla. Magari in Siria. Il centurione si fece radioso mentre favoleggiava a occhi
aperti sulla sua destinazione preferita. Oh s, la Siria sarebbe perfetta....
Catone sapeva che Macrone sarebbe andato avanti per parecchio con quella felice riflessione, e
fece segno a un vinaio di passaggio perch si avvicinasse per un bicchiere di vino a testa. Il venditore,
un tipo scuro di carnagione con accento greco, brontol quando dalle loro sacche vide spuntare le
gavette.
Soldati, eh?.
Catone annu.
Nuovi arrivati?, chiese ancora luomo, speranzoso. Posso indicarvi i migliori posti per bere.
I postriboli migliori con le ragazze migliori.
No, stiamo ripartendo, rispose Catone. Su quella nave.
Peccato. Non se ne vedono molti di legionari, di questi tempi. Cos gli affari vanno male. Il
vinaio continu a osservarli mescendo il liquido dallotre. Non per congedo di salute, quindi?
No, trasferimento.
 la prima volta che mi capita. Di solito il traffico di soldati in salute  a senso unico, a venire.
Siete fortunati a lasciare lisola tutti dun pezzo.
Non me ne parlare!.
Il vinaio augur loro buon viaggio, dopo un ennesimo tentativo di allettarli verso un postribolo
con prezzi ragionevolmente accessibili appena dietro langolo.
Quando le anfore di vino furono tutte scaricate, il capitano del mercantile inizi a
supervisionare il carico della merce di ritorno, per lo pi balle di pellicce e due enormi gabbie
contenenti grossi e pelosi cani da caccia che attraverso le sbarre osservavano, insonnoliti, gli uomini
calzarli e infilarli nella stiva. Era met settembre e nonostante laria gi leggermente frizzante, la faccia
del capitano era comunque imperlata di sudore per la fatica. Incroci lo sguardo dei due romani e fece
loro segno di avvicinarsi, impaziente.
Ehi, andiamo. Ci vogliono, disse Catone.
Si misero in spalla le sacche e attraversarono il pontile, superando con prudenza la stretta
passerella e saltando a bordo sul ponte.
Fate pure con comodo, mi raccomando, disse irritato il capitano. Tanto non  che io devo
prendere la marea o chiss cosaltro....
Penso che abbia fretta, comment Macrone, strizzando locchio a Catone, mentre appoggiava
a terra la sacca e si stiracchiava la schiena. In ogni caso non andrai da nessuna parte se prima non
arriva laltro passeggero.
Il capitano incroci le grosse braccia e rispose: Ah no?
No, se tieni alla tua pelle.
Nessuno pu minacciarmi sul ponte della mia nave, men che meno due legionari semplici
come voi. Se questo passeggero non arriva entro la prossima campana di guardia, noi partiamo
comunque.
No che non partiamo, insistette deciso Macrone. Non penso che il legato lo troverebbe
divertente.
Legato?, chiese il capitano, sorpreso.
Esatto: Tito Flavio Vespasiano, legato uscente della II Legione Augusta. Ah, e per tua
informazione non siamo soldati semplici, amico. Siamo centurioni.
Centurioni?. Il capitano squadr Catone, incuriosito. Tutti e due?
Eh, s. Per cui non crearci fastidi, amico.
Il capitano non rispose; si limit solo a fissarlo in cagnesco, poi si volt urlando ordini alla
ciurma.
Che stronzo, mormor Macrone.
Mi chiedo cosa stia trattenendo il legato, disse Catone, guardando verso il pontile. Doveva
solo salutare il comandante di guarnigione.
Macrone fece spallucce. Lo sai come sono fatti quelli come lui. Tante chiacchiere.
Probabilmente si stanno scambiando gli indirizzi di Roma.
Eccolo che arriva!, fece dun tratto Catone, allungando il collo.
Mi rimangio tutto, borbott Macrone. Almeno possiamo salpare prima che a quel dannato
capitano prenda un colpo.
Il legato, come anche i suoi centurioni, viaggiava leggero; tutto il suo bagaglio sarebbe stato
spedito in seguito e lavrebbe ritrovato direttamente a Roma al suo arrivo. Il suo baule da viaggio, per
contro, era gi stato caricato a bordo e Vespasiano indossava una tunica di seta con un ricamo dorato
sullorlo: decorazione semplice e sobria che ne indicava comunque chiaramente lo status sociale: tutti
gli facevano largo mentre percorreva il pontile in cerca dellAiace. Catone gli fece segno con la mano e
qualche istante dopo il legato saliva a bordo annunciato dal tonfo dei suoi calzari chiodati sul ponte.
Catone e Macrone scattarono istintivamente sullattenti.
Riposo. Vespasiano aveva laria preoccupata. Ho appena ricevuto delle notizie che
potrebbero interessarvi. Questa mattina  arrivato un messaggero dellesercito.
Macrone si sfreg il mento. E che notizia sarebbe, signore?
Carataco  fuggito.
Fuggito?. Macrone scosse la testa, incredulo. Come?
Sembra che ci siano stati dei disordini per le razioni di cibo ai prigionieri. Quando hanno
mandato dei soldati per calmare le acque  saltato fuori che la sommossa era solo una messa in scena e
i prigionieri sono fuggiti non appena la porta della prigione  stata aperta. Poi hanno attaccato le
guardie a mani nude. Ne sono stati uccisi a centinaia ma sono comunque riusciti a fare in modo che
Carataco fuggisse. Parlando di lealt.... Vespasiano si volt verso Catone. Tu lo conosci. Cosa pensi
che far adesso?.
Catone scroll le spalle. Non lo so, signore. Ci ho solo parlato qualche volta.
Pensi che possa voler riprendere i combattimenti?.
Catone annu. S, signore. Penso che sia il tipo di uomo che non ceder mai. Piuttosto
morirebbe, se fosse necessario....
Per cui non  finito niente. Vespasiano scosse mesto la testa. Dopo tutto quello che 
successo, avevo sperato che.... Non termin la frase, si volt solo con espressione stanca. Poi si
incammin verso la prua della nave e si appoggi al parapetto. Macrone e Catone lo osservarono
qualche istante, poi Macrone disse allamico: Bisogna riconoscerglielo: Carataco  uno che non si
arrende mai.
Catone annu e aggiunse: Almeno  stato gentile a non scappare prima che ci venisse
riconosciuto il merito della sua cattura.
Macrone sgran gli occhi e poi scoppi a ridere, dandogli una pacca sulla spalla.
Salito a bordo anche lultimo passeggero, il capitano diede ordine di abbassare i grossi remi per
salpare. La ciurma inizi a darci sotto con le vogate, spingendo lAiace nel canale, lontano dagli altri
bastimenti. Poi i remi furono ritirati e le vele spiegate. Una brezza leggera li sospinse fino in mare
aperto dove il vento crebbe, gonfiando la vela maestra come una bella pancia satolla. La prua inizi a
sollevarsi e riabbassarsi seguendo londa morta delloceano.
Catone e Macrone si spostarono verso il fondo della nave e si appoggiarono al parapetto di
poppa per osservare la costa che lentamente si allontanava, fino a quando la Britannia non divenne altro
che un vago profilo allorizzonte. A quel punto Macrone perse interesse e si avventur verso lalbero
maestro per cercare di coinvolgere qualche marinaio in una partita a dadi.
Catone rimase al parapetto, chiedendosi il perch di quellimprovvisa emozione nel veder
sparire la terra in cui aveva tanto sofferto, sopportando dolori e perdite, e in cui aveva assistito a tanta
crudelt da bastargli per una vita intera. Avrebbe dovuto sentirsi sollevato di lasciare finalmente
quellisola, pens. E invece sentiva solo uno strano vuoto, come se su quelle rive stesse lasciando una
parte essenziale di s. Qualche istante dopo, la poppa si impenn e Catone ebbe unultima visione della
terra lontana; quando lAiace ridiscese sullaltro versante dellonda, la Britannia era sparita
definitivamente.
Poco dopo avvert una presenza alle spalle e si volt. Macrone era l in piedi e fissava la scia
schiumosa della nave. Sembra che su questo legno nessuno sia disposto a giocare con un centurione.
Puoi forse fargliene una colpa?, sorrise Catone.
Suppongo che tu non....
No.
Ah, va bene, rispose Macrone, senza sforzarsi di nascondere la delusione. Che coshai allora
da agitarti qui come uno spirito in pena?.
Catone fiss qualche istante lamico. In verit aveva iniziato a pensare al futuro. A cosa sarebbe
successo adesso che avevano lasciato la II Legione. Il legato avevo promesso loro di farsene
patrocinatore una volta giunti a Roma. Avrebbe usato tutta linfluenza di cui disponeva per assicurare
loro unassegnazione in una nuova legione, ma tutto sarebbe dipeso dalla disponibilit di posti vacanti.
In quel momento, solo le unit in Britannia erano in servizio attivo e la richiesta di centurioni nelle altre
legioni distribuite per tutto limpero sarebbe stata limitata. Lidea di passare lunghi mesi a girarsi i
pollici a Roma con un Macrone sempre pi frustrato come unica compagnia non lo allettava affatto.
Catone sperava solo che quando fosse arrivato il momento, la nuova legione potesse offrire allamico
lopportunit di una seria vita militare prima che perdesse definitivamente la ragione.
Allora sorrise e rispose: Stavo solo pensando.
A cosa?
A quello che verr poi. Non pu che essere meglio degli ultimi due anni di campagna.
Tu pensi. Macrone sbuff. Credimi, ci sono posti peggiori. E con la fortuna che ci
ritroviamo, puoi star certo che li vedremo.
Catone si volt per riaffacciarsi dalla poppa, seguendo con gli occhi la scia spumeggiante
dellAiace che si perdeva tra le onde fino a raggiungere la linea dellorizzonte. Chiss se vedremo
ancora la Britannia?.
Macrone scroll le pesanti spalle. Francamente, ragazzo, temo proprio di s.
...
.
...
NOTA DELLAUTORE.
...
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...
Sebbene sbaragliato dalle legioni gi un anno dopo linizio dellinvasione romana, Carataco,
lindomabile comandante britanno, continu imperterrito a opporre unaccanita resistenza al dominio di
Roma. In seguito alla sconfitta subta nel sud-est dellisola, il re si spost verso i territori dellattuale
Galles, abitati da trib montanare selvagge e assai bellicose  alle quali lo univa un medesimo desiderio
di indipendenza  incoraggiate in questo loro spirito ribelle dal culto dei Druidi che avevano eletto a
proprio rifugio e dimora la piccola isola gallese di Anglesey. La loro ferma volont di combattere, unita
alla particolare conformazione montuosa del terreno, complic notevolmente la vita dei governatori
della nuova provincia romana della Britannia per molti anni a seguire. Carataco condivise con quelle
trib ci che aveva recentemente appreso in fatto di tecniche di guerra osservando le legioni, e
organizz manipoli di incursori rapidi che diedero costantemente filo da torcere alle truppe romane,
spesso sparpagliate, e alle loro precarie linee di approvvigionamento.
In virt di una lunghissima tradizione, Roma non riconosceva mai la sconfitta, n permetteva
lesistenza di sacche di resistenza nei territori su cui aveva indirizzato le proprie mire espansionistiche.
Alla fine Carataco fu respinto dal Galles e ripar nella Britannia settentrionale, dove pensava di poter
stringere alleanze con la potentissima confederazione dei Briganti. In effetti non pochi nobili Briganti
simpatizzavano con la sua causa, ma la loro regina Cartimandua era fin troppo timorosa di provocare la
collera di Roma. Come siano poi andate le cose  tutta unaltra storia. Una storia che potrebbe anche
rendere necessario un ritorno in Britannia di due ufficiali delle legioni competenti e di grande
esperienza.
Catone e Macrone sono ormai in viaggio alla volta di Roma. Le iscrizioni sulle lapidi delle
tombe dei centurioni ci raccontano che nel proprio servizio per Roma essi giravano in lungo e in largo
per gli sconfinati territori dellimpero, cambiando continuamente assegnazione. E anche i nostri due
eroi in futuro potrebbero aspettarsi viaggi in paesi sempre nuovi e battaglie con nemici sempre diversi.
Prima di potersi vedere assegnata una nuova destinazione, Catone e Macrone dovranno, per, mettere a
tacere le voci e i sospetti sulle loro recenti azioni nel corso della guerra contro Carataco. Dovranno
dimostrare di essere degni di una riassegnazione in una delle legioni dellimperatore Claudio. Li aspetta
una pericolosa missione segreta per proteggere un artefatto sacro che determiner il destino
dellimpero.
...
.
...
FINE.